IL MIO AMICO GESÙ

Visite eucaristiche per ragazzi  

PRESENTAZIONE

Sono molto lieto, per ragione di grande stima e amici­zia verso l'autore, di presentare questo originale ed interes­sante libretto di P. Fiorenzo Viviani: "Il mio amico Gesù", preparato per i ragazzi che vogliono scoprire la gioia di dialogare con l'Amico Gesù, volontario prigioniero d'amore del Tabernacolo.

Il fascino del silenzio e la vocazione alla contempla­zione hanno portato P. Fiorenzo a sostare a lungo davanti al Gesù Sacramentato in dialogo amichevole e fiducioso.

Il dialogo sincero e cordiale tra persone che si amano è una esperienza difficilmente descrivibile, di grande godi­mento reciproco. Non meno affettuoso e fonte di gioia è l'incontro e dialogo del credente con Gesù nel Tabernacolo: anche se gli occhi non lo vedono fisicamente e le mani non lo stringono materialmente, "la sola fede è più che sufficiente"!

La gioia, la dolcezza e l'utilità di "stare" dinanzi all'amico in dialogo "con" Lui, sono state sperimentate da P. Fiorenzo tanto salutari, che ha scritto queste pagine, per­ché i ragazzi le potessero gustare anche loro, aiutati dal presente sussidio.

In realtà, l'autore si premura a precisare che, nel dialo­go con il Signore, il libretto ha una funzione relativa: esso serve quando il dialogo del ragazzo con Gesù non inizia spontaneamente; quando può essere utile una traccia di conversazione; quando sorge la difficoltà di che cosa dire all'amico.

In queste pagine, il dialogo del ragazzo con Gesù nasce dalle situazioni della vita: dal rapporto di fede col Signore e dal rapporto quotidiano con i genitori, con i compagni, con gli insegnanti; dai momenti lieti del ragazzo e dalle sue sconfitte; dalle sue speranze e anche dai problemi dell'umanità dolorante. È preghiera vitale.

La forma dialogica, scelta dall'autore, è molto incisiva: due amici si parlano, non tanto per occupare il tempo, bensì per costruire e gustare un'amicizia sempre. più salda e profonda.

C'è l'accoglienza, c'è l'ascolto reciproco, ma c'è anche l'indicazione per migliorare la vita, perché l'amico più grande, Gesù, pur facendosi "piccolo" con i piccoli, resta l'unico maestro e Signore.

In un certo senso "Il Mio Amico Gesù" è un catechi­smo esistenziale, in cui la parola di Dio e l'insegnamento della Chiesa sono sintetizzati nelle parole di Gesù; mentre i desideri, i problemi e le domande dell'uomo, sono espres­si dall'amico.

Verità di fede, principi morali, orientamenti vocazio­nali, atteggiamenti da creare, sono ben contenuti e armo­nizzati in questo libretto. Pertanto lo stimo interessante e utile, non solo ai destinatari diretti, ma anche alle comunità ecclesiali, ai genitori e agli educatori: sia per aiutare i ragazzi nella crescita globale, sia perché gli stessi adulti non dimentichino la gioia spirituale della fanciullezza, quando ci si apriva, senza resistenza, all'azione dello Spirito, che faceva gustare "l'infanzia spirituale".

Auguro di cuore che "Il Mio Amico Gesù" sia adegua­tamente apprezzato e divulgato. Tanti ragazzi - e non solo loro - saranno aiutati a valorizzare la visita a Gesù nel Tabernacolo, a scoprire la presenza sacramentale di Gesù nella Chiesa; a rendergli anime gioiosamente e generosa­mente eucaristiche; di risolvere con Gesù i loro problemi soprattutto quelli vocazionali, ad arricchirsi della luce e dell'immenso amore che promana da Colui che è "luce del mondo" e che "ama stare con i figli degli uomini".

Acireale, 8 settembre 1991     + Giuseppe Malandrino vescovo

 Carissimo,

queste pagine che ti dono vogliono essere un pic­colo sussidio per una conoscenza più profonda dell'amore di Gesù per te, alla luce delle tue esigen­ze quotidiane.

"Possono" servirti come guida all'incontro con Lui ed al dialogo affettuoso e coinvolgente, che è l'anima della preghiera; dico: "possono" perché non devi usare questo libretto quando, entrando in chiesa e avvicinandoti al Tabernacolo, ti accorgi che il cuore "va da solo" nell'esprimersi e avete tante cose da dirvi.

Queste pagine potranno invece giovarti come pista di lancio quando sarà difficile dialogare come desideri.

Puoi adoperare allora pagina dopo pagina, tema dopo tema e sceglierti di volta in volta l'argomento, secondo le tue esigenze, quando tutto il testo ti sarà divenuto familiare.

Quando vai a fare la tua visita a Gesù scegli il tuo posticino riservato dove puoi startene indisturbato in dialogo con Lui e, dopo averlo cordialmente salutato come tuo amico e Signore,- leggi attentamente una paginetta facendo come le galline quando bevono: bevi e guarda il cielo della tua anima dove i pensieri letti diventano affetti e proposte. E parlane con Gesù.

In questo libretto le risposte del dialogo sono autentiche, perché prese dal suo pensiero evangelico, ma tu, se saprai ascoltare, non mancherai di sentire la sua voce, lieve e sicura, sussurrarti, nel profondo del cuore quanto desidera comunicarti.

Se saprai essere fedele a questi appuntamenti vedrai crescere in te la conoscenza di Gesù, e quindi l'amicizia, e ti troverai sempre più arricchito dei suoi meravigliosi doni, indispensabili per essere santo come Lui desidera tu sia.

L'umanità tutta attende che tu diventi un capola­voro secondo il progetto di Dio: per te, per la sua glo­ria e per la salvezza di tutti. Non fallire questo impe­gno, questa attesa.

Gesù ti aspetta sempre per fare di te un capolavo­ro dell'amore: non mancare!

Prega anche per me.

PREGHIERA

(Da dirsi appena entrato in chiesa prima di ogni visita). Ti adoro, mio Dio e ti ringrazio di avermi invita­to a venire qui, davanti a questo Tabernacolo, dove Gesù ha voluto rimanere presente per amore mio e di tutti gli uomini. 

Donami la LUCE del tuo Spirito, perché possa conoscere sempre di più con quanto amore sono amato, e tanto FUOCO, da riamarlo con tutto me stesso, così da testimoniare con tutta la mia vita che io credo in Te, spero tutto da Te e che della carità che sei io voglio bruciare.

Voglio essere con Gesù, per Gesù, in Gesù, degno di essere tuo figlio, o Padre, ma tu, con la potenza del tuo Spirito, sostieni la mia debolezza.

Aiutami a crescere in sapienza e grazia, e la mia età segni ogni giorno un progresso nella scuola dell'Amore, che è Gesù diventato Pane per tutti. Amici del Paradiso, Angelo mio custode e tu, Madre Celeste, insegnami ad ascoltare Gesù Parola e Pane della mia vita. Amen.

l

GESÙ, TU SEI LI'!

AMICO - Gesù, ciao!

Mi hanno detto che tu sei chiuso lì, dietro quella porticina proprio "vivo" e "vero" come quando stavi coi bambini a casa tua.

Io ci credo perché quelli che me lo hanno detto sono persone brave e buone di cui mi fido, ma non ti offendere se ti dico che faccio una fatica matta a pen­sarti grande e grosso come un uomo, immenso come un Dio, ridotto a stare in una cassettina tanto piccola, chiusa a chiave dal prete.

Sinceramente, avrei preferito vederti, toccarti, abbracciarti, ma tu hai preferito diventare pane per me, va bene anche così, perché tu sei grande e buono e tutto quello che fai è certamente la cosa migliore, però, mi capisci? ... Il pane mi fa pensare più alla merenda che ad un amico-Dio!...

Pazienza! Vuol dire che io ce la metto tutta a pen­sarti così, ma, se mi distraggo e mi annoio, tu non ti offendere!...

Se ti vedessi, sarebbe un'altra cosa!

Siccome mi hanno detto che ti fa piacere stare con me, ho deciso di venirti a trovare spesso, così ti racconterò tutto quello che mi capita, tutto quello che penso di te; ma tu, per favore, parlami, perché se stai anche zitto, oltre che nascosto, io sono fritto e sono certo che mi viene voglia di scappare e di andare a giocare con gli altri amici.

Hai capito, Gesù?!

Certo che è una cosa bella sapere che, quando voglio, posso essere sempre ricevuto da te e starme­ne lì seduto davanti a te a raccontarti tutto, tutto. E’ bello sapere che il mio Dio che ha fatto i cieli, la terra, le stelle e tutti i pianeti e gli oceani con i pesci e le balene, la campagna con tanti frutti e i fiori meravigliosi, è voluto diventare una cosetta tanto piccola, come un'ostia, per stare sempre con me!... Sei forte, Gesù, le pensi tutte!

Io ti dico: "Grazie" e ti chiedo scusa se fino ad ora sono venuto poco a farti compagnia e ad ascoltarti. Ora voglio venire più spesso, però tu promettimi che mi parlerai, perché altrimenti, se mi annoio, finisce che non ci vengo più.

GESÙ - Mio piccolo, ti ringrazio di essere venuto a trovarmi e anche di quello che mi hai detto. Capisco benissimo che fai fatica a stare davanti all'altare e a credermi presente senza vedermi. Io ti vedo però, e ti voglio tanto bene.

Che tu mi creda è il regalo più bello che tu possa farmi: che amico saresti se non mi credessi e che amico sarei se io non credessi a quello che tu mi dici?

Io ti credo ed è su questa fiducia reciproca che ci incontreremo sempre, ogni volta che tu vorrai.

Io ti aspetto sempre, perché sono veramente qui, come in Palestina e come in Cielo.

Tra i tanti motivi, che poi ti spiegherò, che mi hanno fatto decidere di diventare pane, uno è quello che mi piacciono le piccole cose, giocare e i bambi­ni...

Ho voluto nascondere tutta la mia maestà con tutta la mia corte celeste fatta di angeli e santi che contemplano meravigliati il mio trionfo, per poi farla godere come premio a tutti i bambini che vorranno entrare con me nel Regno dei Cieli.

Se tu potessi vedere quanti angeli, arcangeli, santi, ci sono qui intorno al mio Tabernacolo in ado­razione, scoppieresti di gioia e di meraviglia ed io non voglio che tu muoia già, ma che tu dilati il tuo cuore con un grande desiderio, perché io possa riem­pirti di felicità. Più grande sarà il tuo desiderio più avrai felicità. Il desiderio è come un bicchiere, tanto più è grande, tanto più ci sta gelato, non ti pare? Il desiderio è come avere l'acquolina in bocca per una cosa buona. Ti potrò dare tanta gioia quanto è il tuo desiderio di volermi incontrare, di volermi vedere, secondo il bene che mi vuoi.

Non puoi desiderarmi così tanto e volermi tanto bene se mi conosci così poco.

Per questo ti aspetto, perché mi voglio far cono­scere da te e dirti quanto ti voglio bene da sempre e per sempre!

Ti aspetto!

(Ora, rimani in silenzio e continua ad ascoltare nel tuo cuore quello che Gesù ed il tuo cuore ti diran­no. Tanto più starai attento, tanto più il tuo cuore saprà dire cose belle a Gesù. Quando senti che Gesù ti saluta, alzati, fai una bella genuflessione, come un cavaliere al suo Signore, mandagli un bacio e esci continuando a pensare a Gesù che è spiritualmente presente in Te). 

2

GESÙ E LA FEDE

AMICO - Ciao, Gesù!

Sono voluto ritornare, come ti avevo promesso, perché mi hanno detto che per stare con te ci vuole "la Fede" e io non so se ce l'ho e nel caso, dove posso procurarmela?

GESÙ - Amico mio stai sereno, perché la fede ce l'hai, perché altrimenti non saresti qui con me, dispo­sto ad ascoltarmi. Vedi, la fede non è una cosa che si possa comprare in un negozio, ma è un dono, come un piccolo seme che Dio ti ha messo nel cuore il gior­no del tuo battesimo, che i tuoi genitori hanno colti­vato ed ora cresce con te, se continuerai ad ascoltar­mi e ad avere fiducia in me. La fede è fiducia, è fidar­si totalmente di una persona, come un bambino del papà, della mamma, del suo migliore amico. Tu, ti fidi di me?

AMICO - Certo che sì, perché tu non dici le bugie, come certi miei compagni e anche i grandi..: che mi vogliono far passare per scemo. Io ti do’ la mia paro­la d'onore che avrò sempre fiducia in te e crederò sempre a tutto quello che mi dirai e che mi hai già detto, perché io so già molte cose di te.

Però ci sono certe cose che faccio fatica a capire come, per esempio, che siete tre persone "Dio" e siete un Dio solo!... Pazienza, capirò quando sarò più grande; a parte, mi pare che anche il mio parroco ci abbia capito poco e dice che è un mistero!

GESÙ – E’ vero che è un mistero, una realtà cioè così bella, così grande che non finirete mai di godere, di "contemplare", si dice, ma è abbastanza facile per te, se ti guardi dentro, dal momento che ti abbiamo fatto a nostra immagine, anche tu sei tre in uno: sei intelli­genza, sei volontà, sei corpo; eppure tutti ti chiamano con un solo nome. Non ti pare? Hai dal Padre l'intel­ligenza con tutti i suoi valori, dallo Spirito Santo la volontà di eseguirli, e hai un corpo come il mio per vivere una grande avventura d'amore.

AMICO - Che bello e che facile! Vado subito a spie­garlo al mio parroco che venga a scuola da te, o Gesù, come si spiegano le cose facili. Diventerà di stucco quando gli dirò che io so com'è il mistero della SS. Trinità.

GESÙ - Te ne vuoi già andare? Fermati ancora un po', ho tante cose da dirti! Certo, non tutte le capirai subito, perché non si tratta tanto di capirle, quanto di viverle, e per questo, dovrai sempre fidarti di quello che ti dico e farlo, se veramente hai fiducia in me. Devi lasciarti prendere per mano e condurre, passo per passo, fino ad una conoscenza sempre più profonda dell'infinito amore che abbiamo per te e per tutti gli uomini. È necessario come mangiare che tu nutri la tua anima di tutte quelle cose belle che io ho già detto nella Bibbia, che i santi hanno vissuto e per far questo devi andare al catechismo, leggere tanti libri buoni, meditarli e soprattutto metterli in pratica. Allora la tua fede diverrà come un grande albero che porterà molti frutti, di cose belle e cose buone, e diverrai quel capolavoro che Papà ha progettato, che io ho meritato e che lo Spirito Santo realizzerà. Se vuoi!

AMICO - Certo che lo voglio, almeno lo spero, per­ché sai.... ci sono talmente tante cose, Gesù, tra gio­chi, televisione, amici, compiti... che uno perde un po' la testa e ... lo vorrei veramente, però... E inutile che ti prometta che farò, solo questo, perché ti direi una bugia e tu lo scopriresti subito!

GESÙ - Non è necessario che tu faccia solo questo, devi solo comportarti in maniera tale che tutto quello che fai non deve mai rompere la nostra amicizia, e quindi tutto quello che ti fa veramente bene, seguen­do i miei consigli e quelli dei buoni è un continuo ascoltare me. Sappi scegliere dei momenti di più intenso colloquio, come fai adesso, al mattino, alla sera, durante il giorno, fino a sentirmi sempre accan­to a te e vedrai che io saprò essere lampada ai tuoi passi, cioè cammineremo insieme perché tutta la tua vita diventi riflesso della nostra vita divina. Abbi sempre nella mente Papà, nel cuore lo Spirito Santo e io vivrò con te la bellissima avventura umana.

Ricordati che senza di me non saprai né dove andare, né cosa fare, né avrai la forza di fare bellissi­me cose degne di un figlio di Dio.

AMICO - Grazie, Gesù, di tutto quello che mi hai detto, ma fa' in modo che non perda la fede e soprat­tutto non tradisca la fiducia che hai in me chiamando­mi ad essere tuo amico. Sono tanto contento di essere amico tuo e di questo tempo che trascorro accanto a te prigioniero, per me, nel tabernacolo dell'Altare.

(Ora parla con Gesù personalmente, e ricordagli tutti i tuoi amici o persone care che non credono in Gesù per­ché hanno buttato via la fede).

3

GESU’, IO SPERO TUTTO DA TE

AMICO - Ciao, mio amico Gesù!

Oggi voglio che tu mi spieghi bene che cosa vuole dire "avere speranza" perché non vorrei fare proprio confusione; dai grandi io non ci capisco nien­te: dicono di credere in te, poi sono sempre disperati e dicono: "Speriamo!" con una faccia da morto che non fa sperare proprio nulla di buono.

Non può essere che la speranza di essere tuo amico e di venire con te in Paradiso sia come quella che ho di non essere interrogato quando non sono preparato. Non ti pare? Gesù, sarebbe un rischio... Spesse volte mi è andata male! A me pare che, se ho fiducia in te, veramente, su tutto quello che ci hai detto e ci hai promesso non mi permetto di avere dubbi ed incertezze e che se anche dico "speranza" voglio dire: "certezza". Mi spiego. Tu hai detto, Gesù, che per amore nostro ti sei fatto nostro fratello; da Dio sei diventato uomo perché noi potessimo diventare Dio; figli come te del Padre e partecipare alla gran festa che è il Paradiso eternamente. Mi segui? Se io dico: "Speriamo che sia così"! è come se dicessi, sotto sotto, "speriamo che non sia una presa in giro"! ....che è una bella mancanza di fiducia in te. Non ti pare?

Sperare, per me è avere la certezza che tu sei un amico di parola e quello che hai detto lo mantieni.. Mi sbaglio?

GESÙ - No, amico mio, non ti sbagli, io non cambio di parola, ed è tutto vero quello che vi ho promesso e anche già dato perché già voi siete una cosa sola con me, uniti al Padre nello Spirito Santo, con nel cuore già la gioia che è la mia grazia.

Forse, i grandi, fanno quella faccia perché pog­giano la loro speranza non sulle mie promesse, ma sui loro pasticci, giocando un po' d'azzardo, come fai tu per l'interrogazione: vivono cioè come se non mi conoscessero e poi "sperano" che la loro vita fini­sca bene, come tu, se non studi, di essere promosso. Sarebbe giusto?

Papà ha mandato me in mezzo a voi, perché sape­va che ci venivo volentieri a fare la sua volontà, sape­va che vi sareste perduti altrimenti, conciati come siete a causa del peccato. Ed io vi ho detto tutto quel­lo che dovevo dirvi e vi ho insegnato come dovete fare per essere miei amici e miei fratelli, ma non potevo fare di più. Vi ho lasciato anche lo Spirito Santo perché vi ricordi tutto quello che vi ho detto e vi dia la forza di seguirmi, ma sta a voi "pedalare" – per raggiungere il traguardo che è la grande festa del Cielo.

Caro amico mio, capisci bene, allora, che "spera­re" è davvero, come dici bene tu, avere la certezza di raggiungere quella meta che io vi ho indicato percor­rendo, giorno per giorno, quelle piccole tappe quoti­diane che già vi fanno sperimentare il Paradiso nel cuore, perché pensate come me, amate come me, vivete con me. Tutte le buone opere che farai: pre­ghiera, ubbidienza, studio, lavoro, gentilezza verso tutti, gioco a tempo opportuno... diventano come la tua "maglia rosa" verso il traguardo e la certezza della vittoria e del trionfo finale. La medaglia che ti ho preparato vale più di tutti i tesori della terra ed il trionfo sarà il più spettacolare e senza fine, ma è necessario che tu pedali sul serio, generosamente e gioiosamente, con nel cuore sempre la tua meta che è Dio-Amore.

Io ti aspetterò sempre qui, con il rifornimento quotidiano sia del Pane Eucaristico, sia del nostro incontro d'amicizia e di studio del percorso.

AMICO - Grazie, amico Gesù, sei veramente unico! Mi piace questa speranza che mi fa pedalare con nel cuore la certezza di una vittoria in cui tu sarai il mio premio e la Madonna mi darà il suo bacio.

Voglio mettercela tutta, trascinando dietro tanti gregari miei amici che, sono certo, mi seguiranno, e se proprio non lo vogliono, mi farò un bel distacco da tutto e da tutti in "solitaria"!

Ciao, Gesù!...

Non sentirti mai solo nel Tabernacolo, perché io ti voglio pensare sempre, perché ti voglio tanto bene. Un bacione! Ricordati sempre, però, Gesù, che io spero, non solo di una tua spinta prevista dal regola­mento, ma che tu mi porti fra le tue braccia.... 

4

GESU’, IO TI AMO!

AMICO - Mio caro Gesù, non vorrei che questi nostri incontri si riducessero a delle lezioni, ne ho già abba­stanza, ma io ho bisogno che tu mi spieghi certe cose che non capisco e che riguardano il nostro rapporto d'amicizia e anche quello con gli altri.

Del resto Gesù, se non parliamo di queste cose, di che cosa dovrei parlarti, che tu sai già tutto!

Oggi vorrei che parlassimo della Carità, perché anche questa è una cosa che mi confonde le idee.

Ti dico subito, la carità:

per mio nonno è quando la nonna sta zitta,

per mio padre è l'otto per mille che dà alla Chiesa;

per mia mamma è quando dà le vesti, che non mi stanno più, ai vicini;

per le suore è quando si mandano offerte per il terzo mondo;

per il parroco è quando si mettono i soldi nella borsa a messa.

In un poster ho visto scritto: "Dio è carità"! Boh!?

GESÙ - Mio piccolo amico, la mia gioia più grande è averti qui con me, fedele ogni giorno, e poterti inse­gnare tutte quelle cose belle che fanno meravigliosa la vita. Non devi preoccuparti di farmi delle doman­de, perché è mia gioia risponderti sempre, perché tu conosca tutta la verità e viva nella sicurezza della luce.

Dire che Dio è Carità è la stessa cosa che dire Dio è Amore.

Noi, carissimo, siamo una comunità che si ama infinitamente.

Tra di noi ognuno cerca di essere per l'altro tutto e fa dono di sé, senza riserve, perché l'altro sia più conosciuto, più amato.

Io quando ero sulla terra non parlavo altro che del mio Paparino - Abbà, si dice nella mia lingua, e anche a te ho insegnato a pregare:

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra.

Vi ho detto tutte le cose che Papà mi ha detto, vi ho dato ogni potere in cielo e in terra, come Papà mi ha dato ed io non facevo mai nulla che non piacesse a mio Papà e che non lo volessi fare prima di Lui. Era la mia gioia passare ore ed ore a chiacchierare con Lui della vostra salvezza e della vostra santificazione e Lui ha detto diverse volte, col suo vocione: "Gesù è il mio bambino caro... Ascoltatelo!"

Poi, quando ho finito il compito che Papà mi aveva assegnato, tutto felice me ne sono tornato in Cielo e vi abbiamo mandato lo Spirito Santo che con­tinua a ripetervi nel cuore: "Papà, Papà!" come face­va nel mio cuore. Vedi? Noi ci amiamo! Questo Amore è la Carità! 

AMICO - Allora ho capito tutto. Ho capito come fun­ziona la cosa!

Vediamo se riesco a spiegarmi bene. Voi siete come il serbatoio, la caldaia del riscaldamento e noi siamo come i termosifoni. Se siamo uniti a voi il fuoco dell'Amore, come bolle dentro di voi, passa nella nostra vita e anche noi diventiamo caldi d'Amore e tutte le nostre azioni diventano calde di Carità. Ora che mi ricordo, tu stesso, Gesù, hai racconta­to che sei come la vite e noi siamo i tralci che portano molti frutti, se rimaniamo nell'Amore. Io, Gesù, sento che sono unito a te come un tral­cio, perché sento che ti voglio tanto bene e questa gioia, che mi frigola dentro, è come la "voglia" di essere sempre più buono, di fare del bene a tutti, di farti felice, di ricompensarti di tanti insulti che rice­vi... Gesù, te lo dico con tutto il cuore, sono felice che voi siate Dio, una comunità così simpatica e piena di fantasia che le studia tutte per far contenti gli uomini, che non sono mai contenti e che ha tanta pazienza da sopportare tante ingiurie e tante bestemmie, perché aspetta che le nostre teste dure si convertano e capi­scano qualcosa, decidendosi ad amarvi e ad amarsi. Io, Gesù,, ti amo, con tutto il cuore, così come amo Paparino tuo e mio e lo Spirito Santo, che è il fuoco d'amore che spingerà il mio missile verso il Cielo dopo aver caricato con me tutti i miei cari e anche quelli che tu mi hai insegnato a perdonare.

Sei contento, Gesù? Con la forza dello Spirito Santo voglio amare tutto e tutti come ci hai insegnato tu, ma fino a dare la vita, non so proprio se ci riuscirò, perché sono ancora piccolo.

Siccome mi sono accorto che ti piace che te lo ripeta, ti dico con tutto il cuore:

Gesù, amico mio, io ti amo anche per tutti quelli che non ti amano. È carità, vero, questa, Gesù? Ciao e grazie di tutto. 

5

GESU’ E LA GRAZIA

AMICO - Gesù, sono ritornato con gioia per passare un po' di tempo qui a farti compagnia, ma anche per chiederti se, per gentilezza, mi vuoi spiegare che cos'è “la grazia”, perché ho chiesto intorno e ne sono uscito più confuso che mai.

Vuoi un po' di risposte che mi hanno dato? Senti.

Uno mi ha detto che la grazia è vincere al lotto. Un altro mi ha detto che la grazia è avere una buona salute.

Una signora mi ha detto che per avere la grazia bisogna accendere una candela a S. Antonio. Un'altra mi ha detto che la grazia è il contrario di disgrazia.

La suora mi ha detto che è quando non si fanno peccati...

E allora? Come la mettiamo?

GESÙ - Carissimo amico, ti ringrazio che tu sia ritor­nato a farmi visita e che tu mi chieda una cosa così importante come "la Grazia". Sai, amico mio, che cos'è? È la nostra stessa vita, la nostra stessa beatitudine, la nostra stessa santità che vi abbiamo donato di godere, come il tralcio gode della linfa della vite. La grazia è la partecipazione degli uomini alla stessa vita divina che io vivo con il Padre e lo Spirito Santo e che voi stessi respirate, se volete vivere con noi.

Se rimanete nel mio amore, dopo il battesimo, siete tuffati in questo fiume di grazia e di grazie che è la nostra vita divina e porterete frutto, molto frutto che potrete già godere sulla terra, ma che contemple­rete meglio quando avrete raggiunto la perfezione dell'amore che si chiama Paradiso.

Bisogna sempre stare uniti a me, vivere in grazia, perché altrimenti, come un braccio tagliato, senza sangue che circola, muore, marcisce, puzza e viene seppellito...

Fare un peccato grave è lasciarsi recidere dal demonio, dalla fonte della vita e della santità, dalla "Grazia" e morire veramente anche se apparente­mente sembra non cambiare nulla.

Un uomo senza grazia è veramente un "disgrazia­to"!

Un bambino in grazia è la cosa più bella e più grande che possa esserci. La Chiesa ti offre la Grazia nel momento del battesimo come una veste bianca e ti invita a conservarla candida fino a quando ti pre­senterai al banchetto celeste vestito della "veste nuziale".

Quando si è vestiti a festa ci si guarda bene dallo sporcarsi, non ti pare?

La Grazia è come la corrente divina che permette alla tua vita di funzionare meravigliosamente per realizzare la tua divinizzazione. Tutto sarà realizzato se non interrompi questa corrente, stando attento di non spezzare i fili o subito riparandoli (confessione) se per disgrazia qualcosa si rompe.

AMICO - È bello essere in grazia di Dio perché si ha la certezza che tutto va molto bene, e che il missile è O.K., in quota, e sta raggiungendo la sua orbita verso il suo obiettivo celeste.

Fare un peccato è peggio di quando un missile esplode e tutto l'equipaggio si disintegra nella strato­sfera.

Mannaggia che disastro!

Aiutami, Gesù, a vivere sempre nella tua grazia e a temere come unico vero male il peccato. Non voglio mai rompere il contatto con te. Voglio vivere sempre nelle tua amicizia, ma tu aiutami a non cade­re in peccato ... specie quando...

(Parla a Gesù dei tuoi momenti di maggior debo­lezza in cui più facilmente cadi. Anche staccare pic­coli fili, poco alla volta, non permette di passare più corrente!...).

Grazie di tutto, Gesù, e arrivederci a domani.

6

GESU’ , TU SEI BUONO!

AMICO - Ciao, Gesù, amico mio, sono ritornato anche oggi, perché voglio essere fedele all'impegno che mi sono preso di farti ogni giorno una visitina, ma è soprattutto perché con te io mi trovo bene, per­ché sei buono, tanto, tanto buono.

Mi è tanto piaciuto, nel vangelo, quando ti sei arrabbiato di brutto con gli apostoli che non voleva­no che tu giocassi con i bambini e tu hai detto loro, chiaro chiaro, che se non diventano come noi, non possono entrare nel tuo Regno e che a noi ce lo regali; e anche quando hai ringraziato Papà perché a noi fa capire tutto e ai grandi niente...!

Che bel tipo che sei Gesù, e come li hai strapaz­zati quei tipi e come ami noi bambini!

Sai cosa penso, Gesù, che non è mica bello diven­tare grandi se poi non dobbiamo capire più nulla e tu non ci abbracci più e non ci fai le coccole. Intanto come faccio a rimanere piccolo che se mangio mi crescono le gambe, le braccia, e se non mangio... muoio!?

GESÙ - Amico mio, non devi temere di perdere il mio affetto e la mia amicizia, godrai sempre della mia tenerezza e ti confiderò, come adesso, tutte quel­le cose che mi ha detto Papà, a condizione che tu rimanga bambino nel cuore: cioè semplice, vero, senza darti importanza, sempre disponibile ad obbe­dire alle cose che ti chiederò.

Dei bambini mi piace la semplicità, la capacità di meravigliarsi di tutto, di saper dire sempre: "grazie", di fare facilmente pace con tutti, di essere curiosi di conoscere cose sempre più belle, soprattutto di avere molta fiducia nel loro Papà, e senza del quale sento­no di non saper fare e di non poter fare nulla.

Non mi piacciono i grandi che pretendono di sapere tutto, che sono superbi e orgogliosi e che diventano prepotenti con i più deboli, che bisticciano sempre e si lamentano di tutto e di tutti, mai contenti di quello che vanno arraffando e accumulando.

Se tu continuerai ad ascoltarmi e a rimanere mio amico io ti insegnerò come si rimane bambino e come si entra nel mio Regno di Amore!

AMICO - Grazie, Gesù, mi hai sollevato il cuore, per­ché ti assicuro che anche per tanti motivi che ora non ti sto a dire, ero preoccupato di diventare grande... Con i tempi che corrono... Gli adulti mi sembrano un po' pazzi. Io proprio non li capisco! Sono sempre imbronciati, nervosi, arrabbiati e se la prendono con    tutto e con tutti ... Bisticciano sempre come cani e gatti e, quello che peggio, sono cattivi: rubano, ammazzano come se fosse niente, e in che modi... peggio dei cannibali!

Io non voglio, Gesù, diventare, da grande, un grande delinquente, ma uno come te che passa facen­do del bene a tutti e che tutti amano, grandi e piccini: tipo il Papa, insomma... sia chiaro non che voglio diventare Papa, c'è da studiare troppo!

Vorrei diventare uno che sa tante cose, che sa fare tante cose belle, che inventa medicine per guarire tutti i mali, che fa leggi per distruggere tutte le armi e per dar da mangiare a tutti.

Vorrei essere buono come te, ma qualche volta non ci riesco e faccio anch'io le mie bricconate belle e buone. Perdonami Gesù...

(Parla con Gesù di quello che è il tuo difetto più grande che ti impedisce di essere buono e interroga­ti su cosa è bene che tu faccia per cambiare ed avere le carezze di Gesù e la sua benedizione).

Gesù, io ce la metterò tutta, ma tu aiutami ad essere buono come te! Ciao, a domani!

7

GESU’ IL BAMBINO DI DIO

AMICO - Gesù, mio carissimo amico, il tuo bambino è ancora qui con te per dirti a nome di tutti, che noi bambini ti vogliamo bene e ti ringraziamo di tutto quello che hai fatto e fai per noi. Mi piacerebbe tanto, Gesù, poterti portare qui tutti i miei compagni, ma non ne vogliono sapere e anzi mi scherzano; ma a me non me ne frega niente, vengo e basta.

GESÙ - Grazie, mio carissimo amico, anch'io desi­dererei che tutti i bambini del mondo venissero a tro­varmi nel Tabenacolo, come fai tu e mi dispiace soprattutto che non mi conoscono, né come amico, né come fratello, pazienza, io attendo sempre con amore e manderò te a far capire a loro quanto sia bello lo stare con me e godere della mia amicizia.

Se tu sarai un bambino secondo il mio cuore ed imparerai sempre più a vivere la mia stessa vita di Bambino di Dio, vedrai che poco alla volta seguiran­no te, come seguivano me per le strade della Palestina.

AMICO - Mi piacerebbe, Gesù, trascinare qui tutti i bambini del mondo e cantare il Padre nostro forte forte, come quando si grida "Goal" allo stadio! Insegnami a diventare come te Bambino di Dio.

GESU’ - Anch'io, come te sono stato bambino picco­lo piccolo ma sono diventato grande e grosso, come un uomo normale abituato a lavorare con mia Mamma e con Giuseppe che faceva il falegname. Lavoravo sodo sai, ma ero felice con loro di lavorare e di pregare cantando le lodi di Dio. Tu sai che ero anche Dio e potevo dire al vento: "Calmati", ad un cieco: "Vedici", ad un lebbroso: "Sii guarito" e ad un morto: "Alzati"! Ti ricordi quel bambino della vedo­va di Naim e di quella ragazzina che risuscitai toc­candola e dicendole "Talita Kum"? Ebbene, io vera­mente uomo, veramente Dio ero obbedientissimo a mio Papà e non facevo mai nulla che Lui non fosse contento.

Mi spiego subito.

Da sempre, quando avevo capito che Lui lo desi­derava che io venissi a salvare gli uomini, gli avevo detto: "Eccomi, manda me"! Ma sono venuto quando Lui ha voluto, a fare quello che Lui voleva: salvare proprio quelli disperati, nel luogo e nel tempo che Lui ha stabilito e a dire e a dare tutto quello che Lui mi aveva detto di dire e di dare.

La mia mamma, i miei discepoli, con chi andare, cosa fare, tutto lo aveva stabilito mio Papà ed io ero arcifelice di sapere che Lui era contento, perfino giorno e ora della mia passione e della mia morte! Io dissi sempre "Sì" a mio Papà.

Vedi? essere bambini di Dio, come me, vuol dire essere sempre obbedienti a tutte quelle cose che Dio-­Amore ci chiede, sia che ci piacciano, sia che non ci piacciano.

Io ringraziavo sempre, mio Papà, per tutte quelle cose belle che mi permetteva di fare guardando sem­pre Lui, perché io facevo quello che vedevo fare a Lui, come Lui operava anch'io facevo. È bello, non è vero, lavorare insieme con il proprio Papà? lo l'ho sempre fatto, tanto che quando stavo per morire gli ho consegnato il compito finito, felice e soddisfatto di poter ritornare fra le sue braccia, anche se avevo inventato l'eucarestia per rimanere accanto a te ed insegnarti ad obbedire come un bambino buono.

AMICO - Gesù, mi sento diventare rosso come un peperone, dalla vergogna: siamo proprio molto diver­si! Troppo, miseria!

Anche a me piacerebbe essere così obbediente, ma è più forte di me e... non sempre, ma qualche volta... !

Proverò a fare come m'insegni tu, Gesù, ma tu stammi vicino e richiamami quando vedi che non sono obbediente: nella puntualità agli orari, nella fedeltà agli impegni di studio e di lavoro che mi ven­gono assegnati e soprattutto a fare tutto con amore, senza mettere subito il muso e sfogarmi sui miei fra­telli.

Grazie Gesù per la pazienza che hai con me e aiutami ad essere veramente, come te, un bambino di Dio che il Padre guarda con predilezione perché vede che tu continui a vivere in Lui, obbediente, mite ed umile di cuore.

Sarei proprio felice di far contento Paparino tuo e mio e sentirlo dire: "Tu sei il mio figlio diletto"! Aiutami Gesù e ci riusciremo!

(Fermati ancora un po' e cerca di dire a Gesù le tue difficoltà nella obbedienza e nella bontà). 

8

GESU’ E SUA MAMMA

AMICO - Gesù, mio amico carissimo, sono ritornato con gioia a trovarti, purtroppo da solo, perché i miei amici non ne vogliono sapere di venire, dicendo che ci vengono quando vogliono loro. Pazienza!

Vorrei oggi, Gesù, se non ti dispiace, che tu mi parlassi della tua Mamma, perché deve essere una cosa meravigliosa e siccome tu me la hai data per mamma anche a me, vorrei proprio conoscerla di più. Ti posso dire quello che so, quello che ho imparato dal catechismo, ma mi sembra poco per poterle voler bene quanto certamente gliene volevi tu. - So che si chiama Maria, che è nata a Nazareth, che era sposata ad un giovanotto chiamato Giuseppe, che faceva il falegname, che disse di "Sì" all'Angelo Gabriele che le chiese di diventare la tua mamma, etc., etc.

Tutte queste notizie le so, ma a me piacerebbe conoscere quello che tu sai e non c'è scritto, com'io ti potrei parlare della mia mamma. Lo so che ti metto nei guai, perché è veramente difficile dire qualcosa di una persona alla quale si vuole tanto bene, ma, tu provaci. Può darsi che tu ci riesca!

GESÙ - Ti ringrazio, amico caro, di quello che mi chiedi, perché è sempre bello parlare della propria mamma, anche se, come dici tu è molto difficile. Ci proverò.

È inutile che ti dica che la mia Mamma era la Mamma più bella del mondo perché mio Papà l'aveva creata appositamente per me, secondo il mio cuore, ma soprattutto l'aveva ricolmata di quella gra­zia di cui abbiamo parlato, che la rendeva trasparen­te e luminosa come un diamante preziosissimo, come uno scrigno pieno di tesori inestimabili. Era di una bontà immensa e per me fissare i suoi occhi era vede­re un po' di quel Paradiso che avevo abbandonato per scendere sulla terra a salvare tutta l'umanità. Ogni sua carezza, ogni suo bacio mi riempiva il cuore di tanta tenerezza e ricordo come mi addormentavo feli­ce quando lei mi cantava la ninna nanna.

Appena sono diventato un po' più grandetto, ero in Egitto, dove sai eravamo. dovuti scappare per sfug­gire ad Erode, mi davo da fare a ricambiare le sue carezze, i suoi gesti di bontà, con i miei piccoli servi­gi che diventarono sempre più impegnativi, una volta che potemmo ritornare al nostro paese ed io imparai a fare il falegname con mio papà Giuseppe.

La mamma guardava contenta i suoi due "uomi­ni", diceva, che lavoravano insieme cantando le can­zoni del Signore, mentre lei lavorava al telaio; lo sai che mi fece una veste bellissima che anche i soldati non vollero strappare e se la tirarono a sorte? Pregavamo tanto insieme al termine di ogni lezio­ne sulle sacre scritture che Mamma e papà Giuseppe mi facevano, perché conoscessi la storia del mio popolo e l'immenso amore di Dio.

Io obbedivo sempre a loro, in tutto...

AMICO - Però, Gesù, quando avevi dodici anni sei scappato! ... Scusami, ma era un po' che te lo volevo dire.

GESÙ - Mi piace la tua sincerità, ma permetti che ti spieghi... Ero andato al Tempio, con i miei genitori per fare l'esame di catechismo ed essendo stato pro­mosso, la legge ebraica mi dava il diritto di essere maggiorenne, libero, indipendente ed i miei genitori lo sapevano. Mi dispiacque molto che loro angoscia­ti mi cercassero, ma potevano pensarlo che io mi ero fermato al Tempio che è il luogo scelto da mio Papà per una sua presenza particolare, sia per pregare, sia a discutere con i sapienti, sulle cose che riguardano Dio e la storia della salvezza.

Certo che la mia mamma sofferse terribilmente, come soffre, ogni anima che si smarrisce, e non gode della mia presenza nel suo cuore.

Cercai di esserle vicino soprattutto poi quando Papà Giuseppe morì e la portai sempre con me quando potevo, ma quando iniziai a predicare il mio vangelo dovetti abbandonarla. Soffrimmo tanto, ma io dove­vo seguire la volontà del Padre mio e lei mi dette la sua benedizione.

Lei seguiva il mio difficile cammino pregando e offrendo la sua vita con la mia, come se fossimo stati un cuore solo ed un'anima sola.

La ritrovai ai piedi della croce distrutta dalla sof­ferenza di vedermi crocifisso tra due ladroni e avrei voluto che Giovanni la portasse lontano e non vedes­se il mio strazio.

Stava ai piedi della croce e ripeteva con me: "Perdona loro, che non sanno quello che fanno". Consegnandola a Giovanni la donai anche a te perché fosse tua Mamma e ti sentissi suo figlio, l'amassi come l'avevo amata io.

Ora è in Cielo con me, ma è anche accanto a te per difenderti; custodirti, incoraggiarti, confortarti, aiutarti come una mamma.

AMICO - Grazie, Gesù, si capisce che Le vuoi tanto bene, ed io, sta tranquillo, Le vorrò tanto bene. È una fortuna avere una mamma tanto buona e tanto grande che è poi anche la mamma della mia mamma e di tutte le mamme oltre che mamma tua.

È meraviglioso! Grazie, Gesù, di questo regalo che mi hai fatto: ho una Mamma Regina degli angeli e dei santi: basta che chieda una cosa a te che subito gliela regali, come facesti a Cana.

O Mamma, grazie di essere la mia mamma e di avermi dato Gesù come amico. Ti chiedo perdono se mi sono comportato un po' maluccio, tante volte e non ti ho pregato come avrei dovuto, ma sai, le pre­ghiere lunghe mi scocciano, ma, se a te piace, voglio dire con te il Rosario, così ti tengo compagnia e tu mi parli di Gesù.

Da' un bacione tu per me a Gesù e tu Gesù dallo alla Madonna come facevi a Nazareth. 

9

GESU’, IO TI ADORO!

AMICO - Gesù, mio amico, io ti adoro prostrato davanti a te! Senti, Gesù, io queste cose te le ho dette perché mi hanno detto che si dice così, perché non bisogna darti troppa confidenza, perché tu sei un Dio e non un uomo qualsiasi; ma io non ci capisco pro­prio nulla. Che vuol dire "prostrazione", "adorazio­ne". Io, se tu lo vuoi, ti dico anche così, basta che tu sia contento: però, se mi parli chiaro, credo che sia meglio!

GESÙ - Certo che sono contento che tu mi adori, in quanto a prostrarti, calma! Eppoi c'è adorazione e adorazione!

Ti spiego: poi decidi tu come vuoi adorarmi. ADORA lo schiavo il suo padrone che lo chiama e striscia, bocca a terra, in attesa di ordini... ADORA il servo il suo signore che lo ama e lo paga, gli fa regali. Un servo che si sente amato è pun­tuale nel fare le cose e fa tutto bene per fare piacere al suo padroncino.

ADORA un amico il suo amico col quale condi­vide tutto: ideali, giochi, impegni, dolori, gioie, con­fidenze e un po' anche i suoi beni, ma ognuno ha la sua casa dove si ritira a sera.

ADORA un bambino il suo Papà che lo adora a sua volta e si vogliono un bene infinito: abitano la stessa casa, stanno sempre insieme e tutto quello che è del Papà è anche del bambino. Il bambino è felice di suo Papà e il Papà gode un mondo che il suo bam­bino cresca in sapienza e grazia presso Dio e presso gli uomini...

Tutte adorazioni, vedi? Tutto dipende da te.

Io, da parte mia ti "adoro", ti voglio un bene infi­nito, come un amico, come un fratello...

AMICO - Oh sì, allora anch'io ti adoro veramente, ma non prostrato pancia a terra, ma in braccio. Ti adoro, perché mi adori, perché sei un tipo fenomena­le e non ti lascerei per tutto l'oro del mondo.

Ti adoro, mio Gesù, mio amico, mio fratello, mio Dio, mio tutto e sono felice nel sapere che tu mi ami fino a coccolarmi, anche se per adesso non sento il tuo abbraccio con il corpo, ma lo sento nel cuore; anche se io non ti vedo, io so che tu mi vedi e hai gli occhi lucidi lucidi; perché ti piace un mondo che io ti dica che ti voglio bene e che TI ADORO!

Vorrei proprio che tutti i bambini del mondo e anche i grandi tutti ti adorassero con me, dal momen­to che non sono mica geloso, tanto, come ami me non ami mica nessun altro, non è vero Gesù?

Gesù, il mio Dio, mi adora! Che cuccagna!

Gli altri miei amici fanno tifo perché hanno un auto­grafo di un calciatore che nemmeno conoscono, o perché hanno la foto di un cantante, io sono il più felice di tutti perché il mio Dio mi adora. Tanto mi "adora" che mi ha creato, mi ha messo in un mondo stupendo pieno di cose bellissime, mi ha dato tante persone buone che mi vogliono bene, tanti amici con i quali giocare, mi ha dato il suo Corpo da mangiare perché diventassi buono come Lui, e poi mi darà anche la felicità di un Paradiso eterno insieme con la sua Mamma e tutti gli angeli e i santi.

In eterno. E, quando si dice eternità, si dice una cosa meravigliosa che non finisce mai, proprio mai! È meraviglioso Gesù!

E non ci saranno più esami, solo giocare con te e con il Padre e lo Spirito Santo!

In eterno!

GESÙ - Sono contento che il mio amore, che vai conoscendo sempre più, ti renda felice e sono certo che di questo amore ne parlerai anche a tutti i bambi­ni tuoi amici che non sanno quanto io li ami tutti, quanto io veramente li adori e come vorrei che anche loro mi adorassero, perché avrebbero nel cuore la tua stessa gioia e potrebbero trasmetterla anche ai loro genitori, che spesso sono così lontani da me.

Ti voglio annunciatore, ambasciatore del mio amore verso i miei fratelli e i tuoi fratelli e, per far questo, devi renderti tanto amabile con tutti, che tutti ti stimino e ti seguano per l'ammirazione che avran­no per te, per il tuo studio, per la tua diligenza, per la tua gioia.

Non mi far fare brutta figura.

AMICO - Te lo prometto mio adorato Gesù! Però non mi prostro, ti dispiace?

Preferisco saltarti al collo e darti un bacione sul naso! Sono certo di fare centro, anche se non ti vedo, perché tu ti avvicini a me e soprattutto ti stringerò al mio cuore quando verrai a me nella Comunione eucaristica.

Mammina mia, sono felice di essere tanto amato da Gesù e sono certo che anche tu ti sentivi tanto amata da Lui. Aiutami, ti prego, ad essere un suo vero adoratore come vuole e desidera Papà.

Se Gesù mi adora, anche tu mi adori, perché avete lo stesso cuore. Che bellezza! Ciao!  

10

GESU’, TU COME LA VEDI?

AMICO - Mio adorato Gesù, mi fa una gran pena saperti chiuso lì dentro, stretto, stretto come un topo in trappola. Se potessi ti porterei in casa mia, nella mia cameretta, almeno avresti più spazio e poi potremmo stare più tempo insieme. Qui sei solo e vorrei che tu dormissi, piuttosto di saperti triste per l'abbandono di tutti. È vero che ci sono momenti, alla domenica, per esempio, e alla mattina quando c'è la messa, che di gente ne viene abbastanza, ma poi, tutto il resto della giornata... che fai?

Quando arrivo io, vorrei raccontarti tante cose, tutto quello che mi è capitato, quello che ho sentito dire per tenerti informato, ma poi, arrivato qui, mi dimentico tutto e mi pare che ti basti che io stia con te.

A me dispiace un mondo che intorno si parli di tutto e non si parli mai dì te, come se tu non esistessi, e la gente è tutta piena di problemi, arrabbiata. A me sembrano tutti pazzi.

Gesù, tu, come la vedi? Da dove sei come lo vedi il mondo?

GESÙ - Mio amico adorato, ti ringrazio dei senti­menti che hai verso di me e ti dico la verità, per me, basterebbe il tuo amore, la tua amicizia a giustificare la mia presenza in questo tabernacolo. Non pensare ché io stia qui stretto: il mio corpo, ormai non è più come il tuo e in questo tabernacolo ci sto benissimo e sono circondato di puri spiriti, gli angeli, che non occupano spazio e non mi lasciano mai solo.

A me fa tanto piacere che tu venga a raccontarmi tante cose e ascoltarti, ma tu devi sapere che io da qui, so tutto e vedo tutto perché il mio cuore è come un satellite, che è posto tanto in alto, che ha la possi­bilità di scrutare, non solo quello che appare, ma anche la profondità dei cuori.

Tutto quello che tu mi dici lo so, purtroppo che la gente è tanto agitata e sofferente perché si è dimenti­cata del mio amore e si agita per tante inutili cose piuttosto che venirsi a sfogare con me e ad imparare come si ama e si porta con pazienza la croce.

Mi chiedi come vedo tutto questo? Con molto amore: aspetto pazientemente che si ricordino di me e vengano da me a ricevere il perdono e la gioia della mia grazia, cioè tutta quella beatitudine che ho nel cuore e che vorrei riversare abbondantemente nel cuore di tutti.

Tu aiutami ad essere come un canale del fiume della mia bontà, perché se vedranno che tu, dopo l'incontro con me, diventi più buono, più obbediente, più felice, verranno a cercare la sorgente che è il mio tabernacolo e tu diventerai una piccola guida verso il mio cuore.

Gli uomini, sono distratti da tante cose e soprat­tutto non mi conoscono... sono come pecore senza pastore, un gregge disperso che brancola qua e là e rischia di cadere in bocca ai lupi rapaci. Non sono cattivi, sono spaventati, come uno che nella notte ha smarrito la via e non sa più trovare la strada di casa.

Tu, amico mio, devi diventare per i tuoi compa­gni e anche per i grandi, come una freccia indicativa della salvezza, facendo vedere che sei tutto puntato su di me. Voglio che tu sia come la segnaletica stra­dale, perché io sono la VIA per tutti.

Io vedo che tutti gli uomini mi cercano affanno­samente, senza nemmeno accorgersene, e nel loro cuore hanno un grande desiderio di me... Sii tu il mio piccolo pastorello amico che raduna tutti gli agnelli­ni dispersi e li porta all'ovile del mio cuore.

AMICO - Gesù, mio carissimo amico e mio pastore, se tu mi starai sempre vicino e mi aiuterai, se mi saprai indicare quelle pecorelle che ti cercano vera­mente, io te le condurrò con gioia qui nel tuo ovile, dove la porta è sempre aperta, perché tu ci attendi sempre.

(Ora parla, cuore a cuore con Gesù e digli chi vorresti condurre presto da lui, perché diventasse suo amico).

Mammina mia, quando non ci sono io, sta' tu vicina a Gesù, in modo che non si senta mai solo, ma sta' vicina anche a me, tanto tu lo puoi, in modo che non abbia a combinare fesserie invece di essere di buon esempio ai miei compagni. Ti mando un bacio­ne con tutto il cuore. Ciao! 

11

GESU’, SONO STATO MONELLO!

AMICO - Gesù, forse oggi dovrei adorarti come un "servo" più che come un amico; perché sono stato proprio una peste e mi vergogno di chiamarmi "tuo amico".

È inutile che ti nasconda le cose come sono anda­te, perché tanto sai tutto. Mi sono proprio lasciato prendere per il naso dal demonietto, quel Cacciabubu antipatico ed ho combinato quello che ho combina­to!...

Ora, quel bel tipo mi metteva in mente che non sarei più dovuto venire da te, perché tu mi avresti cacciato, ma io ho pensato che non è vero niente, per­ché tra amici ci si sa perdonare e scusare, altrimenti che amicizia è!

Io non credo proprio che tu non voglia più rice­vermi e che questa sia una sparata di quel cornuto. Sei troppo buono per segnarti al dito un momento di debolezza.

Sia chiaro che non voglio scusarmi, perché sono stato fetente proprio, ma è anche vero che sono pro­prio dispiaciuto e pentito e queste non sono chiac­chiere perché tu mi sai leggere bene nel cuore e vedi che sono sincero.

GESÙ - È vero, mio carissimo amico per sempre, conosco la tua debolezza e non mi offendo quando un amico riconosce di aver sbagliato. Ricordati che io sono sempre pronto a perdonare. Quando ci si riconosce monelli e ci si impegna a cambiare io non mi offendo, e né tantomeno vi caccio ma vi aspetto con le braccia sempre tese per l'abbraccio della riconciliazione, per il bacio dell'affetto e della pace.

Non devi dimenticare mai la tua debolezza e non azzardare troppo di esporti in situazioni pericolose, con compagni che hanno nella mente e nel cuore desideri e di conseguenza comportamenti totalmente diverso da quelli che un mio amico deve avere.

È bene che ti sappia circondare di amici che siano più sicuri, che abbiano un linguaggio, un modo di vivere che sia più adatto alle tue scelte, altrimenti facilmente potrai essere trascinato.

Certo non devi abbandonarli del tutto e soprattut­to non disprezzarli, ma pregare tanto per loro, perché possa la grazia entrare anche nei loro cuori e diventa­re ragazzi secondo il mio cuore.

Quando si è ancora insicuri, come può essere uno alla tua età, non è bene esporsi troppo al pericolo, si è certi di cadere, bisogna essere prudenti e frequenta­re compagnie allegre e vivaci ma senza ambiguità e senza compromessi.

A me piacciono ragazzi decisi nel fare il bene e che sanno andare per la loro strada, disposti a perde­re la vita ma non la mia amicizia.

È necessario che tu preghi molto, che tu sappia avere la mente e il cuore pieni del mio amore; della mia dottrina in modo che tu possa essere anche coe­rente nelle azioni e nelle scelte che continuamente devi fare tra i criteri del mondo e quelli della nostra amicizia.

La preghiera, sai benissimo, non è tanto dire for­mule imparate a memoria; certo, anche quelle servo­no come pro memoria, ma è soprattutto un pensare a me, amandomi, come se l'anima bevesse amore e amicizia, E allora ti senti rinforzato, rassicurato, sostenuto. Ed è vero, perché la mia linfa vitale scorre nell'anima di chi mi vuol ricevere nel suo cuore ed io ti posso cedere così la mia onnipotenza.        

AMICO - Gesù, mio carissimo amico, quando mai posso ritrovare uno come te che non solo non mi tiene il broncio, né mi rimprovera, ma mi scusa e mi consiglia perché possa essere più fedele e non com­bini mascalzonate.

Quello che conta, dal momento che conosco bene la mia debolezza, è che sappia sempre far un ottimo rifornimento di preghiera e di prudenza per essere sempre forte contro tutto e contro tutti, ma soprattut­to, che abbia sempre fiducia nella tua comprensione e nella tua amicizia, sempre disponibile ad accoglier­mi.

Tu, Gesù, sei il mio rifugio, e trovo tanta gioia nel poter guardarti negli occhi in modo che tu possa scrutare la sincerità della mia anima e sentirmi libe­rato da ogni ambiguità che mi diventerebbe una cate­na opprimente. Voglio sempre guardarti così, da amico ad amico.

Ma tu stammi vicino, o Gesù, perché senza di te ne combino di tutti i colori.

Stammi vicino Gesù, soprattutto....

(racconta a Gesù in cosa ti senti più debole...).

Mammina mia, scusami anche tu sue ho offeso Gesù e dammi un bacio perché io senta che anche tu, che sei buona come Lui, mi hai perdonato.

12

GESU’, MI HANNO OFFESO!

AMICO - Gesù, oggi sono venuto a trovarti per sfo­garmi un po', perché ho una rabbia dentro che mi sento bruciare come un peperoncino. Non mi ero sentito mai tanto arrabbiato in vita mia, con una gran voglia di piangere e di spaccare tutto. Non ti nascon­do, Gesù, che è perché ho pensato a te che non ho gonfiato di cazzotti quei tali, perché a me certe cose non si dicono nemmeno per scherzo!

Per fortuna sono scappato, altrimenti a qualcuno avrei cambiato i connotati!

GESÙ - Calmati, amico terribile! Oggi sei proprio pieno di tritolo! Io ti ringrazio di esserti venuto a sfo­gare con me e a dirmi la tua pena. Io ti capisco, è ter­ribile sentirsi offesi, calunniati proprio dagli amici: è come se un fuoco divorante entrasse nel cuore e dila­niasse tutto. Quello che provi, mio amichetto dispe­rato, non è che una piccolissima parte di quello che io provo continuamente stando in questo tabernacolo dove io ho scelto di rimanere per essere sempre accanto a tutti, vicino alle sofferenze di tutti, soprat­tutto a queste brucianti sofferenze che sono le più atroci, quelle del cuore.

Amare e non essere riamati è durissimo, ma amare e essere disprezzati, dimenticati, beffeggiati, calunniati è ancora peggio, non ti pare, amico mio? Ma bisogna continuare ad amare, bisogna conti­nuare a perdonare, anzi a scusare, come io continuo a fare anche da questa Croce che è il Tabernacolo: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".

AMICO - E quindi, non solo non devi disintegrarli, ma anche perdonarli, magari anche andargli a chie­dere scusa!!?..

GESÙ - Io non ti chiedo che di pregare per loro. Offendendoti, hanno offeso anche me, perché, ricor­dati che io ho detto: "Quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avrete fatto a me"; ed io li ho già perdonati perché si sono accorti che hanno fatto una mascalzonata che era cominciata per gioco. E tu?

AMICO - E va bene, però quest'altra volta che succe­de li spacco!

GESÙ - Bel perdono! Non ti ricordi che ti ho inse­gnato a dire ogni giorno: "Perdona a noi i nostri debi­ti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"? Vuol dire che alla prima volta che mi offenderai, anch'io metterò il broncio e ti dico: "Ti spacco"! Sei tu stes­so che me lo chiedi con la preghiera del Padre nostro, con il tuo modo di perdonare.

AMICO - Perdonami, Gesù, invece di venirti a con­solare per tutte le offese che ricevi qui nel Tabernacolo, sono venuto, oggi, con la luna di tra­verso per quattro fesserie che hanno detto su di me e poi, tutto sommato, sono anche un po' vere.

Ma tu come fai ad essere sempre così paziente, a sopportare tutto, ogni offesa, senza arrabbiarti mai?

GESU’ - Perché io sono l'amore ed amo veramente e so soffrire per amore superando ogni offesa, atten­dendo il ritorno di tutti, perché io voglio il vero bene di tutti.

Se tu sapessi quanti si accostano all'eucaristia indegnamente venendo a ricevermi con il peccato mortale nel cuore, quanti mi bestemmiano proprio nel sacramento dell'amore e soprattutto, come sono lasciato da tutti, chiuso a chiave, isolato come un car­cerato.

Ho scelto di rimanere, per amore di tutti, in atte­sa, sopportando tutto, felice di poter accogliere anche un solo amico che mi ricompensi con il suo affetto.

Impara ad amare, come io ti amo e a saper sempre perdonare ogni offesa, cercando di essere accoglien­za per tutti.

AMICO - "Sì, Gesù, ma tu aiutami, perché lo sai che sono..." Aiutami specialmente....

(parlane a Gesù).

Mammina cara, scusami se ho fatto tante storie per così poco; quando mi vedi inviperito ricordami la tua stessa preghiera fatta con Gesù: "Perdona loro perché non sanno quello che fanno". Ciao!

13

GESU', IL MIO AMICO STA MALE!

AMICO - Gesù, mio amico prediletto, ti ringrazio di avermi fatto ritornare, qui, davanti al tuo tabernacolo dove mi sento atteso e accolto. Sono sicuro di farti contento, perché me lo hai detto pure tu.

Oggi, Gesù, vorrei parlarti di un mio amico che è molto malato. Io che cosa abbia veramente non te lo so dire, perché i grandi, quando parlano sono sempre misteriosi. So che sta male e che non può venire nemmeno a scuola. Dice che morirà presto e tutti sono piuttosto preoccupati.

Io ho pensato di parlarne con te perché mi sem­brerebbe una cosa buona se tu lo guarissi. Tu hai risuscitato addirittura il tuo amico Lazzaro e quindi guarire il mio amico è più facile! Non ti pare? In clas­se hanno detto di pregare chi un santo chi un altro, ma io ho preferito parlare direttamente con te.

GESÙ - Grazie, mio piccolo amico, di essere venuto e dell'interessamento che hai per questo bambino ammalato che ti sta a cuore.

Quando si ama, e chi si ama soffre, non si può non soffrire con lui, questo ti spiega anche la mia sof­ferenza che è proporzionata all'amore che ho per tutti.

Conosco questo tuo amico e anche il suo male, non preoccuparti, nulla avviene che sia fuori del piano di Dio, nostro Papà, che unico conosce e vuole il vero bene di tutti.

Quello che tu chiedi, giustamente è quello che senti nel tuo cuore, ma sei sicuro che è il vero bene del tuo amico? Dal tuo punto di vista, certo, vivere tanti anni, laurearsi, diventare qualcuno che conta è cosa importante, ma viste le cose dal nostro punto di vista, che è quello vero, la cosa più importante è rag­giungere il Paradiso, come per un fiore portare frutto. Non ti pare?

E se fosse maturo il tuo amico? Se fosse pronto per il Cielo, vorresti impedirglielo o gli diresti: "Fortunato tu che sei già stato promosso e sei arriva­to"?

Vedi come cambiano le cose?

La vita non vale per la sua lunghezza ma per l'intensità dell'amore, come un compito, vale se è fatto bene. È bene per te e per i tuoi amici, come per i suoi genitori, pregare, perché questo non fa che intensificare la vostra capacità di amare, ma poi dite sempre: "Sia fatta la tua volontà" perché solo questa è il vero bene. Quello che è importante è che, quando il cielo della vita secondo le leggi della natura scate­nate dal peccato, compie la sua azione conclusiva, il cuore dell'uomo abbia portato il suo frutto d'amore.

La morte, dopo che io l'ho vista e sono risorto, non può più fare male a nessuno che viva la sua vita unito a me, mentre è una cosa terribile per chi vive in peccato e precipita nell'inferno.

Chi sta veramente male non è il tuo amico amma­lato, ma tutti i tuoi compagni e gli uomini che vivono con nel cuore il cancro del peccato.

AMICO - Grazie, Gesù, per quello che mi hai detto.

Certo che mi dispiace perdere un amico, ma sono anche convinto, come hai detto tu, che non è bello che impedisca ad un amico di consegnare prima il suo compito se è stato più bravo di me!

Certo, Gesù, che non abbiamo neanche una idea a posto per giudicare le cose, mentre tu la sai giusta su tutto. E proprio vero che prima di parlare dovremmo sempre consultare te.

Certo non è facile dirlo a sua mamma e a suo papà, questo discorso, e per questo io farò del mio meglio; ma è più opportuno che gli consigli di venir­ne a parlare con te, qui, davanti al tuo altare, dove attendi sempre tutti per essere la consolazione di tutti.

Per quanto riguarda il cancro del peccato che rovina un po' tutti, vai a convincerli i miei compagni e soprattutto i grandi, dal momento che dicono pro­prio il contrario!

Io, Gesù, continuo a chiederti, per il mio amico, per far piacere ai suoi genitori: "Cerca di ottenere una proroga"! e mi unisco alla tua preghiere per la conversione di tutti, affinché tutti siano guariti dall'AIDS del peccato. Lo chiediamo insieme a Papà, lui che non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.

Ci sono alcune persone, sia dei miei compagni, come dei miei conoscenti adulti, compreso i profes­sori che veramente mi preoccupano ... (Parlane a Gesù... ).

Mamma carissima, tu che sei la mamma di tutti, ammalati e sani prega sempre per noi, ora e nell'ora della nostra morte! 

14

SCUSAMI CESU’!

AMICO - Ti sarai accorto certamente, oggi, o Gesù, che non avevo nessuna voglia di venire e che stavo trovando tutte le scuse per andare da un'altra parte! ...

Mi venivano in mente mille cose da fare, mille impegni strani, e il pensiero di venire

qui, più che un appuntamento con te, era venire in un luogo per nulla simpatico: non ti offendere, ho detto altre volte che a me questa chiesa non piace neanche un po'. È mai possibile che, con tutte le dichiarazioni di amicizia che continuamente ti faccio, ci siano giorni che quasi mi rincresce di venire da te?

Non ti offendere, Gesù, ma con te non posso dire bugie, e poi, se non ne parlo con te, con chi devo par­larne delle nostre cose, dei nostri rapporti?

Se non sto attento, in me tutto si basa sul "mi sento" e il "non mi sento", e mi è facile capire che "mi sento" sempre le cose che mi piacciono e "non mi sento" quelle che non mi piacciono. Fin qui ci arrivo anch'io che non si deve andare avanti in que­sto modo, ma quel che mi fa rabbia è che a volte non mi "piaccia" e quindi "non mi senta" di venire da te! Questa è grossa con tutto l'amore che hai per me e con il bene che anch'io ti voglio.

Che cosa non funziona Gesù ?

GESÙ - Non ti preoccupare, amico mio, e ti ringrazio di questa confidenza, cuore a cuore.

Non è facile per te, amico, andare per pura fede ad un incontro con una persona che non vedi, che non senti, che non tocchi e fai fatica, è naturale, anche se il tuo cuore è certamente sempre con me.

A me, dà tanta gioia il sapere che sai vincere sem­pre queste ripugnanze della natura e sai condurti, quasi con forza, qui, dove il cuore vuole stare, perché mi ama.

La "voglia", il "non sentire" appartiene alla natu­ra che deve essere presa un po' per le briglie, come si fa con i puledri ed essere "domata", altrimenti pren­de il sopravvento e finisce col comandare lei.

lo guardo al tuo cuore e mi compiaccio con te del lavoro duro e forte che stai facendo su te stesso per essere fedele agli impegni, per raggiungere quelle mete che ti sei prefisse, per essere attento ai bisogni degli altri, per la generosità con la quale sai superare la fatica, le ripugnanze, i capricci, per diventare sem­pre più padrone di te stesso e capolavoro di Dio.

AMICO - Cala, Gesù, con gli elogi, perché altrimen­ti mi monto la testa ed è peggio! Ce ne vuole perché io arrivi ad essere un uomo come te, così perfetto in tutto, così equilibrato, che fa sempre bene tutto e soprattutto con amore. Io, Gesù, l'amore non ce lo metto proprio: mi pare di metterci più rabbia che amore: sia quando obbedisco, sia quando mi butto con testardaggine a fare le cose che "non mi piaccio­no" neanche un po'. Credimi, Gesù, che a volte mi prenderei a schiaffi, tanto che ne vengo fuori con i nervi a pezzi ... Mannaggia!

GESÙ - Che cosa credi che sia l'amore: un sentimen­to evanescente che zucchera tutto? No, amico serio, è un impegno di fedeltà con sé stessi, con la persona amata a raggiungere quelle mete che sono il bene per sé, per gli altri, per coloro che diciamo di amare. Che tutto questo costi tanto, ma lo si faccia ugual­mente, questo è vero ed autentico amore.

Se tu venissi da me perché "ti piace" sarebbe meno amore che se tu vieni, anche contro voglia, perché "mi piace".

Hai capito?

AMICO - Certo che ho capito, Gesù, e sono contento di tutto quello che mi hai detto: spero proprio di imparare ad amare seriamente, alla scuola del tuo amore, e di diventare un tuo degno discepolo.

Aiutami ad essere sempre fedele ai miei impegni, sia quando ne ho voglia, sia quando non ne ho voglia!

Mammina mia sono certo che se tu guardassi a quello che "senti" sarebbero poche le persone che ameresti, eppure; tu ami tutti perché Gesù ci ha asse­gnati a te come figli. Voglio anch'io amare non per simpatia ma per amore. Ma tu, aiutami! 

15

GESU’, OGGI NON HO COMBINATO NULLA!

AMICO - Gesù, oggi non ho combinato nulla, sono stato un autentico lazzarone!

Mi sono alzato questa mattina con la luna di tra­verso e mi sono trovato con la testa nelle nuvole tutto il giorno senza la possibilità di riprendere la guida della macchina.

A scuola sono stato richiamato diverse volte, a studio mi sono appisolato sui libri, in casa, sono uscito a zonzo come una farfalla di fiore in fiore...

Il tempo mi è passato così, e questa sera mi sento terribilmente vuoto.

Sono venuto da te, come si va dal medico, per vedere di che cosa soffro, prima che sia troppo tardi e il male diventi cronico.

Vorrei proprio che tu non ti vergognassi di me, ma, personalmente, non mi capisco!

GESÙ - Non ti spaventare, amico mio. Quanto ti suc­cede non è grave e, una giornata "storta" in cui si perde il timone della barca, è sempre possibile, quel­lo che conta è come hai fatto: non giustificarsi e riprendere la rotta.

Stai diventando un uomo, e nel tuo corpo c'è tutta una ebollizione chimica che è più impegnativa di una bomba atomica: tutto tende a farti crescere, a farti diventare uomo, nei muscoli, nello scheletro. Questo non puoi non risentirlo anche sul piano dell'umore, che ti porta ora ad essere giù e ora ad essere su di giri. Se non ti scoraggi di questi alti e bassi e ti sai conti­nuamente riprendere per fare il punto della situazio­ne, con nuovo coraggio e anche un po' di buon umore, tutto si risolverà con la vittoria della tua per­sonalità su tutte le tue facoltà.

Sappi ricuperare domani il tempo perduto oggi, involontariamente, accettando serenamente i con­traccolpi della natura in via di sviluppo che è portata a "sentire" il tempo meteorologico e i ritmi biologici del tuo organismo. Parlane anche con i tuoi genitori che ti sapranno spiegare bene o con il tuo Padre Spirituale.

Non ti fidare di parlarne con i tuoi compagni o col primo che capita, perché potrebbero saperne meno di te e ingannarti facendoti cadere in qualche trappola.

Diventare adulti è un impegno serio che investe tutta l'anima e il corpo e devi esercitarti ad amare Dio con tutta la mente, con tutto il cuore e con tutte le tue forze, senza nulla temere perché tutto quello che sei e che hai è buono: nulla è da scartarsi, purché tu lo prenda con gratitudine al Signore, tutto santifi­cando con la preghiera.

AMICO - Caro Gesù, con te ci si intende subito: ho capito che hai capito i miei scombussolamenti anche fisiologici e le conseguenti giornate di crisi. Sono contento di quello che mi hai detto e che ne posso parlare liberamente, anche di sesso, con il mio Padre spirituale e con te. Del resto è naturale: perché tutto quello che appartiene al mio corpo è dono di Papà ed è una cosa bella altrimenti non ce l'avrebbe data. E tutto deve servirmi per amarvi e per amare. Io mi dono totalmente a te, o mio amico Gesù, così come tu, in questo sacramento ti doni a me con tutto il tuo Corpo, il tuo Sangue e la tua divinità. Mi fa piacere pensare che anche tu, alla mia età hai avuto queste crisi di sviluppo e che le hai superate parlandone con i tuoi genitori e certamente anche con tuo Papà che ha fatto tante cose meravigliose.

Dirò anche ai miei compagni di parlarne con te, che è bellissimo.

(Ora fermati a parlare con Gesù di tutto duello che senti nel tuo cuore... ).

Mammina mia, Gesù mi ha detto che sto diven­tando un uomo e che tutto quello che sento dentro di me è bellissimo, aiutami a mantenere tutto limpido e puro come desidera Gesù, il mio amico al quale voglio un sacco di bene, perché è forte.

16

GESU’, TI VOGLIO BENE

AMICO - Gesù, sai che mi accorgo di volerti, vera­mente, tanto bene? È un bene strano, però, perché è totalmente diverso da quello che ho per i miei amici di gioco, con i quali, più o meno, passo la giornata. È come se tu fossi sempre con me e non mi abbando­nassi mai, anche quando non ti penso, perché sono impegnato in tante altre cose della mia giornata. Da una parte mi piacerebbe vederti, toccarti, ascoltarti proprio con gli orecchi e dall'altra mi accorgo che è tutto come se fosse così, perché quello che provo verso di te è totalmente diverso da ogni altra presen­za.

È certo che ti voglio bene!

È un bene fatto a modo mio, come ben conosci, Gesù, ma è tutto quello che ho, come per mia mamma, per il mio papà, gli voglio bene eppoi faccio il monello.

Io vorrei essere un bambino perfetto, secondo il tuo cuore e darti tanta consolazione, perché mi dispiace tanto trovarti qui solo.

Vengo perché mi fai compassione.

Davanti ai bar è sempre pieno, sul corso c'è tanta gente che passeggia; perfino in farmacia c'è sempre pieno, e da te!...

Non è che la gente non ha tempo, ma... sembra che non ne voglia sapere di te. Non ti offendere, Gesù mio, ma ho questa impressione ... e mi fai pena.

GESÙ - Grazie, mio amico e mio consolatore, grazie di essere venuto e di quello che mi hai detto con tanto affetto.

Vedi, quando istituivo l'eucaristia durante l'Ultima Cena, sapevo benissimo a che cosa sarei andato incontro: non solo a questo abbandono e a questa solitudine offensiva anche da parte di quelli che mi sono scelti per stare sempre con me, e che non hanno invece mai tempo per me, ma anche alle più avvilenti profanazioni, ai più nefasti sacrilegi da parte di persone istigate dal demonio, eppure, sono voluto rimanere ugualmente perché, nel tempo, vedevo bambini come te, amici come te, grandi e pic­cini, che mi avrebbero amato e avrebbero capito il mio amore per loro.

Mi credi, mio piccolo amico che, se anche in due­mila anni di storia eucaristica, tu solo mi avessi cre­duto e amato in questo Tabernacolo, avrei sopportato ogni insulto per stare con te?

Un'anima sola, un solo amico per me è tutto, e mi basta per ricompensarmi di tanto amore e per conso­larmi di tanta amarezza.

AMICO - Mio Gesù, sono davvero commosso di quello che mi dici e non riesco proprio a capire come si fa a non voler bene a uno così buono, così genero­so come te.

Mi verrebbe voglia di andare fuori à gridare a tutti: "Ma siete impazziti? Venite tutti, qui, nel Tabernacolo, c'è Gesù, che è il Signore del Cielo e della terra, che è morto sulla Croce per voi per sal­varvi dall'inferno, per farvi diventare figli di Dio e voi ve ne state a giocare a carte, ad ammazzare il tempo per le strade .... Venite! Venite! Ma sono certo che mi prenderebbero per scemo, come fanno ogni volta che dico o si accorgono che vengo a trovarti.

Tu, Gesù, non piangere, non ti lasciar prendere dallo sconforto, può darsi che le cose cambino e si accorgano di quanto sono scemi loro a preferire delle cose stupide alla tua compagnia.

Voglio che tu mi sappia sempre vicino a te, con il cuore pieno di gratitudine per tutto quello che sei per me e, con il tuo aiuto, penserò spesso a te, e anche da casa mia, o dovunque mi trovi, ti manderò i miei baci più affettuosi, perché ti voglio veramente bene.

Anche la sera quando vado a letto e tu ti trovi qui, solo solo, con solo quella lucetta, ti penserò e ti dirò come adesso:

"Ti amo, o mio amico, Gesù! E tu non ti sentirai solo! (Parta con Gesù...).

Mammina mia, aiutami ad amare tanto, tanto, Gesù e a farlo amare da tutti i miei amici in modo che non si senta troppo sconsolato e solo. Tu, Mamma, amalo anche per me e ricordami spesso di pensare a Lui che gli fa piacere. 

17

GESÙ HO DATO BOTTE AD UN MIO FRATELLO!

AMICO - Gesù, sono imperdonabile, forse, ma devo confessarti che mi sono sfogato, come un vigliacco, su un ragazzo più piccolo permettendomi il lusso di prenderlo a botte, come se fosse un orsacchiotto qua­lunque. Mi trovavo nervoso e sull'agitato... e davan­ti ad un po' di storie che quello ha fatto, mi sono messo a menarlo per far vedere la mia superiorità. Lì per lì mi sembrava giusto, poi mi sono sentito un verme, soprattutto davanti a tutte le dichiarazioni che io faccio contro il razzismo e l'emarginazione. Mi verrebbe voglia di prendermi a schiaffi!

Certe volte, non mi capisco: mi ribolle tutto den­tro quando qualcuno dei grandi si mette a fare il gra­dasso con me e mi stuzzica o mi da pedate, come con un pallore e quando lo faccio io ... con quelli che sono inferiori a me, sia in casa che fuori....

Chi ci capisce qualcosa con questa testa che mi ritrovo?

Non è che la testa mi serva solo per pettinarmi!.... Quando mi viene in mente, poi, che tu hai detto che quello che avremo fatto al più piccolo l'abbiamo fatto a te... mi cadono le braccia e mi sembra di aver­ne picchiati due e non uno solo!

Perdonami, Gesù!

GESÙ - Già fatto, amico terremoto.

Bisogna che tu impari a controllarti di più, ad accettare meno di essere nervoso, come dicono i grandi, e a non permetterti di fare quello di cui, poi, subito ti penti. Prima di fare qualunque cosa devi riflettere seriamente se quello che stai per fare vale la pena o no, senza reagire immediatamente, come fa il cane, quando gli si tira la coda. E tu non sei una bestiolina, ma un uomo!

Non devi scoraggiarti di far fatica ad educarti, a domare la tua belva, ma con pazienza e perseveranza, sapendoti anche dare qualche frustata solenne, impa­rare a mortificarti un po' a ridurre il tuo corpo in schiavitù, cioè a diventare padrone di te stesso. E non è piccola cosa.

Che si cresca in altezza e in peso è un fatto natu­rale, ma per diventare padroni di sé comporta un lungo lavoro, paziente e continuo sulle proprie pas­sioni e sui propri istinti, fatto con forza e decisione, senza permettersi scuse né piagnistei ... dopo, come il classico coccodrillo. Una buona lezione da dare alla tua impetuosità sarebbe che alzandoti da qui te ne vai diritto diritto da quello che hai malmenato e gli chiedi scusa, dichia­randoti... quello che sei e, magari, facendogli un pic­colo regalo, se conosci i suoi gusti. Facendo così ogni volta, costringendoti a umiliarti pubblicamente, stai pur certo che, poco alla volta, il palloncino dell'ira si sgonfia!

AMICO - Questo mi costa un poco, mi sento diventa­re tutto rosso già a pensarlo. E se ci fossero dei miei amici che sentono e che lo vengono a sapere?

GESÙ - Meglio ancora: la lezione sarebbe più effica­ce. Io certo sarò presente e mi congratulerò con te, perché ci vuole certamente più coraggio a fare questo che a picchiare uno inferiore di anni e di forze!:..

AMICO - E va bene! Promesso. Non posso permet­termi il lusso di diventare un violento, un prepotente e soprattutto mi sconvolge l'idea che i pugni vanno a te.

Quanta pazienza ti occorre, mio amico carissimo e malmenato. Mi dà fiducia solamente la tua fiducia e un po' la serietà che voglio metterci nel corregger­mi per diventare un galantuomo, non un bestione temibile, come un gorilla senza gabbia, pericolo della città.

Ti chiedo ancora scusa, Gesù, e vado a chiedere scusa alla mia vittima; speriamo che la trovi disponi­bile e non combini altre fesserie.

(Gesù e se … me la prenderà in santa pace por­gendo l'altra guancia!) Mammina aiutami, per­ché il momento è drammatico ed io mi sento terribil­mente debole... e confuso! Fa che non rovini tutto! 

18

GESU’, CHE COSA TER­RIBILE È LA GUERRA!

AMICO - Gesù, mio amico carissimo, prima di tutto ti adoro e ti amo con tutto il cuore. Ti adoro qui e in tutti i tabernacoli del mondo dove tu hai voluto rima­nere sempre presente, nelle grandi cattedrali artisti­che, ma anche nelle capanne dei poveri villaggi della foresta, ovunque attendi che gli uomini vengano a cercare consolazione e pace.

È proprio della Pace che ti vorrei parlare oggi, Gesù, perché sono tutto spaventato da tutti quei documentari che trasmettono alla televisione che fa vedere che cosa combinano gli uomini da una parte all'altra del mondo!

Io, quando ero piccolo, guardando i films del Far West, con Viso pallido e Toro Seduto, quelli, sai, in cui all'ultimo momento "arrivano i nostri" e c'è la carica e si vince sempre... pensavo che fosse solo un film ... Ma ora, che sono grande, vedo e so che fanno sul serio e si ammazzano senza pietà. Ora poi che ci sono queste armi micidiali, come quelle chimiche, i missili, le atomiche, è un vero disastro.

Fanno vedere bambini che sono schiacciati sotto le macerie o che piangono spaventati, mamme che gridano, uomini fatti a pezzi ammucchiati per le stra­de ...Ma siamo diventati matti?

Noi bambini ci bisticciamo anche noi, ma poi fac­ciamo pace; ma questi deficienti dei grandi continua­no a parlare di pace, ma poi finiscono da una parte e cominciano da un'altra peggio di prima. È così bella la vita, perché la guerra?

GESÙ - Mio amico, beato te se sarai un operatore di pace.

Tu sai benissimo che mentre io nascevo nella grotta di Betlemme gli angeli cantavano a tutto il mondo: "Gloria a Dio nell'alto dei Cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama"!

In questo canto c'è tutto il segreto per la pace. Ti spiego:

Dio, l'Amore, è il perno di tutto l'universo: se togli una ruota dal suo ingranaggio, dal suo perno, diventa come impazzita, fa disastri.

Senza la coscienza dell'amore che è Dio, senza la certezza che ogni uomo è amato da Dio e che quindi è preziosissimo davanti a lui, il mondo si divide in potenti-prepotenti e poveri-sfruttati, in Nord e Sud, in laureati e analfabeti, in bianchi e neri...

Per me siete tutti miei fratelli e non avete altro dovere da compiere che amarvi, condividendo tutti ugualmente il pane quotidiano, le pene e le gioie di ogni giorno.

La guerra scoppia nel cuore dei prepotenti che mai sazi di "avere", perché il cuore senza Dio non è mai sazio, pur di diventare sempre più ricchi, sono capaci di uccidere e di far morire in mille modi spa­ventosi i loro fratelli.

AMICO - E tu perché non uccidi prima tutti loro? Così la smettono di fare gli assassini?!

GESÙ - Bravissimo, hai pensato a quello che hai detto?

Papà non vuole la morte di nessuno, attende solo, pazientemente, che si convertano, fino che hanno tempo. Verrà il tempo che tutte queste cose saranno giudicate non dal tribunale degli uomini ma da quel­lo dell'Amore che sarà senza misericordia per chi non ha avuto misericordia.

Papà guarda alla famiglia umana come fa un buon papà che vede che ì suoi figli si azzuffano, ed i buoni sembrano avere la peggio: attende che l'amore dei buoni faccia rinsavire i più malvagi, fino a quan­do io verrò a giudicare la terra, chiedendo ad ognuno che cosa ha fatto a suo fratello!

Ricordi?

Tu fa' in modo che nel tuo cuore ci sia sempre la Pace di Dio e guarda ad ogni uomo come ad un fra­tello col quale condividere tutto, senza mai discrimi­nazioni e sarai così un vero portatore di pace sulla terra.

Io guardo con tanta compassione e con tanta tenerezza a tutte le vittime della violenza: continuo a rimanere accanto a loro nel silenzio del loro taberna­colo e nel loro cuore così che, dove c'è un oppresso, un violentato, un ucciso, là ci sono io.

"L’avrete fatto a me!"

Da questo tabernacolo io vedo ogni lacrima, sento ogni grido, accolgo ogni disperazione ed ogni sospiro.... Soffro con tutti e giudico!

AMICO - Ti offro la mia piccola sofferenza che acco­glie le vittime di tutte le guerre e la voglio mettere nella tua grande sofferenza. Aiutami ad essere sem­pre nel perno, mai una ruota impazzita, e fa che porti nel cuore sempre l'amore per tutti.

Donaci lo Spirito del tuo amore, perché tutti ci possiamo amare come fratelli e, se proprio non si devono ammazzare i cattivi, spara nel loro cuore tanto amore, una mitragliata di grazia, così che si convertano e diventino meno criminali.

(Prega per tutte quelle situazioni di discordia e di guerra che conosci).

Mammina, tu, che sei la Regina della Pace, cerca di mettere un po' di sale in zucca a questi capoccioni che fanno la guerra e che vogliono comandare su tutti e impossessarsi di tutto, perché mettano un po' di testa a partito e si facciano i fatti loro, sapendo che poi dovranno vedersela con Gesù, quando verrà a fare il giudice sul serio. Allora ti voglio!

9

GESU’, NON TI PUOI TAPPARE LE ORECCHIE

AMICO - Gesù, oggi sono venuto a trovarti con un desiderio solo: distrarti un po'. Così, quando parli con me e ascolti quello che ti dico, non senti tutte quelle brutte bestemmie che ti si dicono continua­mente.

Bravo! In questo modo ho finito col dirtelo o, quanto meno ricordartelo!

Credimi, Gesù, che quando ascolto certe bestem­mie dei grandi e di qualche moccioso dei miei com­pagni, che crede di fare il gradasso, mi montano i nervi e mi metterei a morsicarli come un leone. Ma mi domando e dico: sono pazzi!

Per qualunque cosa se la prendono con te, o con Papà, o con la Madonna, o con i santi!

Inutile dirti che qui salterebbe fuori, subito, subi­to, la mia medicina veloce, veloce... Se io fossi al tuo posto!...

Perdonali Gesù, qui, veramente, dico anch'io "non sanno quello che dicono"!

GESÙ - Mio carissimo amico dinamitardo, ti ringra­zio dì quello che mi dici e dei sentimenti affettuosi che hai nei miei confronti: veramente le tue parole consolano il mio cuore e, se anche ascolto ugualmen­te tutto, la tua bontà mi dà sollievo.

La bestemmia è il linguaggio del demonio, che, nonostante il mio amore, ci odia e cerca di travolgere nella sua rabbia anche gli uomini, che così follemen­te amiamo:

Il demonio, approfitta dei momenti di debolezza dell'uomo, di incoscienza, per suggerirgli nefandez­ze nei nostri confronti, e l'uomo, non solo ci cade, ma poco alla volta ci prende il vizio, con tanta soddi­sfazione di tutto l'inferno.

La bestemmia è il peccato più brutto, perché è il più insensato, veramente il più diabolico, perché mira, senza senso, direttamente ad offendere Dio­Amore.

Ancora una volta, soffro di questi insulti, di que­sti sputi, ma attendo, con la consolazione confortante dei miei amici fedeli, che anche i bestemmiatori più incalliti imparino ad amarmi e possono poi con i miei amici, cantare le lodi a Dio eternamente.

Quando senti bestemmiare, dimmi, nel tuo cuore, che mi ami anche per chi bestemmia e offrimi il disgusto che senti, in riparazione e per la conversio­ne di tutti.

Non permettere a nessuno di bestemmiare davan­ti a te e, se proprio non puoi fare altrimenti, allonta­nati dalle persone e dai luoghi in cui mi si offende in questo modo nefasto, perché questo orribile vizio inquina tutto e tutti.

Si comincia col dire: "Mi scappa, nei momenti di nervosismo" ed è la fine. Bisogna sapersi liberare l'udito, la mente e la lingua da questo cancro morta­le.

Ogni bestemmia è un gradino verso l'inferno: è come aprire la botola ed imparare il linguaggio dei dannati.

AMICO - Mio amico, tanto insultato e tanto buono, che sia sempre sulle mie labbra la tua lode e mai la bestemmia!

Tu lo sai, Gesù, che non mi fido troppo dei miei propositi, ma è certamente un mio desiderio profon­do sentirti lodare da tutti e non mi permetterei mai, davvero, di dire una bestemmia: se sono un uomo non bestemmio: perché, se non credo perché dovrei offendere il Dio che gli altri amano e, se credo, per­ché dovrei bestemmiare chi mi ama?

Voglio imparare a memoria quella preghiera che la chiesa fa dire proprio per riparare gli oltraggi che ricevi:

Dio sia benedetto

Benedetto il suo Santo nome

Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.

Benedetto il nome di Gesù

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore

Benedetto il suo Preziosissimo Sangue

Benedetto Gesù nel SS. Sacramento dell'Altare

Benedetto lo Spirito Santo Paraclito

Benedetta la Madre di Dio Maria SS

Benedetta la sua Santa e Immacolata Concezione

Benedetta la sua gloriosa Assunzione

Benedetto il Nome di Maria Vergine e Madre

Benedetto S. Giuseppe suo castissimo sposo

Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi.

Sei contento, Gesù?

Sei contenta Mammina mia? Ciao! A domani!

20

GESU’, IERI NON SONO VENUTO A MESSA

AMICO - Mio carissimo amico Gesù, sono venuto oggi a scusarmi perché ieri, con tutta la famiglia, abbiamo disertato proprio la tua casa. Avevamo pro­grammato un viaggio, tutti insieme, per andare a tro­vare amici e pensavamo proprio di poter assistere anche alla Santa Messa, poi invece... è finita male. Credimi, Gesù, che non lo abbiamo fatto apposta. Anche Papà e Mamma erano tutti dispiaciuti.

È veramente una cosa brutta passare una domeni­ca senza celebrare tutti insieme l'Eucaristia, senza festeggiare con te il Giorno del Signore. Spero pro­prio che non capiti più.

Ma sai, Gesù, quello che mi è dispiaciuto di più è che, quando lo abbiamo detto a quei nostri amici, ci prendevano in giro, più o meno dicendo che queste sono cose sorpassate e che vanno bene per preti e suore... Questo mi è proprio dispiaciuto.

Ma che domenica è, se non è il giorno del Signore? Che giorno del Signore è, se tu non sei al centro della nostra gioia?

Che cosa vuol dire macinare chilometri, se non veniamo verso di te e tu non sei con noi?

È così bello ritrovarci tutti insieme, vestiti a festa, con il cuore in festa, farsi visita, essere spensierati, sederci a tavola con più calma, giocare tutti insieme, andare a trovare gli ammalati, ma è soprattutto bello sentirsi fratelli, uniti intorno allo stesso altare:

ad ascoltare la tua parola, a fare la nostra offerta per i più poveri, a scambiarci il segno del perdono e della pace, a cantare insieme il Padre Vostro, a ricevere il tuo Corpo e il tuo Sangue, come "pegni" della nostra gloria futura.

E quei bei tipi dicevano che sono stupidate! Facciano quello che vogliono, ma per me la domenica è il tuo giorno, o mio amico e mio Signore!

GESÙ - Grazie, mio piccolo e grande amico, anche se non sei potuto venire, ieri io ero con te in quel disagio che sentivi di non poter partecipare e in quel desiderio grande che avevi di ricevermi nel tuo cuore.

Sai benissimo che non mi offende l'impossibilità, ma l'indifferenza, o peggio, il rifiuto di avermi come commensale al banchetto della loro presunta festa.

Non c'è festa senza di me, che sono la fonte unica di ogni autentica gioia.

Papà si è riservato un giorno, perché gli uomini si riposino dalle loro fatiche quotidiane, si ricordino di fare il punto sulla loro rotta verso la patria del cielo, e sperimentino la gioia di sentirsi fratelli, riconoscen­dosi figli di un unico Padre e cantino insieme la vita. lo ho dato il mio Corpo e il mio Sangue per il banchetto della condivisione e ho voluto partecipare con voi all'offerta della gratitudine, coinvolgendo, nella vostra stessa festa, la mia Mamma e tutta la Chiesa trionfante fatta di Angeli, Arcangeli e tutti i Santi che cantano con voi: Santo, Santo, Santo!'

Lo Spirito Santo, nel Giorno del Signore, non solo raccoglie, convocandolo, tutto il Popolo di Dio, ma lo rende unito nel Fuoco della nostra stessa Carità e dispensa la ricchezza di tutti i suoi doni, secondo le necessità di ciascuno e il bene di tutta la comunità, che è la mia Chiesa.

La Madonna è felice di vedervi tutti raccolti in un solo cuore, in una sola invocazione, per le necessità di tutti e sa sempre chiedermi, come per le nozze di Cana, il "vino migliore" per la vostra gioia.

Quando fate festa con noi, con voi giocano gli Angeli ed il frutto è la Pace profonda, che ha la sua sorgente nel cuore.

La Pace che io do è diversa da quella che dà il mondo, e non costa nulla, si attinge gratuitamente dal mio cuore.

"Chi ha sete venga a me e beva, se crede, fiumi di acqua viva scaturiranno dal suo seno".

Io non impedisco di divertirsi, di giocare, di fare passeggiate; voglio solo partecipare con voi, per essere il senso di tutto, la corrente continua dell'effi­cacia della vostra esistenza.

AMICO - Amico mio Gesù, io ti voglio sempre con me, al mio fianco e, più ancora, dentro il mio cuore con il Padre e lo Spirito Santo, così la terra sarà anco­ra come il Paradiso terrestre, quando tu passeggiavi con i nostri progenitori, prima che facessero la fesse­ria di escluderti dal loro gioco per mangiarsi una mela.

Sono convinto, Gesù, che se la domenica la festeggio con i miei, in comunione con te, anche tutta la settimana sarà come elettrizzata dalla vostra pre­senza divina e tutto sarà più bello, perché condiviso fra terra e Cielo. È meravigliosa la nostra vita: ora la viviamo un po' all'oscuro, perché tante cose non le sappiamo vedere con gli occhi, perché siamo abba­stanza miopi, ma... presto, presto!

Grazie, Gesù, anche da parte della mia famiglia, per tutto quello che hai organizzato perché la nostra vita sia sempre una festa!

(Parla a Gesù di tutti quelli che sai che intendo­no la festa senza Dio...).

Mammina mia, scusami anche tu per ieri, ma non lo abbiamo fatto apposta; e poi, il santo rosario a te lo abbiamo detto 'ugualmente, in macchina, prima di sentire la partita! Ciao! 

21

GESU’, COSA VUOI CHE IO FACCIA DA GRANDE?

AMICO - Ciao, mio amico adorato, oggi voglio par­larti di problemi seri che mi interessano un sacco: uno in modo particolare: "Che devo fare quando sarò grande?

Te lo chiedo, Gesù, perché tutti hanno le idee chiare e sparano con certezza: "Io farò questo, io farò quest'altro".

Io pure dico le mie, ma quando ne dico una che mi sembra la più certa di questo mondo, passo poi a dirne subito un'altra, altrettanto certa. E passo così dal fare il medico, il pilota, il calciatore, a sposarmi e al fare il prete.....

Chi ci capisce qualcosa?

Oltre tutto te lo chiedo, non solo per avere un parere, ma perché vorrei fare veramente la tua volontà, perché tu solo sai quello che è bene per me e, attraverso me, per gli altri.

GESÙ - Grazie, mio inseparabile amico, di essere venuto e di confidarmi la tua pena. Non devi preoc­cuparti assolutamente di questa instabilità nell'orien­tare la tua vita. È normale che tu sia incerto nella direzione da prendere e non lo sono meno i tuoi com­pagni, che asseriscono tante cose.

Non è questo il momento di certe scelte.

Alla vostra età bisogna mettercela tutta per porre le fondamenta per la costruzione e, tanto più sono solide e profonde, tanto più vi si potrà costruire sopra grattacieli e non castelli di carta.

Ora è tempo di crescere sani: mangiando, dor­mendo, giocando quanto basta, tanto da conservarsi un fisico atletico, ben disposto a sopportare la fatica; poi è il tempo di studiare il più possibile, non sola­mente quanto richiede la scuola, ma quanto è utile per la vita, senza mai perdere "tempo", che è un gran­de dono che Papà vi ha fatto, insieme con l'intelli­genza e la libertà.

È necessario che, anche, ti eserciti manualmente a saper essere autosufficiente in tante arti e mestieri che la vita richiede e che la fanno bella, in modo da essere anche tu un creatore in piccolo come il tuo Papà, Creatore di tante cose meravigliose, che fanno stupendo l'universo.

Devi crescere, pulcino mio, e poi vedremo cosa saprai diventare con il tuo impegno quotidiano, con il tuo sforzo generoso: sarai quello che ora ti impegni costantemente ad essere.

Ricordati che non si improvvisa nulla e i rimpian­ti non servono che a fare delle persone lagnose, che non piacciono ne agli altri né a sé stesse.

E importante, mio carissimo, che già fin d'ora non faccia della vocazione una ricerca o uno sfizio personale, ma una ricerca serena con me della volontà del Padre, perché è certo che Papà, creando­ti, ti ha arricchito di tutte quelle doti che ti serviranno per la realizzazione del suo piano d'amore. Tu sco­prirai questo piano come in una caccia al tesoro, guardando dentro lo scrigno della tua vita e valoriz­zando talento su talento, senza mai smettere di gioca­re il meraviglioso gioco della vita.

Ad un certo punto, non potrai che essere quello che sei e, guardandoti, vedrai chiaramente la volontà del Padre nella tua gioia e nel nostro sorriso.

Il progetto unico, verso il quale tutto convergerà, deve essere la tua santità, che corrisponderà alla tua perfezione di persona, di capolavoro di Dio, per la sua Gloria e per la gioia di tutti.

AMICO - Lo dicevo io, che era troppo presto pensare seriamente a che cosa fare quando ancora non cono­sco bene che pesce sono o, come hai detto bene tu, Gesù, se diventerò un pollastro o un tacchino di dodici chili, o rimarrò un pulcino pigolante e basta. Voglio diventare, Gesù, quello che vuoi, e voglio fare onore al mio Papà che mi ha creato come un pro­digio, quando mi ha tessuto nel seno di mia madre, dopo avermi pensato, prima ancora di creare tutto l'universo.

È meraviglioso!

Anche i miei genitori saranno felici di vedermi felice e potrò fare tanto bene a tutti, come facevi tu, che prima facevi il falegname con papà Giuseppe, ma già eri il salvatore del mondo, il prediletto del Padre.

Quello che è certo è che non mi interessa far soldi, ma essere santo, in quel modo che studieremo insieme con te, mio Gesù!

(Pensa con Gesù quali sarebbero i tuoi desideri e confrontali con lui....).

Mamma, ti chiedo di preparare la mia mamma a lasciarmi fare la volontà di Dio, ad ogni costo, anche se dovesse essere una cosa che a lei costa molto, per­ché mi porterebbe molto lontano da lei.

Mi raccomando, sarebbe brutto vederla piangere, ma io non potrei fare altrimenti, perché Gesù ha detto che, chi non lascia il padre e la madre, non è degno di lui.... E questo, mi dispiace, ...Insegna ai miei genito­ri a distaccarsi un po'!.... 

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GESÙ, CHE COSA VUOL DIRE RIPARARE

AMICO - Gesù, mio amico silenzioso, che attendi sempre la mia visita quotidiana e che riempi il mio cuore di tanta serenità, oggi vorrei chiederti una spie­gazione su un tema che mi è un po' astruso, o quanto meno, confuso in testa: quello della riparazione. Sento spesso dire che bisogna riparare: alla sezione di autunno se si è stati rimandati in qualche materia, si ripara una macchina guasta, ma io a te che cosa dovrei riparare, mica hai sbagliato qualche cosa o hai qualcosa di guasto, tu!

Dicono che bisogna riparare per i peccatori, per quelli che fanno i criminali. A quelli bisognerebbe riparargli la testa con una di ricambio, ma non è pur­troppo possibile.....

Mi puoi fare le idee un po' più chiare, Gesù?

GESÙ - Tu, amico carissimo, mi chiedi di spiegarti quello che già fai così generosamente ogni volta che mi pensi, preghi, mi dichiari il tuo amore e vieni a trovarmi in questo tabernacolo, dove io Sono lasciato solo dai miei fratelli che amo.

La tua presenza affettuosa mi ripaga di tanto affetto donato a tutti e non corrisposto che da pochi­ssimi. L'intensità del tuo affetto mi ripaga, "ripara" e mi allevia il dolore per tante ferite che infliggono al mio cuore tanti fratelli che non solo si rifiutano di amarmi, di riconoscere il mio amore senza limiti per loro, ma mi offendono in ogni modo, soprattutto in questo sacramento del mio Corpo e del mio Sangue. Se tu conoscessi, amico mio, quanti sacrilegi, quante comunioni indegne, quante profanazioni per mano di venduti a satana e come il mio cuore sanguina per loro, capiresti come mi è gradita la tua presenza ripa­ratrice, le tue parole gentili, il tuo ricevermi nel tuo cuore come dolce ospite della tua anima.

È l'amore che ripara le mancanze di amore da parte degli uomini, e quindi ogni tuo gesto, anche il più insignificante, d'amore, in tutte quelle forme che il tuo cuore affettuoso ti saprà suggerire, tutto questo mi dà tanta gioia e mi aiuta a dimenticare ogni offesa ricevuta. Il tuo cuore, insieme al mio, raggiunge anche il cuore di chi mi è nemico e lo stimola a ricre­dersi, a chiedere perdono, a ravvedersi, ed è un forte richiamo di grazia che può salvarlo.

Io non ti chiedo i grandi sacrifici, che hanno fatto i santi, pur di salvare le anime, ma offrimi tanti pic­coli fioretti, profumati dal tuo amore e avrai la gioia di essermi di consolazione ed aiutarmi a salvare quel­li che mi fanno soffrire, ma che io amo.

AMICO - Gesù, ma io ho letto che Giacinta e Francesco si battevano con le ortiche per farsi male, che portavano una corda con tanti nodi stretta intorno ai fianchi, ho sentito parlare di cilizi che, mi pare, siano-coli-di ferro che fanno male alla pelle....

GESÙ - Non ti chiedo tanto: mi basta che tu metti tanto amore in quello che fai, quando soprattutto ti costa molto, per esempio: mangiare tutto quello che la mamma ti prepara senza fare boccacce, rinunciare a qualche gelato o a qualche cosa, saper sopportare una offesa, un insulto, uno schiaffo immeritato; rinunciare a qualcosa che potresti comperarti e fare un'offerta ai poveri, sopportare un qualche malanno senza fare tante storie....

Ecco, tutto questo, fatto per amore, non solo ti educa, ma è anche "riparazione" di tutta la ingratitu­dine umana e ti prepara un'anima sensibile, capace di grandi rinunce, quando sarai più grande e più gene­roso.

AMICO - Grazie, mio carissimo amico Gesù, ora ho le idee più chiare e voglio impegnarmi seriamente a non fare tante storie, ma ad essere un po' più sparta­no, per amore tuo. Posso rinunciare, per esempio: alle cose firmate, a far finta di avere fame ingubbian­domi di pizzette o di pasticcini, con continue meren­dine, ché poi, quando arrivo a casa, non ho più voglia di mangiare e faccio soffrire la mamma che ha fatto fatica a preparare cose buone per noi. Tutto questo spero di poterlo offrire ogni giorno, certamente con amore, e mi fa tanto piacere che possa appartenere alla schiera dei tuoi "riparatori" che ti danno un po' di consolazione, o mio Gesù, così bistrattato da tutti.

(Per questi giorni penso di offrirti come fioret­to...).

Mammina mia, io mi impegno a fare queste pic­cole cose, in modo nascosto a tutti, e può darsi che mi scappi anche qualche bugia, ma tu cerca di far capire a mia mamma che, se mangio di meno e perdo un po' di pancetta, non sono ammalato grave! Voi mamme siete sempre allarmate di nulla.

Tu, Mamma, suggeriscimi anche qualche penitenza, come facevi con i pastorelli di Fatima. Grazie di tutto e ciao! 

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GESU’, MI PARLI UN PO' DEL MIO ANGIOLETTO?

AMICO - Sai, Gesù, oggi sono arrivato per miracolo. Mi ero messo a giocare con i miei compagni e pro­prio, non mi ricordavo più nulla; avrai provato anche tu, quando si fanno le cose sul serio, si dimentica tutto. Ad un certo punto mi sono sentito una vocetta dentro, che mi diceva: "Gesù ti aspetta"!

Ed eccomi qui! Sono certo che è stato il mio angelo custode, non è vero?

GESÙ - Certamente, mio simpatico amico.

II tuo angioletto, quello che il Padre ti ha donato al momento stesso della tua nascita e che porta il tuo stesso nome di battesimo, ti è sempre al fianco, non ti abbandona mai ed è sempre pronto a suggerirti cose buone e, soprattutto, a difenderti dal demonio, quello che tu chiami Cacciabubù.

È difficile descriverti la bontà, la bellezza, l'intel­ligenza e la potenza di una creatura che l'Amore ha inventato per mettere accanto ai suoi figli, in modo tale che non siano mai soli, indifesi, davanti alle insi­die dei mandati dal demonio per farvi del male ed impedirvi di venire verso la Vita.    

L'angelo custode è portatore, per te, di tutte quel­le grazie attuali di cui hai bisogno per vivere la vita di comunione con Dio e che tu rendi efficaci risponden­do all'invito delicato e forte che lui cortesemente ti fa.

Di questo servizio lui è molto contento, perché è obbediente alla sua vocazione ed è felice quando tu rispondi affermativamente, come fece la mia Mamma al suo Angelo: "Eccomi"! Ricordi?

Mentre il demonio è un angelo, così l'ha creato Papà, che, per orgoglio, non ha voluto obbedire e si è ribellato di servire dei bambini tanto amati da Dio da farli diventare suoi Figli.

II demonio le studia di tutte per farti trarre in inganno, perché è bugiardo ed è potentissimo: ha ancora tutti i talenti che Papà gli ha regalato; ma lui ci ha aggiunto orgoglio, malizia, rabbia, odio .... E come un cane legato alla catena: solo se ti avvicini può morderti. Sai, l'ho lasciato sfogare su di me, fino a diventare la sua vittima preferita, ma poi, quando Papà mi ha fatto risuscitare, il demonio è rimasto come un cane senza denti: può mangiare solo zucchi­ne lesse.

Se stai sempre con il tuo Angioletto, non oserà avvicinarsi: contro di lui non può nulla, che tu gli permetta. Stai quindi molto attento a distinguere bene le loro voci.

AMICO - E come faccio a distinguerle?

GESÙ - È facile. Il tuo Angioletto ti parlerà sempre di cose buone, che possono costarti, inizialmente, anche qualche sacrificio, ma ti lasceranno sempre contento, capace di guardarti nello specchio senza vergognarti, di cercare il mio volto nel tuo cuore sorridendo, ti lasceranno riposare nel tuo lettuccio senza rimorsi e con una gran voglia di vivere. Il demonio, invece, non credere che ti proponga sempre cose brutte, no; si contenterà, inizialmente, di cose poco chiare, un po' ambigue, un misto tra bene e male, una specie di insalata russa di tutto..., dicendoti che tutti fanno così, che in fondo non c'è nulla di male, che sei un uomo, o... che poi ti confesserai.... Non metterti a discutere con lui, chiama subito il tuo Angioletto e vedrai che lo sistemerà lui per le feste.

Il tuo Angioletto ti inviterà a seguire i comanda­menti di Dio, i consigli della mamma e del Papà, ad essere studioso e puntuale, oltre che educato e leale con tutti, mentre l'altro ti inviterà ad avere comporta­menti diversi, quando sei solo e quando ci sono papà e mamma, quando ci sono alcuni amici, e quando ci sono altri ... Ti porterà a creare divisioni, discussioni senza fine, a bisticciare con tutti, ad essere violento, non vorrà che tu preghi e che tu mi venga a trovate; ti proporrà come modelli i più sbandati, che fanno finta di essere grandi fumando e dicendo parolac­ce.....

Segui il tuo Angelo custode e non ti addormenta­re mai la sera senza aver rivisto la tua giornata con lui, per riposare fra le sue braccia, felice, quando è ora di fare nanna!

AMICO - Mio carissimo Gesù, ma le avete pensate tutte, pur di fare di me un capolavoro. Io sono una potenza, con un amico come il mio Angioletto. Voglio che sia sempre contento e voglio chiacchiera­re con lui molto, prima di fare delle scelte. E non mi muoverò, fintanto che non sono sicuro del suo con­senso.

(Prega anche gli Angioletti dei tuoi compagni che sono tristi, perché non sono mai ascoltati...). Mammina, che cosa stupenda avere un angioletto meraviglioso al mio servizio, che è capace di caccia­re Cacciabubù a pedate, a farsi friggere nell'inferno, aiutami ad ascoltarlo sempre, fedelmente, come hai fatto tu, quando l'hai visto a Nazareth e ti ha chiesto di diventare Mamma dì Gesù. Fa che anch'io gli dica sempre "Sì". 

24

GESU' TANTI BAMBINI MUOIONO DI FAME

AMICO - Hanno detto che non so quanti bambini muoiono ogni giorno di fame e quanti adulti ...... cen­tinaia di migliaia, sai?

Io non riesco a capire, Gesù, perché avviene que­sto quando, l'ho visto anche alla televisione, buttano tonnellate dì raccolto di ogni specie, per l'equilibrio dell'economia europea ?!

Ma sono pazzi i grandi?

Qui da noi ci sono i negozi pieni di tante cose da mangiare che poi, anche in casa, buttiamo, perché c'è scritto che sono scaduti, perché non facciamo in tempo a mangiare tutto... e laggiù quei bambini, quei poveretti, muoiono di fame.

Ho visto un bambino che sembrava uno scheletro rivestito appena di pelle ... Era tutto occhi e sofferen­za, perché si vedeva che era triste!

Che cosa possiamo fare, Gesù?

Ho promesso di non sciupare più nulla, di man­giare quanto basta, senza troppi vizi, anche per ripa­rare chi oltraggia te, ma questi muoiono ugualmente, perché gli altri buttano tutto, allo stesso modo.

Cosa devo fare? Tu non puoi far nulla?

GESÙ - Mio carissimo Papà, che dà il cibo agli uccelli del cielo e riveste i gigli del campo, ha distri­buito sulla terra cibo abbondante per tutti e perché nessuno sia ignudo, senza casa e, nella miseria più triste, muoia di fame, ma gli uomini più avidi si sono accaparrati i beni più essenziali per vivere e hanno rubato, come ladri, il cibo in bocca a tante creature innocenti e sono responsabili della loro morte. Sono quindi ladri ed assassini, anche se si fanno chiamare onorevoli e passano il tempo a discutere e a fare leggi, ma contro la legge dell'amore, che ha come base la giustizia. Verrà il giorno del giudizio e dovranno rendere conto, come il ricco Epulone, dell'abisso che hanno scavato tra loro e i poveri, che io avrò accolto nel mio regno.

Che cosa possiamo fare? Nulla!

Nella natura tutto si moltiplica meravigliosamen­te, ma l'uomo, invece di condividere con i propri fra­telli, di tutto si appropria, in una fame insaziabile che lo porta ad autodistruggersi, scatenando odii e guerre di ribellione che si spengono nel sangue.

Fame è uguale a guerra, che è un anticipo, per i responsabili, dell'inferno nel quale cadranno.

Che cosa posso fare più di diventare Pane, dando in cibo la mia stessa carne, perché gli uomini impari­no da me a farsi dono di tutto, spezzando la loro stes­sa vita, per amore dei fratelli?

"Prendetemi, mangiatemi!"

Vedi, amico mio, triste come me per tanta soffe­renza che si abbatte su tante vittime innocenti della cattiveria umana, io non posso che tutto mettere nel calice del mio stesso sangue e offrirlo, in espiazione, al Padre per la salvezza di tutti.

AMICO - Mi dispiace tanto, Gesù, di aver toccato una ferita profonda del tuo cuore e sono contento di soffrire con te questa terribile ingiustizia che gli uomini, soprattutto bianchi, stanno compiendo e quello che mi dispiace è che, tanti di questi, si dicono credenti e magari ogni tanto vengono a fare la comu­nione.

È possibile? Tu dai da mangiare loro te stesso e loro accumulano case, appartamenti, soldi in banca; hanno i frizer pieni e fanno gli sdegnati e si lamenta­no...

Ho visto che dalla città portano via camions di avanzi, che basterebbero, da soli, a non far morire di fame tanta gente...

Chiedi perdono con noi, Gesù, a Papà e che mandi lo Spirito Santo a scongelare tanti cuori di ghiaccio, che fanno soldi sulla pelle di tanti derelitti.

Spero, con la tua grazia, di occuparmi di queste cose quando sarò grande... potrebbe essere anche questa una vocazione. Non ti pare, Gesù?

Voglio parlarne tanto anche con i miei amici, in modo che se si convincano; quando saremo grandi diventeremo dei politici, meno deficienti di questi che abbiamo, che parlano e basta! Scusami, Gesù!

Aiutami però, Gesù, che crescendo non diventi peggio di loro.

Voglio diventare "pane spezzato" come te! (Parlane a Gesù...).

Mamma carissima, tu che guardi a tutti questi bambini con la stessa impotenza di Gesù e piangi tutte le lacrime delle madri del terzo mondo, fa' che io metta sempre i miei pani e i miei pesci, perché tutto si moltiplichi e la turba non abbia più fame. 

25

GESÙ, UN BAMBINO HA IL PADRE CARCERATO!

AMICO - Oggi, o Gesù, l'angioletto mio, quando ho saputo che un mio compagno ha il papà in prigione, mi ha subito ricordato di te prigioniero dei nostri tabernacoli; e poi quello che tu hai detto: "Ero pri­gioniero e voi mi avete visitato".

Io non so che cosa ha fatto quel papà... però esse­re carcerato deve essere una cosa terribile, perché non ti puoi muovere mai da quel posto, devi mangia­re quello che ti danno, sempre; ci sono le grate chiu­se a chiave, in compagnia sempre di compagni poco raccomandabili... E’ veramente brutto!

È brutto anche per quel bambino, perché tutti lo guardano come se anche lui fosse un delinquente. Mi fa tristezza tutto questo!

GESÙ - Chi è carcerato che io non sia con lui? Vedi, amico sensibilissimo, non c'è situazione umana che io non abbia voluto condividere, perché ognuno che voglia, possa sentirmi al suo fianco, a condividere la sua stessa sorte.

La giustizia umana segue le sue leggi e tende più a punire che a correggere la miseria umana che si manifesta, a volte, in forme gravi e che possono avere il suo mistero nel cuore dell'uomo.

Gli uomini giudicano secondo le apparenze, ma io giudico secondo il cuore di ciascuno.

A voi ho chiesto di essere misericordiosi come misericordioso è verso di voi il Padre vostro, che è nei cieli.

Cerca di essere vicino a quel tuo compagno, senza giudicare niente e senza nemmeno curiosare sui fatti segreti della sua famiglia, occorre sempre molta delicatezza, e quando ti sarà possibile, da gran­de, ricordati di andare a trovare i carcerati, perché è un'opera di misericordia a me tanto cara.

Stando vicino alla mia prigione d'amore, impare­rai ad avere nel cuore tutte le forme della sofferenza umana, in ogni manifestazione, anche nelle forme più discriminanti di emarginazione.

La mia delizia è stare con gli uomini ed ho scelto di lasciare le novantanove pecorelle, che sonò i giusti del Cielo, per rimanere sempre alla ricerca della pecorella più sperduta, più abbandonata, più ferita, ed essere pronto ad accorrere al primo belato.

Rimani sempre con me ed imparerai ad amare, senza mai giudicare nessuno.

AMICO – E’ vero, Gesù, stando con te si diventa buoni.

È proprio vero: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei'. Io voglio stare con te, o Gesù, e diventare buono come te, perché nel mondo c'è tanto bisogno di bontà, di misericordia, di comprensione. Sai che cosa ho notato, Gesù? Una cosa strana: se ascolti i consi­gli della gente, specie dei grandi, poco alla volta ti trovi ad essere un delinquente: "devi arrangiarti! Devi essere furbo! Devi difenderti e spaccargli il muso!"... etc., etc., e poi, quando lo fai davvero, ti mettono in galera e ti riempiono le pagine dei giorna­li ... Ma sono pazzi questi adulti!

Solo tu, Gesù, mi dai consigli buoni, mi dici di non fare peccati, di non fare cose scostumate, di non fare del male a nessuno che, se poi sbagliano, non solo non fai baccano e suoni la tromba ai quattro venti, ma ci perdoni settanta volte sette, cioè sempre! Tu sì che sei una cannonata, o Gesù.

Forse, Gesù, ti ho già detto che mi fa un po' paura diventare grande. Non mî piacciono certi grandi, sono troppo prepotenti e scostumati... Chissà quelli che sono in galera, allora!

È meglio non pensarci e affidarsi totalmente a te. Voglio essere il tuo prigioniero, ti piace questa idea, Gesù? Prigioniero della tua amicizia che mi 'ascia sempre libero, ma che mi guida seriamente verso un crescere  in sapienza e in grazia, diventando per me: VIA, VERITA, VITA.

Donami, Gesù, un cuore grande come il tuo, mite ed umile, che nessuno giudica e che tutti accoglie per imprigionarli, come me nella tua prigione, che è il massimo di libertà.

Ti abbraccio forte forte, come se tosse una cate­na, e tu tienimi vincolato a te, come se avessi le manette ai tuoi polsi, piagate per tuo amore!

(Raccomanda u Gestì tutte quelle persone che ti pure non raduno molto bene, come modelli di vita...). Mammina mia, voglio essere anche tuo prigionie­ro: aiutami a vedere il mondo attraverso le inferriate della tua ardente carità verso tutti gli uomini.

Ti raccomando quel mio compagno e il suo papà e tutti i carcerati del mondo. Se ti sentiranno nel cuore, se ameranno Gesù, si sentiranno meno soli e più liberi. 

26

GESU’, CHE COSA MI RACCONTI?

AMICO - Gesù, oggi ho una voglia matta di mettermi qui, buono buono, davanti a te, sentirmi abbracciare come facevi con i bambini in Galilea e ascoltarti par­lare di tutte le cose belle che tu sai dire. Che cosa mi racconti, di te, della tua vita, delle tue esperienze, insomma, in mezzo agli uomini? Alcune cose le conosco, perché sono già scritte nei vangeli e quelli me li sono letti nella edizione per noi ragazzi. Ma vorrei che tu mi raccontassi bene quello che non c'è scritto e che provavi nel tuo cuore, perché è quello che mi interessa di conoscere sempre più, per amarti sempre più e imparare da te ad amare.

GESU - Vuoi che ti racconti una cosa che non c'è scritta e che bisogna leggere tra le righe del vangelo nei miei comportamenti? Io amavo molto il silenzio. Mi piaceva stare zitto e contemplare tutto e tutti, cer­cando di capire il significato profondo di ogni gesto, di ogni parola, come a penetrare nel cuore di tutto, con la profondità del mio amore.

Non pensare che fossi un musone, no, assoluta­mente, perché il sorriso era sempre sulle mie labbra, altrimenti non mi avrebbero seguito tanti bambini, ma appena mi era possibile, finito un discorso inte­ressante con qualche persona saggia, come la mia mamma, come Giuseppe e qualche altro che cono­sceva bene la storia del mio popolo, anche lavorando, me ne stavo zitto e tranquillo, raccolto nel mio silenzio, e succhiavo, come un'ape, la saggezza di ogni cosa. Appena potevo mi ritiravo o nella mia stanzet­ta o, meglio ancora, sdraiato sull'erba di un prato, o in riva al mare, o su un colle più vicino al cielo, e lì davo sfogo alla contemplazione di tutto il creato, disto con gli occhi del mio Papà, che per me aveva fatto tutte le cose.

È meraviglioso leggere tutta la natura come un libro di preghiera, come un cantico d'amore di tutte le creature, volute dal Padre per la tua gioia.

È meraviglioso godere di tutto e avere nel cuore una infinita gratitudine. Per far questo bisogna "fare silenzio" e ascoltare, portate dal vento, mille storie infinite di vita, il fruscio del volo delle farfalle, il canto dei grilli, il gorgogliare del ruscello che sgorga fresco dalla sorgente, il profumo dei fiori, lo splen­dore dei loro colori e delle loro forme, il cinguettare degli uccelli e il loro canto melodioso...

Solo nel silenzio puoi cogliere tutto questo e respirarlo con il cuore.

Anche la storia degli uomini, nei loro momenti di gioia e di sofferenza, ha bisogno di essere avvolta di silenzio contemplativo, per essere letta nella verità più profonda, oltre la lettura superficiale, data dalla emozione del momento.

Non rinunciavo mai ai miei lunghi momenti di silenzio e, spesso, passavo la notte sotto le stelle a riceverne mille baci come "segni" affettuosi del mio Padre celeste.

Non ci può essere preghiera senza, il silenzio della disponibilità più totale, in cui tutto è messo a tacere per ascoltare il cuore, e senza preghiera non c'è vita.

Anche il fluire del sangue nel corpo umano è avvolto di silenzio, sussurrato è il battito del cuore e l'alito è un sospiro...

Vedi? Impara a startene raccolto nel silenzio, a riflettere su te, sul tuo comportamento, sulle cose che ti circondano, filtrando tutto con la preghiera, che è dialogo d'amore con Dio.

È facile allora "pregare sempre senza cessare mai", perché tutto scorre dolcemente davanti al cuore, nella sua verità più profonda e la verità ci rende liberi, come cuccioli, e la libertà ci fa amare la vita. E questo è gioia.

Sii sempre affettuoso con tutti, sempre cortese, ma, appena puoi, ritirati in te stesso, come nella tua casetta privata e riferisci tutto o a me o a Papà, mosso dallo Spirito Santo, e in questo dialogo silenzioso troverai il segreto di una intensa vita, carica di mera­viglia.

Le parole che poi dirai, i gesti che farai, saranno tutte espressioni di questa pienezza interiore, che è sapienza e saggezza. Della mia pienezza voi tutti avete ricevuto grazia su grazia, perché io sono fonte di grazia, come sarai tu, se attingerai, nel silenzio, all'abbondanza del mio seno.

AMICO - Grazie, Gesù, di avermi insegnato questo tuo segreto per l'intimità operosa, come il passare delle stagioni, silenzioso ed efficace, perché porta molti fiori e frutti.

Mi voglio sforzare di essere raccolto gioiosamente, perché, anche solo dai miei occhi, gli altri possa­no indovinare la mia intimità con il mio Dio e la pie­nezza della mia vita.

Grazie, grazie di tutto, amico mio, mio tesoro, mio scrigno infinito di gioielli, di inestimabile valo­re.

Tu sei la mia ricchezza e la mia gioia.

Il silenzio, in cui tu solo parli, è la musica più bella!

Parlami sempre così, o mio dolcissimo amico! (Silenzio: e ricordati che rivivi quello che ti ha detto Gesù).

Mammina; Vergine del silenzio, tu che conserva­vi tutte le parole, che ascoltavi, e gli avvenimenti nel tuo cuore li meditavi, aiutami ad essere un degno tuo figlio. Aiutami ad essere meno scatenato e meno chiacchierone, perché voglio diventare come Gesù! 

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GESU’, TI PREGO PER I TUOI SACERDOTI

AMICO - O Gesù, è tanto tempo che volevo dirti una cosa, ma poi non avevo il coraggio, sempre perché non vorrei farti soffrire: hai già tanti dispiaceri!

Oggi, però, voglio proprio dirtelo, perché mi sono consigliato con il mio Angioletto e lui mi ha detto che è bene che te ne parli. La cosa è questa: esclusa la domenica quando vengo a messa, o la mat­tina, per lo stesso motivo, non mi è mai capitato di vedere il mio parroco, qui, in adorazione davanti a te.

Credimi, Gesù, non vuole essere una critica, perché so benissimo che lui può venire in altri momenti, quando io non ci sono, ma è possibile che in qualsia­si orario ché io sia venuto... boh!?

Non vorrei proprio che la tua sofferenza di essere abbandonato nasca, principalmente, dalla solitudine che soffri per l'abbandono dei tuoi sacerdoti. Mia mamma mi ha detto che hanno tanto da fare, perché sono pochi, ma a me pare, scusami, Gesù, che questo non regga, perché per fare tante cose ci sono tante persone, che potrebbero fare meglio... Poi non si può mica lasciare un amico come te, con la scusa che c'è da fare?! Non ti pare?

Comunque io non voglio giudicare, voglio solo pregarti, o Gesù, che, se veramente i sacerdoti sono pochi, chiediamo a Papà, che è il Signore della messe, che mandi tanti operai, così avranno tempo di stare in adorazione davanti a te e aspettare qui la gente, per la confessione e per la direzione spirituale. Ma che siano santi.

Ti dico la verità, Gesù, che alcuni che conosco io e che conosci certo anche tu, proprio santi non sono: non mi piace come scherzano, come fanno la scuola, come vestono... come si comportano, insomma... Alcuni sono sempre arrabbiati, come bull-dog: ma che cosa fanno?!..

Scusami, Gesù, mandaci sacerdoti che somiglino a te, non tanto fisicamente, certo, ma che sia bello ascoltare loro come ascoltare te, e che siano innamo­rati del Padre come lo sei tu, che siano sempre sorri­denti e siano trovabili nella tua casa, dove attendono con te noi, che abbiamo bisogno di essere guidati. Perdonami la sfurita, Gesù, ma era da tempo che l'avevo sullo stomaco!

GESÙ - Mio carissimo amico, hai veramente messo il dito in una piaga profonda del mio cuore. Amo infinitamente tutti, ma amo in modo tutto particolare i miei sacerdoti: ho dato loro veramente tutto me stesso, ho consegnato loro; la mia vita, perché -ne siano i distributori generosi ed entusiasti.

Ho chiamato ognuno di loro, perché siano divora­ti dallo zelo per la mia casa e per le anime, in una vocazione come la mia, che comporta di caricarsi ogni giorno della croce, per poi lasciarvisi inchioda­re sopra e morirci, per là salvezza dei propri figli.

Accanto alla gioia che mi viene da parte di alcu­ni, che condividono con me l'immolazione quotidia­na dell'altare e la solitudine del tabernacolo, ho nel cuore la sofferenza di troppi, che si sono lasciati prendere dal fare troppe cose e mi hanno abbandona­to, come gli altri, più degli altri.

Prega molto per i miei sacerdoti, e chiedi anche tu con me al Padre, che ne mandi tanti, veramente gene­rosi, che sappiano rispondere al mio invito, all'olo­causto e alla santità, con gioia, fino al "tutto è com­piuto", come feci io sul Calvario.

La vocazione sacerdotale è la più bella, perché a nessuno è dato di godere dell'intimità divina con me fino alla immolazione, fino a farsi ostia di propizia­zione per tutto il popolo di Dio: quanto dono di vive­re ai miei sacerdoti! Ma anche niente è più insensato, quando mi si abbandona per qualunque motivo.

Voglio che i .sacerdoti stiano soprattutto con me ai piedi del mio altare, dove sarà a tutti possibile tro­varli come testimoni del mio amore e della mia immolazione, per la salvezza di tutti.   

Se sapranno resistere alla tentazione che li allon­tana da me, in nome del fare, e rimarranno nel mio amore, allora saranno veramente testimoni trasparen­ti, credibili, e, chi cerca me, mi troverà in loro.

Papà ascolta la preghiera dei bambini che mi amano, e può darsi, che ti esaudirà chiamando anche te. Se vorrai, quando sarà tempo.

AMICO - Se Papà lo vorrà sono pronto, o mio Gesù, a patto, però, che tu mi assicuri che non sarò più io a vivere, ma sarai tu a vivere in me, così che, chi vedrà me, vedrà te. Sarebbe meraviglioso, ma ne ha da fare lo Spirito Santo di lavoraccio!

(Parla a Gesù di una tua possibile vocazione... speciale...).

Mammina mia, tu che sei la mamma di Gesù Sacerdote e quindi, di tutti i sacerdoti, aiutali a non scoraggiarsi mai, a rimanere fedeli alla loro vocazio­ne eucaristica e di servizio a tutte le anime. Chiedi anche tu, con me e con Gesù, che Papà ci conceda tanti e santi sacerdoti, secondo il suo cuore. 

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GESU’, TI PREGO PER LE SUORE

AMICO - Gesù, sono un po' arrabbiato, perché una suora mi ha detto che io con te ho troppa confidenza e che non devo dimenticare mai che, è vero che tu sei il mio amico, ma sei pur sempre un Dio e che, quin­di, devo stare davanti a te "con timore e tremore": ha detto proprio così. Ha anche detto che davanti a te tremano gli angeli e gli arcangeli e che, prostrati per terra, dicono continuamente: "Santo, Santo, Santo ...e basta! Mi ha perfino detto che anche i Serafini e i Cherubini, non mi ricordo più, non osano nemmeno guardarti e si coprono la faccia con le ali....

Credimi, mi è caduto il mondo addosso. Tremano tutti, insomma, e sono tutti spaventati! Io, Gesù, credo che quello sia un altro. Per me, non voglio proprio che sia così... Ma...

GESÙ - Mio carissimo amico corrucciato, la confi­denza che noi ci diamo non è frutto di irriverenza, ma di amore, tu sei familiare di Dio, concittadino del Cielo, dal momento che io ho trovato la mia delizia nello stare, con gli uomini, che sanno rimanere o diventare bambini. È vero che io sono Dio per natu­ra, ma tu sei Dio per grazia, perché lo Spirito Santo abita in te e ti eleva al di sopra degli Angeli, degli Arcangeli, dei Troni e delle Dominazioni, con i quali canti la Santità di Dio, senza chiudere gli occhi, ma contemplandola, con nel cuore una infinita gratitudi­ne.

Mi si manca di rispetto quando si dice di creder­mi e poi non si ha mai il tempo per me e mi si lascia solo nel tabernacolo per vedere la televisione, o chiacchierare, magari mormorando. Non mi si manca mai di rispetto quando mi si adora con tutto il cuore, perché si è capito di essere amati con tutta l'anima da un Dio Amore. Tu continua ad avere tanta confiden­za in me e a venirmi a trovare con tutta l'affabilità del tuo cuore, dei tuoi gesti spontanei, delle tue parole semplici e cordiali. Non dubitare, anche Papà è molto contento di tutto questo; del resto vi ho insegnato io a chiamarlo non: "Dio degli eserciti", ma: “Paparino” come l'ho sempre chiamato e lo chiamo io con voi.

Sarà stata qualche buona suora dell'Antico Testamento, che tornava dal Muro del Pianto! ...Sono state educate così, ad un rispetto spesso senza amore. Io voglio amore, amico mio, perché di rispet­to si muore e l'ossequio mi fa sentire un monumento.

Ho scelto te, ho scelto le mie suore, per essere amato, perché ho un Cuore di uomo e, come tale, desidero che rimaniate nel mio amore, non in uno stato di separazione, che mi fa sentire terribilmente distante da voi, più che Amore Incarnato e diventato Pane per la vostra mensa quotidiana.

Ho tra le suore uno stuolo immenso di anime a me consacrate, che si donano generosamente in ogni, tipo di attività apostolica, spesso fino a sacrificare la loro vita per il prossimo, ma molte corrono il perico­lo di diventare "cembali sonanti", perché non attin­gono da me, dallo stare con me, in adorazione amorosa, l'autentica Carità. Le ho scelte soprattutto per me, perché mi amino, perché dicano con la loro vita, con la loro scelta esclusiva della mia gloria che io sono l'Amore e che a me, per primo, si deve la lode. Il vero culto, che tutti gli uomini debbono a mio Papà, è quello di un Amore esclusivo, totale, che si irradia su tutte le cose. Questo è il vero rispetto che io voglio e, quando c'è, non può che generare tanta con­fidenza affettuosa, fiduciosa. Se mio Papà vuole, può suscitare anche dalle pietre suoi figli, e chi può con­vertire il mondo è lo Spirito Santo invocato nella pre­ghiera; da voi non vogliamo che amore, tanto amore vissuto e dichiarato.

È dall'Amore per me che traboccherà l'amore per il prossimo fino all'eroismo, perché il mio Spirito vi farà amare come io vi ho amato.

AMICO - Conosco tante suore che sono davvero meravigliose, Gesù, sono buone come mamme e sanno fare un sacco di cose belle.

Sento che si lamentano di essere in poche, perché di ragazze che si vogliono fare suore non ne conosco. Dobbiamo chiedere a Papà che le contenti e chiami tante ragazze a seguirti, ma del tipo di Madre Teresa, che prega sempre e lavora tanto, non come quella che mi ha sgridato, perché non mi metto le "ali" sugli occhi ....

Mandaci suore sante, soprattutto per tanti bambi­ni del terzo mondo, che sono soli e abbandonati .... Mammina, da' alle nostre suore un cuore come il tuo, pieno di affetto per Gesù e per tutti i bambini e i poveri del mondo. 

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GESÙ, MIO AMICO CROCIFISSO!

AMICO - Gesù, mio carissimo e irripetibile amico, se pensarti chiuso a chiave nel Tabernacolo mi fa strin­gere il cuore, perché mi sembra che tu ci debba sof­frire lì, stretto stretto, mi fa certo meno impressione di quando ti guardo crocifisso sulla croce.

Si dice degli uomini di oggi, ma anche una volta, non scherzavano: prendere un uomo e crocifiggerlo con chiodi a dei legni, per poi lasciarlo pendere con­ficcato a terra...

Deve essere stato un dolore terribile, Gesù, senti­re prima i chiodi entrare e poi tutte le carni spaccarsi e tirare sotto il peso del corpo ... un povero corpo che era già tutto flagellato, quasi fatto a pezzi dalle fruste di quei disgraziati di soldati, che si erano sfogati su te.

E la,corona di spine che ti lacerava le tempie e ti entrava nella fronte.... Solo il demonio poteva met­tergli una così mostruosa fantasia per farti tanto sof­frire.

Quando sento raccontare la tua passione mi ven­gono i brividi e non vedo l'ora che finisca, perché mi fa soffrire...

Per te non è stato un racconto, ma un fatto, un ter­ribile fatto, che tu hai voluto subire per farci vedere: e come ci vuoi bene, e come si sopporta il dolore e si perdona, -anche a chi ci vuole tanto male.

Sei veramente buono, Gesù, e come saremmo ingrati se non ti amassimo veramente.

GESÙ - Grazie, mio amico, di quello che mi dici e della compassione che hai per, me, quando pensi alla mia passione cruenta. Eppure, sai, quello che ho sof­ferto nel corpo è nulla, a paragone di quello che ho sofferto nel cuore, trovandomi al centro di tanto odio, di tanta ingratitudine!

Dove erano tutti quelli che avevo guarito, che avevo sfamato, tutti quelli che avevo risuscitato, che avevo risanato, ai quali avevo dato la vista, l'udito ?...

Dove erano tutte le persone che dicevano di volermi bene... gli apostoli stessi erano scappati via, era rimasto solo Giovanni con mia Mamma!

Mentre pendevo in un mare di dolori, che mi facevano tremare in una convulsione spaventosa, tutti mi oltraggiavano, mi schernivano, e, quel che è peggio, insultavano mio Papà, pretendendo che mi liberasse dalla croce.

Credimi, sono state veramente ore terribili.

Mi ha sostenuto l'amore immenso, che mi aveva portato ad affrontare tutto, per salvare l'umanità a prezzo del mio sangue e perché speravo che, guar­dando a me crocifisso, poi, gli uomini avrebbero cre­duto nell'amore e mi avrebbero amato come fai tu, mio carissimo e fedele amico.

In quei terribili momenti avevo presenti le soffe­renze di tutta l'umanità: tutti gli affamati, i violenta­ti, i torturati, tutte le lacrime e le grida degli innocen­ti, dei perseguitati ... e tutto offrivo, insieme con la mia sofferenza, nello stesso mio Calice, al Padre, perché tutto avesse significato di espiazione e di salvezza.

Solo l'amore può vincere il dolore, l'amore è più forte della stessa morte.

AMICO - Sai, Gesù, con la televisione anche i grandi si sono abituati a veder soffrire; fanno di quei film; delle volte, che fanno spavento, tanto sono pieni di assassinii terribili; la mafia non scherza in cattiveria ... e la gente è diventata abbastanza insensibile alla sofferenza degli altri e non sopporta nemmeno la propria ...Quello che sembra non capire più è tra un fatto e un film e soprattutto, tra una certa storia e la tua storia...

Tu, Gesù, hai sofferto tutto questo per me ! Sono certo che l'avresti fatto anche solo per me.

GESÙ - Sì, mio amico, e sulla croce ti vedevo e ti pensavo e mi dava la forza la certezza che tu mi avre­sti creduto e amato, come stai facendo. Il tuo amore mi ricompensa di tanta sofferenza, di tanta ingratitu­dine; ed è la mia gioia poterti assicurare il Paradiso con me.

(Parla a Gesù come il cuore ti suggerisce!...). Mammina mia, tu che eri presente allo strazio di Gesù sul Calvario e ne hai condiviso le pene, aiutami ad averle sempre impresse nel mio cuore; in modo che anch'io sappia amare generosamente Lui come mi ha amato.

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GESÙ, PARLAMI DEL PARADISO?

AMICO - Oggi, Gesù, mi sono portato una domanda bella da farti e mi è venuta in mente quando mi hai detto che, a chi crede nel tuo amore, tu dai in dono il Paradiso.

Gesù, com'è il Paradiso ?

Vuoi parlarmene, Gesù, o ti dispiace ?

GESÙ - Qualche cosa posso dirti,. mio amico, altre no, perché di un regalo la cosa più simpatica è la sor­presa. Non ti pare?

Comincio col dirti che il Paradiso non è un luogo particolare, ma un modo di essere, soprattutto di amare tutto e tutti, ardente dello stesso Amore che è Dio.

E difficile spiegarti: è come se tutto diventasse luce, bellezza, beatitudine, felicità, amicizia, amore... e tu ti ci sei tuffato dentro e continui a bere senza saziarti mai, con nel cuore tanta riconoscenza per il Padre che ti ha creato, per il Piglio che ti ha redento e per lo Spirito che ti ha santificato, iniziando, a vivere sulla terra con nel cuore il Paradiso, che è soprattutto la presenza della SS. Trinità nella tua anima, dolce­mente adorata in te dalla Madonna e dal tuo angelo custode.

Ricordati che io ho detto che la vita' eterna è già,che il Regno di Dio è già ed è dentro di voi.... Non posso dire di più, perché altrimenti scopro la sorpresa.

AMICO - Gesù, veramente non ho capito molto, ma mi fido.

lo sono certo di una cosa: che Papà mi ha fatto in un certo modo e mi ha messo nel cuore un numero infinito di desideri che, sono certo, si realizzeranno e che tu, che conosci i miei gusti e sei onnipotente e mi vuoi tanto bene, sono certo realizzerai, per me, come per tutti i tuoi fratelli che saranno fidati di te. È vera­mente difficile immaginare, perché noi pensiamo sempre in. modo piuttosto semplice e concreto, per esempio: si potrà giocare al pallone, se ci saranno i gelati .. ecc. ma mi rendo conto che queste sono fes­serie...

Quello che è importante, è che ci saranno tutti i miei cari, i miei amici e, soprattutto, ci sarai tu con il Padre e con lo Spirito Santo, che avrà finito di fare la colomba, e lo vedremo veramente com'è.

Io penso che ci saranno anche i fiori, gli animali, tutte le cose belle che hai creato, perché, anche se noi ti abbiamo rovinato un po' tutto; tu, al contrario, non distruggi nulla di quello che hai creato, amandolo. E sarà meraviglioso, perché, alla fine, ogni specie avrà raggiunto la sua e avremo così i fiori più belli, gli ani­mali più belli, se anche l'uomo si deciderà ad essere tuo collaboratore gioioso.

Io, Gesù, vorrei proprio che non mancasse nessu­no dei miei amici, dei miei cari in Paradiso e che, insomma, ci fossero proprio tutti gli uomini, nessuno escluso!...

GESÙ - A chi lo dici, amico mio, io ho dato tutto il mio sangue per questo, perché nessuno si perda di quelli che il Padre mi ha dato, ma dobbiamo rispetta­re le loro libere scelte e non possiamo impedire che, liberamente, scelgano l'inferno piuttosto di essere salvati da me.

AMICO - Ma sono scemi? È possibile preferire l'inferno al Paradiso, andare con il demonio, piutto­sto che venire con te che tanto ci ami? Gesù, mi darò da fare a dirlo a tutti, in modo che ci pensino seria­mente alla cosa e seguano la tua via, che conduce alla felicità con sorpresa!.

Grazie, Gesù, di quello che mi hai detto oggi e, soprattutto, di quello che mi tieni preparato per domani. (Parlane a Gesù...).

Mammina, tu sarai la mia Regina in Paradiso ed io, quindi, farò carriera perché sarò il tuo principino; tu aiutami, però, a portar con me più amici che sia possibile... Tutti!

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GESU’, CHE NE PENSI DELLA TV?

AMICO - Gesù, sono molto contento di essere qui con te e di poterti parlare cuore a cuore, come tra veri amici. Ogni volta che ti penso mi pare di puntare la mia antenna su una trasmittente invisibile, ma che funziona perfettamente. Quello che vedo, con gli occhi della fede, è più bello di qualsiasi immagine, perché permette alla mia fantasia di scatenarsi, e anche quello che ascolto, con gli orecchi, ma dentro il mio Cuore, funziona meglio dell'audio. Il Vangelo è la più bella telenovela che si possa ascoltare, perché è vera, ed ha come protagonista il mio Gesù, l'uomo più O.K. che sia mai esistito, che ha fatto cose mera­vigliose, che nessuno mai ha potuto fare. Ha fatto una brutta fine, per la cattiveria degli uomini, ma, come aveva detto già prima di morire, ha fatto salta­re tutto per aria ed è risuscitato e salito al cielo da suo e mio Papà.

O mio Gesù, mi piace questo esempio che mi è venuto della tele, perché è abbastanza significativo, non perché io ne sia un patito, s'intende. Certo una bella partita e qualche cartone animato mi piace vederli, ma di passarci delle ore, come fanno certi miei amici videodipendenti, proprio no!

Tu, Gesù, che cosa ne pensi della televisione?

GESÙ - Mio carissimo amico, è facile dire cosa ne penso, perché tu già lo senti nel cuore.

La televisione è uno strumento meraviglioso quando permette di vedere e di ascoltare e quindi di farci partecipi di avvenimenti educativi e anche sana­mente divertenti, ma... è sempre così?!...

Non serve certamente che prima si veda e poi si dica: "che cos'é!...", perché il veleno è ormai iniet­tato ed è peggio di una infezione terribilmente virale, perché può sconvolgerti l'anima per sempre.

Allora di dico: "Può essere buona o cattiva, secon­do l'uso che ne fate e secondo la prudenza che sape­te usare". Per quanto ne so, per l'esperienza di troppe anime di mia conoscenza, di qualsiasi categoria sociale, l'uso indiscriminato di quel mezzo porta ad una tale intossicazione che, quanto meno, forma una mentalità troppo superficiale, fatta di emotività ed è terribilmente dissipante.

Ti posso dire anche una cosa, amico mio, che quell'apparecchio, entrando nelle case e nei conven­ti, è servito al demonio per spazzare via, quasi del tutto, la preghiera, perché si prende tutto il tempo del dialogo con me e tra le persone. E anche quando si trova uno spazietto per la preghiera, o si fa in fretta, in funzione della televisione, o si prega con la mente piena di ben'altre immagini.

AMICO - È vero, Gesù, l'altra sera, dopo un film, quando mi sono messo a pregare,. anche se con le lab­bra dicevo: "Ti adoro mio Dio", continuavo a pensare a quelle scene che avevo visto.

Intanto è difficile, sai, Gesù, liberarsi da questo elettrodomestico, perché se non l'accendi tu l'accen­de papà, o il tuo fratello, o la stessa mamma... Ormai la TV deve essere accesa!

Personalmente preferisco leggermi un bel libro, perché impegna di più la mia fantasia... Certi pro­grammi sono veramente belli' perché mi aiutano a conoscere il mondo, la storia e la natura, ma quando fanno cèrte fesserie... mi verrebbe la voglia di spac­care tutto.

Ora; però, che ho ascoltato il tuo parere, ti pro­metto che mi farò aiutare a vedere quel programmi che sono adatti a me, consigliandomi con il mio Padre Spirituale, ma senza dedicare a questo diverti­mento troppo tempo. Preferisco giocare e fare pas­seggiate.

Mi dispiace, Gesù, però, di quello che hai detto circa la preghiera e per questo io sacrificherò anche ,qualche programma piacevole... per riparare. Mi hai dato un'idea. Bravo!

Abbasso la televisione, evviva il mio Gesù, che mi vuole tanto bene e che mi aspetta sempre per dirmi cose meravigliose.

Gesù, voglio che il Tabernacolo diventi il mio televisore... ma tu... quando ti farai vedere? Ciao! Un bacione dal mio canale!

Mammina, tu sei la mia diva preferita ed io voglio essere uno dei tuoi fans, il più caro, il più for­tunato perché il più amato. Non voglio il tuo auto­grafo, ma la tua presenza affettuosa, che mi guida e mi protegge. A presto, quando ci vedremo in Paradiso.

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GESU’ DONACI TANTI SANTI!

AMICO - Ti adoro, o mio Gesù, presente nel SS. Sacramento dell'Altare, come una lampada sempre accesa per illuminare la vita dell'uomo, come pane spezzato per ogni tipo di fame, accoglienza e confor­to, per chiunque voglia essere ricevuto dal tuo Cuore e trovare comprensione, perdono, gioia...

Tu sei il mio amico, il mio tutto al quale posso sempre rivolgermi ed essere ascoltato, esaudito nei miei desideri più belli e più importanti. Oggi, Gesù, ne ho uno che ti voglio dire subito.

Donaci tanti santi, tanti santi sacerdoti, tante suore come dico io, ma anche tanti papà e tante mamme: e tanti giovani oltre che, naturalmente, bam­bini... di tutte le categorie, insomma!

Può darsi, Gesù, che ce ne siano tanti nascosti da qualche parte, nei conventi, ammalati nel letto, chiu­si a chiave da qualche parte, ma a me pare che ci sia bisogno anche di santi che si vedono, che si toccano, che parlano, che operano con la tua stessa. potenza, così che possa essere credibile la tua presenza in mezzo a noi.

Si parla sempre dei santi del passato: S. Francesco, S. Antonio, S. Domenico Savio, S. Rita... ma è tutta gente ormai vecchiotta e così sem­bra che la santità sia un fatto superato, che certe cose avvenivano a quei tempi, ma ora... ora non sia più possibile diventarlo e che sia sufficiente comportarsi

da galantuomini che poi non capisco bene che cosa voglia dire, con quello che vedo fare da questi signo­ri...

Il discorso è serio, mi pare, Gesù, e, quello che è peggio, è che ne vai di mezzo tu, perché sembri anche tu sorpassato, incapace di fare le cose grandi che facevi ai tuoi tempi.

C'è bisogno di grandi santi, di quelli che siano tanto trasparenti di te, 'che ti facciano vedere in mezzo a noi, tanto resi potenti da te, che compiano i tuoi stessi prodigi d'amore e di misericordia.

Io penso, Gesù, scusa se ti do un consiglio, che se tu sfornassi una bella schiera di santi per le nostre strade, per le nostre piazze, che fossero autentici testimoni della tua Santità, la gente sarebbe meno smarrita e avrebbe nel cuore un po' più di speranza. GESÙ - Grazie, mio piccolo amico, di questa tua richiesta e delle considerazioni giuste che hai fatto: e un mio grande desiderio, non solo che ci siano tanti santi e grandi santi, ma che tutti siano santi.

È un invito continuo di Papà, questo: "Siate santi, perché io sono santo" ed è un dono che io vi ho meri­tato a prezzo del mio sangue: che riceviate lo Spirito che rende Santi, ma "tutti sono chiamati" e ben pochi rispondono il loro "Sì" generoso e totale!

Non ci può essere santità senza questo "Sì" radi­cale, che mette tutta la vita nelle mani di Dio e accet­ta di diventare strumento della sua gloria e della sal­vezza dei fratelli.

Vuoi tu? Vuoi veramente? Vuoi per sempre?

Se tu sapessi, amico carissimo, quanti come te hanno cominciato, anche con una certa generosità, a volte esagerando, e poi si sono lasciati tentare dal demonio per vie più facili, più apparentemente inte­ressanti, poi si sono scoraggiati e vivono una vita di compromesso, che li porterà alla rovina.

Per essere santi occorre una consapevolezza profonda che "Senza di me voi non potete fare nulla" e quindi, un affidarsi totalmente allo Spirito Santo attraverso la preghiera continua, i sacramenti e con un'ottima guida spirituale; percorrere generosamente e senza paura quei cammini che io ho tracciato con la mia vita, senza mai voltarsi indietro, ma andando dritti verso la propria meta, quella che la volontà del Padre ha tracciato per ognuno di voi.

Se vuoi, puoi essere tu un santo, un grande santo, come il mio cuore desidera, il Padre sarà glorificato in te e gli uomini avranno nella tua vita un "segno" luminoso di cosa desidera l'Amore da ognuno di loro.

Non hai che continuare a seguirmi nella medita­zione del Vangelo, nell'amore al mio Corpo e al mio Sangue, sforzandoti di essere fedele a tutti quegli impegni umani che ora hai già alla tua età, obbeden­do fedelmente al tuo Padre Spirituale, come se fosse la mia stessa voce e vedrai che lo Spirito Santo farà in te, e attraverso te, le cose grandi che il Papà ha pro­gettato per te.

Non pensare che santità sia uguale a impeccabi­lità, no assolutamente, e quindi non scoraggiarti mai, devi solo odiare ogni forma di peccato, anche picco­lo, e cercare il bene con tutte le tue forze. Dio Amore darà a te quei doni che ti servono, perché la tua luce risplenda in mezzo agii uomini, così che vedendo le tue opere glorificheranno Dio.

AMICO - Gesù, che cose meravigliose e che carriera mi hai proposto oggi! Mi sento tanto timoroso nel dirti di sì, perché mi conosco bene, ma ti dico anch'io come S. Pietro, mi pare: "Voglio seguirti, perché tu solo hai parole di vita eterna... e, sulla tua parola, mi getterò senza rete!..:". (Ora parlane con Gesù!).

Santa Maria, Madre di Dio, prega per me pecca­tore che, vuole rispondere il suo "Sì" alla chiamata alla santità, perché vuole essere trasparenza dell'Amore di Dio per tutti. Tu, che sei la Madre della Chiesa, invoca su tutti noi lo Spirito Santo, per­ché ogni uomo realizzi la sua vera vocazione che è quella alla santità.

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GESU’, HO PENSATO!…

AMICO - Gesù, mio amico e mio Signore, mio confi­dente e mio capo, sono ritornato, oggi, non solo per­ché ti voglio un sacco di bene, anche se qualche marachella te la combino, ma anche per dirti: "Grazie per aver istituito la Chiesa".

Sono orgoglioso di appartenere a questa realtà grandiosa che è la tua Chiesa, sia nella sua dimensio­ne universale, che abbraccia uomini di ogni razza e di ogni cultura, sia nella piccola dimensione della mia diocesi e della mia parrocchia; che è come una cellu­la del tuo grande corpo.

È come un grande corpo di cui tu sei il Capo ed è la tua sposa, per la quale hai dato il tuo corpo, perché fosse santa e madre di santi.

Mi fa una rabbia terribile quando la sento critica­re con le solite chiacchiere di chi non sa vedere oltre il proprio naso, quanto bene essa compie e come è davvero la barca della salvezza per tutta l'umanità.

Per quel poco che ho studiato, con la tua assisten­za divina, essa è passata attraverso infinite persecu­zioni, ieri come oggi, ma ha sempre trionfato, perché i tiranni passano, ma la carità e la verità rimangono come fari di civiltà e di amore.

Ci hai regalato dei Papi che sono una cannonata di bontà e di cultura; hai sentito, Gesù, quante lingue parla questo Papa? È pazzesco!... Non si stanca mai ed è forte, anche se è stato ferito. Non si sente mai male, o fa irata di star bene e cammina ugualmente, da una parte all'altra del mondo per sgridare i prepotenti e a fare coraggio ai poveri.

Ci hai fatto il dono di Vescovi, che hanno saputo morire per il loro popolo e hanno sopportato anni di prigione e di lavori forzati per difendere la verità. Questi sono i nostri capi. che sono i tuoi rappresen­tanti. queste sono le guide che ci hai dato, perché ci conducano come tuo popolo sulla strada della salvez­za.

È attraverso la tua Chiesa che tu fai sgorgare i tuoi canali di grazia. che sono i sacramenti, e l'assisti perché non sbagli mai nel proporci la verità.

La Chiesa non è un partito, ma una grande fami­glia che abbraccia tutti gli uomini di buona volontà e chiama tutti fratelli e vuole che ci vogliamo tutti bene e ci aiutiamo condividendo tutto.

La Chiesa è veramente una cosa meravigliosa, perché è come un grande fiume che raccoglie l'impe­gno e la fatica di tutti, che passa bagnando ogni riva e la rende fertile della tua grazia.

GESÙ - È la mia sposa e per mezzo di lei per tutta l'umanità posso suscitare, in ogni tempo, schiere di santi che sono come gli astri per illuminare il cammi­no di tutti,, verso la terra promessa.

Prega sempre per la Chiesa e amala e difendila da tutte le calunnie, come difenderesti tua madre e ren­dila sempre più gloriosa con lo splendore delle tue azioni, che siano trasparenti della mia santità.

Ho arricchito la Chiesa di tutti i miei poteri e chi ha fede in me può fare cose anche più grandi di me, perché il mio Padre sia conosciuto, il mio Sangue ed il mio Corpo siano donati come riconciliazione, e lo Spirito possa far ardere tutto del suo Fuoco d'Amore e di Santità.

Sii sempre obbediente a coloro che io ho posto come guide del mio gregge e, anche nei momenti più difficili, non temerai alcun male, perché, in loro, io sarò il tuo bastone e il tuo vincastro.

AMICO - Alcuni, Gesù, dicono che credono in te, ma non credono alla Chiesa... Ma a me sembra che dica­no sciocchezze perché tu hai detto: "Chi ascolta voi, ascolta me!" Non è vero? Se a volte ci sono delle cose che non vanno è colpa nostra, di uomini, di bambini, di persone, anche responsabili che tradisco­no la loro vocazione, ma tu sei sempre presente con la tua santità e con il tuo Spirito, che tutto sa rendere meraviglioso, anche la nostra debolezza.

(Certo che a volte, Gesù... io ti prego aiutaci!). Mammina mia, tutta la Chiesa ti è stata affidata da Gesù sulla croce, perché tu ci facessi da Madre e, sono certo, che tu sei sempre stata fedele a questo incarico; aiutaci ad essere veramente degni di essere tuoi figli e di rendere con te tanta gloria al Padre, al Figlio e'allo Spirito Santo com'era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli, con tutta la chiesa pel­legrina sulla terra, con tutte le anime del Purgatorio e con tutti i Santi, di cui tu sei la Regina. Amen. Mamma, ti è piaciuta questa preghiera?

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GESU’: Tl PREGO PER I MIEI PROFESSORI

AMICO - Amico e adorato mio Gesù, mi dà terribil­mente fastidio il modo di insegnare e di comportarsi di certi professori, cosiddetti insegnanti... Scusami se importuno sempre te, ma se non mi sfogo con te, con chi devo farlo?

Io non discuto sulla loro preparazione, perché non sono in grado di farlo, essendo più piccolo, ma per alcuni si capisce proprio che non hanno voglia di insegnare e che riversano su di noi tutti i loro proble­mi e i loro nervosismi...

Ci sono alcuni che fanno di tutto per prendere in giro, se sanno che crediamo in te e che andiamo a messa e si mettono a raccontare storie su questo e su quello... e che l'uomo viene dalla scimmia. A me, Gesù, mi verrebbe voglia di dirgliene quattro, perché una professoressa sembra proprio. che scimmia sia rimasta veramente!

Tu dici di voler bene a tutti, ma sopportare per ore certe presenze che poi ti caricano di compiti... Mi ' viene in mente la sedia elettrica... Perdonami Gesù, si fa per dire... Ma a volte, se non è il mio pensiero è la votazione della maggioranza... e democratica­mente!... A me pare che ci sia poco da imparare con simili tipi che non sai mai se arrivano o se mandano il cer­tificato, se hanno voglia di fare lezione o di aggredir­ti per il primo errore che ti scappar...

Da certa gente, certamente, ho imparato una cosa: come non s'insegna!

Ma sai, Gesù, che ci sono degli insegnanti che si permettono di dire parolacce, se non addirittura bestemmie? Non ti verrebbe la voglia di chiudergli la bocca con una scarpa... firmata?!

GESÙ - Mio carissimo torello infuriato, calmati. Sono pienamente d'accordo con te che è una grossa responsabilità quella di chi ha scelto la profes­sione dell'insegnante, perché oltre alla preparazione scientifica della sua materia, deve anche essere modello di comportamento. Purtroppo hai ragione, ce ne sono molti che lasciano molto a desiderare ed hai il dovere di avvertire i tuoi genitori che provve­dano ed intervengano presso i responsabili, ma non devi coltivare nel tuo cuore certi sentimenti troppo reattivi e poco comprensivi.

Nella preghiera che devi fare anche per loro, devi cercare di metterti in comunione con la loro anima, con la loro sensibilità, cercando di capire, magari, la loro sofferenza che può avere tante motivazioni. Se proprio fossero inscusabili, prega con me: "Perdona loro, perché non sanno né quello che fanno né quello che dicono".

AMICO - Mi piacerebbe dirglielo forte in classe e, vedresti Gesù, cosa salterebbe fuori con quella isteri­ca!...

Scusami Gesù, sono pienamente convinto che abbiano dei problemi e che la vita non sia facile per nessuno, ma non capisco perché non capiscono che noi non siamo lo stato, che noi non siamo né le loro mogli, né i loro mariti e che il libro lo sappiamo leg­gere anche noi, per fare lezione. Scusami. Pregherò certamente, o Gesù, che chi cerca marito lo trovi, chi è separato veda di sistemare le cose, ma che tutti si mettano i nervi a posto, perché non è detto che per loro debba farmi prendere io un esaurimento: questa non sarebbe "riparazione" ma finire col "riparare" l'anno scolastico.

Per fortuna, Gesù, ci sono degli insegnanti vera­mente bravi, ed assistere alle loro lezioni è davvero meraviglioso e ti passano le ore senza accorgertene. Eppure non credo che anche loro non abbiano pro­blemi, ma davanti al loro impegno sanno dimentica­re tutto e comunicarci scienza e saggezza.

Perdonami, Gesù, se oggi ti ho tatto questa sfu­riata. Mi dovrei vergognare davanti alla pazienza che tu hai con me, con i miei comportamenti e con le vil­lanate che ricevi da tutti.

Mio dolcissimo e paziente amico, voglio vera­mente imparare da te, che sei mite e umile di cuore, per avere un cuore simile al tuo, capace di tutto, accogliere con saggezza, senza certe mie reazioni un po' sgangherate.

Tu, Gesù, lo sai che ti voglio bene e che a te dico sempre tutto.

Grazie,.Gesù, di tutto quello che sei per me e che mi sai insegnare, con dolcezza e la forza della tua vita.

Tu, Gesù, sei il mio vero ed unico maestro. (Parla con Gesù con tutto il cuore...). Mammina mia, sede della Sapienza, aiutami a rimanere sempre come fedele discepolo ai piedi di Gesù, prrché impari da lui la vera saggezza, che non gonfia la testa ma dilata il cuore.

35

GESU’, MI HANNO DETTO DI PREGARE PER I MORTI

AMICO - Gesù, mio carissimo amico e ospite silen­zioso del Tabernacolo, io sono venuto per ricambiar­ti la visita che mi hai fatto questa mattina nella Santa Comunione, di cui ancora ti ringrazio. Non posso dirti che non faccio un po' fatica a superare, nella fiducia sulla tua parola, le difficoltà che incontro a venire all'altare, tutto avvolto dal silenzio.

So che quello che a te piace di più è che io ti creda e che, per questo, mi senta guardato ed amato da te oltre che dal Padre e dallo Spirito Santo, con i quali sei sempre in comunione e che mi uniscono, per la grazia, alla vostra stessa beatitudine.

Si, Gesù, io ti credo, in te spero, e sai che io ti amo!

Oggi, devo chiederti anche una cosa che mi hanno detto di fare e che non capisco. Che cosa vuol dire pregare per i morti?

Quando uno è morto, o è all'inferno o è in Paradiso, e quindi è inutile pregare per loro: sono morti, punto e basta. O sono con te, e sono felici in eterno, o sono lontani da te, e allora sono veramente

guai!

Che cosa sono le anime del Purgatorio? A me questa parola fa un po' ridere; Gesù, mi ricorda un po' il citrato e con le sue conseguenze!... Scherzi a parte Gesù, mi vuoi parlare di quelle anime e che cosa devo fare per loro?

GESÙ - Mio carissimo amico, grazie della tua fede e della tua fiducia. Mi è sempre tanto cara la tua visita quotidiana. .

Quanto mi chiedi può sembrare difficile a spie­garsi, ma io voglio dirtelo in un modo che sono sicu­ro capirai.

Le care anime di coloro che non hanno raggiunto sulla terra, quella perfezione d'amore alla quale erano stati chiamati, dopo la morte soffrono di non essere e godono di andare verso. Hanno più di te la tensione verso Dio che le ama e che amano e soffro­no questa dimensione in un modo lacerante, come brucia l'amore insoddisfatto, e nello stesso tempo, godono la certezza di andare verso l'Amore che le attende. Un povero esempio: quando prendi il treno per andare a trovare una persona che ami, già sei feli­ce, ma soffri i disagi di un lungo viaggio... Ti logori nell'attesa e già pregusti la festa di incontrarti con chi ami.

Quel logorio purifica, e tu puoi aiutare questi nostri fratelli coinvolgendoli nella tua stessa tensio­ne, che nasce dalla coscienza di essere tutti viandan­ti verso Dio.

Pregando ci si inserisce in questa dimensione corale che spinge tutta al Chiesa nel vortice santificante dell'Amore divino.

Prega quindi e sentiti in comunione, tu, pellegri­no terrestre, con questi pellegrini celesti, e, mentre loro ti parleranno di Amore, tu sarai per loro propel­lente d'amore.

Quando ti unisci, nella S. Messa, all'effluvio di sangue che ha salvato tutti gli uomini, non fai che essere canale santificante, non di quell'anima che tu mi indichi, ma di tutti coloro che attendono che tu diventi, con me, per me, in me, fontana di beatitudi­ne.

Noi amiamo infinitamente tutti coloro che hanno creduto nell'amore e attendiamo, amando, che colo­ro che nella vita si sono lanciati fra le nostre braccia completino il loro cammino oltre ogni vincolo, oltre ogni resistenza.

Ama tanto queste care anime e sapranno ricom­pensarti con la potenza della loro intercessione pres­so il cuore del Padre.

AMICO - Grazie, Gesù, di tutte queste cose meravi­gliose che non solo mi hai detto, ma quasi mi hai fatto vedere. È stupendo pregare, quando si ha coscienza che si diventa come astronauti e si rag­giunge con l'amore tutto e tutti.

(Vorrei raccomandarti Gesù...). Mammina mia, tu che sei la mamma di tutti, dai una bella spinta alla anime del... che stanno per andare in Paradiso. Quelle in viaggio, insomma! Ci siamo intesi, non è vero? E dì loro che gli voglio tanto bene e che, pregando, spingerò fortemente verso il Paradiso.