LA SACRA BIBBIA ILLUSTRATA E RACCONTATA A

BAMBINI E RAGAZZI

 

L’angelo del Signore aveva detto a Maria: «Quando nascerà il tuo bambino, il Figlio dell'Altissimo Dio, tu gli met­terai nome Gesù». Quel bambino nacque nella grotta di Betlemme, e secondo l'uso ebrai­co il nome gli fu imposto otto giorni dopo. Il nome fu naturalmente quel­lo indicato dall'angelo: Gesù, che si­gnifica "Dio è Salvatore". Infatti, per mezzo di quel bambino Dio interve­niva a salvare il suo popolo. I profeti l'avevano predetto secoli prima: un giorno Dio avrebbe man­dato un salvatore, e lo chiamavano Messia, cioè "Consacrato dal Si­gnore. Dire Messia è come dire Cristo: ecco perché Gesù fu poi chiamato anche Cristo. Gesù era il primo figlio di Maria, e la legge ebraica diceva che il pri­mo figlio apparteneva al Signore, e bisognava in un certo senso compe­rarlo da lui, offrendogli in cambio due tortore o due giovani colombi. Per questo, quaranta giorni dopo la nascita, Maria e il suo sposo Giu­seppe portarono Gesù nel tempio del Signore, a Gerusalemme, e por­tarono anche due tortorelle da offri­re al Signore. Nel tempio incontrarono un uomo, di nome Simeone. Era un uomo buono, che in tutta la sua vita aveva sempre cercato di com­portarsi come piace al Signore. Simeone ricordava le parole dei pro­feti, e aspettava con ansia il giorno in cui il Signore avrebbe mandato il Messia. E il Signore gli aveva pro­messo che prima di morire egli avrebbe avuto la gioia di vederlo, il Messia tanto atteso. Il giorno in cui Maria e Giuseppe portarono Gesù al tempio, Simeone aveva avuto l'ispirazione di recarsi anche lui nella casa del Signore. Quando egli vide quel bambino, Dio gli fece capire che quello era il Messia. Allora Simeone lo prese tra le braccia, e ringraziò il Signore con tutto il cuore. Disse: «Ora, Signore, lascia pure che io, tuo servo, vada in pace, come tu hai promesso, perché i miei occhi hanno visto il Salvatore che tu hai mandato. Tu l'hai messo davanti a tutti i popoli della terra, come una luce che illumina tutte le nazioni e dà gloria al tuo popolo, Israele». Maria e Giuseppe erano meravigliati al sentire quelle Simeone li benedisse, e parlò loro alla madre del bambino, Maria, dicendo: «Questo bambino sarà la causa della rovina o della salvezza di uomini del popolo d'Israele. Sarà un segno di Dio, che metterà in chiaro le intenzioni di molti, intenzioni che essi tengono nascoste nel cuore. E a te, Maria, una spada trafiggerà l'anima». Con quelle misteriose parole Si­meone voleva dire che Gesù, in futuro, sarebbe stato accolto da una parte del popolo ebraico, mentre un'altra parte lo avrebbe rifiutato. Coloro che lo accolgono, cioè cre­dono in lui e lo amano, si salvano perché andranno in paradiso, men­tre per chi lo rifiuta sarà la rovina. Quanto a Maria, ella avrebbe molto sofferto a vedere il suo figlio rifiuta­to: avrebbe sofferto come se una spada l'avesse trafitta. Nel tempio, quel giorno, Maria e Giuseppe incontrarono anche una donna, di nome Anna. Ella era mol­to vecchia, aveva ottantaquattro anni, e da molti anni, da quando era rimasta vedova, si era dedicata totalmente a Dio; viveva nel tem­pio, e notte e giorno dimostrava a Dio tutto il suo amore per lui, con sacrifici e preghiere. Quando vide il bambino, anche Anna comprese di chi si trattava; al­lora, come Simeone, si mise a loda­re Dio, e parlava del bambino a tut­ti coloro che aspettavano la venuta del Messia. Non fu quella l'unica volta che i suoi genitori portarono Gesù nel tempio di Gerusalemme. Tutti gli anni Giuseppe e Maria sua sposa si recavano a Gerusalem­me per la festa di Pasqua, e porta­vano con sé anche Gesù. Quando egli ebbe dodici anni, accadde che, trascorsi i giorni della festa, mentre Giuseppe e Maria si avviarono verso casa, Gesù rimase a Gerusalemme. Giuseppe e Maria viaggiavano con numerosi altri pellegrini, gli uo­mini separati dalle donne, come si usava. Il primo giorno di cammino essi non si accorsero che mancava Gesù: Giuseppe pensava che fosse con Maria, e Maria pensava che fosse nel gruppo degli uomini. Sol­tanto alla sera si accorsero della sua assenza: allora subito, lasciato il gruppo, tornarono a Gerusalemme. Dopo tre giorni di ansiose ricer­che lo trovarono nel tempio, intento a discutere con gli anziani e i mae­stri, i quali si meravigliavano della sua intelligenza e delle tante cose che sapeva. Sua madre allora gli disse: «Quanto ci hai fatto stare in pensie­ro!» Ma Gesù rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Pa­dre mio?» Il fanciullo Gesù sapeva che il pa­dre suo non era Giuseppe, come gli altri pensavano, ma Dio!

Luca 2

  1

I MAGI D’ORIENTE Matteo 2

Nella notte in cui nacque Gesù, il Signore non solo mandò l'angelo a dare il gioioso annuncio ai pastori, ma mandò anche un messaggio ad alcuni Magi, cioè uomini saggi e sa­pienti, che abitavano in un lontano paese d'Oriente. Questo messaggio era una nuova stella che all'improv­viso prese a brillare nel cielo. Vedendola, in base ai loro studi, i Magi pensarono: «Questa stella se­gna la nascita di una persona molto importante, di un re, il re dei Giu­dei. Dobbiamo seguirla, trovare il bambino che è nato e adorarlo! »

 

2

PORTERANNO ORO E INCENSO Genesi 49; 2Samuele 7; Isaia 60

La nascita di Gesù dapprima fu un avvenimento conosciuto da poche persone. In seguito, quando nel po­polo d'Israele furono in molti a sa­perlo, molti si accorsero anche che essa realizzava le parole dei profeti. Giacobbe, per esempio, nel be­nedire i suoi figli previde che Giuda avrebbe regnato per sempre. Il profeta Natan aveva annuncia­to a Davide, della tribù di Giuda, che a regnare per sempre sarebbe stato un suo discendente. Tutto questo si realizzava in Gesù: egli era un uomo, appartenente alla tribù di Giuda e discen­dente di Davide. Ed era Dio: un re che regna per sempre, perché non muore mai! C'era dunque di che rallegrarsi, come aveva detto il profeta Isaia: «Alzati, Gerusalemme, vestiti di luce, perché risplende su dite e ti illumina la gloria del Signore! «Ecco: le tenebre ricoprono la terra, ma su di te risplende il Signore! «Allora verso la tua luce si incammi­neranno i popoli. I loro re saranno attratti da Colui che ti illumina. «Gli stranieri ti porteranno i loro te­sori; uno stuolo di cammelli ti inva­derà: porteranno oro e incenso, e verranno a lodare il Signore!»

 

3

I VIAGGIO DEI MAGI Matteo 2

Una nuova stella, grande e lumino­sa, era apparsa all'improvviso nel cielo, a significare che un nuovo re dei Giudei era nato, e i Magi d'Oriente avevano deciso di seguirla. Essi fecero preparare una carovana di cammelli, cercarono i doni adatti per il nuovo nato e partirono. Dopo un lungo viaggio, sempre guidati dalla stella, i Magi giunsero a Gerusalemme. «Dov'è il re dei Giudei che è nato?» domandavano i Magi. «Ab­biamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo!»

 

4

ERODE RE DEI GIUDEI Matteo 2

Al tempo in cui Gesù nacque a Be­tlemme, regnava sulla Giudea Ero­de, un re crudele e sanguinario. Egli era salito al trono con l'ap­poggio dei Romani, che avevano conquistato l'intero territorio della Palestina, ma che avevano conces­so il regno a Erode per governare meglio su quel paese. Erode regnò fino a qualche anno dopo la nascita di Gesù. La gelosia e il sospetto lo condussero a fare uccidere parecchi membri della sua famiglia. La gelo­sia e il sospetto lo indussero anche a perseguitare il piccolo Gesù.

 

  5

IL RE ERODE E I MAGI Matteo 2

Era credenza comune tra gli orien­tali che l'apparizione di un nuovo astro nel cielo significasse la nascita di un grande personaggio. Così il re Erode, quando venne a sapere che i Magi erano arrivati a Gerusalem­me seguendo la stella e che cerca­vano il nuovo re dei Giudei, si tur­bò e si impaurì. Egli era pieno di so­spetto verso questo nuovo re dei Giudei, che avrebbe potuto insidiar­gli il trono. Che fare? Erode, dunque, convocò i capi dei sacerdoti e chiese loro dove sa­rebbe dovuto nascere il Messia, di cui da secoli parlavano i profeti. Gli fu risposto: «A Betlemme, perché il profeta Michea l'ha detto chiara­mente con queste parole: "E tu, Betlemme, non sei certo l'ultima delle città della Giudea, perché in te nascerà un capo che guiderà il mio popolo, Israele!"». Questo fu il piano di Erode: egli chiamò segretamente i Magi, si fece dire con esattezza quando era com­parsa la grande e nuova stella nel cielo e li invitò a recarsi a Betlemme con queste false parole: «Andate a Betlemme e cercate con cura il bam­bino. E quando l'avrete trovato, tor­nate da me a dirmelo, perché an­ch'io possa andare a rendergli omaggio e ad adorarlo!»

 

6

L’ADORAZIONE DEI MAGI Matteo 2

Il re Erode voleva che i Magi d'Oriente lo aiutassero a scoprire dove si trovava il bambino che dicevano sarebbe divenuto re dei Giudei. In realtà, egli non aveva alcuna inten­zione di andare a rendere omaggio ad un rivale: egli voleva sapere dove si trovava, per eliminarlo! I Magi ripartirono e la stella che avevano visto in Oriente brillava sul loro capo e li guidava. Nel vederla, essi provavano una grandissima gioia. Infine la stella si fermò sopra il luogo in cui si trovava il bambino Gesù con Maria, sua madre. Essi si inginocchiarono e lo adorarono; poi gli offrirono i loro doni. Aperto uno scrigno, uno di loro gli offrì oro, un dono davvero adatto ad un re. Un altro tirò fuori dallo scrigno l'incenso, capace di spandere il suo gradevole profumo quando veniva messo a bruciare sul fuoco, ed era an­ch'esso un dono degno di un re. Un altro ancora aprì uno scrigno e ne prese la mirra, una resina profu­mata, preziosa anche per le sue proprietà medicinali: anche questo era un dono raro e degno di un re. A rendere omaggio a Gesù, dun­que, non furono solo gli umili pa­stori che badavano alle loro greggi presso Betlemme, ma anche gli illu­stri sapienti venuti dall'Oriente.

 

7

I BAMBINI DI BETLEMME E IL RE ERODE Matteo 2

I Magi, guidati dalla stella, erano ar­rivati alla grotta di Betlemme e ave­vano adorato il bambino Gesù. Era tempo, ora, di fare ritorno al loro paese. In sogno, però, il Signore avvertì i Magi di non riferire nulla ad Erode e di non ritornare da lui. E così i Magi non passarono da Ge­rusalemme, ma rientrarono nel loro paese per un'altra strada. Quando si rese conto che i Magi si erano presi gioco di lui e se ne erano andati senza avvertirlo e sen­za ripassare da Gerusalemme, Erode si infuriò e cercò un altro modo per eliminare il nuovo nato di Be­tlemme, il bambino che egli pensa­va che sarebbe divenuto suo rivale nel regno di Giuda. Così Erode mandò i suoi soldati a Betlemme e nel suo territorio, con l'ordine di uccidere tutti i bambini dai due anni in giù, che rappresen­tavano il tempo passato da quando i Magi gli avevano rivelato di avere visto la stella nel cielo. L'ordine crudele, purtroppo, fu eseguito, e ne risultò una strage: tutti i bambini al di sotto dei due anni a Betlemme e nel suo territorio furono uccisi. Ma per quanto riguar­dava il bambino Gesù, quest'ordine crudele si rivelò inutile.

 

8

LA FUGA IN EGITTO Matteo 2

Il crudele massacro dei bambini di Betlemme, voluto dal re Erode, non riuscì a colpire il bambino Gesù. In­fatti un angelo del Signore era ap­parso in sogno a Giuseppe e gli aveva ordinato: «Alzati! Prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto, perché Erode sta cercan­do di uccidere il bambino. In Egitto tu resterai con il bambino e sua ma­dre fino a quando io ti avvertirò di tornare!» Giuseppe, destatosi, subito fece quanto gli aveva detto l'angelo: prese il bambino, Maria sua madre, e di notte fuggì in Egitto, dove rima­se fino alla morte di Erode. In que­sto modo il bambino Gesù si salvò, e si avverò anche ciò che aveva detto il Signore per mezzo del suo profeta Osea: «Dall'Egitto ho chia­mato mio figlio!» Quando Erode morì, un angelo apparve nuovamente in sogno a Giuseppe che si trovava in Egitto: «Alzati! Prendi con te il bambino e sua madre, e torna nel paese di Israe­le. Sono morti, infatti, coloro che insi­diavano alla vita del bambino!» Giuseppe, nuovamente, fece quanto l'angelo gli aveva comanda­to: si alzò, prese con sé il bambino Gesù e sua madre e si mise in viag­gio dall'Egitto verso il paese Israele.

 

9

GESU’ DI NAZARET Matteo 2; Luca 2

Dall'Egitto, dov'era fuggito per sal­vare la vita del bambino Gesù, Giu­seppe tornò nella terra di Israele, e precisamente nel suo villaggio di Nazaret. Là Gesù crebbe e si fece robusto; era pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui. Visse a Naza­ret, sempre obbediente a Maria sua madre, e a Giuseppe, fino a quan­do ebbe circa trent'anni. Per que­sto, benché fosse nato a Betlemme, fu chiamato Nazareno. Nessuno in quegli anni si accorse che era il Figlio di Dio.

 

10

GIOVANNI INVITA ALLA PENITENZA Luca 3

Giovanni, il bambino nato da Zac­caria e da Elisabetta pochi mesi pri­ma della nascita di Gesù, crebbe nel corpo e nello spirito. Su di lui, ormai uomo, scese la parola di Dio. Giovanni stava sulla riva del fiu­me Giordano e diceva: «Sta per ve­nire il Messia annunciato dai profeti! Dovete chiedere perdono a Dio per le vostre colpe, e cambiare vita». Tutti avevano un grande rispetto per Giovanni, perché egli per primo metteva in pratica quello che diceva agli altri. Aveva trascorso molti anni nel deserto, nutrendosi di cavallette e di miele selvatico, e vestiva pove­ramente con una veste di peli di cammello. Quelli che erano disposti a cam­biare vita si avvicinavano a lui nel­l'acqua, ed egli versava loro altra acqua sul capo, cioè li battezzava. Per questo Giovanni è chiamato Battista, che vuol dire battezzatore. Alcuni gli chiedevano: «Che cosa dobbiamo fare per divenire più buoni?» Giovanni rispondeva: «Chi ha due vestiti, ne dia uno a chi non ne ha. Chi ha da mangiare più del necessario, faccia altrettanto!»  Vennero a farsi battezzare anche alcuni esattori delle tasse, e an­ch'essi gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?» A loro Gio­vanni rispose: «Non fatevi dare per le tasse neanche una lira più del giusto». Lo interrogavano anche i soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?» E Giovanni diceva: «Non approfittate della vostra forza e delle armi che portate. Non maltrattate nessuno!» Tutti avevano tanta ammirazione per Giovanni, da chiedersi se per caso il Messia non fosse proprio lui. Ma egli spiegò: «No! Il Messia è molto più grande di me! Io non sono neppure degno di toccargli i sandali! Io vi battezzo con l'acqua. Egli vi darà, con l'acqua del battesi­mo, lo Spirito Santo!»

  11

GIOVANNI A GESU’: «ECCO L’AGNELLO DI DIO» Giovanni 1

Giovanni il Battista, cioè il battezzatore, se ne stava dunque sulle rive del fiume Giordano. Invitava i catti­vi a cambiare vita, per prepararsi ad accogliere con animo puro il Messia che stava per venire. E quelli che erano disposti a cambiare vita, Gio­vanni li battezzava. Il suo comportamento era sor­prendente, e tutti volevano saperne di più. Per questo lo interrogavano: «Per caso, sei tu il Cristo, cioè il Messia annunciato dai profeti?»   «No, non sono io» rispondeva Giovanni. «Sei allora Mosè, o il profeta Elia tornato nel mondo?» «No» ri­spondeva Giovanni. «Insomma, chi sei?» A questa domanda Giovanni rispose: «Come disse tanto tempo fa il profeta Isaia, io sono una voce che grida nel de­serto: preparate la strada al Signore che viene!» E un giorno il Signore, Gesù, venne davvero. Gesù aveva lasciato Nazaret e si era recato sulle rive del Giordano dove Giovanni stava battezzando. Quando lo vide venire verso di lui, Giovanni disse alla folla che lo cir­condava: «Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo. Egli è il Figlio di Dio!»  

 

12

IL BATTESIMO DI GESU’ Matteo 3

Gesù si avvicinò a Giovanni, che stava battezzando gli Ebrei sulle rive del fiume Giordano. Come tutti gli altri, anche Gesù entrò nell'acqua, come segno che voleva ricevere il battesimo. Ma questo Giovanni proprio non se l'aspettava: egli dava il battesi­mo ai peccatori, mentre Gesù non aveva nessun peccato. Anzi, egli era il Figlio di Dio venuto nel mon­do proprio per togliere i peccati deli uomini! Per questo Giovanni disse a Gesù: «Tu non devi farti battezzare. Piuttosto, io dovrei es­sere battezzato da te». Ma Gesù gli rispose: «Fa' come ti chiedo: c'è una ragione». La ragione Giovanni la comprese subito dopo: appena ebbe battezza­to Gesù, vide lo Spirito di Dio scen­dere come una colomba su Gesù, mentre una voce diceva: «Questi è il mio Figlio prediletto, che ha tutta la mia approvazione». La voce di Dio il Padre, mentre Dio il Figlio era lì, appena uscito dall'acqua, e Dio lo Spirito Santo era sceso sopra di lui! Le tre persone della santissima Trinità erano presenti insieme. Il momento era di grande solennità: Gesù cominciava l'opera per la quale era venuto nel mondo.

 

13

GESU’ VINCE IL DIAVOLO Matteo 4  

 

 

 

 

Gesù aveva un compito importante da svolgere. Per prepararsi bene, si ritirò per quaranta giorni nel deser­to, senza mangiare, allo scopo di pregare meglio il Padre del cielo. Al termine dei quaranta giorni, ebbe fame. Allora Satana, il diavo­lo, pensò di approfittarne per fargli commettere qualcosa di male. Gli disse: «Se è vero che sei il Figlio di Dio, comanda che questi sassi di­ventino pane». Ma Gesù rispose: «L'uomo non vive soltanto di pane, ma anche di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò a Geru­salemme, sul pinnacolo più alto del tempio, e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù: Dio manderà gli an­geli a sorreggerti, per impedire che ti faccia male». Ma neppure stavolta Gesù cadde nel trabocchetto, e ri­spose: «E’ male mettersi nel perico­lo, e pretendere che Dio intervenga a salvare con un miracolo». Il diavolo insistette. Portò Gesù su un monte altissimo, gli mostrò tutta la terra con le sue ricchezze e disse: «Tutto quello che vedi io te lo darò, se ti inchinerai davanti a me e mi adorerai». Ma Gesù rispose: «Vattene, Satana! Bisogna adorare soltanto Dio».

 

14

GESU’ ANNUNCIA LA BELLA NOTIZIA Matteo 4

Gesù aveva circa trent'anni, quan­do lasciò Nazaret per cominciare a svolgere il compito per il quale era venuto sulla terra. Era andato a farsi battezzare da Giovanni al fiume Giordano, pre­senti il Padre e lo Spirito Santo. Aveva meditato per quaranta giorni nel deserto, dopo di che aveva vin­to il diavolo che voleva fargli com­mettere peccati. Ormai tutto era pronto: e Gesù prese a girare per le città e i villaggi della Palestina, e a tutti quelli che incontrava ripeteva: «Convertitevi, perché il regno dei cieli e vicino». Cioè, cambiate vita, siate amici sinceri di Dio, ed egli vi aprirà la porta del suo regno, dove si è felici per sempre. Queste parole di Gesù erano pro­prio un lieto annuncio per gli abi­tanti della Palestina. Erano il "van­gelo", cioè la "bella notizia" che essi attendevano da tempo. Non ne avevano forse parlato i profeti? Non l'aveva ripetuto anche Giovanni, a chi andava a farsi bat­tezzare da lui? Il Cristo, cioè il Mes­sia, doveva venire a rendere possi­bile una vera amicizia tra gli uomini e Dio. E il Messia, il Cristo, il Signo­re Gesù, era arrivato!

 

15

I PRIMI DISCEPOLI Luca 5

Un giorno Gesù parlava alla folla presso il lago Tiberiade. C'era an­che un pescatore di nome Simone. Gesù disse a Simone: «Esci al largo e cala le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo pescato con fatica tutta la notte, senza pren­dere nulla. Ma se lo dici tu, tornerò a gettare le reti!» E così fece, insieme con suo fra­tello Andrea. Quando ritirarono le reti, presero una quantità enorme di pesci, al punto che le reti quasi si rompevano. Dovettero chiedere aiuto ai loro soci, i fratelli Giacomo e Giovanni, i quali stavano su una barca vicina. Presero tanti pesci, che riempirono oltre misura en­trambe le barche. Simone e gli altri erano stupefatti. Gesù disse a Simone: «D'ora in poi tu sarai pescatore di uomini!» Vole­va dire che avrebbe portato gli uo­mini ad accogliere la bella notizia di cui parlava Gesù. Così Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni lasciarono il loro lavoro di pescatori per seguire Gesù. Furo­no i suoi primi discepoli. Simone, che abitava a Cafarnao, accolse Gesù nella sua casa. Simo­ne è quel discepolo a cui Gesù cambiò il nome e lo chiamò Pietro.

 

16

GESU’ CHIAMA FILIPPO E NATANAELE Giovanni1

Un giorno Gesù incontrò un uomo di nome Filippo, e lo invitò a dive­nire uno dei suoi discepoli. Filippo accettò, e quando a sua volta incontrò il suo amico Nata­naele gli disse, tutto contento: «Abbiamo incontrato il Messia, colui che i profeti hanno annunciato! E Gesù di Nazaret». Natanaele rimase indifferente. Ri­spose: «Di Nazaret? Può forse veni­re qualcosa di buono da quel minuscolo villaggio?» Ma Filippo insistet­te: «Almeno vieni a vedere!» Quando lo vide venirgli incontro, Gesù disse di lui: «Ecco un vero israelita, in cui non c'è falsità». Natanaele era sorpreso. Gli disse: «Tu mi conosci? Come mai?» Gesù gli rispose: «Prima che Filip­po ti chiamasse, io ti ho visto quan­do eri sotto il fico». Era vero che prima di incontrare Filippo, Natanaele stava all'ombra di un fico. Dunque quell'uomo non era un uomo come gli altri! Nata­naele comprese, ed esclamò: «Mae­stro, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!» Gli rispose Gesù: «Tu credi sol­tanto perché ti ho detto di averti vi­sto sotto il fico? Vedrai cose ben maggiori di questa!»

 

17

A CANA IL PRIMO MIRACOLO Giovanni 2

Nel villaggio di Cana di Galilea si celebrava uno sposalizio, al quale era stato invitato anche Gesù, con sua madre Maria e i suoi discepoli. Durante il pranzo di nozze venne a mancare il vino, col rischio di ro­vinare la festa. Maria se ne accorse e disse a Gesù: «Non hanno più vino». Gesù le rispose: «Non è ancora giunto il momento che io faccia miracoli». Ma Maria disse agli inservienti: «Fate quello che egli vi dirà». C'erano in quella casa sei grandi giare di pietra, che potevano contenere ciascuna due o tre barili. Gesù disse agli inservienti: «Riempite d'acqua le giare.» Quando gli inser­vienti ebbero fatto ciò che Gesù aveva detto, Gesù disse ancora: «Adesso prendete un po' di quello che c'è dentro le giare e portatelo ad assaggiare al capotavola». L'acqua era diventata vino, e del migliore! Il capotavola, quando l'ebbe assaggiato, disse allo sposo: «Di solito, nelle feste, tutti danno agli invitati prima il vino migliore. Poi, quando si è bevuto molto, of­frono quello meno buono. Tu inve­ce hai conservato il vino più buono da servire per ultimo!» Così Gesù diede inizio ai suoi mi­racoli, in Cana di Galilea.

 

18

GESU’ SCACCIA I MERCANTI DEL TEMPIO Giovanni 2

Si avvicinava la festa di Pasqua, e Gesù andò a celebrarla a Gerusa­lemme. Entrato nel tempio, trovò nel primo cortile una quantità di mercanti, che cambiavano le mone­te straniere o vendevano buoi, pe­core e colombe a coloro che poi li offrivano in sacrificio. Ai mercanti non importava nulla del tempio, della Pasqua e dei sacri­fici offerti al Signore. Essi badavano soltanto a guadagnare il più possibi­le. Per questo Gesù si indignò. Pre­se delle cordicelle, ne fece una sfer­za e si mise a rovesciare i banchi e scacciare i mercanti. Diceva: «Porta­te via questa roba! Voi avete tra­sformato in mercato il tempio, che è la casa del Padre mio!» Intervennero alcuni capi ebrei. «Chi sei tu per fare queste cose?» gli chiesero. «Chi ti ha dato l'autorità?» E Gesù allora disse: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere». Essi allora non capirono, ma i suoi discepoli si ricordarono in se­guito di queste parole e comprese­ro. Gesù parlava del tempio del suo corpo. Con quelle parole egli an­nunciava la sua morte e, il terzo giorno successivo, il suo ritorno alla vita, la sua risurrezione.

 

19

UNA VISITA NOTTURNA Giovanni 3

Uno dei capi dei Giudei, di nome Nicodemo, aveva un gran desiderio di parlare con Gesù. Ma non voleva farsi vedere da nessuno, perché te­meva che lo scambiassero per un discepolo di quel Maestro, che gli altri capi del popolo guardavano con diffidenza e sospetto. Allora Nicodemo pensò di andare da Gesù di notte, e gli disse: «Mae­stro, sappiamo che tu sei venuto da Dio, perché nessuno fa quello che fai tu!» Gesù, in risposta, gli spiegò una cosa della massima importanza. Gli disse: «Ti dico, in verità, che se uno non rinasce dall'altro, non può entrare nel regno di Dio». «Come può un uomo nascere quando è vecchio?» chiese stupito Nicodemo. E Gesù gli spiegò: «Bi­sogna nascere dall'acqua e dallo Spirito, per entrare nel regno di Dio». Gesù con quelle parole vole­va annunciare il battesimo. Il batte­simo, dato con l'acqua, dona lo Spirito Santo. Chi Io riceve, riceve in sé la vita stessa di Dio; il Signore lo adotta come suo figlio e gli apre le porte della sua casa. Gesù concluse: «Dio ha tanto amato gli uomini da mandare il suo unico Figlio, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

 

20

LA PARABOLA DEL SEMINATORE Matteo 13

«Il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte dei semi caddero sulla strada: vennero gli uccelli e li divorarono. Alcuni semi caddero tra i sassi, dove non c'era molta terra; subito germoglia­rono ma con scarse radici: appena spuntò il sole, le pianticelle si secca­rono. Altri semi caddero tra i cespu­gli spinosi, che crescendo soffocaro­no i germogli. Un'altra parte infine cadde sul buon terreno e diede frut­to abbondante.» Un giorno Gesù narrò ai suoi ascoltatori questa parabola. Le pa­rabole sono quasi come indovinelli, e gli ascoltatori di Gesù cercarono di capire: chi è il seminatore? Che cos'è il seme da lui seminato? E il terreno? Qualche volta Gesù stesso dava la spiegazione. Altre volte non c'era bisogno, perché i suoi ascoltatori la comprendevano da sé. Sulla parabola del seminatore, Gesù die­de questa spiegazione: «Il seme è la parola di Dio; i di­versi tipi di terreno sono i cuori de­gli uomini. «Quando un uomo ascolta la pa­rola di Dio e non la comprende, è come il terreno arido di una strada: il seme non attecchisce, viene il de­monio e lo porta via. «La parola che cade nel terreno sassoso è quella di chi la accoglie con gioia, ma è incostante, cambia idea facilmente. Appena si presenta qualche difficoltà, la persona inco­stante rifiuta la parola di Dio, che non ha messo radici profonde nel suo cuore. «Il terreno coperto di cespugli spi­nosi è il cuore di chi è attaccato ai soldi e alle cose del mondo: esse soffocano la parola di Dio e non le permettono di dare frutto. «La terra buona è invece colui che ascolta seriamente la parola dì Dio, la accoglie volentieri e così essa mette salde radici e dà frutto abbondane di opere buone».

 

21

IL REGNO DI DIO E IL GRANELLO DI SENAPE Matteo 13

Per essere sicuro che tutti lo com­prendessero, Gesù si spiegava con racconti e paragoni. Così, parlando del regno di Dio, Gesù disse: «Il regno di Dio è simile a un po' di lievito che una donna ha preso e ha mescolato con una grande quantità di farina, e a un certo pun­to tutta la pasta è lievitata! «Il regno di Dio è simile anche a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo. Poi, pieno di gioia, va a vendere tutto quello che ha e com­pera quel campo!»

 

 

22

IL FIGLIO DEL FUNZIONARIO DEL RE Giovanni 4

Gesù si trovava in Cana di Galilea, il paese dove aveva cambiato l’acqua in vino, quando si recò da lui in gran fretta un funzionario del re, che abitava a Cafarnao. Questi, tutto preoccupato e addolorato, gli disse: «Maestro, mio figlio è ammalato al punto che sta per morire. Ti prego, vieni con me a Cafarnao, vieni a guarirlo!» «Va pure, tuo figlio è guarito»  gli disse Gesù, senza muoversi. Egli voleva mostrare ai presenti che aveva il potere di compiere miracoli anche quando era lontano. Il funzionario del re credette alla parola di Gesù e si mise in cammino. Non era ancora arrivato a casa, quando i suoi servi gli corsero incontro e gli dissero: «Tuo figlio è guarito!» Il funzionario del re volle sapere a che ora il figlio aveva cominciato a stare meglio. I servi gli risposero: «Ieri pomeriggio, verso l’una, la febbre se ne è andata». E il padre si rese conto che era proprio l’ora in cui Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio è guarito!» Gesù compiva  molti miracoli. Poteva farlo, perché egli era un uomo, ma era anche Dio, e Dio ha il potere di fare tutto ciò che vuole.

 

23

IL LIEVITO E IL TESORO Matteo 13

Per essere sicuro che tutti lo comprendessero, Gesù si spiegava con racconti e paragoni. Così, parlando del regno di Dio, Gesù disse: «Il regno di Dio è simile a un po’ di lievito che una donna ha preso e ha mescolato con una grande quantità di farina, e a un certo punto tutta la pasta è lievitata!» «Il regno di Dio è simile anche a un tesoro nascosto in un campo. Un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo. Poi, pieno di gioia, va a vendere tutto quello che ha e compera quel campo!»

 

 

 

24

GESU’ GUARISCE UN LEBBROSO Marco I

Al tempo di Gesù c'erano in Palesti­na molti lebbrosi. Essi erano colpiti dalla lebbra, una malattia molto contagiosa che li costringeva a stare lontani dagli altri uomini. Un giorno un lebbroso si avvicinò a Gesù e gli disse: «Se vuoi, tu puoi guarirmi!» Gesù ebbe compassione di lui. Stese la mano, lo toccò e gli disse: «Guarisci!» Subito la lebbra scomparve: era guarito! Allora l'uomo, felice, co­minciò a raccontare a tutti quello che era accaduto. E la fama di Gesù si diffondeva per la regione.

 

25

GESU’ CHIAMA LEVI MATTEO Marco 2

In Palestina al tempo di Gesù c'era una categoria di persone che tutti detestavano e cercavano il più pos­sibile di evitare. Erano gli esattori delle tasse, considerati traditori del popolo e peccatori. Un giorno, a Cafarnao, Gesù pas­sò accanto al banco dove la gente si recava a pagare le tasse. Vide tra gli esattori un uomo di nome Levi e gli disse: «Vieni con me». Allora l'uo­mo si alzò, lasciò il suo lavoro e si mise al seguito di Gesù. Levi, l'esattore delle tasse, è il di­scepolo conosciuto anche con il nome di Matteo, ed è lo stesso che scrisse uno dei quattro vangeli. Felice e commosso che Gesù avesse scelto proprio lui, che era di­sprezzato da tutti, Levi Matteo invi­tò Gesù a cena in casa sua, insieme con altri esattori delle tasse suoi amici. Gesù accettò, e questo susci­tò la meraviglia di alcuni maestri della legge. Così, questi chiesero ad alcuni discepoli di Gesù: «Perché il vostro Maestro mangia con quei peccatori?» Ma Gesù sentì le loro parole e rispose: «Le persone sane non hanno bisogno del medico. Ne hanno bisogno, invece, i malati. Io non sono venuto a chiamare i giu­sti, ma i peccatori!»

 

 

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LA RETE DA PESCA Matteo 13

A che cosa è simile il regno di Dio? Così disse ancora Gesù: «Il regno di Dio è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie pesci di ogni genere. «Quando è piena, i pescatori la ti­rano a riva, si siedono e mettono nei cesti i pesci buoni da mangiare; i pesci cattivi da mangiare, invece, li buttano via. «Così sarà la fine del mondo: gli angeli separeranno gli uomini buoni dai cattivi. I buoni saranno portati nel regno dei cieli; i cattivi, invece, saranno buttati via».

 

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L'UOMO CALATO DAL TETTO Marco 2

Gesù era in casa, a Cafarnao, e la folla si accalcava perfino davanti alla porta per ascoltarlo. Giunsero quattro uomini, che portavano su una barella un parali­tico. Volevano presentano a Gesù perché lo guarisse, ma a causa della folla non riuscivano a entrare. Salirono allora sul tetto della casa, tolsero la copertura di paglia in corrispondenza del punto in cui si trovava Gesù, e calarono il pa­ralitico dall'apertura. Quando Ge­sù vide la fede di quegli uomini, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono perdonati i tuoi peccati». A quelle parole alcuni maestri della legge che erano presenti pen­sarono dentro di sé: «Ma che cosa dice? Dio solo può perdonare i pec­cati! Quest'uomo bestemmia!» Ma Gesù indovinò i loro pensieri e disse: «Perché pensate così? Vi do la prova che io ho il potere di perdona­re i peccati: farò qualcosa che potete vedere con i vostri occhi». Gesù si rivolse al paralitico e gli disse: «Alzati, prendi la tua barella e torna a casa!» Mentre tutti lo guardavano, il pa­ralitico si alzò, prese la barella e se ne andò via. Tutti erano stupiti e di­cevano: «Non abbiamo mai visto una cosa del genere!»

 

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L'UOMO DALLA MANO PARALIZZATA Matteo 3

Di sabato gli Ebrei facevano festa, perché ricordavano il comandamento del Signore che diceva di non lavorare in quel giorno. Essi perciò non facevano nulla, neppure le opere buone. Gesù un giorno in­segnò loro con un esempio e con un miracolo che non così intendeva il Signore quando aveva dato quel comandamento. Un sabato, dunque, Gesù entrò nella sinagoga di Cafarnao, quando vide un uomo con una mano para­lizzata. I nemici di Gesù spiavano ogni occasione per accusarlo di an­dare contro la legge di Dio, e anche quel giorno osservavano attentamente quello che egli avrebbe fatto. Gesù sapeva bene di essere osservato da loro. Allora disse all'uo­mo che aveva la mano malata: «Vieni qui, in mezzo a noi». Poi Gesù si rivolse a chi lo osser­vava e disse: «E’ permesso nel gior­no di sabato fare un'opera buona? Per esempio, è permesso salvare una vita?» Essi tacevano: di sabato essi non avrebbero neppure salvato un uomo in pericolo. Gesù si rattristò per la durezza del loro cuore. Disse all'uomo: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano guarì.

 

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GESU’ SCEGLIE I DODICI APOSTOLI Marco 3; Matteo 5

Un giorno Gesù, tra tutti i suoi di­scepoli, ne scelse dodici. Sono i do­dici apostoli, parola che significa "inviati", e a loro egli diede compiti speciali. Ecco i loro nomi. Il primo fu Simone, al quale Gesù diede il nome di Pietro. Dopo di lui Gesù scelse suo fratello An­drea. Poi i due fratelli Giacomo e Giovanni, ai quali diede il sopran­nome di "figli del tuono". E ancora Gesù scelse Filippo, Natanaele chia­mato anche Bartolomeo, Levi detto Matteo; quindi scelse Tommaso, Giacomo figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo, e Giuda Iscario­ta, che poi fu il traditore di Gesù. Un giorno Gesù disse ai suoi di­scepoli: «Voi siete il sale della terra. Attenti a non perdere il sapore: il sale che perde il sapore non serve a nulla e va gettato via. «Voi siete la luce del mondo. Una città costruita sopra una montagna non può rimanere nascosta. Non si accende una lampada per metterla sotto un secchio, ma piuttosto per metterla in alto, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così deve risplendere la luce delle vostre opere buone davanti agli uomini, perché essi vedano il bene che voi fate e ringrazino il Signore».

 

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UN GRUPPO DI DONNE AIUTA GESU’ Luca 8; Marco 15

Gesù si spostava per le città e i vil­laggi ad annunciare a tutti la bella notizia del regno di Dio. Egli era accompagnato dai dodici apostoli, e lo aiutavano anche alcu­ne donne. Gesù le aveva guarite da diverse malattie, ed esse per ricono­scenza mettevano i loro beni a di­sposizione di Gesù e degli apostoli. Tra quelle donne vi erano Maria Maddalena, Giovanna moglie del­l'amministratore di Erode, Maria madre dell'apostolo Giacomo di Al­feo, e Salome madre degli apostoli Giacomo e Giovanni.

 

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LA PARABOLA DELL’ERBA CATTIVA Matteo 13

Un giorno Gesù raccontò questa parabola: «Il regno dei cieli è come un uomo che ha seminato buon - seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, un suo nemico venne a seminare erba cattiva in mezzo al grano e poi se ne andò. Quando il grano cominciò a spunta­re, spuntarono anche le erbacce che crescevano in mezzo alle spi­ghe. I contadini allora dissero al pa­drone: "Vuoi che andiamo a strap­pare le erbacce?" Ma il padrone ri­spose: "No, perché così rischiate di strappare anche il grano buono. Lasciate che crescano insieme fino al giorno della mietitura: allora raccoglieremo le erbacce, e le brucere­mo; e raccoglieremo il grano, e lo riporremo con cura nel granaio"». Dopo che ebbe raccontato que­sta parabola alla folla, Gesù entrò in casa e i suoi discepoli gli chiesero: «Spiegaci la parabola dell'erba catti­va nel campo». Allora Gesù disse: «Chi semina buon seme sono io. Il campo è il mondo. Il nemico è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo, quando gli uomini cattivi e inutili come quelle erbacce saranno mandati col diavolo, mentre gli uo­mini che hanno dato frutti buoni sa­ranno accolti nel regno di Dio».