I
NIDI DI PREGHIERA_2 e 3
IL P. MINISTRO GENERALE dei PP.MM. Cappuccini Roma,
28 giugno 1975 Via Piemonte, 70
Rev. P. ANDREA D'ASCANIO Convento Cappuccini
CARAMANICO
Carissimo P. Andrea,
ho ricevuto l'omaggio del primo numero de "I
Nidi di Preghiera".
Esprimo il mio plauso e il mio incoraggiamento â
perseverare nell'apostolato e nella diffusione della devozione al Cuore Immacolato
di Maria, mentre invio la Serafica Benedizione a Lei, ai Suoi collaboratori, a
tutti i bimbi dei nidi e al giornalino.
(P.
Pasquale Rywalski)
Ministro Generale
« L'Angelo entrò da Lei e disse: - Sia gioia a te,
o piena di Grazia, il Signore è con te. Non temere Maria, perché hai trovato
grazia presso Dio. Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio e gli metterai
nome Gesù... Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti
coprirà con la sua ombra: perciò il bimbo che nascerà sarà santo...
- Ecco l'ancella del Signore; si faccia di me secondo
la tua parola ».
Al « si » della Vergine lo Spirito Santo penetra in
Lei, la Luce viene ad illuminare le tenebre, la terra devastata dall'Odio
accoglie l'Amore. Nasce Gesù, il Santo, nasce la Chiesa.
E' un Angelo che collega il Cielo e la terra.
* *
*
« Sulla chioma di un piccolo elce - narra Lucia -
apparve una Signora vestita di bianco, più splendente del sole...
- Non abbiate paura, non voglio farvi del male...
Sono del Cielo... Volete offrirvi a Dio per sopportare tutti i dolori che Egli
vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui è offeso, e di
supplica per la conversione dei peccatori?
- Si, lo vogliamo.
- Bene, dovrete soffrir molto, ma la grazia di Dio
sarà il vostro conforto.
Nel pronunziare queste parole - commenta sempre Lucia
- aprì le mani, comunicandoci una luce molto intensa, come un riflesso che da
Lei si partiva e che, penetrandoci nel petto e nel più intimo dell'anima,
svelava noi a noi stessi in Dio, il quale era questa luce, più chiaramente di
quando ci vediamo in uno specchio. »
Al « si » dei bimbi lo Spirito Santo, la Luce di
Dio, li compenetra tutti, iniziando un lavoro profondo di spiritualizzazione.
Ancora una volta la terra più che mai devastata dall'Odio riceve l'Amore.
Nascono tre piccoli santi. Inizia una nuova era ecclesiale.
E' la Vergine che unisce il Cielo e la terra.
* *
*
E' interessante riflettere brevemente sui punti di
contatto che hanno le due Annunciazioni: - il senso di timore che sia la Vergine
che i bimbi avvertono al contatto del soprannaturale; - la richiesta che viene
fatta in nome di Dio e che attende risposta; - il luminoso vivificante Amore del
Creatore che si dona alle sue creature e si fonde in esse dopo la loro
accettazione totale dell'invito.
Ma se la dinamica della Grazia è quasi identica, è
diverso lo strumento di cui si serve il Signore. A Nazareth è un Angelo che
porta alla Vergine il messaggio del Cielo, che accoglie il suo assenso e che
la prepara a ricevere lo Spirito d'Amore. A Fatima è la Vergine stessa che
parla ai bimbi, che accetta il loro « si » e che fa emanare direttamente
dalla sua persona la Luce di grazia che continua in loro una mistica incarnazione.
E' Lei, la Donna-Angelo, il tempio dello Spirito Santo, che ha ora in mano le
sorti dell'umanità. Ella è la Madre della Chiesa, e continua in questo
Mistico Corpo del suo Gesù la sua opera di maternità salvifica,
* *
*
La Chiesa, riconoscendo per vere le apparizioni di
Fatima, si è impegnata a trasmetterne a tutti i suoi membri il contenuto soprannaturale.
Questo è compito soprattutto dei sacerdoti, gli angeli della Chiesa, che sono
i ministri della Parola di Dio. Ma poiché ognuno di noi è partecipe del
sacerdozio di Gesù è nostro dovere vivere il messaggio di Fatima e
comunicarlo a tutti - ma specialmente ai piccoli - esortandoli alla preghiera
e all'offerta di sé perché in loro si rinnovi e si continui l'annunciazione e
l'incarnazione dell'Amore.
S. Pio X, il « Papa dei Bimbi », ha portato il
limite di età per la Prima Comunione a quando questi fossero in grado di
distinguere il Pane celeste dal pane materiale. Una mamma gli presentò un
giorno un frugoletto di quattro anni che gli chiedeva di poter ricevere Gesù.
Dolcemente il Papa gli chiese: - Dimmi, sai tu chi c'è nell'Ostia che il
sacerdote dà a chi fa la Comunione?
- C'è Gesù - rispose pronto il bimbo con un lampo
negli occhi.
- E chi è Gesù? - riprese il Papa.
-
Gesù è Dio - rispose ancora pronto il bambino.
Allora
il Papa si rivolse alla mamma e le disse: « Signora, mi porti questo bambino
domani, perché voglio io stesso dargli la Prima Comunione ».
« Avremo dei bambini santi », aveva affermato.
Quanti
sono oggi impegnati con i piccoli sanno che queste parole profetiche del Santo
Papa si stanno avverando. E spesso in misura inversamente proporzionale alla
età: capita sovente che più sono piccoli, tanto maggiori e sorprendenti sono
le intuizioni che essi hanno delle cose spirituali.
Accanto
alla saggia norma generale della Chiesa, che per la Prima Comunione dei
bambini esige la terza elementare (dall'età di otto anni in poi), non si
potrebbe collocare una norma particolare (o eccezionale) a favore dei
bambini in età più piccola (anche di cinque anni) che siano accuratamente
preparati a ricevere Gesù Eucaristico?
Nel
1° numero de « I nidi di Preghiera » abbiamo letto quello che dice un
bimbetto di sei anni, Mimmo S.: « ... chissà come sarà bello prendere Gesù
nel cuore come fanno i grandi, bè a dire la verità io li invidio, anche se
un giorno per farmi piacere il Sacerdote ha dato anche a me l'ostia ma senza Gesù
ed io lo so che non è la stessa cosa... ».
Non
sarebbe bello permettere a Gesù di entrare nel cuore di Mimmo,
che tanto Lo desiderà?
E' certo che noi adulti abbiamo una grande capacità di fare belle teorie e molte chiacchiere seguite da ben pochi fatti.
I bambini, invece, hanno ben poche idee e possono parlare di piccole cose, ma sono capaci di operare molti «fatti ». Una volta conquistati da un'idea e fatto un proposito, non sanno separare l'idea e il proposito dal « fare ». Passano immediatamente dal dire al fare. Sono intuitivi e attivi d'istinto. C'è ancora unità e armonia d'innocenza, nel loro piccolo essere. La crescita, purtroppo, li metterà a dura prova e in serio pericolo. Ma intanto, le loro energie volte al bene sono preziose per loro e per gli altri.
Vediamo
l'esempio dei tre cari fanciulli, Giacinta, Francesco e Lucia, i pastorelli di
Fatima.
La
Madonna li scelse fra tanti altri e presentò a loro l'ideale del sacrificio,
chiedendo se volevano offrirsi come vittime di dolore per la conversione dei
peccatori. I bambini compresero e accettarono subito, senza indugi ne
riserve: « Si, lo vogliamo ».
L'impegno
consisteva in due cose molto forti e concrete: pregare e sacrificarsi.
In
verità, un po' di perplessità venne alla più piccola, a Giacinta, ma solo
riguardo alla parola «sacrificio». Chiese infatti, candidamente, agli
altri due: - Che cosa vuol dire «fare sacrifici»
Francesco,
il più riflessivo dei tre pastorelli, le rispose: - Vuol dire, ad esempio, dare
la nostra merenda alle pecorelle, soffrendo noi la fame.
Risposta
intuitiva e pratica; tanto più efficace, perché subito la merenda dei
fanciulli finì realmente alle pecorelle, a prova di una generosità pronta e
concreta.
Da
allora, i tre pastorelli decidono di fare ogni volta così. Ma nei giorni
seguenti rifletterono che era meglio dare la merenda ai bambini più poveri di
loro, quando li incontravano sulla via. A fare tale proposta fu Giacinta,
che era la più piccola, ma la più attenta a non perdere nessun sacrificio da
offrire per la conversione dei peccatori. Appena vedeva i bambini poveri sulla
strada, correva ella stessa a portare loro le merende. E a quei bambini poveri
non sembrava vero poter ricevere ogni giorno quella bella carità.
Intanto
i tre pastorelli restavano digiuni fino a sera. Come resistere alla fame che li
assaliva? Soffrivano in silenzio e cercavano di ingannare in qualche modo la
fame mangiando un po' di radici, alcune more e le ghiande degli alberi. E anche
in questo la piccola Giacinta si preoccupò di fare un sacrificio in più.
Quando Francesco salì su un elce per cogliere le ghiande, Giacinta gli disse:
-
Francesco, perché non prendi le ghiande delle querce?
-
Perché le ghiande delle querce sono più amare - le rispose il fratello.
-
Ma è proprio per questo - disse subito Giacinta - che è meglio mangiare le
ghiande delle querce, perché se sono più amare, si fa più sacrificio a
mangiarle, e quindi si convertono più peccatori.
Ecco
l'immediatezza intuitiva e concreta degl'innocenti. Più sacrificio, più
conversioni. Più ghiande amare, più peccatori convertiti. Logica lucida e
inattaccabile; ma soprattutto logica soprannaturale, tutta d'un pezzo.
Neppure l'ombra di un'incrinatura. Pastorelli veramente benedetti!
«
Senza merenda ». Tre fanciulli sacrificano la loro innocente merenda, per
ottenere che i peccatori vogliano rinunciare ai frutti proibiti del peccato, ai
cibi avvelenati che il demonio, il mondo e la carne offrono loro
costantemente.
Questa
è la dinamica delle operazioni di Dio. Il giusto può pagare per il
peccatore; l'innocente per il delinquente. Gesù ha pagato il riscatto per
tutti noi «figli dell'ira». I fanciulli, piccole vittime unite alla grande
Vittima, pagano perché quel riscatto non cada nel vuoto, ma sia applicato a
tante anime. Gli innocenti che si offrono come vittime hanno il potere della
santa violenza che fa ottenere il Regno dei cieli anche ai traviati.
«Senza
merenda». Sacrificare una merenda è una piccola cosa. Ma l'amore e il dolore
sono capaci di trasformare questa piccola cosa in una realtà immensa quanto la
salvezza di un'anima.
Benedetta
« merenda », allora, che mentre hai nutrito il corpo di bimbi poverelli, hai
anche nutrito qualche anima denutrita, forse già votata alla morte eterna.
Quella povera « merenda » giornaliera dei tre pastorelli, trasfigurata dalla
grazia, dall'amore e dal sacrificio, è diventata una merenda di vita eterna
per tante anime.
Madonna,
ti do cuore e volontà per l'eternità. Salva l'umanità!
Il
13 maggio 1942 il Cardinale di Lisbona parlò per la prima volta delle
apparizioni dell'Angelo di Fatima. Francesco e Giacinta erano volati al cielo
senza farne parola, e Lucia narrò gli episodi e mostrò il luogo delle apparizioni
dell'Angelo solo per obbedienza, 25 anni dopo. Perché questo silenzio?
Perché l'Angelo a Fatima viene come il servo della Madonna, ed ha solo il compito di preparare i bambini cil'incontro con Lei. Egli rimane nell'ombra, lasciando alla Sua Regina e al Suo messaggio il posto di primo piano.
E'
questo un esempio dell'UMILTA' degli Angeli, che si mostrano e parlano di sé
soltanto quando il Signore lo vuole. Essi guardano sempre il Volto di Dio per
conoscere la Sua Volontà e correre a realizzarla senza esitare. Le ali con le
quali si mostrano rappresentano la immediatezza con cui volano a fare la
volontà dei Signore.
Non
si considerano altro che «servi » di Dio, si sentono veramente creature
Sue, e perciò il loro più grande onore è poterlo servire. E' questa perfetta
umiltà che San Michele ha espresso con le parole: «Chi è come Dio?»
opponendosi all'orgoglio assurdo di Lucifero che si ribellò a Dio.
Maria,
l'umilissima e candida Vergine Madre, ha vissuto e vive ancora la virtù degli
Angeli. Dopo una vita povera e nascosta al servizio del Figlio e della giovane
Chiesa è stata assunta in Cielo e posta sopra tutti gli esseri come Madre e
Regina. Ma Ella continua a vivere nello spirito degli Angeli e si fa vedere e
sentire solo quando il Signore lo vuole.
I
bambini di Fatima alla scuola dell'Angelo e della Madonna impararono ad essere
fedeli alla parola data; a tacere i segreti loro affidati; a restare umilmente
nella volontà di Dio obbedendo sino all'eroismo, senza cedere né a lusinghe
né a minacce né a desideri di vanagloria: l'Angelo aveva loro detto di
tacere, ed essi obbediscono conservando nel loro cuore l'onorifico fatto delle
apparizioni.
Sull'esempio
della Madonna e del bambini di Fatima rendiamoci simili agli Angeli con una
totale disponibilità alla volontà di Dio. Non ribelliamoci come Lucifero
cercando di fare solo quello che piace a noi, ma restiamo fedeli a Dio
testimoniandoLo con San Michele: « Chi è come Dio? ».
Quanta
forza c'è nel grido dell'Arcangelo! Ripetiamolo spesso come freccia e come
scudo contro il male! Come espressione di fede e di amore! Come lode del
Signore!
Santi,
Angeli, insegnateci l'UMILTA', insegnateci il silenzio e la fedeltà insegnateci
a guardare il Volto di Dio da cui ci viene la Luce per il cammino della vita!
I
BIMBI E IL
ROSARIO
Il Rosario è una preghiera particolarissima, insostituibile. Il Beato Maria Grignon de Monfort non esita ad asserire: «Purché tu ti renda assiduo alla pratica di questa devozione l'anima di Maria si comunicherà a te per glorificare il Signore: il suo spirito entrerà al posto del tuo per rallegrarsi in Dio sua salvezza ».
Ha
quindi una forza sacramentale. Come nell'Eucaristia Gesù si dona e si fonde con
le creature, così nel Rosario la Mamma si comunica ai figli. Gli inizi della
Chiesa sono caratterizzati dall'Eucaristia. I graffiti delle catacombe, le prime
catechesi, i primi martiri sono una testimonianza di sangue e di amore a Gesù
Ostia. San Paolo esorta i fedeli a « rivestirsi di Cristo», cioè a vivere
talmente stretti a Gesù Ostia da costituire con Lui una sola persona: « Vivo
io, ma non io, è Cristo che vive in me ».
La
Madonna a Fatima ha iniziato una nuova era ecclesiale, all'insegna del Rosario:
« Io sono la Madonna del Rosario..... Recitate ogni giorno il Rosario..... ».
Alla recita del Rosario condiziona la conversione del mondo e il Trionfo dei Suo
Cuore Immacolato.
Recitare
il Rosario è « rivestirsi di Maria »: e non è forse questo il significato
della Madonna del Carmelo che i tre veggenti videro nell'ultima apparizione di
ottobre? La Madonna del Carmelo non è forse la Madre che offre il SUO abitino
ai figli perché se ne rivestano?
«
Rivestitevi di Gesù..... Rivestitevi di Maria». E' il Trionfo dei Cuori di Gesù
e di Maria fusi in un unico Amore che vuole riversarsi in ogni anima e
sull'intera umanità.
Cominciamo
ad attuare in noi questo trionfo di Amore e di Luce mettendo alla base della
nostra vita spirituale la Comunione e la recita quotidiana del Rosario.
4)
Gli echi della montagna
Giacinta
amava molto sentire l'eco in fondo alla valle. E, per questo motivo, uno dei
nostri grandi divertimenti consisteva nel sederci in cima alle colline,
sulla roccia più alta, e nel pronunciare ad alta voce delle parole. Il nome che
rimandava la migliore eco era quello di MARIA.
Giacinta
diceva anche, qualche volta, tutta l'Ave Maria, aspettando, per pronunciare ogni
parola, che la precedente avesse finito di fare eco.
Amavamo anche
intonare dei canti. A tutti i canti profani, e noi sfortunatamente ne
sapevamo diversi, Giacinta preferiva il « Salve, Nobile Signora », « Vergin
pura », « Angeli, cantate con me ».
Eravamo
inoltre molto innamorati della danza. Non appena sentivamo altri pastori
suonare qualche strumento, non occorreva niente di più perché ci mettessimo a
danzare, e Giacinta, benché così piccola, dava prove di disposizioni tutte
speciali.
Intanto
che andavamo così per i monti, ciò che maggiormente piaceva a Francesco era
di sedersi sulla pietra più alta per suonare il piffero o per cantare.
Se
la sua sorellina e io ce ne andavamo scendendo in corsa i pendii, lui restava
seduto, tutto preso dalla sua musica e dai suoi canti.
5)
Le lampade del cielo
Giacinta
amava molto, verso l'imbrunire, andare su un'aia che noi avevamo dirimpetto
alla casa per vedere, da lì, il tramonto del sole e, in seguito, il cielo che
si costellava di stelle. Le belle notti di chiaro di luna l'entusiasmavano.
Noi discutevamo, allora, per sapere chi di noi fosse capace di contare più
stelle che, dicevamo, erano le lucerne degli angeli. La luna era quella della
S. Vergine e il sole quella di Nostro Signore. E' per questo che Giacinta diceva
talvolta: - « Io amo di più la lucerna di Nostra Signora che non ci brucia e
non ci abbaglia, come quella di Nostro Signore ».
Francesco
veniva a giocare con noi sulla vecchia aia, mentre noi aspettavamo che la S.
Vergine e gli Angeli accendessero le loro lucerne. Anch'egli si entusiasmava a
contarle, ma niente lo incantava di più di una bella aurora o di un tramonto.
Fin quando si vedeva ancora un raggio di sole, non si curava di vedere se già
ci fosse qualche lucerna accesa.
-
« Nessuna stella è così bella come quella di nostro Signore », diceva a
Giacinta che preferiva quella della S. Vergine perché, spiegava, non fa male
agli occhi.
E,
entusiasta, egli seguiva con lo sguardo tutti i raggi che, proiettati sui vetri
delle case dei villaggi vicini o sulle gocce d'acqua sparse sugli alberi o
sui cespugli della montagna, li facevano brillare come tante altre stelle,
mille volte più belle, ai suoi occhi, di quelle degli angeli. Quando non c'era
il chiaro di luna, noi dicevamo che la lampada di Nostra Signora era priva di
olio.

6)
Con l'Angelo della Pace
Un
bel giorno, noi eravamo con le nostre pecore in una proprietà appartenente ai
miei genitori, situata sul versante della collina detta « Cabeco », e volta
a levante. Questa proprietà si chiamava « Chousa Velha ». Verso mezzogiorno
si mise a cadere una pioggia fine più della rugiada. Avevamo valicato allora la
collina, seguiti dalle nostre pecore, alla ricerca di una roccia che potesse
servirci da rifugio.....
E
avevamo trascorso là la giornata, sebbene non piovesse più e il sole si
fosse messo a brillare, chiaro e bello. Abbiamo mangiato le nostre colazioni e
abbiamo recitato il nostro rosario. Dopo aver terminato la nostra preghiera ci
siamo messi a giocare con piccoli sassi. Era già passato qualche istante da
quando ci eravamo messi a giocare quando, tutto ad un tratto, un forte vento si
mise a scuotere gli alberi e ci fece alzare la testa per vedere ciò che
accadeva, dal momento che fino ad allora il tempo era stato sereno. Noi abbiamo
visto allora, attraverso l'oliveto, venire verso di noi... un ragazzo di 14 o 15
anni, più bianco della neve, e che il sole rendeva trasparente come il cristallo.
Era molto bello. Arrivando presso di noi, egli disse: - «
Non temete, io sono l'Angelo della Pace, pregate con me! ».
E
inginocchiandosi, curvò la fronte fino a terra, e ci fece ripetere per tre
volte queste parole:
- « Mio Dio! Io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano! ».
Poi,
rialzandosi, disse: - « Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti
alla voce della vostra preghiera».
Le sue parole
si impressero in tal modo nel nostro spirito, che non le abbiamo mai
dimenticate.
7)
Con l'Angelo del Portogallo
Più
tardi, un giorno d'estate, dopo aver fatto la siesta a casa, noi giocavano
vicino ad un pozzo che possedevano i miei genitori nel giardino, e che noi
chiamavamo « Arneiro »... Tutto ad un tratto, abbiamo visto presso di noi
la stessa immagine, o angelo, almeno mi sembra che era lo stesso, e che ci
disse: -
« Che fate? Pregate, pregate molto! I Santissimi Cuori di Gesù e di Maria
hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo
preghiere e sacrifici».
- « In che modo
dobbiamo fare sacrifici?» ho chiesto.
- « Di tutto ciò che potrete, offrite a Dio un sacrificio, in atto di riparazione per i peccati che Lo offendono e di preghiera per la conversione dei peccatori. Attirerete così la Pace sulla vostra Patria. Io sono il suo Angelo Custode, l'Angelo del Portogallo.
Soprattutto
accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi
invierà ».
Queste parole
dell'Angelo si impressero nel nostro spirito come una luce che ci faceva
comprendere chi fosse Dio, quanto ci amasse e volesse essere amato, il valore
del sacrificio, sino a che punto questo Gli fosse gradito e come, attraverso di
esso, Egli convertisse i peccatori. E' per questo che, a partire da questo
momento, abbiamo cominciato ad offrire a Dio tutto ciò che ci
mortificava..... (continua...)
a
cura di P. Andrea D'Ascanio
Dedichiamo
queste pagine ai tanti bimbi provati dalla sofferenza, I figli più cari al
Cuore della Mamma, perché trovino nell'esempio di altri fratelli la forza di
offrire la loro innocenza crocifissa.
«La
VIA che porta al CIELO"
(THEO
MOSCH)
Ho
incontrato la prima volta Theo lungo il viale dei Cappuccini, a San Giovanni
Rotondo, quando P. Pio era ancora in vita. Si stava recando in chiesa, sospinto
nella sua carrozzella dalla madre.
Fu uno strano incontro, fatto solo di sorrisi - io non conosco il tedesco e Theo non palia l'italiano - ma fu come se ci conoscessimo da sempre. Ci siamo scambiati per tanti anni cartoline e cioccolate, ci siamo visti altre volte, siamo stati quest'anno due giorni insieme a S. Giovanni Rotondo.
Theo
è diventato il mio più caro amico. Vi narro le sue vicende - è tutta una
Via Crucis - perché lo mettiate anche voi in un angolino dei vostro cuore e
impariate da lui ad amare di più il Buon Dio. Così è stato per me.
Theo
è nato il 24 agosto 1950 in Lanfenburg, Svizzera. Nel 1954 si è ammalato con
una strana febbre molto alta e fu ricoverato all'ospedale per bambini di Aaran.
Durante il trasporto in ospedale le sue uniche parole furono: Non rivedrò
più Edi. Edi era il fratellino di nove mesi al quale era affezionatissimo. Lo
stesso giorno Edi si ammalava e dopo tre giorni, di venerdi, volava al cielo.
Con
la morte di Edi inizia il calvario di Theo. Dopo 11 settimane di ricovero si
accerta che ha i nervi della spina dorsale danneggiati, ma è una strana
malattia per la quale non si trova alcun nome. Con molta ginnastica torna a
rimettersi in piedi dopo un anno e può stare sugli ski, andare in bicicletta,
fare della pesca. E' felice di poter prendere parte con gli altri bambini alla
processione della sua 1a Comunione. Nelle tante foto della sua fanciullezza è
sempre sorridente, nulla può togliergli la profonda limpida gioia di vivere
che lo anima, neanche l'intervento chirurgico che lo priva, a 8 anni,
dell'occhio destro.
Ma
col passare degli anni il male torna ad infierire, e il sereno della sua anima
viene offuscato da qualche nube. La inutilità delle cure, l'impotenza della
volontà contro lo strano male che progredisce, il timore di essere stato
abbandonato e punito da Dío lo piombano in un'angoscia di morte: si chiudono
gli orizzonti umani e soprannaturali, è li buio dello spirito.
Nel
1965 la mamma e il babbo di Theo fanno un giro in Italia e si fermano per due
giorni a San Giovanni Rotondo. L'incontro con Padre Pio, durato pochi minuti,
è cosi narrato dalla mamma: « Ci ha guardato, mi ha sconvolto totalmente.
Poi, senza parlare, ha posato la sua mano sul mio capo e fu un sollievo. Dopo
quell'incontro sono diventata tutta un'altra persona. Padre Pio mi ha insegnato
la strada che cercavo da lungo tempo ».
Tornata
a casa l'unico suo desiderio è di portare Theo a San Giovanni Rotondo, e dopo
sei mesi può realizzarlo. L'incontro con Padre Pio è per Theo una cosa
meravigliosa: torna a sorridere, ritrova in una fede più matura la forza di
sopportare la sua sofferenza. Riassume le sue impressioni: « Padre Pio ha
tanta forza soprannaturale da convertire tutta l'umanità, se questa avesse un
po' di fede ».
Rifiorisce
in lui la gioia di vivere. Non potendo più applicarsi alla sua collezione di
francobolli, perché le mani non hanno più forza, si dedica alla lettura e
inizia a dipingere con la bocca, frequentando con successo la scuola d'arte di
San Gallo.
Quando
ho visto Theo, nel febbraio del 1968, era ormai sicuro della sua fede. In una
lettera che gli scrissi lo stesso anno gli chiedevo di offrire tutte le sue
sofferenze secondo le mie Intenzioni, per il trionfo dei Cuore Immacolato di
Maria. Mi rispose che era lieto di farlo. Inizia una vera grandine di prove:
viene nuovamente ricoverato per dei gravi disturbi ai polmoni e resta dodici
settimane sotto il polmone d'acciaio; per permettergli di respirare gli
viene praticata una tracheotomia e gli viene applicato un cannello artificiale
che porta sino al maggio del 1974; in questo stesso anno, appena tornato a
casa, diviene completamente cieco. Altro lungo periodo di degenza. In
ospedale, poi, come la ha persa, riacquista improvvisamente la vista. I medici
lo considerano il paziente dei miracoli.
Durante
la malattia e dopo il soggiorno in ospedale Theo pesava 24 Kg. Non ha mai
superato i 30 Kg., pur essendo alto 1,70.
Ora
i dottori e le cure non possono più nulla per Theo. Può attingere forza solo
dalla fede, e questa gli insegna che il Signore ha permesso questa
sofferenza, ed è felice. «Più felice di una persona sana», mi scrive la
mamma. Non ha più alcun desiderio di guarire, ma solo di fare sino in fondo
la volontà di Dio: « L'unico ponte verso il cielo è la croce » dice a
tutti.
Nel
mio ultimo incontro con Theo a San Giovanni Rotondo ho celebrato la S. Messa per
lui. Prima di iniziare gli ho chiesto per mezzo di una signora comune amica
che fungeva da interprete:
-
Theo, la Messa è secondo le tue intenzioni. Cosa vuoi che domandiamo a Padre
Pio per te?
-
La via che porta al Cielo - ha risposto con un sorriso luminoso di gioia e di
riconoscenza.
ATTIVITA’ DEI NIDI DI PREGHIERA
Bimbi,
lodate il Signore!
I Nidi crescono, in numero e... in grazia.
Non
possiamo pubblicare che in minimissima parte quanto i bimbi ci inviano
continuamente, ma possiamo racchiudere in pochi concetti ciò che emerge dai
loro scritti:
-
i piccoli non si stancano a recitare il Rosario, ma anzi si affezionano ad esso
e pregano sempre di più. In molte parti recitano il Rosario intero con tutti i
15 misteri;
-
diventano automaticamente apostoli del Rosario nel loro ambiente familiare,
scolastico, ricreativo.
-
se vengono aiutati con letture adeguate, spiegazioni, esempi penetrano con
disinvoltura nello spirito di amore e di offerta dei pastorelli di Fatima.
Una
nota interessante la danno i bimbi piccolissimi, di tre-quattro anni, che si
uniscono ai più grandicelli e si impegnano con una serietà che lascia
sorpresi.
Pregano volentieri
•
Io sono molto contenta di recitare il Rosario, perché quell'oretta che sto
fuori a giocare, la dedico alla Madonna e mi dispiace quando, per qualche motivo,
non posso andarci . (Laura C.).
•
Ogni mattina mi alzo presto per andare dalla signorina Rita per recitare insieme
a Maria Pia le 5 poste di rosario, tanto che stamattina ho lasciato il latte sul
tavolo per far prima a recitare il rosario. Mia zia Ada se nè accorta e tutta
arrabbiata mi ha rimproverato, dandomi uno schiaffo, io non me la sò presa a
male, ho offerto un fioretto alla Madonna, dopo finito di mangiare abbiamo recitato
il Santo Rosario (Giorgio M.).
•
« Per le vacanze sono venuto dalla nonna... cerano un bel gruppo di bambini che
dicevano il rosario con tanta devozione e gioia, a me piacque tanto che dopo
andati via i bimbi pregai la signorina di continuare a dire il rosario intero
con lei...
•
« Molti bambini con me dicono il Rosario, essi sono molto contenti, non perché
devono ricevere i giornalini, ma perché gli piace pregare (Concetta).
•
« A me piace tanto recitare il Rosario ogni giorno perché Gesù faccia riunire
tutti i miscredenti sotto la protezione della Madonna e di Gesù (Lucia Rita
P.).
•
« Mi piace tanto pregare trascurando anche il gioco... (Maria Pia B.).
•
« Noi cercheremo di fare come i tre pastorelli di Fatima e pregheremo al più
che possiamo (Gianni D.).
Piccoli
apostoli
•
« Caro P. Andrea - mi scrive Giovanna da Sulmona - anch'io voglio dirti una
cosa che mi sembra molto importante e mi rende tanto felice: sono riuscita a
convincere il maestro a recitare in classe il Rosario. Gli ho portato anche il
giornalino "I nidi di preghiera" che gli è piaciuto molto e lo ha
letto a scuola. Una mia amica mi prendeva in giro perché recitavo il Rosario,
ma poi, ha capito che sbagliava e adesso lo recita con la nonna.
•
« Sono una ragazza di nove anni, ho riunito 15 bambine della mia classe che
hanno più o meno nove o dieci anni. Ogni mattina recitiamo il Santo Rosario.
(Imma Pia F.).
•
« Siccome mi trovo a villeggiare il giorno 13 luglio formammo il gruppo dei
bimbi, era un bel gruppo tutti della Prima Comunione come pure io ho ricevuto
per la prima volta Gesù, e abbiamo recitato 15 poste del Rosario vicino alla
nicchia della Madonna. Tutte le sere recitiamo cinque poste (Maria Pia B.).
Rosaria
De Sanctis, che faceva parte del Nido di Campli (TE), trasferitasi presso i suoi
in Svizzera riunisce diversi bimbi per la recita del Rosario nella sua casa in
DIETIKON, Schineggstrasse 25.
L'insegnante
Licia Tiberio, i cui bambini a Mafalda (CB) avevano rivoluzionato il paese con
il Rosario, ora è stata trasferita a Torre de' Passeri (PE) ed insegna in una
classe differenziale. • Ci scrive: « A Torre de' Passeri gli alunni delle
classi differenziali si riuniscono periodicamente per la recita del S.
Rosario. All'inizio non sapevano neanche cosa fosse il Rosario, ma ora lo
insegnano anche ai loro familiari: Gino, un ragazzo zingaro di 14 anni, riunisce
a casa sua la madre con altre gitane e fa loro recitare il Rosario.
Rinuccia
Porta, una ragazzetta di Rombiolo (CZ) raduna i piccoli che può presso la casa
della famiglia Ippolito, Via Piave 6, dove li accoglie con gioia mamma Domenica.
Concetta
di Manduria (TA), recatasi in campagna con la famiglia, ci fa sapere che ha
formato un piccolo Nido con i bimbi della zona in cui risiede.
A
Casalpalocco (Roma), Donatella Conti con la sorellina Leonora accoglie ogni
giorno i piccoli amici nella sua abitazione per la recita del Rosario. La
medesima cosa fa, in altra zona del quartiere, Ada Lentini.
Hanno
distribuito, tra i bimbi del quartiere, oltre 500 coroncine dei Rosario e
continuano a fare opera di convincimento perché si creino altri piccoli Nidi.
I picccolissimi
Fra
tutti noi, c'era un bambino molto piccolo che era fratello di una mia amica. Si
può dire che ha recitato il Rosario meglio di noi grandi (Viviana L.).
•
Nel gruppo si è inserito anche un bimbo di tre anni, Sebastiano, che fa proprio
tanta tenerezza. A principio stava lì silenzioso ed ascoltava, poi mi ha
chiesto la coroncina perché aveva imparato tutte le preghierine e voleva
recitare anche lui il Rosario ad alta voce. Non manca mai all'appuntamento
quotidiano nella chiesa di San Francesco di Paola. (Mariella Balassone).
•
Nell'asilo in cui insegno tutti i piccini recitano ogni giorno il Rosario. Hanno
quattro o cinque anni. Non è vero che si stancano: avevamo cominciato con una
sola diecina di Ave Maria, ma ora le vogliono dire tutte e cinquanta. (Mariella
Balassone).
Nuovi
Nidi
SULMONA:
a Sulmona c'è un gruppetto di universitari della parrocchia di San Francesco di
Paola che da anni si riunisce tutte le sere per recitare le quindici poste dei
Rosario, nello spirito di P. Pio e di S. Michele Arcangelo al quale fanno la
consacrazione a conclusione della preghiera. Questi giovani hanno abbracciato
senza riserve la causa del bimbi, e stanno girando tutta la diocesi cercando
di impiantare in ogni parrocchia un Nido. Il Vescovo è consenziente, i parroci
sono per lo più entusiasti. Le parrocchie in cui già i piccoli si riuniscono
sono: S. FRANCESCO DI PAOLA, ogni giorno; S. FRANCESCO DELLA SCARPA, il martedì;
la TOMBA, il giovedì; con tutte le altre parrocchie cittadine sono stati
presi accordi e si inizierà con il prossimo ottobre. Nel paesi vicini: a PACENTRO
i bimbi si incontrano tutti i giorni; alle MARANE due volte la settimana; a
RAIANO il giovedì. Negli altri paesi ci si sta arrivando man mano.
Portiamo
questo eccezionale piccolo gruppo di preghiera come un esempio. Sarebbe bello
se anche gli altri gruppi di preghiera in Italia e nel mondo facessero la stessa
cosa. Tutti i figli di Padre Pio debbono sentire il dovere di trasmettere ad
altri - specie ai piccoli, che sono la società di domani - il Rosario,
l'eredità che il Padre ci ha lasciato.
Rimandiamo
per mancanza di spazio al prossimo numero le note che cl sono pervenuta dai
nuovi nidi di AVEZZANO (AO), CAMPLI (TE); PADULE (TE); ROMBIOLO (CZ), LATINA,
ROMA, BADIA (CZ), COLLEFIORITO di Giudonia, MOSELLARO e SALLE (PE), CARAMANICO
(PE).
MANDURIA
Sono
più di 260 i bimbi impegnati con il S. Rosario a Manduria (TA).
Il
25 marzo, dopo che era stato divulgato un invito per le famiglie, i bimbi e i
genitori si sono incontrati nella chiesa parrocchiale per la consacrazione alla
Madonna. La chiesa era gremita come non mai. Stralciamo dalle relazioni che cl
hanno inviato i piccini:
Si recitò il Santo Rosario, e quindi la S. Messa. Poi la Chiesa si
riempi di tanta gente e di bambini. Poi due bambini, un maschietto e una
femminuccia, lessero la consacrazione all'Angelo Custode, e una mamma e un papà
lessero la consacrazione alla Madonna. lo durante la celebrazione mi sentivo
sempre più commossa... Tornammo a casa molto contenti
Non
sarebbe bello fare la stessa cosa in tutte le parrocchie in cui ci sono dei
Nidi, scegliendo qualche festa della Madonna o degli Angeli?
La
cappellina che P. Raffaele sta costruendo a Manduria è stata dedicata, sotto
l'indiretta pressione dei bimbi, alla Madonna di Fatima. Come chiusura del Mese
di maggio i piccoli vi sono andati in pellegrinaggio. Una delle piccole
croniste ci descrive la cerimonia: Ognuno di noi aveva un giglio in mano.
Entrati nella cappella deponemmo il giglio dinanzi al quadro della Madonna di
Fatima ed io recitai una poesia alla Madonna. Dopo recitammo assieme il rosario
e ascoltammo il disco della Madonna dì Fatima. Infine P. Raffaele lesse l'atto
di consacrazione e per finire bruciammo tutti i fioretti che avevamo fatto.
Tornata a casa ero tanto felice che raccontai tutto quello che era accaduto alla
mamma. (Anna Marla P.).
COSE
DA BIMBI
Camilla,
una mia piccola amica tutto pepe che frequenta l'asilo e che ha appena imparato
a scrivere, mi ha inviato questa lettera:
-
« Caro P. Andrea, io sono Camilla, una bambina dell'asilo e recito il Rosario
tutti i giorni insieme alle mie compagne. Noi invochiamo la Madonna per far
diventare tutti buoni. camilla e le compagne ti salutano ». L'insegnante le
ha spiegato che « camilla » si scrive con la « c » grande... La piccina ci
ha pensato un po' poi ha concluso: - « E che fa... tanto io sono piccola... ».
«
Ogni sera io e mio fratello Salvatore prima di andare a letto diciamo il
Rosario a voce alta. Mi accorgo che le persone della casa vicina sentono
attraverso il muro e rispondono anche loro al Rosario... » (Concetta -
Manduria)
La
mamma di Irene si sforzava di convincere la sua piccina che non era necessario
andare a recitare il Rosario tutti i giorni. Quando aveva esaurito tutti gli
argomenti si è sentita obiettare: - « Scusa mamma, ma solo la domenica si
prega?! »
Dopo
aver recitato, con tutti i bimbi dell'asilo, il Rosario, ho notato che tre di
loro si erano appartati con la coroncina in mano. - « Che state facendo? »
chiedo. - « Stiamo pregando, diciamo il Rosario ». - « E per chi? » - « Per
tutti, signorina! » (Mariella Balassone, Sulmona).
In
un paesino di montagna i bimbi, dopo aver udito parlare di Fatima e dei Tre
Pastorelli, hanno deciso di riunirsi ogni sera per la recita del Rosario. Si
sono recati in chiesa, ma una signora - non si è capito bene il perché - li
ha cacciati in malo modo, con un bel po' di insulti rivolti a loro e a chi aveva
loro messo in testa queste cose. Senza perdersi di coraggio si sono riuniti
nella casa di uno di loro e hanno recitato il Rosario. Dopo sono andati dalla
signora in questione e con buone maniere le hanno detto: « Il Rosario lo
abbiamo recitato lo stesso... e abbiamo pregato anche per lei! ».
La
Madonna va tra i bimbi
Chiudiamo
questo 2° numero con la foto di una primizia: il raduno dei bimbi di Roio,
Sassa, Genzano, Piedilacosta, S, Giovanni, S. Marco e Colle di Preturo nel
Santuario della Madonna di Roio presso L'Aquila, il 13 settembre 1975.
Eguale
manifestazione si è svolta il 29 settembre nel santuario di S. Maria Assunta in
Bominaco sempre in provincia e diocesi de L'Aquila, con i bimbi di tutti i
paesini dell'altipiano di Navellì: Picenze, Petogna, Prata, Barisciano, S.
Pio, Tussio, Bominaco, Caporciano, Navelli, Civitaretenga, Collepietro.
Nel
prossimo numero faremo una dettagliata relazione su questi incontri, sul come
sono stati preparati, sul come si sono svolti. Le finalità sono le stesse che
animano questa nostra pubblicazione: far conoscere ai bimbi il messaggio di
Fatima e invitarli alla consacrazione di sé alla Madonna e alla recita
quotidiana del Rosario.
Rispondendo
ad una espressa richiesta che la Mamma ha fatto a Fatima suggeriamo a tutti di
consacrare la loro famiglia ai Cuori di Gesù e di Maria. La formula di
consacrazione è bene che venga letta dal babbo, dopa la recita del Rosario
in comune, alla presenza di tutti i membri della famiglia.
ATTO
DI CONSACRAZIONE
Cuori
Santissimi di Gesù e di Maria così conformi ed uniti da formare un Cuore
solo, vero modello del cuore che deve unire in un solo sentimento di amore
la Famiglia cristiana, eccoci a Voi dinanzi per consacrarvi solennemente i
nostri cuori, i quali vogliono essere come gli antichi fedeli un cuor solo ed
un'anima sola.
Voi
avete manifestato il desiderio di regnare sulle nostre famiglie, ed avete
mostrato nella Casa di Nazareth quale debba essere il regno ideale della pace
e felicità domestica.
Vogliamo
quindi, a vostra imitazione e col vostro aiuto, fare della nostra casa il
Regno dell'ordine, in cui ciascuno tenga il posto che gli spetta. di comando o
di soggezione.
Vogliamo
farne il regno della gioia, dove la sincerità dell'affetto, il reciproco
compatimento e il vicendevole aiuto vincano ogni difficoltà di carattere e di
circostanze.
Vogliamo
che la nostra famiglia sia il Regno della pietà, dove trionfi la Fede dei
nostri Padri; dove si oda ancora la preghiera in comune specialmente il Santo
Rosario nuotidiano: dove da tutti si osser-inn llcggi di Dio e della Chiesa;
dove si viva la vita soprannaturale dei Santi Sacramenti.
Vogliamo
fra noi il Regno della carità, per consolare gli afflitti, per soccorrere i
bisognosi, per riparare le colpe da noi commesse e le offese a Voi recate da
tante famiglie dimentiche dei loro doveri cristiani.
Vi
offriremo sacrifici e preghiere per la conversione dei peccatori, e perché la
Vostra sovranità di amore si estenda alle famiglie tutte, alle Nazioni e a
tutta la Società umana.
Degnatevi
benedire i nostri proponimenti e voti; le nostre gioie e i nostri dolori; i
nostri interessi spirituali e temporali.
Benedite
i presenti e gli assenti, i vivi e i defunti; mantenete inalterata tra noi la
pace familiare e dateci nel momento della prova la rassegnazione cristiana al
volere di Dio.
Cuori
Santissimi di Gesù e di Maria, noi sappiamo che avete sopra di noi disegni di
misericordia e che vi commovete alle nostre suppliche.
Scrivete
dunque il nome di ouesta famiglia dentro di Voi, quale pegno di speciale
protezione in tutte le difficoltà della nostra vita e in particolare nel
momento della nostra morte. Noi invochiamo S. Giuseppe, il modello dei padri
di famiglia. n--.ché presenti a Voi la nostra -onsaerazione e ci ottenga
dalla Vostra bontà la grazia di poterci un giorno riunire tutti. nessuno
escluso, -1 formare una famiglia di santi nel cielo. Così s;a!
Cuori
SS. di Gesù e di Maria, fate il nostro cuore simile al vostro.