CATECHISMO
DEI BAMBINI PIÙ PICCOLI
I.
Il segno della Croce.
Abbiamo
seguito le lezioni di un padre ai suoi bambini, Pietro e María. Questi bambini
ci son sembrati grandi, e talvolta abbastanza istruíti; ma ecco arrivare
Benedetto e Sabina: è arrivato il loro turno di ricevere qualche lezione,
proporzionata alla loro età. La loro madre balbetterà con loro, presentando
loro, nelle forme piú semplici, il latte della dottrina cristiana.
A
questi bambini parlerà la mamma; anche noi parleremo, prima o dopo di lei,
sempre però con l'intenzione di formarla alla scienza di prima catechista dei
suoi bambini.
Le
faremo, per cominciare, alcune raccomandazioni che le dovranno esser sempre
presenti. Cosí, madre, non dite mai una sola minima parola che non sia
rigorosissimamente esatta dal punto di vista della fede. Non bisogna mai
mentire: questa regola di morale dev'esser seguita sempre e con ogni cura
nell'istruzione dei bambini e nell'educazione.
Ci
sono dei modi di parlare che sarebbero veri in bocca a una madre, perché il suo
spirito farebbe allora una distinzione essenziale, ma che non entrerebbero
nell'anima del bambino altro che come idea falsa o menzogna, perché lo spirito
del bambino non sarebbe capace di fare la distinzione che esisterebbe nello
spirito della mamma. Esempio: quando mostrate, madre, al vostro bambino l'immagine
del crocifisso, non dite: È Dio, ecco Dio. I bambini capirebbero
immancabilmente che Dio è l'oggetto dorato, colorato che hanno sotto gli occhi.
Quante volte vedranno un crocifisso, tante volte conteranno un nuovo
"Dio". Ce ne saranno di grandi e piccoli, di piú o meno belli, ecc. E
cosí lo spirito dei bambini si riempirà d'idee false.
Il
bambino non ha conoscenze sufficienti per capire che noi chiamiamo con uno
stesso nome una cosa e l'immagine della cosa. Arriverebbe un giorno in cui il
bambino si dovrebbe liberare delle idee false che avrebbe ricevute; questo
lavoro di liberazione è sempre faticoso: una madre non deve mai imporlo al suo
bambino. Quando vorrete, madre cristiana, parlare al vostro bambino di Dio,
vigilate perché allora il suo spirito non si fissi ad alcun oggetto sensibile,
ma badi soltanto a capire bene la parola che voi dite: Dio. La direte sempre con
un'atteggiamento religioso, e un profondo sentimento di rispetto e adorazione.
Il vostro bambino, al principio, non capirà le ragioni di questo rispetto, ma
ne sarà colpito, penetrato. Il vostro atteggiamento, il vostro tono di voce,
serviranno meravigliosamente a far nascere in lui l'idea di Dio, della sua
grandezza, della sua bontà.
La
religione passerà cosí dal cuore della madre al cuore del bambino; e sarà una
gioia grandissima per la madre e per il bambino. I bambini hanno i loro
capricci, i loro momenti difficili. Non è esattamente quello il momento di
parlar loro di Dio. Tuttavia, se lo si fa, bisogna star bene attenti a non dire
a questi bambini capricciosi che Dio li manderà all'inferno.
Si
correrebbe il rischio in questo modo di presentar loro Dio come un essere
cattivo: sarebbe cosa falsissima e disgraziatissima. C'è senz'altro un momento
per parlare dell'inferno: ma non è mai quando i bambini fanno i capricci. Non
bisogna mai presentar loro una verità quando si ha ragione di temere ch'essa
venga rifiutata o detestata da queste anime, tanto facilmente impressionabili.
Fin
dal primo anno bisogna che il bambino senta pronunciare il nome di Dio, e sempre
con le precauzioni che abbiamo indicato. Quando saprà dire papà, mamma, gli si
farà dire le parole: Dio, o il buon Dio, o mio Dio, congiungendo insieme le sue
manine. Sarà la sua prima lezione.
Neppure
bisogna tardare a fargli fare il segno della croce, al principio senza parole;
poi, quando potrà, dirà: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Cosí sia.
Annettiamo
un'importanza capitale a queste raccomandazioni, perché costituiranno la base
del primo catechismo, quando il bambino sarà diventato capace di ripetere
qualche parola.
Formuleremmo
cosí la prima lezione di catechismo:
Fate
il segno della croce.
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cosí sia.
Dite
"in nome del Padre": chi è il Padre?
È
Dio.
Dite
"del Figlio": chi è il Figlio?
È
Dio.
Dite
"e dello Spirito Santo": chi è lo Spirito Santo?
È
Dio.
Ecco
dunque l'ordine da seguire nell'istruzione dei bambini: far loro sentire questa
parola: Dio; farli pregare a modo loro dicendo:
Mio
Dio!; poi insegnar loro a fare il segno della croce, e a pronunciare il nome
delle tre persone divine. Il piccolo prospetto qui sopra servirà a sviluppare
in essi la conoscenza che vi avrà portata la parola Dio, insegnando loro che
Dio o il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo è la stessa cosa. Sapranno allora
che in Dio c'è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo prima ancora di saper
contare fino a tre.
II.
Gesú e Maria.
Da
quando un bambino avrà cominciato a parlare, la madre cristiana gli farà
pronunciare i santi nomi di Gesú e María.
Subito
dopo avergli insegnato a dire Mio Dio congiungendo le sue manine, ella
gl'insegnerà allo stesso modo a dire Gesú. Il bimbo congiungerà le mani, dirà
Gesú e farà un cenno d'inchino con la testa. Imparerà quest'esercizio
vedendolo fare alla mamma. Ella diventerà bambina col suo bambino, e farà
religiosamente (mai per ridere) ciò che vorrà insegnargli a fare
religiosamente.
Dopo
quest'esercizio in onore del santo Nome di Gesú, sarà bene insegnare al
bambino a conoscere Gesú. E una madre veramente desiderosa di veder crescere
nel cuore di suo figlio la fede versatavi dal battesimo utilizzerà a questo
fine l'aiuto delle immagini.
Intendiamo
immagini veramente degne di questo nome, stampe veramente artistiche,
riproduzioni di dipinti dei maestri ispirati dalla fede.
La
madre cristiana sceglierà tre immagini di Nostro Signore. Una lo rappresenterà
bambino sulle ginocchia della Santa Vergine, un'altra sulla croce, un'altra
nella gloria della sua resurrezione.
La
madre che, in precedenza, avrà insegnato al suo figlioletto a congiungere le
mani dicendo Gesú, metterà il bambino davanti alle sante immagini (che saranno
scelte di dimensioni abbastanza grandi), poi dirà Gesù, chinerà il capo, e
farà fare lo stesso al bambino. In questo modo, il bambino avrà ricevuto i
primi elementi della conoscenza di Nostro Signore nella sua incarnazione, nella
sua passione, e infine nella sua gloria presente.
Quando
il bambino sarà giunto a riconoscere bene Gesú bambino, sua madre gli farà
notare la Vergine che lo porta, e la chiamerà la mamma di Gesù; il bambino non
comprenderebbe la parola madre.
Una
volta entrata nello spirito cosí tenero del bimbo la nozione della mamma di Gesú,
bisognerebbe fargli vedere anche tre immagini della Santa Vergine: una in cui
sarà sola, e sarà l'Immacolata; una seconda in cui porterà il divino Bambino;
e infine una terza in cui sarà rappresentata nella gloria. Il bambino,
abituatosi a vedere queste immagini, le riconoscerà, le amerà, e spesso queste
saranno un mezzo assai potente per consolare i suoi dispiaceri, e riportare in
famiglia la pace che è sempre tanto benvenuta.
Ma
vogliamo tornare sulle immagini di cui abbiamo parlato. Le vogliamo belle,
perfettamente belle. Bisogna sottrarre alla vista del bambino quelle mostruosità
da due soldi che sono cosí perfettamente indegne di vedere la luce. Lungi
dall'attrarre, una brutta immagine respinge; lungi dal parlare allo spirito, non
fa che spiacere all'immaginazione; lungi dal servire a rischiarare il
pensiero, ricaccia l'anima verso le sensazioni animali. Gli occhi d'un cristiano
sono chiamati a vedere un giorno le piú sublimi bellezze del Cielo; tutto
quanto non è veramente bello è indegno d'essere presentato agli sguardi, anche
sulla terra.
Dunque,
madre devota, o queste immagini perfettamente belle, o niente immagini: avrete
allora la sola risorsa del vostro cuore, il solo mezzo del vostro sguardo, il
solo strumento della vostra voce. Col suo cuore, col suo sguardo, con la sua
voce, una madre è onnipotente sul bimbo che Dio le ha donato.
Formuliamo
un piccolo prospetto.
Chi
è quel bel bambino?
È
Gesú Bambino.
E
chi è la sua mamma?
È
la Santa Vergine.
E
come si chiama la Santa Vergine?
Si
chiama María.
Chi
è che è inchiodato alla croce?
È
Gesú.
Perché
Gesú è stato inchiodato là?
Perché
ci ha amati.
Davanti
all'immagine di Gesú in cielo.
Guarda
questa bella immagine, bimbo mio; chi è?
È
Gesú.
Dov'è
adesso, Gesú?
Lassú,
in alto in alto, in Paradiso.
Se
tu vuoi tanto bene al buon Dio, vedrai Gesú in Paradiso?
Sí
mamma, andiamo a vedere Gesú in Paradiso.
Ecco,
guarda la bella immagine; chi è?
È
María.
Vedi
com'è bella?
Sí,
è bella, bella.
La
vuoi vedere col bel bambino?
Si
mamma, vedere Maria col bel bambino.
Davanti
all'immagine della Vergine-Madre
Vedi
Maria, bimbo mio, la vedi bene?
Sí,
la mamma di Gesú.
Le
vuoi bene, alla mamma di Gesú?
Si,
come a mamma.
E
al bambino Gesú, gli vuoi bene?
Si,
come al buon Dio.
Vedi
ancora questa bella immagine?
È
la mamma di Gesú.
Dov'è,
la mamma di Gesú?
Lassú,
in Paradiso, con Gesú.
La
vuoi vedere, la mamma di Gesú?
Si,
mamma, fammela vedere.
Ama il buon Dio, ama Gesú, ama Maria; e vedrai Maria in Paradiso, vedrai Gesú, vedrai il buon Dio.
Si,
mamma, amerò il buon Dio.
III.
Il mistero della Santissima Trinità.
È
utile insegnare presto ai bambini i primi elementi del calcolo. Bisogna insegnar
loro a contare: questo, però, non facendo loro recitare a memoria le parole
uno, due, tre, ma mettendo loro sotto gli occhi un oggetto che possa piacer loro
dicendo: Uno; poi un secondo oggetto simile, con la parola: Due; e cosí di
seguito. Avvertiamo la madre di non usare mai a questo scopo delle monete:
l'amore del denaro è una passione che non bisogna far nascere nel bambino.
Quando
il bambino avrà imparato a contare, almeno fino a tre, gli si dirà: Un solo
Dio, accentuando la parola Un; poi gli si dirà: Un solo Dio, il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo. Gli si farà ripetere questa professione di fede e,
quando la saprà bene, si andrà oltre dicendo: Il Padre, una persona, il
Figlio, una persona, lo Spirito Santo, una persona.
Quando
queste nozioni saranno state in qualche modo afferrate dall'intelligenza del
bambino, e fissate nella sua memoria, gli si farà addizionare le tre persone
dicendo: Il Padre, una persona; il Padre e il Figlio, due persone; Il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo, tre persone.
In
una lezione seguente, si dirà: Tre persone in Dio; un solo Dio in tre persone;
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, è un solo Dio in tre persone.
Sarà
sommamente utile allora riprendere la prima lezione che abbiamo precedentemente
insegnato, e tornarvi sopra spesso, per imprimerla bene nell'intelligenza tanto
tenera del bambino. Piú è tenera, piú è facilmente svagata: di qui la
necessità di tornare spesso sulle stesse cose, e di ricominciare dall'inizio,
dopo aver fatto un po' di cammino.
Quando
il bambino avrà bene intese, ben tenute a mente, e a modo suo comprese queste
prime lezioni, gli si dovranno insegnare due cose estremamente importanti: la
prima, è che il buon Dio è BUONO sopra ogni cosa; la seconda, conseguenza
della prima, è che bisogna AMARLO sopra ogni cosa.
Il
bambino avrà in tal modo imparato a valutare Dio secondo il suo valore; e il
suo spirito acquisterà il possesso d'una luce estremamente preziosa, che dovrà
guidarlo per tutta la vita nella valutazione che dovrà fare delle cose.
Se,
infatti, egli sa, e soprattutto se sa bene, che Dio è buono sopra ogni cosa,
saprà anche che tutte le altre cose non debbono esser valutate che in
proporzione a quanto s'avvicinano a Dio, la sovrana Bontà; e da quel momento
possiederà la regola suprema che c'insegna a riconoscere e a valutare la bontà
particolare di ogni cosa creata. Se il bambino sa, e soprattutto se sa bene, che
bisogna amare Dio sopra ogni cosa, sarà già parzialmente in possesso del suo
fine ultimo, sarà sulla via della vera felicità; possiederà la nozione prima
e ultima d'ogni vera morale, e, piú tardi, avanzerà con passo sicuro sulla
strada della vita, ben sapendo sia da dove viene, sia per dove passa, sia dove
deve arrivare.
Per
aiutare la madre cristiana, formuleremo un piccolo prospetto.
Chi
è il buon Dio?
Una
cosa cosí buona che non ce n'è di migliori.
E
chi è ancora il buon Dio?
È
il Creatore di tutte le cose.
Quante
persone ci sono in Dio?
Tre.
Come
vengono chiamate?
Il
Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Io
dico sempre il buon Dio: perché?
Perché
è il suo nome.
E
perché è il suo nome?
Perché
è buono davvero.
Quanto
il buon Dio è buono?
Piú
di tutto.
E
perché è buono piú di tutto?
Perché
è lui che ha fatto tutto.
Bisogna
voler bene a chi è buono?
Sí,
mamma.
Bisogna
voler bene allo zucchero?
No,
mamma.
E
perché?
Lo
zucchero è da mangiare, non da volergli bene.
Allora,
vorremo bene al buon Dio?
Piú
che a tutto.
Piú
che a mamma?
Si,
mamma.
Piú
che a papà?
Si,
mamma.
E
perché?
Perché
Dio è buono, piú di mamma, piú di papà, e piú di tutto.
IV.
Gesú nel mistero della Santissima Trinità.
Quando
il bambino avrà imparato a conoscere Dio e la Santissima Trinità, quando saprà
ben affermare l'unità di Dio, e la Trinità delle persone in Dio, converrà che
la madre cristiana lo faccia andare avanti, e lo introduca nella conoscenza del
mistero dell'Incarnazione.
C'è
da fare, con ciò, un passo difficile; prima di tentarlo, una madre dovrà
considerare attentamente se il bambino sia capace di ricevere un insegnamento
cosí elevato. Lo capirà dalle disposizioni del suo bambino. Se l'ora di Dio è
suonata per provvedere quest'anima dell'alimento sostanziale preparatole da
Dio, il bambino dimostrerà una certa fame di verità, e quando sua madre gli
avrà fatto ripetere quel che già saprà, dirà: Ancora, mamma!, e sarà il
segno che l'ora è arrivata.
Ed
ecco come ella procederà per condurre suo figlio a conoscere questa grande
meraviglia di Dio che si chiama Incarnazione di Nostro Signore.
Dopo
aver bene ricordato al bambino che il Padre è Dio, che il Figlio è Dio, che lo
Spirito Santo è Dio, la madre gli farà sapere che il Padre è Dio, e soltanto
Dio, che lo Spirito Santo è Dio, e soltanto Dio, ma che il Figlio è Dio, ma
non soltanto Dio.
Ella
gli farà notar bene che quando si tratta del Padre e dello Spirito Santo si
dice: Dio, e soltanto Dio; ma quando si tratta della persona del Figlio, della
persona di mezzo (Sant'Agostino chiama il Figlio di Dio Media in Trinitate
persona), si dice: Dio, ma non soltanto Dio.
Queste
parole non soltanto Dio dovranno suscitare nel bambino il desiderio di sapere
che cos'altro è il Figlio di Dio, e, se egli lo domanda, sarà un segno
propizio del lavoro della sua intelligenza.
Ma,
sia che lo domandi sia che non lo domandi, bisogna insegnarglielo, e dirgli che
il Figlio di Dio s'è fatto uomo. E oltre a ciò, bisognerà verisimilmente
dirgli che s'è fatto piccolo bambino. Le parole s'è fatto piccolo bambino
saranno capite meglio che s'è fatto uomo.
Si
dovrà dire che il Figlio di Dio, fattosi piccolo bambino, è stato chiamato Gesú,
e si prometterà al bambino di parlargli spesso del bambino Gesú; gli si
faranno ricominciare gli esercizi che abbiamo menzionato prima (II. Gesù e
Maria)), e il bambino comincerà a dire Gesú con intelligenza, e perciò con
maggior gioia.
Ecco
il prospetto relativo alla presente lezione:
Facciamo il segno della croce, bambino mio.
Nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il
Padre, chi è?
È
Dio.
E
il Figlio?
È
Dio.
E
lo Spirito Santo?
È
Dio.
Ascolta
bene: il Padre è Dio?
Sí,
mamma.
Ascolta bene: il Padre è Dio, soltanto Dio.
Il
Padre è Dio, soltanto Dio.
Ascolta bene: lo Spirito Santo è Dio, soltanto Dio.
Lo
Spirito Santo è Dio, soltanto Dio.
Ascolta ancora, bambino mio.
Ma,
mamma, non hai detto il Figlio.
Si,
ma dirò anche il Figlio: è Dio, non è vero?
Si
mamma, il Figlio è Dio.
Ma adesso ti dirò, ascoltami bene: il Figlio è Dio, e non soltanto Dio.
Il
Figlio è Dio, e non soltanto Dio.
Si, il Figlio è Dio, e non soltanto Dio, perché ti ha voluto così bene che, per amor tuo, ha voluto essere come te, e s'è fatto bambino piccolo.
Il
bambino che è lí, nella bella immagine?
Si.
Sai bene come si chiama?
Il
bambino Gesú.
Adesso sai bene che il Figlio, la persona di mezzo, è Dio come il Padre e lo Spirito Santo, e che s'è fatto bambino piccolo per amor tuo, per amore di noi tutti. E siccome lui ci ha voluto cosí bene, noi dobbiamo volergli bene con tutto il nostro cuore.
Sì,
mamma, gli vorremo tanto bene.
V.
Il mistero dell'Incarnazione.
Una
volta che abbia cominciato a trasmettere al suo bambino la dottrina
dell'Incarnazione di Nostro Signore, la madre cristiana veglierà affinché egli
non dimentichi quel che gli è stato insegnato in precedenza a proposito della
Santissima Trinità. A tal fine, dovrà tornare spesso sulle lezioni precedenti
relative alle tre persone divine: dovrà avere gran cura perché la dottrina
della Santissima Trinità sia la base primaria e ben solida sulla quale dovrà
elevarsi tutto l'edificio dell'istruzione cristiana di suo figlio.
La
ragione è facile a cogliersi. La Trinità è il fine della religione;
l'Incarnazione ne è il mezzo. Ora, il mezzo si subordina sempre al fine. Agire
diversamente, e, per esempio, lasciar da parte l'insegnamento sulla Santissima
Trinità per concentrare tutto sulla persona di nostro Signore, sarebbe per cosí
dire sopprimere due terzi del Credo, e mettere un bambino su una strada che, non
essendo quella della verità completa, non sarebbe neppure quella della vita,
perché sta scritto: Il giusto vive di fede (Rom., 1, 17).
Dopo
aver, dunque, impresso profondamente nello spirito del bambino la dottrina della
Santissima Trinità, la madre s'impegnerà a farvi penetrare la dottrina cosí
dolce dell'Incarnazione di Nostro Signore. Dopo aver detto come la seconda
persona della Santissima Trinità sia Dio e uomo, bisogna insegnare al bambino
la distinzione delle due nature. Ma per questo non si debbono usare né la
parola distinzione né la parola natura, che non direbbero nulla al bambino.
Bisogna fargli capire che Nostro Signore, che è Dio e uomo, è sempre stato
Dio, perché Dio non ha cominciato a essere, né ha potuto cominciare; giacché,
se ci fosse stato un principio, sarebbe una creatura e non sarebbe il Creatore;
e abbiamo detto che Dio è il creatore di tutte le cose. Cosí, in quanto Dio,
Nostro Signore non ha avuto principio, ma in quanto uomo l'ha avuto. Ogni uomo
ha il suo principio, e dal momento che Nostro Signore ha voluto farsi uomo e
bambino come noi e per noi, c'è stato un giorno in cui è stato detto: È nato
un bambino; questo bambino ha avuto per madre la santa Vergine Maria; e María
sapeva bene che il suo figlioletto era il Figlio di Dio fatto uomo per noi. Ella
lo sapeva, e oggi lo sappiamo tutti. Diciannove secoli fa Nostro Signore s'è
fatto uomo, e ci se ne ricorda tanto bene che dappertutto si fa una grande festa
per onorare il giorno della sua nascita: è la festa di Natale.
Quando
si sarà fatto ben capire al bambino come Nostro Signore sia Dio e uomo, e gli
si sarà insegnato a distinguere fra Dio e l'uomo, o, come diciamo comunemente,
fra la natura divina e la natura umana, bisognerà insegnargli come il Figlio di
Dio, che pure ha preso relmente la nostra natura, avesse tuttavia un'umanità piú
grande, piú santa, piú ricca della nostra.
A
tal fine, sarà bene far notare al bambino che tutti i bambini, quando vengono
al mondo, sono peccatori, e che Nostro Signore, appena nato, era completamente
santo; che i bambini non sanno nulla, mentre Nostro Signore sapeva tutto; che i
bambini, non sapendo nulla, non sono capaci di nulla, mentre il bambino Gesú
era onnipotente come lo è adesso in cielo.
Quando
il bambino avrà cosí compreso la distanza che c'è fra l'umanità di Nostro
Signore e la nostra, gli s'insegnerà che queste ricchezze di santità, di
scienza e di potenza nel bambino Gesú gli venivano dalla sua divinità, la
quale non avrebbe potuto tollerare unita alla sua persona né l'ignoranza, né
l'impotenza, né ancor meno il peccato che è contrario a Dio.
Il
prospetto seguente potrà esser di qualche utilità.
Bambino
mio, abbiamo detto: Tre persone in Dio.
Sí,
mamma, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Il Padre è Dio, soltanto Dio.
Lo
Spirito Santo è Dio, soltanto Dio.
Ma
il Figlio?
Il
Figlio è Dio, e non soltanto Dio; perché s'è fatto bambino piccolo per noi.
Dunque
è Dio e uomo?
Si,
è Dio e uomo.
È
sempre stato Dio?
Si,
è stato sempre Dio; perché Dio non ha avuto inizio; è da sempre e per sempre.
Ed
è sempre stato uomo?
No,
ha cominciato a essere uomo; perché ogni uomo ha un principio.
È
un uomo proprio come noi?
Si,
ha un vero corpo d'uomo, e una vera anima d'uomo, come noi.
Ma non c'è fra lui e noi qualche differenza? Noi, per esempio, nasciamo peccatori; e il bambino Gesú?
Lui
è nato santo, perché è Dio.
Noi
nasciamo ignoranti, senza sapere assolutamente nulla; e il bambino Gesú?
Sapeva
tutto, perché è Dio.
Noi nasciamo incapaci di camminare, di parlare, di far quasi ogni cosa, salvo che piangere; e il bambino Gesú?
Avrebbe
potuto far tutto, camminare, parlare, se avesse voluto; ma ha preferito non
parlare per nulla e piangere molto, come tutti i bambini piccoli.
Ha
pianto, e perché?
A
causa dei nostri peccati, e perché ci ha voluto bene.
Allora noi gli vorremo tanto bene.
Si,
mamma, gli vorremo bene piú che a tutto.
VI.
La vita di Gesú.
Dopo
la dottrina dell'Incarnazione, la madre cristiana dovrà insegnare al suo
bambino la storia cosí interessante della vita di Nostro Signore. Viene divisa
in tre epoche: la prima che comprende l'infanzia del Salvatore fino all'età di
dodici anni; la seconda, la sua vita laboriosa in compagnia di San Giuseppe,
fino a trent'anni; la terza, la sua vita apostolica, dall'età di trent'anni
fino all'Ascensione.
Nella
prima epoca, la madre s'impegnerà a far entrare nello spirito del bambino i
toccanti racconti del Vangelo sulla nascita del bambino Gesú; ella dirà al suo
piccolo allievo come Gesú, nato in una stalla, fu deposto in una mangiatoia; fu
cantato dagli angeli e visitato dai pastori. Tutti questi episodi del Vangelo
sono assai facili a raccontarsi, dolci a ritenersi, piú dolci ancora a
meditarsi. Dio cosí grande, per noi cosí piccolo; Dio cosí adorabile, e in
quel tempo cosí amabile. Le belle immagini saranno un potente sussidio
all'istruzione del bambino, quando si tratterà di mostrargli in azione i
misteri visibili di Dio fatto uomo.
La
madre non dimenticherà mai, tuttavia, di far notare al bambino le grandezze di
Gesú persino nei suoi avvilimenti: sempre gli farà vedere Dio e l'uomo: Dio
nella sua maestà, a cui tutto obbedisce; uomo nei suoi misteri cosí dolci, ov'egli
stesso vuole sottomettersi, e diventare obbediente a Maria, a Giuseppe, e soprattutto
a Dio suo Padre che è nei cieli.
Lo
stesso farà quando introdurrà il bambino alla seconda epoca della vita di Gesú.
Ella lo mostrerà sottomesso a San Giuseppe, impegnato a lavorare sotto la sua
direzione, ad apprendere da lui l'uso degli utensili, l'arte del falegname. Con
questo Gesú c'insegna a obbedire ai nostri genitori, a santificare il nostro
lavoro, e a impiegare bene il tempo che da lui ci è dato per meritare l'eternità.
Verrà
quindi la vita di Gesú nella sua fase apostolica. In quel periodo egli
insegnava, predicava, catechizzava; benediceva e abbracciava i bambini;
guariva gli ammalati, cacciava i demoni, risuscitava i morti. Dopo esser
passato facendo il bene, uscí da questo mondo soffrendo molti mali. Il Vangelo
fornirà materiale abbondantissimo alle lezioni d'una madre che insegni al
figlioletto la storia della Passione di Nostro Signore, e allo stesso modo
quella della Risurrezione, della vita di Gesú risuscitato, e infine della sua
Ascensione.
In
questa parte del suo insegnamento, la madre dovrà tener conto di diverse cose
estremamente importanti.
La
prima sarà d'ispirarsi per le sue lezioni al testo stesso del Vangelo; le
parole dello Spirito Santo portano con sé una grazia divina che nulla potrebbe
sostituire, e che è sempre molto male trascurare.
La
sonda sarà di non lasciar passare le feste dei misteri di Nostro Signore e
della santa Vergine senza introdurre il bambino alla conoscenza di questi
misteri cosí preziosi.
La
terza consisterà nel far nascere nel cuore del bambino i pii sentimenti
d'adorazione, di riconoscenza, di preghiera che saranno convenienti a ciascuna
delle sue lezioni, e a ciascuna delle feste alle quali ella si sarà sforzata
d'interessare il suo bambino.
Quel
che abbiamo appena detto è talmente ricco di fatti che non potremmo ricordarli
tutti in un prospetto: tuttavía, per conservare fedelmente il piano che abbiamo
fin qui seguito nel Catechismo dei bambini piú piccoli, diciamo:
Quando
Nostro Signore è venuto in questo mondo, dov'è nato?
A
Betlemme, in una stalla. Fu deposto in una mangiatoia, cantato dagli angeli, e
visitato dai pastori.
E
quando fu un po' piú grande, dove abitò?
A
Nazareth, nella casa della santa Vergine, sua madre.
E
che cosa faceva?
Obbediva
alla santa Vergine, e le era completamente sottomesso.
Faceva
qualche mestiere?
Si,
lavorava con San Giuseppe, facendo il falegname.
Che
cosa faceva in quel mestiere?
Lavorava
il legno, e faceva armature per le case.
Nostro
Signore ha lavorato molto tempo in questo modo?
Si,
molto tempo, fino all'età di trent'anni.
In
seguito, cominciò a predicare, ad andare nelle città e nei villaggi a fare il
catechismo, a insegnare a tutti, a guarire gli ammalati e operare miracoli a
migliaia.
Si,
e li amava molto; li lasciava venire intorno a lui, li baciava, li benediceva, e
li rendeva tutti contenti, loro e le loro mamme.
Dopo
di ciò gli ebrei lo fecero inchiodare a una croce, sulla quale egli volle
morire per loro e per noi e per tutti gli uomini.
O
no! Dopo tre giorni è tornato a vivere.
Si,
diverse volte, durante quaranta giorni.
Ha
riunito i suoi amici, li ha benedetti, e, in vista di tutti è salito al cielo.
Dov'è ora Nostro Signore?
È in
cielo.
Si,
se gli vogliamo tanto bene, lo vedremo in Paradiso.
VII.
Il mistero della Redenzione.
Dopo
aver introdotto il suo bambino alla vita di Nostro Signore Gesú Cristo, la
madre cristiana s'impegnerà piú particolarmente a dargli un'idea elevata del
mistero della Passione. A tal fine, gli metterà sotto gli occhi un crocifisso,
ma un bel crocifisso, meglio in rilievo che non in dipinto o in incisione; e
quindi si sforzerà di far capire al suo piccolo allievo, nei limiti delle
capacità di lui, le meraviglie di Gesú crocifisso che Nostro Signore stesso,
parlando a Santa Teresa, chiamò "un libro vivente", e che tanti santi
chiamavano il loro libro.
La
madre, dopo aver insegnato al suo bambino che Nostro Signore ha voluto prendere
su di sé i peccati di tutti gli uomini, gli farà vedere che questa è stata la
ragione per la quale egli ha voluto soffrire tanto, nell'anima e nel corpo, e in
tutte le membra del suo corpo, al fine di diventare vittima in tutto sé stesso,
com'era vittima per tutti noi stessi.
Guarda
bene, la madre dirà, guarda bene Nostro Signore attaccato a questa croce.
Vedi questi grandi chiodi che hanno perforato le sue mani e i suoi piedi, vedi
la sua testa coronata di spine, vedi il suo costato aperto e il suo cuore
trafitto; tutto questo, a causa dei nostri peccati e per la nostra salvezza.
Vedi
i piedi di Gesú: sono inchiodati al legno della croce, perché troppo spesso i
nostri piedi ci hanno portato dove Dio non voleva, e dove l'abbiamo offeso.
Vedi
le mani di Gesú, inchiodate allo stesso modo alla croce, perché troppo spesso
abbiamo fatto delle nostre mani strumenti di peccato; e, a causa di questo, le
mani innocenti di Gesú sono state cosí crudelmente trafitte e inchiodate a
questo legno.
Vedi
la testa di Gesú: è coronata di spine; e queste crudeli spine che hanno
trafitto la sua testa vi sono state piantate a causa dei pensieri orgogliosi che
sono stati troppo facilmente accolti nelle nostre povere teste; e, poiché le
nostre teste sono diventate la sede di tanta vanità, la testa di Gesú è stata
coronata, trafitta, insanguinata da tante crudeli spine.
Vedi
il costato di Gesú, com'è trafitto da una grande ferita; una ferita che va
fino al suo cuore, anch'esso aperto dalla lancia del soldato. Questa lancia cosí
crudele era l'immagine della nostra ingratitudine e della nostra durezza di
cuore verso Gesú. Egli ha il cuore trafitto perché i nostri cuori sono troppo
duri, troppo insensibili, troppo ingrati verso di lui, e, per guarirci da
quest'ingratitudine, da quest'insensibilità, da questa durezza, Nostro Signore
ha versato, dal suo cuore trafitto, fino all'ultima goccia del suo sangue.
Ma
non è tutto: queste piaghe di Gesú, che sono l'opera dei nostri peccati, Gesú,
che le ha ricevute per amor nostro, le ha rese rimedio ai nostri peccati. Chi
avrebbe potuto credere a un cosí grande amore di Nostro Signore? Noi l'abbiamo
offeso, ferito, inchiodato alla croce; e, dalle ferite che gli abbiamo inferto,
ecco che esce un torrente di grazie per purificarci dai nostri peccati,
riconciliarci a Dio e condurci in Paradiso.
Da
ciò imparerai, bambino mio, quanto Nostro Signore ci ha amati, e, quando vedrai
l'immagine del crocifisso, non mancherai mai di ringraziare interiormente Nostro
Signore di tutto quanto ha voluto soffrire per la salvezza di noi tutti.
Bisogna
fare qualcosa di piú: ringrazieremo tutt'e due Nostro Signore di tutto quel che
ha fatto per noi.
Dopo
aver cosí catechizzato il suo bambino, la madre, prendendo fra le mani il
crocifisso, bacerà i piedi del Salvatore e li darà poi da baciare a suo
figlio. Farà lo stesso per le mani, la testa, il cuore di Gesú:
e
avrà ottenuto un gran successo se il suo giovane allievo prende gusto a baciare
cosí l'immagine adorabile del Salvatore crocifisso.
È
l'immagine di Nostro Signore crocifisso.
Per
soffrire molto, e morire per salvarci.
Perché
aveva preso su di sé i peccati di noi tutti, e morendo ha riparato l'offesa
fatta a suo Padre dai nostri peccati, e ci ha ottenuto il perdono.
Perché
troppo spesso i nostri piedi ci sono serviti per offendere Dio.
Perché
troppo spesso le nostre mani sono strumenti di peccato.
Perché
troppo spesso noi ci facciamo corone d'orgoglio e di vanità.
A
causa della durezza e dell'ingratitudine dei nostri cuori.
L'opera
dei nostri peccati, perché sono i nostri peccati che hanno ferito e ucciso Gesú.
Delle
fonti di grazie, nelle quali noi attingiamo la nostra riconciliazione con Dio,
la santificazione delle nostre anime, e i meriti che ci conducono alla vita
eterna.
VIII.
Gli angeli. Angeli buoni e cattivi.
Quando
la madre cristiana avrà insegnato al suo bambino a conoscere il proprio corpo e
la propria anima, dovrà insistere sulla conoscenza dell'anima, affinché il
bambino arrivi a farsi un'idea il piú possibile esatta di che cosa sia uno
spirito.
Gli
dirà, per esempio, che uno spirito è una creatura di Dio piú eccellente di
tutti i corpi, e capace di conoscere e di amare il suo creatore. Aggiungerà che
le nostre anime sono spiriti, ma creati da Dio per dare la vita ai nostri corpi
e rimanere unite ai nostri corpi.
Quindi,
elevando piú in alto lo spirito del suo bambino, la madre gli dirà che Dio ha
creato degli spiriti non destinati a vivere uniti a corpi, ma al contrario a
rimanere sempre senza corpi; è per questo che vengono chiamati puri spiriti.
Sono gli Angeli.
Noi
diciamo, al principio del Credo, che Dio è il creatore del cielo e della terra.
Ed egli, dal momento che ha creato tutte le cose per la sua gloria, ha posto
sulla terra degli uomini, e nel cielo degli angeli, al fine d'esser servito,
amato e glorificato sulla terra dagli uomini e nel cielo dagli angeli.
Creati
gli angeli nel cielo, Dio diede loro la grazia che li fece santi, e promise loro
che, se fossero rimasti fedeli, li avrebbe ammessi a partecipare alla sua
felicità divina, e che allora essi l'avrebbero visto a faccia a faccia per
tutta l'eternità.
Gli
angeli ebbero dunque il loro tempo di prova: vivevano nella fede attendendo la
visione chiara di Dio, avevano la speranza e la carità; e per mezzo di queste
grazie dovevano meritare la gloria eterna.
La
prova non durò a lungo: la vita degli angeli è d'una tale attività, che per
un piccolo numero di atti e in pochissimo tempo potevano meritare molto.
La
maggioranza rimase fedele a Dio: gli altri caddero precisamente per aver
voluto elevarsi; cedettero all'orgoglio, si compiacquero della loro bellezza,
ch'era grande, e invece di glorificare Dio diedero gloria a sé stessi.
Dio
non tollerò una simile offesa alla sua maestà: chiamò gli angeli al suo
giudizio, come un giorno chiamerà gli uomini. Gli angeli fedeli furono
ricompensati ed entrarono in cielo, dove stanno e staranno per sempre. Gli
angeli orgogliosi furono precipitati in un fuoco che non s'estinguerà mai, e
che Dio creò espressamente per punirli. È l'inferno.
Ci
sono dunque adesso gli angeli del cielo, e gli angeli dell'inferro: i primi si
chiamano semplicemente angeli, o angeli buoni; gli altri non si chiamano piú
semplicemente angeli, ma vengono sempre denominati angeli cattivi o demoni.
Quello fra loro che si ribellò per primo contro Dio si chiama Satana o il
diavolo. Questi sventurati demoni che non amano piú il buon Dio non amano piú
gli altri angeli, né gli uomini che stanno sulla terra. Al contrario, sono
invidiosi contro Dio, invidiosi contro gli angeli del cielo, e ancor piú
invidiosi contro gli uomini che stanno sulla terra. È questa invidia che li
porta a tentarci, per farci cadere come loro in quello spaventoso fuoco
dell'inferno che Dio ha creato per loro, e non per noi.
Gli
angeli buoni al contrario ci amano, e si augurano d'averci per compagni della
loro felicità in cielo. A tal fine, non cessano di pregare per noi, e
riceveranno un incremento di gioia quando noi arriveremo in cielo per lodare e
amare Dio con loro per tutta l'eternità.
Questo
piccolo riassunto della dottrina cristiana sugli Angeli dovrà essere oggetto di
piú lezioni, per non stancare il bambino e per far penetrare piú sicuramente
nel suo spirito la pura e dolce luce della verità.
Il
buon Dio.
Per
metterci gli angeli e gli uomini.
È
una bella creatura di Dio.
Perché
è tutta spirito, soltanto spirito.
Lodano,
adorano, amano e glorificano il buon Dio che li ha creati.
Si,
tutti gli angeli buoni.
Si,
ce ne sono che sono diventati cattivi, non volendo essere sottomessi a Dio.
Come
ha ricompensato i buoni, ha punito i cattivi.
Ha
ricompensato i buoni facendosi vedere manifestamente a loro, e ha punito i
cattivi precipitandoli nell'inferno.
Vengono
chiamati demoni, e il piú cattivo di loro si chiama il diavolo o Satana.
Sono
invidiosi di noi, e vorrebbero attirarci nell'inferno con loro.
Gli
angeli buoni ci amano e sperano che noi andiamo con loro in paradiso.
Papà,
mamma e io non ascolteremo Satana, né i suoi demoni cattivi; ma andremo in
paradiso, cogli angeli santi, a vedere Dio, a lodarlo e amarlo per tutta
l'eternità.
IX.
Gli angeli (seguito).
L'angelo
custode.
Una
madre cristiana arriverà a parlare degli angeli col suo bambino. Con ciò, farà
a suo figlio il grandissimo favore di elevare la sua intelligenza e di
familiarizzarla con le cose completamente spirituali. È meraviglioso vedere
quanto i bambini battezzati amino conoscere le cose superiori, Dio, gli angeli,
le anime! E una madre deve saper mettere a profitto questo bene prezioso, questo
puro desiderio deposto dal battesimo nell'anima del suo bambino.
Ella
gli parlerà dunque degli angeli, degli angeli buoni e anche di quelli cattivi:
perché il bambino vuole sapere, ha il diritto di sapere, e il sapere gli
dev'essere dato.
Parlandogli
degli angeli cattivi, dei demoni, di Satana, la madre veglierà a far giungere
al suo bambino soltanto le verità di fede; e quanto piú sarà sollecita a
insegnare la fede, tanto piú avrà cura di non gettare nello spirito del
bambino le immaginazioni e le immagini indegne che ci vendono spesso a caro
prezzo i negozi di immagini religiose: per esempio, una caldaia infuocata nella
quale si vede, intento a rimescolare i dannati con un forcone, questo mostro al
quale si dànno corpo, coda e zampe di bestia. Tutto ciò è semplicemente
disgustoso: e, a ben considerare, tutto ciò fa gl'interessi di Satana. Se
infatti il cristiano s'immagina che Satana sia un mostro di questa specie, come
potrà riconoscerlo quando verrà, trasformato in angelo di luce, a proporgli
una tentazione dolce, attraente, dilettevole, seducente? Il bambino si dirà:
Non è certo questo il Satana di cui mamma mi ha mostrato l'immagine. Questo è
veramente amabile. Ci vado, dunque, poiché ci troverò il mio piacere!
Satana
è un mostro per le anime che hanno una grande fede e un grande amore per Nostro
Signore; ma ai comuni mortali, e soprattutto ai bambini, Satana si sforza di
mostrarsi un allegro buontempone: è un seduttore, e non comincia mai
coll'atterrire quelli che vuole tentare. Ma dal momento che, nell'istruzione dei
bambini, ci si deve sempre occupare piú d'insegnare il bene che di mostrare il
male, dopo aver parlato un po' degli angeli cattivi, bisognerà parlare molto di
quelli buoni, e specialmente dell'angelo custode.
La
madre farà cosí. Mostrerà al suo bambino quanto egli le sia caro, dicendogli
che egli è il suo amico. Poi, quando il bambino avrà compreso che cosa sia
essere amico di sua madre, ella gl'insegnerà che egli è l'amico d'un
bell'angelo di Dio, che sta in cielo, e che Dio gli ha dato per custode. A
questa buona notizia, il bambino meravigliato si sentirà pieno di gioia,
vedendo quanto Dio sia buono nel dare, a lui bambino, amici cosí buoni e cari:
il papà e la mamma sulla terra, il suo angelo buono, il suo angelo custode, in
cielo. Il bambino capirà meglio quanto sia amato da Dio, dal momento che Dio lo
fa amare cosí sia dai suoi genitori sulla terra, sia dal suo buon angelo in
cielo.
Bambino
mio, oggi parliamo degli angeli.
Si, i grandi amici di Dio. Ma, mamma, ci sono degli angeli che sono cattivi, non è vero?
Si hanno disobeddito, e Dio li ha gettati nel fuoco dell'inferno.
Non
bisogna disobbedire a Dio, mamma!
Sono
cattivi, perché non amano piú il buon Dio.
Perché
non amano il loro prossimo; al contrario, vorrebbero farci del male.
Vorrebbero
che noi offendessimo Dio, perché andassimo con loro nel loro inferno.
Si,
ci tentano; quando Dio ci dice: Obbedisci, loro dicono: Non obbedire.
Non
sono cosí stupidi: ci mostrano solo il piacere che noi avremmo a fare ciò che
vogliamo.
No,
mamma, Dio lo proibisce, perché ci farebbe del male; ed è questo piacere che
Dio punisce nell'inferno.
Se
venisse, direi: Vattene, Satana, io voglio amare Dio.
Molto bene: facendo cosí, darai una gioia a Dio, e poi a papà, e a mamma; e poi darai una gioia anche a un grande amico del mio piccolino.
A
chi, mamma?
Al tuo buon angelo.
Il
mio buon angelo, mamma?
Il tuo buon angelo è colui che Dio ha incaricato di custodire la tua anima e il tuo corpo, di pregare per te, di volerti bene, di volerti bene tanto da portarti con lui in Paradiso.
Vorrò
tanto bene al mio buon angelo, mamma; e vorrei tanto vederlo.
Lo
vedrai in cielo.
Allora,
mamma, andiamo in cielo, andiamo a vedere il nostro buon angelo, e il buon Dio.
X.
La Creazione. Adamo ed Eva.
Dopo aver trattato degli angeli col suo bambino, la madre cristiana s'impegnerà a dargli una conoscenza piú completa della creazione di noi esseri umani. A tal fine troverà per le sue lezioni un tema adatto in questo colloquio:
La
madre:
Abbiamo detto che Dio aveva creato gli angeli e gli uomini: non ci piacerebbe
sapere un po' meglio come ci ha creati?
Il
bambino: Sí, mamma, vorrei
sapere.
La madre: Bene;
ti dirò dunque che Dio al principio creò prima un uomo, poi creò una donna.
Il
bambino: E avevano dei nomi?
La
madre:
Si, questo primo uomo si chiamava Adamo, e questa prima donna si chiamava
Eva.
Il
bambino: Dove li ha creati
il buon Dio, mamma?
La
madre:
In un bel posto, che era tutto un grande e bel giardino, e dove c'era ogni
sorta di buoni frutti per nutrirli.
Il
bambino: Dio li ha creati
grandi come uomini, o piccoli come bambini?
La madre: Dio
li ha fatti subito grandi.
Il
bambino: Li ha fatti súbito
anche sapienti?
La
madre:
Si, subito, sono stati sapienti, molto sapienti. Dio ha fatto di piú, li ha
fatti subito anche santi.
Il
bambino: Ah, mamma, queste
cose non me l'hai ancora dette. Dimmi bene: come ha fatto Dio a creare Adamo?
La
madre:
Gli ha modellato un corpo di terra, poi ha cambiato questa terra in carne e
ossa come le abbiamo noi, e poi gli ha dato un'anima per renderlo vivo.
Il
bambino: Perché un'anima,
mamma?
La
madre:
Hai dimenticato quel che ti ho insegnato sulle nostre anime? Dio ci ha dato
un'anima, perché senz'anima il corpo è morto.
Il
bambino: Sí, mi ricordo,
mamma.
La
madre:
Meglio ancora, Dio ha dato ad Adamo un'anima per renderlo non soltanto vivo,
ma sapiente, perché è l'anima che sa; ma anche per renderlo santo, perché è
nell'anima che risiede la santità.
Il
bambino: È bello, mamma; e
in che modo Dio ha creato Eva?
La
madre:
Ha mandato ad Adamo un grande sonno, e durante questo grande sonno Dio, senza
neppure che Adamo se ne accorgesse, gli ha preso una delle costole con la
carne che la ricopriva.
Il
bambino: E poi?
La
madre:
E poi, da questa costola e da questa carne, Dio ha fatto le ossa e la carne
di Eva.
Il
bambino: E poi?
La
madre:
E poi, Dio ha dato a lei un'anima per renderla viva, e poi sapiente, e poi
santa, come aveva fatto per Adamo.
Il
bambino: Adamo ed Eva erano
sapienti; che cos'è dunque essere sapiente, mamma?
La
madre:
Essere sapienti è conoscere bene la verità.
Il
bambino: Si, mamma, ma che
cos'è la verità?
La
madre:
La verità è Dio, è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Il
bambino: Dí ancora, mamma:
la verità?
La
madre:
La verità è ciò che è: prima Dio, poiché è in eterno; poi quel che Dio
ha fatto.
Il
bambino: Adamo ed Eva dunque
sapevano bene quel che Dio ha fatto?
La
madre:
Sí, e a causa di questo conoscevano bene Dio e le sue opere: erano sapienti.
Il
bambino: E poi, erano santi;
che cosa ci vuole per essere santi?
La
madre:
Bisogna avere nell'anima un grande bene che si chiama grazia di Dio.
Il
bambino: Si, mamma; ma
dimmi, che bene è la grazia di Dio?
La
madre:
È un bene che Dio crea, e che mette nell'anima: è un bene che la fa bella,
che la fa buona, che la fa amica di Dio.
Il
bambino: Amica di Dio?
La
madre:
Amica di Dio! Adesso capirai: tu sei mio amico, non è vero?
Il
bambino: Sí, mamma, me lo
dici spesso.
La
madre:
Tu sei mio amico, perché sei amato da me, e perché mi ami. In modo simile,
un'anima è amica di Dio quando è amata da Dio e lo ama.
Il
bambino: Essere amico di
Dio: è una cosa bella?
La
madre: È
la cosa piú bella che possiamo avere sulla terra.
Il
bambino: Gli angeli, mamma,
anche loro hanno ricevuto la grazia di Dio?
La
madre:
Si, certamente: Dio ha dato la grazia a tutti loro.
Il
bambino: Ma gli angeli
cattivi l'hanno persa?
La
madre:
È perdendola che sono diventati cattivi.
Il bambino: Allora perdere la grazia, diventare cattivo, disobbedire a Dio, è la stessa cosa.
La
madre:
Si, ed è proprio questo che si chiama peccato.
Il
bambino: E il peccato è un
male cosí grande, perché ci fa perdere un bene cosí grande.
La
madre:
Dici bene.
Il
bambino: Adamo ed Eva hanno
conservato la grazia di Dio?
La
madre:
Ahimè! L'hanno perduta disobbedendo a Dio.
Il
bambino: Come?
La
madre:
Dio aveva loro proibito di mangiare un frutto del giardino: nonostante la
proibizione di Dio l'hanno mangiato, e hanno smesso di essere suoi amici.
Il
bambino: Dio li ha mandati
all'inferno come gli angeli cattivi?
La madre: No,
Dio ha voluto perdonarli, perché è buono e ci ama. E vedi come bisogna
ringraziare il buon Dio, perché se non avesse perdonato ad Adamo ed Eva, tutti
gli uomini sarebbero stati perduti con loro, e come loro tutti sarebbero caduti
nell'inferno.
Il
bambino: Oh! Ma come, mamma?
La madre: Ascolta
bene. Dio aveva dato la sua grazia ad Adamo ed Eva, ma in modo tale che,
conservandola, l'avrebbero trasmessa ai loro figli; perdendola, invece, l'hanno
persa per loro e per noi. Hanno peccato, e non hanno potuto darci altro che la
loro natura nell'inimicizia di Dio; ecco perché, perdendosi, ci avevano perduti
tutti con loro.
Il
bambino: Il peccato è una
grande disgrazia?
La
madre:
La piú grande delle disgrazie: ecco perché dobbiamo essere ben fedeli a
Dio, tanto piú che Dio è stato buono con noi, perdonando ad Adamo, e a Eva, e
a noi, a causa di Nostro Signore Gesú Cristo.
Il
bambino: Dici: A causa di
Nostro Signore, mamma: come? La madre: È una grande e bella cosa, ma la
riserveremo per un'altra lezione.
XI.
Il peccato e la Redenzione.
Al
punto in cui siamo arrivati col nostro catechismo, la madre deve insegnare al
suo bambino il mistero di Nostro Signore Gesú Cristo, ovvero l'opera della
nostra Redenzione. È tutto il cristianesimo. La religione è infatti tutta
riassunta in due uomini, uno antico, l'altro nuovo. L'antico, è Adamo, il nuovo
è Nostro Signore. L'antico è il padre della natura caduta, il nuovo è il
padre della natura rigenerata. Tutti siamo caduti in Adamo: in Gesú Cristo
soltanto possiamo essere rialzati.
Se
in Adamo, tuttavía, abbiamo perduto molto, ritroviamo in Gesú Cristo assai di
piú. Adamo ci ha fatto perdere un paradiso terrestre. Gesú ci apre un paradiso
celeste, e tutto è piú che compensato da Nostro Signore.
Per
far penetrare queste grandi e splendide verità nell'anima del suo bambino, la
madre gl'insegnerà per cominciare in quale stato erano stati creati i nostri
primi progenitori, poi gl'insegnerà la storia della caduta, e infine le
conseguenze d'una colpa cosí grande.
Gli spiegherà che, in seguito a questa prima disgrazia, tutti i figli d'Adamo avrebbero potuto venir per sempre sprofondati nell'inferno coi demoni, senza un grande prodigio della bontà di Dio.
A
queste parole, la bontà di Dio, un grande prodigio, il bambino sarà colpito e
chiederà di sapere.
Quando
un bambino chiede in questo modo l'alimento della verità, è un segno
felicissimo e un momento di cui bisogna saper approfittare.
La
madre ne approfitterà. Insegnerà allora al bambino il mistero
dell'Incarnazione: gli dirà come il Figlio di Dio sia nato dalla Vergine María,
gli ricorderà la stalla di Betlemme, gli farà rivedere la bella immagine del
bambino Gesú, della Vergine che lo porta in braccio.
Ma
il punto sul quale dovrà insistere di piú sarà la nostra Redenzione,
cominciata con l'Incarnazione e consumata sulla croce. Allora ritornerà
l'immagine di Gesú crocifisso, con la devozione alle cinque piaghe.
Sarà
allora necessario far capire al bambino che Nostro Signore ha voluto farsi uomo
per poter soffrire e morire, e scontare cosí la pena dovuta ai nostri peccati.
Le lacrime di Nostro Signore sia nella culla, sia nell'agonia, sia sulla croce,
commuoveranno l'anima del bambino: il sangue versato dalla divina vittima parlerà
al suo cuore, e gli griderà che Gesú ci ha amati. Allora il bambino avrà lo
spirito ben disposto a ricevere-queste grandi verità: che Dio, per perdonarci,
ha accettato in soddisfazione le sofferenze e la morte di Nostro Signore; che
Nostro Signore ha sofferto in vita e in morte, per risparmiarci i supplizi
dell'inferno; che è stato crocifisso perché non fossimo dannati, e che è
morto perché avessimo la vita eterna.
La
madre farà toccar con mano al suo bambino il doppio mistero della giustizia e
della misericordia di Dio:
mistero
di giustizia, in quanto Dio ha voluto che il peccato fosse punito, e ha voluto
che fosse punito nella persona del suo Figlio innocente;
mistero
di misericordia, in quanto Dio, avendo accettato la soddisfazione del suo divin
Figlio, ha perdonato ad Adamo e ai suoi figli, e ci ha aperto il suo Paradiso
come a figli amatissimi tutti coperti del sangue e dei meriti di Nostro Signore.
La
conclusione di queste lezioni sarà far riconoscere al bambino la bontà di Dio
e la grazia di Nostro Signore Gesú Cristo, e, di qui, condurlo ad amare il suo
Creatore e il suo Salvatore.
Quando
una madre avrà cosí operato per dare al suo bambino i primi rudimenti, potrà
mandarlo in chiesa al catechismo: egli avrà l'orecchio aperto per ricevere la
buona parola, e il cuore ben disposto perché essa porti in lui eccellenti
frutti. Cosí sia.
Bambino
mio, conosco due uomini... due uomini... Uno è il primo, l'altro il piú grande
del mondo; uno che ci ha fatto molto male, l'altro che è la fonte di tutto il
nostro bene.
Questi
due uomini, mamma, sono Adamo e Nostro Signore.
Con
la sua natura e la grazia di Dio, un Paradiso sulla terra.
Ci
ha dato la sua natura colpevole, cacciata dal Paradiso, degna dell'inferno.
La
sua grazia, col perdono delle nostre colpe, la nostra riconciliazione con Dio,
e un Paradiso in cielo.
Cosí che abbiamo ricevuto piú da Nostro Signore di quanto avevamo perduto in Adamo?
Per
fortuna è cosí, e la bontà di Dio ha felicemente vinto la malizia dell'uomo.
Ha
voluto che Nostro Signore fosse vittima per noi, che soffrisse e morisse al fine
di evitarci le pene dell'inferno e gli orrori della morte eterna.
E
poi Dio, giudicando che la sua giustizia era stata soddisfatta, ha lasciato
scendere su di noi i favori della sua misericordia: è cosí che s'è operata la
nostra Redenzione.
Dí
piuttosto, mamma: che cosa non gli dobbiamo? Ha pagato il nostro debito alla
giustizia di suo Padre, ha sparso su di noi tutti i doni della sua grazia, ha
chiuso l'inferno sotto i nostri passi, ha aperto il cielo sopra le nostre teste.
Là ci aspetta per renderci eternamente felici con lui.
Che
cosa faremo dunque per Gesú, che ha fatto tanto per noi?
Mamma, gli vorremo bene.