C'era
una volta...
C'era
una volta una suora che, fin da quando era ragazza, veniva chiamata così perché
era capace di fare del bene a tutti: poveri, ammalati, moribondi, anziani,
gente in difficoltà. Era brava a fare la catechesi, frequentava assiduamente la
Parrocchia, era servizievole in famiglia, buona e gentile con chiunque
l'avvicinasse ma più di ogni altra cosa questa suora, piena di tanta bontà e
tenerezza, era innamorata dei bambini poveri, soli e infelici.
Ella li amava cosi intensamente fino a dimenticare se
stessa; se fosse stato necessario, questa suora avrebbe dato anche la vita per
questi bambini, che accoglieva, accudiva ed educava come figli propri.
A tutti, infatti, ma in modo particolare ai più
monelli e ai più discoli, oltre ad una casa, dava tutto il suo cuore.
Ancora non vi ho detto il nome di questa suora, che
si chiamava Elena e che, alla fine del secolo scorso, precisamente il 10
aprile 1895, era nata a Montalto Uffugo, una ridente cittadina della Calabria
a Nord-Ovest di Cosenza, situata sull'alto di un colle che domina l'ampia
vallata del fiume Crati.
Non posso non dirvi che Elena nacque il mercoledì
della settimana santa, perche, come in seguito vi racconterò, Gesù scelse
Elena come sua amica per comunicarle più da vicino il mistero della sua
Passione e della sua Croce.
Elena apparteneva alla famiglia Aiello, una delle più
distinte famiglie di artigiani del tempo; era la quarta di dieci figli che il
Signore aveva donato ai suoi genitori Pasquale Aiello e Teresa Paglilla, che con
il loro esempio di vita onesta e laboriosa, educavano Elena alla fede
cristiana. Sin da quando era bambina Elena, che capiva il dono di Dio, decise
di vivere tutta per Lui; a soli cinque anni di età, infatti, prima ancora che
lei stessa fosse in grado di cercare il Signore, sente di ricevere il dono della
chiamata.
Anche se era una bambina come te, il pensiero di Dio
non la lasciava mai, infatti, mentre i suoi coetanei giocavano, per lei era
quasi naturale occuparsi spontaneamente delle cose di Dio. Passava molto tempo
in cappella a pregare, recitava il Rosario alla Madonna, la creatura, che,
secondo Elena, riflette più di ogni altra la bellezza e la bontà di Dio.
Già alla sua prima Comunione, avvenuta il 21
giugno 1904, quando Elena aveva 9 anni, mostrò
un'incredibile attenzione alla penitenza e a Gesù Eucaristia, che la portò a
manifestare al Confessore il desiderio di soffrire per i peccati degli uomini
e di portare uno strumento di penitenza ("le catenelle").
Man mano che Elena cresceva, si delineava meglio la
sua vocazione e il desiderio di darsi al Signore diventava sempre più
incontenibile.
Non fu, però, tanto facile per lei realizzare la
vocazione di diventare suora, perchè oltre alla salute un pò debole, tante
altre difficoltà e sofferenze ostacolarono questa sua decisione, sino al giorno
in cui, in compagnia di una amica di nome Luigina, ebbe l'idea di preparare una
casa accogliente e familiare per i bambini poveri.
Non era trascorso molto tempo da quando una
guerra molto brutta e crudele, la prima guerra mondiale, seminando morte,
terrore e distruzione, aveva privato i bambini dei loro genitori e delle loro
famiglie, condannandoli a restare orfani per tutta la vita.
Si vedevano per la strada tanti bambini soli,
infelici, abbandonati a se stessi che mancavano delle cure più necessarie, si
leggeva sui loro visini la profonda tristezza del loro cuore.
Elena, allora, che era molto sensibile al dolore e
alla sventura degli altri, di fronte a questo bisogno cosi evidente e urgente,
capi che era arrivato il momento di tradurre in gesti concreti il suo
"progetto di carità".
Allora facendosi carico di questa realtà del primo
dopoguerra, piena di tanta tristezza e desolazione, s'impegnò in ogni modo,
con tutte le sue forze, per restituire ai bambini orfani e abbandonati la gioia
di vivere, di tornare a sorridere e di avere accanto qualcuno.
Intanto, accogliendo il progetto che Dio aveva su di
lei, nella preghiera umile e fiduciosa, prima di inoltrarsi nel cammino della
carità, Elena si adoperò per essere testimone vivente di Gesù Crocifisso.
Non dovete meravigliarvi, bambini, se vi dico che Gesù
volle Elena così vicino a sé da farle portare nel suo corpo le sue stesse
piaghe, chiamandola a vivere realmente l'esperienza.del "sudore di
sangue", soprattutto nel tempo di quaresima.
Per tutta la vita Elena, ad incominciare dal Venerdì
Santo 1924, andò soggetta a certi fenomeni straordinari che si spiegano solo
alla luce della fede. Per queste prove e per la grande carità che aveva verso
tutti, la gente la chiamava "a monaca santa".
Quante volte Elena, stremata nel corpo e nello
spirito, chiedeva a Gesù di evitarle questa esperienza dolorosa che, il più
delle volte la faceva diventare oggetto di
curiosità.
Non tutti, infatti, volevano bene ad Elena,
c'era anche chi la guardava con occhio cattivo e con invidia ma, Ella, condivisa
in pieno da Luigina e aiutata dai fratelli di lei, di cui quattro religiosi
minimi di S. Francesco da Paola, intraprendeva quella via di carità che le era
stata rivelata dalla Croce di Gesù.
17
gennaio 1928...
Umile e povera, pronta a sacrificarsi gratuitamente,
totalmente abbandonata in Dio, dopo aver vissuto l'umiliazione e la sofferenza,
Elena, più forte e coraggiosa che mai, e pronta ad assumersi quel servizio di
carità che le bruciava il cuore.
Eccoci così arrivati al momento più bello di questa
storia, che vede Elena camminare sempre più decisamente verso la meta che il
Signore le indicava.
Era un giorno molto freddo, quello del 17 gennaio
1928, quando Elena, che aveva ormai 33 anni, dopo aver fatto varie esperienze,
incominciò a prendersi definitivamente cura dei bambini poveri, soli e
abbandonati.
La notte precedente aveva visto in sogno tre bambini
che avanzavano verso di lei.
La prima bambina che si presentò alla porta di Elena
si chiamava Rita e portava il nome di quella Santa, di cui Elena era tanta
devota e dalla quale era stata prodigiosamente guarita dalla brutta ferita che
aveva alla spalla sinistra.
Quel giorno avvenne nella sua vita un cambiamento
profondo perchè, pur continuando a fare la suora, scelse di essere la
"mamma" di ogni bambino bisognoso di pane e di amore.
Ma non era semplice portare avanti questo progetto
perchè occorrevano tante cose per mettere su questa casa, che ebbe la sua
prima sede a Cosenza, in via Rivocati, per accogliere i bambini poveri.
All'inizio Elena sembrò quasi avventata in questa
decisione che nel suo cuore e nella sua mente prendeva sempre più
consistenza.
L'amica Luigina, che dopo averla conosciuta, non la
lasciò più, la invitava ad essere cauta, prudente, a valutare bene ogni cosa
prima di lanciarsi in questa avventura.
Ma l'amore che Elena aveva per Gesù, la spingeva a
non fermarsi, a tentare anche l'impossibile e così... la casa che appena
stava nascendo già poggiava su due solidi sostegni: la carità e la
provvidenza, due realtà sempre presenti nella vita di Elena, quasi personificate
dalla sua grande fede.
Come dice lei stessa, "la carità" - (amore
gratuito per l'altro) e la "provvidenza" - (ferma fiducia in Dio)
furono le sue infallibili compagne di vita.
Man mano che Elena veniva conosciuta come la mamma
dei bambini bisognosi e abbandonati, la casa in cui aveva avviato il suo
progetto di carità diventava piccola ed inadeguata perché i bambini
aumentavano sempre più di numero. S'imponeva allora la necessità di cambiare
casa.
Pensando ai suoi bambini Elena la desiderava circondata
da un bel giardino, con tanti giochi...
Grazie alla fede che aveva, non si lasciava
scoraggiare dalla reale e spaventosa povertà in cui versava.
Addirittura, la sera di capodanno del 1928 dovette
accontentarsi di dividere con Luigina un semplice "mostacciolo".
Anche se tanto povera, Elena aveva la certezza che il
Signore non la poteva lasciare sola e che Lui, senz'altro, avrebbe provveduto a
tanti bambini poveri.
Gesù, che era sempre al suo fianco e le voleva tanto
bene ritenendola sua amica, non mancò di venirle incontro.
Il dono della Provvidenza, infatti, non si fece
aspettare; Elena, nonostante la mancanza di soldi, riuscì a trasferirsi in via
dei Martiri, di fronte la zona sacra del vallone di Rovito; luogo dove vennero
fucilati i fratelli Bandiera per l'unità d'Italia.
Era il 1936. Quella povera e piccola casa degli
inizi, dopo la residenza in via Rivocati e il trasferimento in altri quartieri
di Cosenza, divenne cosi più ampia ed attrezzata, ma qualcosa mancava sempre.
Come quelle precedenti anche questa nuova casa venne
affidata alla protezione di una piccola Santa, Teresa di Gesù Bambino.
Senz'altro, voi bambini mi chiederete: perche pensò
proprio a questa Santa? Perchè secondo quanto racconta Madre Elena fu proprio
questa Santa ad indicarle il luogo ove doveva sorgere la prima casa del suo
Istituto.
Dal momento che la famiglia cresceva, Gesù
pensò di dare ad Elena un aiuto maggiore, suscitando in altre ragazze il
desiderio di seguirlo sulla via di carità e di sacrificio che Elena aveva
aperto a beneficio dei più poveri; così, oltre a Luigina, altre ragazze chiesero
di unirsi a lei.
Era nata così nella Chiesa una nuova famiglia religiosa,
denominata "MINIME della PASSIONE". Certamente voi bambini siete
curiosi di sapere che cosa spinse Elena a darle questo nome.
Dovete sapere che, come ogni calabrese, anche Elena
presa da particolare attrattiva per San Francesco da Paola ne coltivava
assiduamente la devozione. Affascinata dal suo modo di vivere umile, povero, caritatevole,
penitente... chiamò perciò le sue figlie "Minime" perchè voleva
che esse dietro il suo esempio fossero umili, piccole, semplici nel senso
evangelico e che avessero una vocazione specifica alla carità e al sacrificio
per avvicinarsi alla Passione di Gesù.
Come potete immaginare Elena non era sola in questa
impresa, ne tanto meno poteva contare solo sugli aiuti umani o sulla
disponibilità delle sue figlie.
C'era lo Spirito di Gesù che la portava e la guidava,
illuminandola con la sua luce. Elena, infatti tutto faceva per la gloria di Dio
e il suo Regno.
Anche la Chiesa di Cosenza, attraverso gli Arcivescovi
di allora, Mons. Trussoni prima e Mons. Nogara dopo, seguiva con attenzione e
benevolenza la nascita di questa nuova famiglia religiosa.
Il Papa di quel tempo che si chiamava Pio XII, come
grande Pastore di tutta la Chiesa, le accordava in pieno il suo riconoscimento e
ne approvava le regole di vita, che Elena aveva scritto sulla base di quelle del
Terzo Ordine di San Francesco da Paola, era il 2 gennaio 1948.
A questo proposito mi piace raccontarvi l'incontro
che Elena ebbe con Pio XII, facendo parlare lei stessa: "... arrivate dal
Santo Padre, in compagnia di Luigina e di altre e due sorelle, sua Santità
ci chiese come si sosteneva l'opera che portavamo avanti nel nome di Gesù. Io
risposi: con la carità dei buoni. Allora il Santo Padre, fissandomi negli
occhi, dopo averci benedette disse: figlie buone, state tranquille! la vostra
opera progredirà perché fondata sulla Provvidenza".
L'anno dopo, il 1949, ci fu una grande festa nella
famiglia religiosa di Elena, che unitamente a 25 delle sue figlie, si consacrò
a Dio per tutta la vita con la Professione perpetua.
Insieme continuarono a vivere così la comunione
fraterna e a servire il Vangelo attraverso l'amore preferenziale per l'infanzia
bisognosa e i "più piccoli" con quell'umiltà e semplicità che
doveva caratterizzare lo stile di vita delle Minime della Passione.
Mentre la notizia della carità di Elena e delle sue
prime seguaci si diffondeva, seguirono altre fondazioni, che, come la prima,
fiorirono nella povertà e, addirittura, qualche volta nella mancanza del
necessario.
Tra tutte le sue case, quella in via dei Martiri,
situata nel centro storico di Cosenza, viene chiamata "Casa Madre"
perchè a questa facevano tutti riferimento per trovare soluzione a qualsiasi
problema e per ricevere aiuto, coraggio, consigli, cosi che questa casa e
considerata tuttora il "cuore" del suo Istituto.
Qui Elena diede il meglio di sé come "mamma eccezionale
e premurosa ai suoi bambini", come "maestra spirituale" alle
sue figlie e a tutta la gente che concentrava l'attenzione su di lei come
"esperta di Dio".
Come potete immaginare, bambini di fronte alle
esigenze della carità Elena e Luigina non si lasciavano fermare o spaventare da
alcun sacrificio ed insieme alle prime sorelle spendevano tutte le loro energie
per accogliere e servire chiunque bussasse alla loro porta e per raggiungere
ogni ambiente umano in nome di Gesù.
Con attenzione materna e scrupolosa, Elena seguiva
passo passo la storia dei suoi bambini, aiutandoli nella loro crescita, come
guida amorevole, sapiente ed instancabile, ma anche energicamente, quando
occorreva. Voleva che le sue figlie avessero la stessa premura e sollecitudine.
La sua presenza dava sicurezza ed infondeva fiducia
a tutti, anche ai più timidi, perchè ognuno riuscisse a prendere dal cuore
di Elena l'amore di cui aveva bisogno.
Col trascorrere del tempo le forze fisiche di
Elena, che era sempre stata un pò gracile, si indebolirono fino a quando la
malattia la inchiodò a letto per tutto il giorno.
Il cuore di Elena, però, cari bambini, non si rassegnava
a fermarsi, continuava a battere in sintonia con quello delle sue figlie e dei
suoi piccoli, che ormai crescevano serenamente e che divennero i suoi interlocutori
più preferiti.
Allora la cameretta di Elena diventò il luogo della
casa più frequentato sia dalle sue figlie sia dai suoi bambini; qui Elena,
sofferente, un pò stanca, ma sempre aperta alla speranza, con la Croce di Gesù
nel cuore e nella carne, continuò ad essere la mamma, la maestra e
l'educatrice più cara di quei piccoli che, per amore di Gesù, aveva
teneramente partorito col cuore.
Anche la sua famiglia religiosa non le era meno cara
e si preoccupava di farla crescere soprattutto spiritualmente.
Nell'angolo semplice e piccolo della sua cameretta,
proprio quando tutto sembrava fermarsi intorno a lei, ella continuava a
"generare vita": adesso erano gli altri che spontaneamente la
cercavano e chiedevano di incontrarla per non interrompere quel dialogo d'amore
che ora afferrava maggiormente il cuore di tutti.
Relegata in questa cameretta, Elena immobilizzata e
sempre più sofferente, era veramente "l'apostola" perchè parlava a
tutti di Gesù, li attirava a Lui e li ascoltava ed era la "vittima"
perché, come Gesù, dal letto della sofferenza, offriva tutta se stessa,
continuando ad agire e ad affrontare le difficoltà quotidiane.
Il pane eucaristico di cui si cibava era ormai la sua
unica forza. Purtroppo, bambini, la malattia si impossessava sempre più di
lei; la febbre, non lasciandola ne giorno, né notte, la consumava lentamente.
Le sue figlie molto preoccupate decisero allora di
portarla in un centro specialistico a Roma per curarla meglio. Allontanarsi da
Cosenza, lasciare le sue figlie glie e i suoi bambini fu per Elena un
momento molto triste e difficile.
Prima di congedarsi da loro, le strinse tutte al suo
cuore, dando ad ognuna la benedizione di Dio ed il suo ultimo abbraccio, perchè
questa volta partiva per non tornare più.
Tutte le sue figlie, che avevano lo stesso presentimento,
si rifiutavano di accettare quello che stava per accadere.
Se la malattia la portava altrove, il cuore di Elena
restava a Cosenza, la città che l'amava tanto e in modo particolare in quella
casa dove la sua presenza lasciava tracce profonde ed incancellabili.
Giunta a Roma neanche le cure specialistiche riuscirono
a fermare la malattia che aveva preso tutto il suo corpo, le sue forze fisiche
ormai non reggevano più. Elena, allora, abbandonandosi fiduciosa alla volontà
di Dio, si disponeva a consegnare la sua vita al Padre, mentre le sue figlie
scandivano quelle ultime ore terrene con la preghiera e la speranza nella promessa
di Gesù.
C'erano anche i bambini vicino a Lei in quest'ultimo
momento della sua vita e chiedevano a Gesù di non togliere loro questa mamma
così buona.
Confortata dal pane Eucaristico e circondata da tanto
affetto Elena muore a Roma all'alba del 19 giugno 1961 all'età di 66 anni,
mentre Gesù le dice:
"Elena, vieni nel mio regno; l'ho preparato per
te fin dall'inizio del mondo. (cfr Mt 25,34) Il regno che io ti do tu l'hai
amato e servito nei tuoi piccoli".
La notizia della morte di Elena si diffuse rapidamente.
Una grande folla partecipò alle solenni esequie
benedette dall'Arcivescovo del tempo Mons. Aniello Calcara, nella chiesa
cattedrale di Cosenza.
Inconfondibili e numerosi erano tra tanta folla i
suoi bambini privati di una mamma così singolare.
In mezzo a tanto dolore le sue figlie ebbero la gioia
di avere i suoi resti mortali per custodirli nella Cappella della casa-madre in
Cosenza dove tuttora si trovano e vengono venerati dai suoi devoti..
Il
carisma di Madre Elena continua...
Madre Elena oggi continua a vivere attraverso la
carità e il sacrificio delle sue figlie, che sono sparse nel mondo e fanno
fruttificare quel carisma che lei ha avuto in dono dallo Spirito.
Dalla storia appena letta, anche se sei un bambino,
hai potuto capire che i grandi protagonisti della missione di Madre Elena sono,
appunto, i "bambini" specialmente quelli più svantaggiati, privi di
una famiglia, abbandonati e indesiderati.
Ma insieme a te, proprio perchè sei bambino, voglio
fare questa riflessione e chiedermi: perchè Madre Elena aveva questa vocazione
specifica per i bambini? Perché essi hanno avuto tanta importanza nella sua
vita che, spesso, si confondeva con la loro?
Molto sensibile alle cose di Dio, come ti ho già
detto, Madre Elena, pur non avendo studiato le cose difficili dei teologi, aveva
l'intuizione di Dio e parlava con la sapienza del cuore.
Ella, perciò, sapeva che "accogliendo i bambini
accoglieva Gesù"; era consapevole di non perdere tempo occupandosi di loro
e se ne prendeva cura non solo per spianare il loro cammino verso Gesù, ma,
soprattutto, per valorizzarli come persone, rispettarli nella loro dignità e
garantire loro quella sicurezza affettiva di cui erano privi.
Aggrappata alla fede, Madre Elena aveva la certezza
che, più di ogni altra cosa, Dio voleva da lei questo impegno responsabile
verso i bambini in difficoltà e che Lui stesso le offriva i doni necessari
per adempiere a tale missione.
Solo alla luce della parola di Dio, Madre Elena
intuiva il profondo significato della sua missione di carità.
Anche quando Madre Elena viveva la solidarietà con i giovani, gli anziani, gli emarginati, i sacerdoti poveri e soli, i deboli nella fede... "i bambini" le facevano ricordare le parole di Gesù: "... a chi è come loro appartiene il regno di Dio" (cfr Lc 18,16) e perciò, anche lei, invitava i grandi a "diventare bambini", a farsi, cioè, piccoli e semplici nel senso evangelico.
Considerare i bambini come le sue creature più privilegiate e amarli col cuore stesso di Dio fu per Madre Elena una vocazione e una necessità.
A te e a tutti i bambini, oggi, che la Chiesa la dichiara
"VENERABILE", noi sue figlie consegniamo questo messaggio di bontà e
di amore, perchè nel tuo piccolo cuore possa fiorire il germe della carità.
Sul volto di ogni bambino povero,
dobbiamo scoprire l'immagine di Cristo sofferente.
I bambini sono la nostra gioia... perché riflettono
l'immagine di Cristo
I
poveri sono i nostri migliori amici, se li sapremo amare, amiamo Gesù
(Dai detti di Madre Elena)