"Amare ogni cosa nella luce della sua sorgente"
Lo sviluppo totale del bambino per mezzo di Gesù
Quando
alleviamo un bambino ci preoccupiamo ben presto di insegnargli la lingua che noi
parliamo e anche il linguaggio della cultura nella quale viviamo.
Per esempio tanti anni fa si insegnavano più parole relative alla terra e agli animali con i quali si era molto in contatto; oggi un bambino distingue prima un'automobile da un treno che non una capra da un vitello anche se, naturalmente, si insegna l'uno e l'altro; anche i pericoli dai quali guardarsi sono additati a partire dall'ambiente, come pure le mete ideali da prefiggersi. Una famiglia che si dice credente, che crede in Dio Creatore, in Gesù Cristo Salvatore e nella guida luminosa dello Spirito Santo, e che ha come meta ultima la Vita Eterna da conquistarsi nell'affascinante avventura di questa vita, non può prescindere dall'impegno prioritario di insegnare ai propri figli, fin da piccolissimi, il linguaggio della fede.
Partendo
dal gesto semplicissimo, ma ricco di significato, del Segno della Croce
(spiegato), della preghiera della sera, la S. Messa, il riferimento quotidiano
dell'affidamento a Dio, la sottolineatura costante di una Presenza che, pur nel
nostro massimo impegno familiare e sociale, ha comunque l'ultima parola, quella
che conta, da accogliere, rispettare e amare come manifestazione della Volontà
Divina.
Coltivare
nel bambino la consapevolezza di essere inserito in un disegno d'amore che,
accolto nella fede, e il massimo del bene per ogni creatura, sottolineare con
scelte quotidiane sobrie ed equilibrate, libere dalle imposizioni delle mode,
appunto perché agganciate ai beni durevoli che trascendono ogni moda, insegna
l'esperienza che il bene e bello e, in mezzo a un mondo spesso frenetico e
schiavo, ci rende liberi e gioiosi.
Una
fede che vive nella mente, attenta ai bisogni più vicini, e nel cuore
disponibile a spendersi, aiuterà i ragazzi nel momento più difficile:
l'incontro col dolore.
E'
inutile e dannoso cercare di difendere i ragazzi dalla sofferenza e dal dolore
nascondendone l'esistenza; peggio ancora e farli venire in contatto con ogni
abominio perché conoscano, si abituino e si difendano.
Il
male è una malattia contagiosa.
Allora
teniamoli lontano dal male e da curiosità morbose sul'empietà degli uomini,
Facciamogli
incontrare quelle sofferenze, malattie, lutti in famiglia o vicini che non
possiamo evitargli, trasformandole in occasione di carità: e povero,
aiutiamolo; ammalato, curiamolo; triste, consoliamolo; infelice, preghiamo per
lui.
Avere
in mano un arma sempre potente: la carità e la preghiera, perché agganciata
alla fede viva nell'Onnipotente, farà crescere i nostri tigli, e non fluttuare,
con dei punti di riferimento ben precisi e non soggetti a mutamenti.
Sapranno
chi sono, da dove vengono e dove sono invitati ad arrivare, e non saranno mai
nella disperazione perché la speranza che li sorregge non delude e continuerà
a sorreggerli, anche quando noi non saremo più qui a tenerli per mano, ma solo
potremo benedirli dal Cielo e anche loro, per il dono più grande che potevamo
fargli - la fede in Cristo Gesù - ci benediranno.
Se
vogliamo dargli la vita
Quando nasce un bambino non gli abbiamo dato la vita, ma una speranza di vita.
Per
dargli un valido aiuto, perché questa speranza si realizzi, occorrerà vegliare
continuamente sulla sua integrità fisica, morale e spirituale. Occorrerà
prepararlo ad affrontare e riconoscere situazioni, oggetti, movimenti, e tutto
quanto fa parte del mondo sensibile nel quale si muove. In particolare,
riconoscerà i volti amati e amanti su cui fondare la sua fiducia ed emulare le
sue imprese.
Perché
la speranza si realizzi davvero, è indispensabile presentare al bimbo, al più
presto possibile, il volto del Padre nella sua vita. E' un volto speciale che
non si può guardare e toccare come quello dei genitori, ma non è meno reale ed
importante. La Sua conoscenza passa attraverso la nostra mediazione. Il
riferimento costante alla Sua Presenza, abituerà il bambino ad una compagnia
continua e insostituibile che non gli viene mai meno e non lo lascia mai solo,
l'unica compagnia dalla quale non gli sarà mai chiesto di vivere l'esperienza
della separazione.
Un
bambino che cammina nella vita così accompagnato, procede superando traumi e
difficoltà molto più facilmente di un bambino solo, diventa un adulto
accompagnato, capace di vivere la vita con fiducia e con gioia; soprattutto non
avrà quella fragilità incredibile che vediamo in tanti fanciulli e adolescenti
che ci appaiono come alberelli privi di radici, abbattuti dal primo soffio di
vento.
Una
creatura che vive accompagnata, affonda le sue radici sempre di più nelle
certezze immutabili che si esprimono nel tempo e conducono all'eterno. Chi ha
ricevuto in dono queste radici e vive ad esse collegato, non è fragile, e
stupirà per la sua forza nei momenti inevitabili della prova, anzi, le prove
che abbattono i deboli, rinfrancano ancora di più chi sperimenta di poter
contare sulla forza che lo sostiene.
Ecco
che la speranza di vita si concretizza, si realizza una vita piena, felice e
feconda su questa terra, premessa alla vita senza fine, preparata dal Padre per
tutti quelli che si riconoscono figli in Gesù Cristo e per Sua grazia.
Vogliamo
invocare il Nome del Signore, l'unico Nome nel quale possiamo avere la vita,
perché ci dia la grazia di trasmettere ai nostri figli, con la vita di carne,
anche il seme della vita immortale. Solo così saremo davvero portatori di vita
e non di illusioni.
Così
sia.
*
* *
Per
il mondo la nuova era è cosa confusa, dove tutto è possibile, tutto è buono,
tutto dipende dall'estro e dalla volontà umana, deificata dal potere
sbandierato dalla scienza e dalla tecnica e sganciato da Dio.
Abbiamo
già esaminato il disfacimento delle creature che seguono questa illusione e
questa strada coperta di cadaveri.
La
Nuova Era, preparata per noi e per i nostri figli dal Padre, è totalmente
altro.
Nel
Suo amore di Padre, il nostro Dio ha sognato il futuro dei Suoi figli e lo ha
realizzato nella Parola che ci ha raggiunto ed elevato così tanto in alto da
farci paura.
Ma
quando superiamo la paura, esplode la gioia di poter intravedere, con la luce
che inonda il nostro spirito, quanto siamo stati graziati.
Si
dice così quando un condannato a morte viene rilasciato, esce dalla prigione e
dalla porta spalancata muove passi incerti e increduli in una nuova possibilità
di vita.
Molto
piú noi che, graziati dall'amore del nostro Dio, possiamo camminare in una vita
totalmente nuova, che è già incominciata per chi si e messo in cammino, e ci
consente di portare con noi i nostri figli.
Possiamo
strapparli a tutti gli strumenti di morte che cercano di ghermirli
dall'infanzia.
Vogliamo
ricordarci che i parassiti attaccano soprattutto le gemme più tenere perché
non diventino mai fiori né frutti.
Così
le armate infernali attaccano i nostri figli, per colpire il cuore di questa
generazione e rubare figli a Dio.
Ma
noi, in cammino sulla via della luce, figli della Luce, destinati all'Eterno,
abbiamo ottenuto grazia per noi e per i nostri figli, e li possiamo portare con
noi e condurli per mano nella Nuova Era, preparata per i figli della Pace.
Come
scimmia intelligente e malvagia, il demonio imita i passi del Signore nel
tentativo di confondere le orme.
Così
nei tempi, questi tempi, della Nuova Era, splendida, divina, che segna l'inizio
dell'avvento del Regno, ha inventato la New Age, scimmiottando una rivoluzione
polverosa, per confondere le menti e allontanare i cuori da Dio.
Ma
Dio ci chiama e nel Suo amore onnipotente e senza misura non smette di chiamare
ciascuno di noi, perché metta al riparo se stesso e i suoi figli. Così
continua a farci luce perché non imbocchiamo vicoli ciechi, ma la via della
Vita.
*
* *
La
favola è una forma di linguaggio usata fin dall'antichità per trasmettere i
messaggi importanti e i valori grandi della vita, in modo semplice e divertente,
adatto ai piccoli.
-
Raccontami una storia - diceva il bimbo nella sua sete di apprendere e di
sognare cose fantastiche, perché che la vita sia una cosa fantastica e scritto
nel cuore di ogni creatura che viene al mondo. I bambini ne sono certi e i loro
occhi non sono ancora atrofizzati da un mondo che fa disimparare a leggere.
-
Raccontami una storia - e la mamma o i nonni inventavano con la gioia di dare
gioia e poi dovevano stare attenti a ricordare ogni dettaglio, perché i bambini
sono rigorosi e la verità di quella storia, anche se fantastica, bisognava
mantenerla intatta ogni volta che si ripeteva. Una volta nata, una storia doveva
essere rispettata nei minimi particolari.
Attraverso
le favole e le fiabe, il bambino imparava l'eterna lotta fra il bene e il male,
l'importanza di stare dalla parte giusta, il coraggio di lottare per il bene, i
rischi della disobbedienza, la speranza nell'intervento straordinario che
salvava i buoni e gli oppressi dalle mani dei prepotenti che, invece, erano
puniti.
Le
favole finivano con l'ordine ristabilito e la felicità riconquistata. Gli
orchi, le streghe o i lupi, come le fate buone o il principe azzurro, erano
figure di fantasia riferibili, rispettivamente, al potere delle tenebre e alle
forze della Luce, per orientare i piccoli alla comprensione elementare dei
valori fondamentali della vita, prima di introdurli alla conoscenza vera del Dio
d'amore in lotta con gli inferi per la salvezza delle Sue creature. Ecco che
anche l'impiego dell'orco, che non esiste, ci insegna qualcosa sul male che,
invece, esiste e anche l'intervento della fata buona, che non esiste, può
essere preparatorio all'accoglienza e al ruolo degli Angeli, che, invece,
esistono.
Particolarmente
interessante e fondamentale per lo sviluppo del bambino, il messaggio che
trasmette la certezza che con la bontà, la fiducia e l'obbedienza si può
ottenere tutto. Tutto il bene, naturalmente, e siamo già nel messaggio
cristiano: è l'amore che salva.
Ma
quando per l'iniquità di menti asservite al demonio, la favola trasmette un
messaggio che falsa il valore della verità e propone figure ambigue come
modelli buoni da imitare, il cammino di apprendimento della mente e del cuore
del bambino si inceppa e la confusione inquina la capacità di scelta e la
chiara valutazione di ciò che e bene = vita e di ciò che e male = morte.
Ecco
perché oggi non si può più parlare di magia con l'allegria innocua della fata
dai capelli turchini che, come angioletto travestito per divertire i bambini,
scendeva inequivocabilmente dal Cielo. Tutti abbiamo sognato di emularla per
salvare il mondo e il nostro cuore non è stato danneggiato, ma solo preparato
al gioioso incontro col Salvatore.
La
magia di oggi, insinuata nelle favole ambigue, e strombazzata come soluzione dei
problemi per gli adulti, sale inequivocabilmente dagli inferi, come tentativo,
che peraltro sempre miseramente fallisce, di rubare potere e gloria a Dio.
E'
la superbia, il peccato originale, quello che ha già perso l'umanità e può
perdere ancora chi si lascia incautamente sedurre dalla menzogna. Dobbiamo
allora rinunciare alle favole? No, come non rinunciamo alle torte, semplicemente
vigiliamo sugli ingredienti.
Meglio
nessuna torta che una torta avvelenata, meglio ancora una torta preparata da
noi, con gli ingredienti che ci suggerisce l'amore grande per il dono grande che
ci ha fatto il Signore: i nostri figli.
La
fata di una volta giocava a fare il bene quasi come mandata dal cielo, era
comunque un intervento estraneo alla creatura bisognosa e porgeva aiuto, così
come l'orco, sempre estraneo, altro dal protagonista, rappresentava una
minaccia, a volte anche solo un pretesto per l'entrata in scena dell'intervento
salvifico.
Il
trasferimento di questi "poteri" di bene e di male nel protagonista,
insinuano la possibilità dei I'autosufficienza.
Il
protagonista non è più minacciato dal male estraneo a se stesso perché ce
l'ha dentro (dunque è molto più pericoloso, se ce l'hai dentro non lo vedi) e
non è più bisognoso dell'aiuto del bene "altro da lui", appunto per
l'illusione di onnipotenza che è comunque il ricorso a una potenza non umana
che, se non viene dal Cielo, può venire solo dagli inferi.
Il
combattimento poi del male con il male e la logica della guerra.
Riflessioni
sul Silenzio.
A.
Il silenzio è un attimo di gioia perché rimango con mio Padre: Dio.
...........alcune volte il male copre con mattoni di violenza il mio cuore.
S.
Chi vive nel rumore, nel chiasso, nelle voci delle Televisioni, chi è immerso
nei videogiochi, non può sentire la dolce voce di Dio: ha un cuore che batte a
metà perché è schiacciato da una pietra.
*
* *
Carissimi,
Questo bambino che nasce a Betlemme è il Figlio di Dio e viene a offrire ad
ogni bambino della terra la possibilità di diventare simile a Lui.
E'
ricchissimo, è padrone di tutto, eppure viene in povertà, come quel principe -
vi ricordate la favola? - che, prima di rivelarsi ricco, voleva conquistare il
cuore della principessa, voleva essere amato.
Anche
Gesù vuole essere amato, scende in una culla per essere amato da te, cammina
sulla terra a piedi nudi e vuole giocare con te, vedere i tuoi giochi e
insegnartene altri molto speciali.
Tutto
gli appartiene e non c'è nessun gioco che Lui non conosca, ma non gli piace
giocare da solo e ti ama così tanto che cerca in ogni modo di attirare la tua
attenzione.
Ha
una gran voglia di insegnarti cose fantastiche, e soprattutto di poter alzare la
sua manina e chiedere al Padre che per te si aprano i Cieli e scendano i doni
splendidi che il Padre ha in serbo per chi accoglie con amore il Suo Bambino.
Il
dono più grande è il fiore della vita, un'enorme margherita, con il cuore
rosso e i petali bianchi e vellutati che non si staccano mai.
Chi
lo riceverà per amore del Figlio, sarà trasformato, sarà simile a Lui e con
Luì potrà giocare per sempre in quegli spazi infiniti pieni di sorprese, dove
Lui ti condurrà per vederti sgranare gli occhi dalla gioia e dalla meraviglia,
E
non ti dirà mai: non toccare, è mio. Al contrario, sarà felice di poterti
dire: "Tocca, prendi pure, e tuo." E gioirà per la tua gioia.
Gesù
è íl Suo Nome, chiamalo spesso, e così speciale che può entrare nei tuoi
sogni e allontanare tutte quelle facce brutte che ti raccontano paure e ti
parlano di incubi e a volte anche di giorno tolgono il sorriso ai bambini. Dove
entra Lui, i cattivi sono costretti a scappare ed è subito festa.
Allora
vieni, Gesù, fammi sognare quel mondo che vuoi regalarmi, così comincio ad
essere contento e a raccontarlo ai miei amici.
Nel Suo Nome, su di voi e su tutti i vostri cari, i maestri e i vicini, invoco dal Signore ogni benedizione.
Tratto da: “Bellezza, bambini, grandi e piccini”