"IL
SANTO DI VAL CAMONICA"

Beato Innocenzo da Berzo
testo
del Comm. Valentino Turetta illustrazioni
del
Prof. G. B. Gallizzi
A
cura della Vice-Postulazione della Causa Convento S. Cuore dei Frati Minori
Cappuccini Viale Piave n. 2 - MILANO
Imprimatur
Patavii,
die 21 ottobris 1960
p.
F. Pretto, Vic. Gen.
PRESENTAZIONE
Sono
lieto che, attraverso le pagine della presente biografia a carattere popolare,
venga diffusa la conoscenza del B. Innocenzo da Berzo.
E' un nome quello del B. Innocenzo che onora, non solo l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, ma anche il Seminario di Brescia che lo ebbe alunno esemplare e ne curò la formazione sacerdotale, e la fiorente ed insigne Diocesi di Brescia che godette le primizie del ministero luminoso del giovane Levita.
Ci
inchiniamo, riverenti davanti alla figura del B. Innocenzo e sentiamo che dal
suo esempio di austerità, di carità e di preghiera si sprigiona una forza
viva, che vuole sospingerci alla meta della perfezione e all'esercizio delle
virtù evangeliche.
Dal
Cielo il B. Innocenzo da Berzo ci accompagnerà con la sua potente
intercessione, affinchè nei nostri propositi non manchi il conforto della
grazia divina.
Auspico
e di cuore benedico.
Padova,
14 Ottobre 1960.
Girolamo
Vescovo
Il
fraticino di Berzo - il Beato Innocenzo - uscito dal popolo fattosi prete, e poi
fuggito in convento per sete di solitudine, di penitenza e di preghiera,
ritorna al popolo.
Ci
ritorna nel suo atteggiamento umile e dimesso che ispira tanta confidenza.
Ritorna
dal cielo - ora fatto beato - modello di virtù, per insegnare l'amore di Dio e
del prossimo. Ritorna per proteggere e aiutare - fatto tanto potente presso Dio
- tutti coloro che a lui si rivolgono con fede nei loro bisogni e nelle loro
angustie. Erano due ragazzini: uno di quattro e l'altro di sette anni, quelli
che il Beato ha guarito miracolosamente con i due miracoli riconosciuti e
approvati dalla S. Congregazione dei Riti per la sua beatificazione.
Ma
le suppliche che a lui vennero alzate, partivano dalla fede e dall'amore dei
genitori, e queste preghiere egli esaudì.
Così
come nel S. Vangelo N. Signore accolse la supplica del Centurione per il suo
servo e della Cananea per la sua figlia.
Nel
dolce ricordo della sua buona mamma, a cui tanto deve di esempi virtuosi e di
cristiana educazione, il Beato dal cielo, sembra voler dire a tutti i
genitori: quello che in amore, in sacrifici, in sofferenze date per i vostri
figli, quassù è sempre riconosciuto e premiato.
Romano
da Como Min. Prov. Cap.
Milano,
4 luglio 1961
Abbraccia la Croce per trasformarsi in Cristo. Si pasce di spiritualità francescana - contemplazione e azione - immolandosi alla divina volontà per il trionfo del Regno di Dio sulla terra.
Gesù
Redentore trionfa dalla Croce e rivolge il suo invito alle anime perchè lo
seguano da vicino lungo l'erta del Calvario
Una
di queste è il Beato Innocenzo da Berzo dell'Ordine dei Frati Minori
Cappuccini, che la Chiesa presenta alla nostra ammirazione nella gloria dei
Beati.
La
sua vita riflette quella di Cristo, secondo la spiritualità del patriarca S.
Francesco d'Assisi immagine viva del Crocifisso. Alla Scuola di così sapiente
maestro, ardentemente ama il Signore e si prodiga al bene dei fratelli.
Ebbe
i natali nell'alpestre paese di Niardo in Val Camonica, provincia di Brescia, il
19 marzo 1844, da Pietro Scalvinoni e Francesca Poli.
Tre
giorni dopo viene rigenerato alla Grazia e gli è imposto il nome di Giovanni.
Nome quanto mai significativo: egli sarà veramente un dono della bontà e misericordia
di Dio dato al mondo per la salvezza di innumerevoli anime.
Le
promesse dei padrini fatte al Sacro Fonte per lui non furono vane. le tenne
sempre presenti e le perfezionò prendendo coscienza dei doveri di figlio di
Dio e di membro della Chiesa.

La
famiglia Scalvinoni era assai povera di censo, ma altrettanto ricca di spirito
cristiano; viveva abbandonata nelle mani del Signore, fiduciosa nella sua
provvidenza. In essa si respirava la Religione: preghiera, lavoro e amore era
il programma di vita; nessuno dei suoi membri si metteva a letto, senza aver
prima partecipato alla recita del S. Rosario.
In
tale atmosfera, il nostro Giovanni, trova l'ambiente ideale per la sua
formazione interiore, che lo porterà alla santità. Di una cosa avrà a
dolersi, quella di aver perduto, a soli tre mesi dalla nascita, il babbo. Ma il
dolore è raddolcito dall'amore e dalle cure che la mamma gli prodiga
eseguendo l'estrema volontà del genitore che veglia dal Cielo.
Dalla
mamma apprende presto il santo timor di Dio e una devozione filiale alla Vergine
Santa, un delicato amore alla purezza.
Ancora
bambino, in chiesa fissava con i vispi occhietti il S. Tabernacolo, traendo
profondi sospiri, quasi vedesse, con la fede cosciente dell'adulto, la presenza
di Gesù in Sacramento e anelasse a Lui.
Fin
dalla fanciullezza si rivela l'orientamento dell'uomo. Nel nostro Fanciullo è
evidente l'inclinazione al sacerdozio.
Infatti
si appartava spesso per pregare e leggere la vita dei Santi; si univa ai
compagni perchè non commettessero monellerie e non pronunciassero parole sconce,
ma principalmente, per condurli in Chiesa a pregare.
Amava
i poveri fino a privarsi del cibo; il salvadanaio era sempre vuoto perchè
quando gli capitava qualche soldo lo dava in elemosina.
Frequentava
la scuola con entusiasmo e con ottimi successi; con particolare applicazione
studiava il Catechismo infiammandosi di amore verso Gesù che nel Vangelo
svelava al piccolo serafino le tenerezze del suo Cuore.
Era
assiduo alla Dottrina Cristiana e trascinava con l'esempio altri.
Le
mamme del paese lo additavano a modella ai loro figliuoli.

A
9 anni di età fu ammesso alla prima comunione, amministratagli da S. E. Mons.
Girolamo Verzieri, Vescovo Diocesano.
L'incontro
con Gesù Eucaristia segna nell'animo del nostro Fanciullo una trasformazione
fondamentale. Che cosa gli avrà detto Gesù?...
Il
segreto è presto svelato, quando pieno di santa letizia dirà alla mamma che
il Signore lo chiama a seguirlo.
Mamma
Francesca commossa partecipa alla gioia del figlio e dice a Dio la sua profonda
riconoscenza per questa predilezione così singolare: la vocazione al Sacerdozio.
Quale
contrasto con le famiglie moderne!
Purtroppo
oggi si cerca di travisare e soffocare il sentimento della Vocazione Religiosa,
e non si considera la vita come un impegno, quello supremo, di cui dovremo
rispondere davanti al Sommo Giudice.
Nel
giorno del nostro battesimo, come su Gesù nelle rive del fiume Giordano, scende
sopra di noi lo Spirito Santo, per infonderci la grazia che ci fa figli di Dio e
la Carità che ci fa amare il Padre celeste sopra ogni cosa.
Nel
Sacramento della Cresima o Confermazione, lo Spirito Santo discende una seconda
volta in noi per perfezionare la nostra anima con i suoi doni e attrezzarci
pienamente alla vita soprannaturale.
Era
naturale che il nostro Giovanni desiderasse ricevere questo Sacramento, ma per
circostanze varie, sebbene preparato, non gli fu possibile se non il 3 ottobre
1861, per mano dello stesso Vescovo Diocesana, S. E. Mons. Verzieri.
Divenuto
«soldato di Gesù Cristo» il nostro giovanotto si sentì ripieno di santo
ardore nel praticare senza riguardo alcuno i suoi doveri cristiani e
combattere per il trionfo del Regno di Dio.
Se
n'ebbe prova nella fermezza con cui mantenne il virile proposito di progredire
nella santità e nel coraggio mostrato nel difendere i sacrosanti diritti
della Chiesa come sacerdote.
Lo
Spirito Santo è l'ospite divino della nostra anima, la sorgente di ogni energia
spirituale, la potenza divina che opera in noi.
Prima
tappa è il « Collegio Marinoni di Lovere. retto dal rev.o Don Andrea prof.
Marinoni, veneranda figura di educatore e di sacerdote.
Agli
inizi della sua nuova vita Giovanni si trovò un po' disorientato, ma ricordando
le parole della mamma nell'ultimo addio: « Sii buono, Giovannino, tuo padre ti
guarda dal Cielo», e desiderando la dolcezza di poter salire un giorno
all'Altare, si rasserena e si sente spronato a superare ogni ostacolo.
Il
nostro Studente rimase nel . Collegio Marinoni . 5 anni superando con lode il
ginnasio, dopo di che, passa al Seminario Diocesano per completarvi gli studi.
Anzitutto
è commovente il suo deciso orientarsi verso il Tabernacolo, e per meglio
corrispondere alla grazia della Santa Vocazione si pone sotto lo sguardo della
Vergine Immacolata, come un giorno fece il buon Curato d'Ars.
Narrano
i suoi biografi che egli fosse instancabile nella preghiera e nello studio: e
cercasse di approfondire la sua pietà e la sua cultura per divenire un vero
apostolo e recare la luce nel mondo.
Fu
ordinato Suddiacono il 23 dicembre 1865; Diacono il 26 maggio 1866.
Il
pensiero d'essere presto sacerdote lo confortava e insieme lo riempiva di sacro
terrore; egli se ne sentiva indegno; forse si sarebbe tenuto lontano
dall'altare, per timore di profanarlo, se il suo direttore spirituale non
l'avesse spinto assumendone la responsabilità sopra se stesso.
Probabilmente
gli tornava alla mente l'episodio di S. Francesco d'Assisi che in procinto di
salire al sacerdozio, si era visto comparire un Angelo con un'ampolla
d'acqua limpidissima dicendogli: « Francesco, chi vuol essere sacerdote, deve
essere puro come quest'acqua.
Il
2 giugno 1867, a 23 anni di età, Don Giovanni Scalvinoni, per le mani di S.
E. Mons. Girolamo Verzieri, nella Cattedrale di Brescia ricevette l'Ordinazione
sacerdotale.
Nelle
mani del Vescovo promise di adempiere tutto il suo dovere, di accettare la
volontà dei Superiori come espressa volontà di Dio, di attendere a costo dei
più duri sacrifici sempre e solo alla gloria del Signore e al bene delle anime.
Al
sacro rito sono presenti la mamma e molti benefattori.
Berzo
inferiore, che lo aveva seguito dal primo giorno del suo ingresso in Seminario,
prepara al Novello Levita accoglienze sorprendenti.
Alla
sua Prima Messa partecipa l'intero paese, desideroso di ricevere dal suo Don
Giovanni la prima benedizione.
La
mamma in un amplesso d'amore abbraccia il aglio e insieme elevano gli occhi al
Cielo, certi d'incontrarsi con quelli giubilanti del padre.
Il
mondo apprezza coloro che conquistano una laurea, un diploma, un brevetto
qualsiasi; che è tutto questo di fronte agli studi sacri che fa il sacerdote,
e al suo potere di rendere presente Gesù sull'Altare, di darlo alle anime?
Benedetti
i genitori ai quali è concesso l'alto onore di donare al Signore un figlio
sacerdote!
Benedetti
tutti coloro che con la preghiera, il sacrificio e le opere contribuiscono
alla formazione di santi sacerdoti!
La
sua dignità è incommensurabile, per la sua potestà sul Corpo reale di Gesù
Cristo che rende presente nell'Eucaristia, e sul corpo mistico di Lui: la Chiesa,
che governa, con la missione sublime di condurre gli uomini alla santità e alla
beatitudine eterna.
In
forza del suo «carattere» è mediatore fra Dio e gli uomini.
Accoglie
i fanciulli, come faceva un giorno Gesù stesso, per insegnar loro la via del
Paradiso e aiutarli nelle prime esperienze che decidono della vita.
I
benefici di cui le anime, le famiglie, la società, le nazioni vanno debitrici
al Sacerdote Cattolico, sono immensi e inestimabili.
Il
Sacerdote smaschera i falsi profeti, che in veste d'agnello trafficano la parola
di Dio, speculano sulla ignoranza, facendosi gioco della pietà dell'umile
gente.
Egli
è luce che illumina, verità che libera, fede che salva, amore che unisce.
Ogni
cristiano ha il sacrosanto dovere di amare e di rispettare il Sacerdote;
difenderlo da coloro che lo denigrano e lo calunniano; far conoscere a tutti le
opere e le sue altissime benemerenze!
Così
pure ha il dovere di aiutarlo nelle sue necessità ed essere docile ai suoi
insegnamenti.
Don
Giovanni inizia il suo ministero pastorale a Cevo, piccolo paese di montagna
dell'alta Val Camonica. Autorità e fedeli accolgono il Novello Levita con una
dimostrazione piena di vibrante affetto; espressione schietta e spontanea
dell'anima cristiana di un popolo che vuole essere e vivere unito al suo Clero.
Il
parroco, Don Codenatti, s'avvede di aver a che fare con un Angelo e nel darne
relazione alla Curia dirà: «Il Signore mi ha benedetto, mandandomi questo pio
e zelante Coadiutore».
Come
più tardi il confratello, P. Leopoldo da Castelnuovo d'Istria, il centro del
suo ministero è il confessionale: Don Giovanni sapeva bene penetrare nelle
anime, con quella bontà e affabilità, che sono le medicine migliori per
guarire le anime e condurle a Dio.
Molti
andavano a lui come da un santo; parecchi, anche peccatori, ostinati,
partivano convertiti.
Imitava
così il «Buon Pastore» che con gioia e tenerezza accoglieva le pecorelle
smarrite, nè le lasciava prima d'averle ricondotte all'ovile.
La
sua persona era in benedizione in tutta la Val Camonica; i parroci se lo
contendevano per la sacra predicazione, perchè la sua parola vibrante di
dottrina, di unzione e di grazia proveniva da un cuore ardente di fede e di
amore, piaceva a tutti e tutti edificava.

Se
la Fede porta e innalza la ragione umana alla conoscenza dell'Invisibile, la
Carità induce a non mettere limiti all'azione. Da ciò, la grande fiducia nella
Provvidenza e l'opera caritativa del nostro Don Giovanni. Egli nel prossimo
non vedeva che i poveri da soccorrere e anime da salvare.
Per
i bisognosi si privava del necessario; spesso sottraeva dalla pentola il cibo
per portarlo a chi pensava più bisognoso di lui.
Un
giorno la mamma fa per prendere la carne dalla pentola, ma non la trova. Chiede
ragione al figlio, ed egli postosi in ginocchio dice: « Perdonatemi, l'ho
distribuito io a dei poveri infermi ».
R
Benedetto figlio, devo chiudere a chiave anche le pentole!...
Un
mattino la mamma scende a precipizio le scale, era salita a rassettare la
stanza, raggiunge il figlio sulla soglia: . Don Giovanni, ho una domanda da
rivolgervi: dove avete dormito questa notte?
Egli
finge di non capire... «Dove posso aver dormito se non nella mia camera »!
.Intendo
dire, su che cosa avete dormito questa notte, perchè nella vostra stanza non
c'è più neanche l'ultimo materasso che con tanti sacrifici vi avevo
procurato l'altra settimana ..
Ah,
mi ero scordato di dirvelo... Fu ieri, durante la vostra assenza ». E aggiunse
in tono dolce: «Se voi aveste veduto quella casa, quell'ammalata da sette
anni!... E poi credetemi, mamma, a me fa meglio dormir così ». Nella stanza,
al posto del materasso, la madre aveva trovato un fascio di legna.
Un
giorno a Berzo, si reca a visitare un povero infermo bisognoso di tutto; dopo
averlo confortato con argomenti spirituali, ritorna frettoloso a casa.
La
Madre è assente, tutto è chiuso a chiave; sul focolare però sta bollendo un
pollo.
Oh
Provvidenza!
Senza
punto esitare lo prende, e via di corsa alla casa di quell'infelice.
Ritorna
la madre, senza accorgersene, aggiunge legna al fuoco, onde affrettarne la
cottura, solo nel togliere il coperchio della pentola s'accorge che il pollo...
se n'era volato via.
Allora
seria seria rivolta al figlio: «Anche oggi, Don Giovanni, una delle vostre! che
mangeremo noi adesso?... Mi sento condannata a non uscire di casa neppure un
momento!
Ed
egli amorevolmente: «Lo aveste visto, mamma, quell'infelice! Era così sfinito
che voi stessa sareste corsa in suo aiuto. Noi siamo sani, polenta e minestra
non ci mancano... I poveri ci ottengono le benedizioni di Dio! »
E'
lo stile dei Santi!
Le
follie sapienti, secondo S. Paolo.

Chi
avesse voluto vedere o trovare Don Giovanni, bastava entrasse in chiesa.
L'amore
verso Gesù Eucaristia era sì grande da tenerlo assorto, per ore e ore,
davanti al S. Tabernacolo. Sua preghiera particolare era l'invocazione al Sangue
Preziosissimo di Gesù perché fecondasse la Chiesa arricchendola di anime
angeliche, che come fiori nel giardino del Padre celeste spandessero la loro
fragranza in tutto il mondo e che tutti i cristiani partecipassero agli infiniti
doni che la Presenza Divina largisce ai credenti. Agli immemori ricordava spesso
che l'Eucaristia è mistero di amore e di vita; mentre le vie polverose e
fangose del mondo sono la rovina e la morte.
Come
il cibo alimenta e accresce le forze del corpo, così il Pane Eucaristico
aumenta e rinvigorisce lo spirito e mette l'anima in comunione con Dio.
Il
suo cuore non era mai sazio di pietà eucaristica. Qualche volta sfinito dal
digiuno e dagli stenti sveniva.
Un
giorno la mamma non vedendolo tornare per il desinare, allarmata corre in
chiesa, e, vede il figlio bocconi sul pavimento, quasi privo di vita.
Prestatigli i soccorsi del caso a stento rinvenne. Nonostante ciò, il giorno
seguente eccolo ancora in ginocchio davanti all'oggetto del suo amore.
Anima
semplice, chiara, buona quella di Don Giovanni: si dice che invidiasse persino
la lampada che ardeva ai lati dell'altare.
Avendo,
Don Giovanni, dimostrato a Cevo, una par-, titolare attitudine verso la gioventù,
S. E. Mons. Vescovo, sollecitato da Mons. Pietro Bertazzoli, rettore del
Seminario di S. Angelo, lo chiama in 'città per assumere l'incarico di
Vice-Rettore.
Cevo,
che per due anni aveva beneficiato dello zelo e della pietà di Don Giovanni,
non lo avrebbe lasciato, ma davanti al volere di Sua Eccellenza chinò il capo.
L'ufficio di Vice-Rettore è impegnativo e delicato.
I
chierici del seminario corrispondono nel migliore dei modi alle sollecitudini
del nuovo Superiore; ma dopo un po' di tempo egli deve rinunciare.
Durante
la sua permanenza in Seminario fu attore e protagonista di un nobile atto di
carità.
Un
mattino d'inverno egli ritornava al seminario. svoltando per. una via, si vide
dinanzi un povero vecchio, malvestito, che batteva i denti dal freddo, camminava
a piedi nudi, Don Giovanni si frugò nelle tasche, ma come al solito, non
aveva neppure l'ombra di un centesimo. Si guardò intorno, lesto si levò le
scarpe e le porse al poveretta.
Giunto
in Seminario usò ogni tattica per non essere veduto, ma non lo potè; e presto
corse di bocca in bocca tra i chierici e i professori che quella mattina il
Vice. Rettore s'era dimenticate le scarpe...
No!
Non se l'era dimenticate; se n'era soltanto privato per soccorrere,.. il
Signore. che gliele aveva domandate sotto la veste di un povero.
Da
Brescia passa a Berzo Inferiore.
Al
venerando arciprete, Don Ceresetti, non par vero di aver ottenuto dai Superiori
Don Giovanni a suo Coadiutore e ne ringrazia il Signore.
Anche
qui: prudenza nei rapporti col prossimo; zelo nel compiere il sacro ministero,
sono il suo programma apostolico.
Il
discepolo del S. Giovanni M. Vianney non si smentiva mai!

Pochi
chilometri da Berzo Inferiore, dal lato opposto della valle sopra un monte
scosceso vi è l'antico convento della SS. Annunziata; soppresso nel 1810, risorse
nel 1838 per opera dei Frati Minori Cappuccini della Provincia Lombarda.
Don
Giovanni amava questo luogo solitario fondato nel 1475, al quale è legata la
memoria del nobile portoghese, il Beato Amedeo da Silva; soggiorno di uomini
illustri per sapere e santità. Sovente aspirava d'entrarvi per meglio estirpare
le radici d'elle sue imperfezioni e addestrarsi nell'intimità con Dio.
Dopo
lunghe istanze, a Dio piacendo, vennero le testimoniali della Curia Vescovile di
Brescia e la conseguente accettazione da parte del Superiore Province.
E
la Mamma?... Abbandonarla proprio quando aveva bisogno di lui?.,.
Con
una forza e con un coraggio, che solo Iddio sa infondere ai suoi eroi, ascese al
sacro monte.
Il
nostro Don Giovanni, vesti l'abito cappuccino il 16 aprile 1874, assumendo il
nome di Padre Innocenzo. In pari data iniziò il Noviziato.
P.
Innocenzo era già tutto di Dio; l'umile concetto che aveva di sè stesso gli
nascondeva quel che egli era davanti a Lui. Infatti, quanto più un'anima è
assorta dall'amore del Signore, tanto più sente il bisogno di crescere in
questo.
Era
ovvio che nella Comunità apparisse, non un'anima da iniziare, nè da
perfezionare nell'esercizio dei sacri voti, ma modello luminoso da imitare.
Il
demonio, ancora una volta, conoscendo le aspirazioni del santo frate, fa
sorgere nella sua coscienza, tanto delicata e sensibile, mille rimorsi. Il
combattimento è duro, ma con l'aiuto di Dio e l'ausilio della Vergine Santa
trova la pace dell'anima umilmente ancorata a Dio.

La
professione religiosa ebbe luogo la mattina del 29 aprile 1875, uno dei presenti
così lo vide: «Sembrava si dovesse vederlo volare dalla contentezza,..».
P.
Innocenzo rimane nel convento della SS. Annunziata per altri due mesi, perchè
il Padre Maestro dei Novizi non volle ch'esso fosse di punto privato d'un
religioso tanto esemplare.
L'obbedienza
poi lo assegna al Professorio di Albino. Nell'ottobre 1876 i Superiori lo
vogliono nuovamente alla S. Annunciata quale Vice-Maestro de' novizi.
Come
in seminario un giorno, qui, trascina i novizi con i suoi esempi di profonda
umiltà, di continua preghiera e di rigidissima disciplina.
Nell'ottobre
1886 è destinato al Convento del S. Cuore in Milano per collaborare nell
redazione degli R Annali Francescani.
In
questo incarico diede il meglio del suo sapere, attirando l'attenzione di
molti per il tono di altissima spiritualità, d'intensa orazione, di
annientamento di sè. Clero e laicato andavano a lui per consigli. Dinanzi a
loro, P. Innocenzo, modestamente, limitavasi a dire: si, no, ma lasciava
l'impressione di aver parlato con un santo, con perfetta analisi dei problemi
che gli venivano sottoposti.
Da
Milano passa al Convento di Crema a sostituire il curato, P. Fulgenzio da
Gambara, ammalatosi.
Vi
rimane solo pochi giorni, bastanti perchè i fedeli approfittassero del suo zelo
apostolico e ne rimanessero ammirati.
La
gioia più grande provata da P. Innocenzo, dopo il suo incontro con Gesù fu
certamente quella del ritorno al Convento della SS. Annunziata.
Ed
è comprensibile, perchè in questo aveva abbracciato la Croce del Martire
Crocifisso; qui, sotto l’azione dello Spirito Santo, trovò l'ambiente atto a
conquistare le più alte vette della contemplazione.
Il
Padre Provinciale per il bene dei gi ani studenti nel settembre 1883, lo nomina
precettore.
Anche
in questo delicato compito che lo tenne per due anni, lasciò sorpresi e
meravigliati per i frutti ottenuti, Superiori e discepoli.
Terminato
l'incarico rimane ancora alla SS. Annunziata, e sebbene esonerato d qualsiasi
ufficio, stante la sua malferma salute, lo troviamo fra i confratelli a compiere
i lavori più umili.
Stretto
alla Croce, n l'osservanza della S. Regola. ogni giorno si purifica per il
Cielo.
P.
Innocenzo, fino dal suo ingresso in seminario si mostrò austero contro il suo
corpo; non gli concedeva mai nessuna soddisfazione; lo sferzò senza pietà;
temeva che predominasse sullo spirito.
A
quarant'anni si ridusse ad uno stato di debolezza da far compassione; era così
curvo nella persona da sembrare decrepito; le ginocchia gli tremavano, e spesso
barcollavano.
Era
il ritratto della penitenza e della mortificazione! Ogni occasione era buona per
esercitarle: d'inverno immergeva i piedi e le mani nell'acqua gelida; d'estate
si esponeva ai raggi cocenti del sole e tollerava insetti noiosi, quali le
mosche, le zanzare, i tafani.
Disciplinava
il corpo con flagelli e cilizi; testimoni affermano che quando lasciava il
letto le lenzuola erano chiazzate di sangue.
Aveva
ridotto il povero corpo uno scheletro.
Ormai
il corpo era consunto, il male che da lungo tempo l'affliggeva si era aggravato,
perciò i Superiori credettero bene di portarlo a Bergamo, dove avrebbe avuto
migliore assistenza.
Troppo
tardi!
Fratello
corpo non reagiva più alle cure e sorella morte si avvicinava di ora in ora.
P.
Innocenzo davanti a tanta bontà e carità dimostrata verso la sua persona, fa
atto di riconoscenza e offre a Dio tutte le sue sofferenze, tutti i suoi dolori
per il bene dell'Ordine che con tanta bontà lo ha accolto.
Negli
ultimi istanti gli fu vicino il confratello S. E. Mons. Celestino Cattaneo,
amico ed ammiratore. Dopo di averlo confessato, lo predispone a ricevere Gesù
Eucaristia. P. Innocenzo avrebbe voluto ricevere il S. Viatico inginocchiato
sul pavimento, ma non gli fu concesso.
Riceve
sorella morte lodando il Signore.
Prima
di spirare gli fu amministrata l'Estrema Unzione, il Sacramento istituito da
Gesù a sollievo spirituale e corporale degli infermi.
Egli
lo ricevette con pietà coscienza, invocando dal Salvatore l'energia e la virtù
di vincere la battaglia decisiva di tutta la vita.
Fu
l'ultima volta che P. Innocenzo venne unto con l'unzione sacra dopo il
Battesimo, la Cresima e l'Ordine Sacro.
Il
Signore ormai lo voleva con sè; stringendo il Crocifisso, con la tranquillità
dei Giusti ritornò alla Casa del Padre, lasciando nei suoi confratelli
addolorati la serenità della rassegnazione cristiana.
Erano
le ore 23 del 3 marzo 1890.
La
salma, come è costume dei Frati Minori Cappuccini, viene esposta al pubblico
in una cappella attigua alla chiesa; aveva il volto sorridente come un angelo,
Mons. Cattaneo dice: «Bisognava fare un atto di fede per crederlo morto!».
Tutti
volevano ricordi di lui.
Nonostante
la vigilanza rigida dei confratelli e dei vigili urbani, gli furono tagliati
capelli, barba e abito; quest'ultimo gli si dovette cambiare per ben tre
volte.
I
funerali ebbero luogo secondo la regola cappuccina, ma per le alte Autorità e
il gran numero di gente che vi presero parte, assunsero il carattere di trionfo.
Il
suo corpo venne deposto nella Cappella del Clero cittadino nel cimitero di S.
Maurizio in Bergamo, ma sette mesi, dopo, per unanime volere dei confratelli e
dei buoni villeggiani, fu trasportato nel camposanto di Berzo Inferiore.
Il
rito funebre, ancora una volta, prese forma di solennità, e si avverò il
detto evangelico: « Chi si umilia sarà esaltato.
Mons.
Luigi Marinoni, suo insegnante nel Collegio di Lovere, nel primo anniversario
del suo beato transito, che coincideva col centenario della morte di S. Luigi
Gonzaga, dettava questa epigrafe.
«NEL
CENTENARIO DI S. LUIGI - IDDIO PROVVIDENTISSIMO - OFFRE ALLA CATTOLICA
VALCAMONICA - UN IMITATORE FEDELE - DELLE ANGELICHE VIRTU' DI QUEL GRANDE -
NELL'UMILE SEGUACE - DEL POVERELLO D'ASSISI - IL QUALE INNOCENZO DI NOME - INNOCENTE
DI FATTI - SEMPLICE SEVERO AFFABILE SEMPRE - CARO A TUTTI IN VITA - AMMIRATO
PER INCROLLABIL PAZIENZA IN MORTE - E' ORA VENERATO QUAL SANTO - NELL'ARDENTE
DESIDERIO - CHE LA SUA TOMBA - SIA PRESTO CONVERSA IN ALTARE.».
Antonio
Giudici, di sette anni, colpito da atroci dolori viscerali, il 25 gennaio
1951, subì una operazione chirurgica per appendicite acuta.
Dopo
pochi giorni si constatò che Antonio, il quale già versava in fin di vita, era
affetto da una occlusione intestinale con perforazione e peritonite settica
mortale. Lo stesso esperto chirurgo, considerate le condizioni dell'ammalato e
la gravità dell'eseguita operazione, non nutriva alcuna speranza di salvarlo,
anzi prevedeva che il fanciullo sarebbe morto in breve tempo.
Allora
il padre del malato e altri congiunti con fervida fede e saldissima speranza
implorarono l'aiuto del Venerabile Innocenzo.
Non
invano; infatti, il fanciullo, il quale si credeva che morisse da un momento
all'altro, il giorno dopo si senti perfettamente guarito.
Il
medico chirurgo e altri testimoni attestarono che la guarigione avvenne oltre le
forze della natura. Un'altra prodigiosa guarigione è questa: Lorenzo Bellotti,
bambino di quattro anni, mentre dimagriva a vista d'occhio, apparve affetto da
tumore maligno nella parte cervicale destra. Fatta la biopsia, i medici chiamati
in causa, espressero una prognosi letale a breve scadenza dichiarando che
nessuna cura o intervento operatorio sarebbe giovato, per cui venne dimesso
dall'ospedale e rimandato a casa, condannato a restare immobile a, letto fra
atroci sofferenze.
I
parenti perduta la speranza nei rimedi della medicina, si rivolsero con
fervente preghiera alla intercessione del servo di Dio.
Queste
preghiere non furono senza effetto: il morbo lo lasciò e in pochi giorni il
bambino guarì.
Medici
e parenti testimoniarono e giudicarono che Dio intervenne compieno il miracolo.
Tutti
coloro che durante la vita si rivolgevano al buon P. Innocenzo da Berzo, si
sentivano rasserenati dalla sua dolcezza, sorretti dalla sua carità.
Si
dice che al solo segno di Croce gli ammalati guarissero.
Ancor
oggi è un accorrere di anime afflitte al suo sepolcro; provengono da tutte le
Regioni d'Italia e dall'estero; e il Beato conforta ed esaudisce con la medesima
benevolenza e generosità.
La
Chiesa approvando le virtù eroiche e i miracoli proposti per la sua
beatificazione conferma che il P. Innocenzo da Berzo è il servo buono e fedele
costituito da Dio dispensatore delle sue grazie.
Ora
non sono più i soli Frati Minori Cappuccini a rallegrarsi e giubilare per la
elevazione fra i Beati, di questo umile figlio del S. Poverello d'Assisi, ma
l'intera Diocesi di Brescia che lo ebbe tra il suo clero, e quanti pregando
attesero ansiosamente la sua glorificazione. Pax
et bonum !
O
Beato Innocenzo, voi che foste obbedientissimo ai vostri Superiori, modello di
illibati costumi, fedele custode della povertà più stretta, esimio cultore
della regolare disciplina, tanto umile da fuggire anche l'ombra di ogni onore,
pazientissimo nelle ingiurie e avversità, che assoggettaste il vostro corpo ad
asprissime penitenze, tutto ripieno dello spirito di Dio; otteneteci dal
Signore che, dopo aver imitato le vostre virtù, possiamo meritare il premio
che Dio ha promesso a coloro che lo servono con fedeltà ed amore. Così sia.
(Tab.
nn. 314-27) Romae 24 junii a. 1961
Nihil
obstat.
Nicolaus
Ferraro, S.R.C. Adessor
Fidei
Sub-Promotor Generalis.