"IL SANTO DI VAL CAMONICA"

Beato Innocenzo da Berzo

 

testo del Comm. Valentino Turetta illustrazioni

del Prof. G. B. Gallizzi

 

A cura della Vice-Postulazione della Causa Convento S. Cuore dei Frati Minori Cappuccini Viale Piave n. 2 - MILANO

 

Imprimatur

Patavii, die 21 ottobris 1960

p. F. Pretto, Vic. Gen.

 

PRESENTAZIONE

Sono lieto che, attraverso le pagine della presente biografia a carattere popolare, venga diffusa la co­noscenza del B. Innocenzo da Berzo.

E' un nome quello del B. Innocenzo che onora, non solo l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, ma anche il Seminario di Brescia che lo ebbe alunno esemplare e ne curò la formazione sacerdotale, e la fiorente ed insigne Diocesi di Brescia che godette le primizie del ministero luminoso del giovane Levita.

Ci inchiniamo, riverenti davanti alla figura del B. Innocenzo e sentiamo che dal suo esempio di austerità, di carità e di preghiera si sprigiona una forza viva, che vuole sospingerci alla meta della per­fezione e all'esercizio delle virtù evangeliche.

Dal Cielo il B. Innocenzo da Berzo ci accompagne­rà con la sua potente intercessione, affinchè nei no­stri propositi non manchi il conforto della grazia di­vina.

Auspico e di cuore benedico.

Padova, 14 Ottobre 1960.

Girolamo Vescovo

 

Per la vita piccola del Beato INNOCENZO DA BERZO

Il fraticino di Berzo - il Beato Innocenzo - uscito dal popolo fattosi prete, e poi fuggito in con­vento per sete di solitudine, di penitenza e di pre­ghiera, ritorna al popolo.

Ci ritorna nel suo atteggiamento umile e dimesso che ispira tanta confidenza.

Ritorna dal cielo - ora fatto beato - modello di virtù, per insegnare l'amore di Dio e del prossimo. Ritorna per proteggere e aiutare - fatto tanto potente presso Dio - tutti coloro che a lui si rivol­gono con fede nei loro bisogni e nelle loro angustie. Erano due ragazzini: uno di quattro e l'altro di sette anni, quelli che il Beato ha guarito miracolo­samente con i due miracoli riconosciuti e approvati dalla S. Congregazione dei Riti per la sua beatifi­cazione.

Ma le suppliche che a lui vennero alzate, parti­vano dalla fede e dall'amore dei genitori, e queste preghiere egli esaudì.

Così come nel S. Vangelo N. Signore accolse la supplica del Centurione per il suo servo e della Ca­nanea per la sua figlia.

Nel dolce ricordo della sua buona mamma, a cui tanto deve di esempi virtuosi e di cristiana educa­zione, il Beato dal cielo, sembra voler dire a tutti i genitori: quello che in amore, in sacrifici, in soffe­renze date per i vostri figli, quassù è sempre ricono­sciuto e premiato.

Romano da Como Min. Prov. Cap.

Milano, 4 luglio 1961

 

Abbraccia la Croce per trasformarsi in Cristo. Si pasce di spiritualità francesca­na - contemplazione e azione - immo­landosi alla divina volontà per il trionfo del Regno di Dio sulla terra.

Gesù Redentore trionfa dalla Croce e rivolge il suo invito alle anime perchè lo seguano da vicino lungo l'er­ta del Calvario

Una di queste è il Beato Innocenzo da Berzo dell'Or­dine dei Frati Minori Cappuccini, che la Chiesa pre­senta alla nostra ammirazione nella gloria dei Beati.

La sua vita riflette quella di Cristo, secondo la spi­ritualità del patriarca S. Francesco d'Assisi immagine viva del Crocifisso. Alla Scuola di così sapiente maestro, ardentemente ama il Signore e si prodiga al bene dei fratelli.

 

LUCE E GRAZIA

Ebbe i natali nell'alpestre paese di Niardo in Val Camonica, provincia di Brescia, il 19 marzo 1844, da Pietro Scalvinoni e Francesca Poli.

Tre giorni dopo viene rigenerato alla Grazia e gli è imposto il nome di Giovanni. Nome quanto mai signi­ficativo: egli sarà veramente un dono della bontà e mi­sericordia di Dio dato al mondo per la salvezza di innumerevoli anime.

Le promesse dei padrini fatte al Sacro Fonte per lui non furono vane. le tenne sempre presenti e le perfe­zionò prendendo coscienza dei doveri di figlio di Dio e di membro della Chiesa.

FAMIGLIA CRISTIANA

La famiglia Scalvinoni era assai povera di censo, ma altrettanto ricca di spirito cristiano; viveva abbandonata nelle mani del Signore, fiduciosa nella sua provviden­za. In essa si respirava la Religione: preghiera, lavoro e amore era il programma di vita; nessuno dei suoi membri si metteva a letto, senza aver prima partecipato alla recita del S. Rosario.

In tale atmosfera, il nostro Giovanni, trova l'ambiente ideale per la sua formazione interiore, che lo porterà alla santità. Di una cosa avrà a dolersi, quella di aver perduto, a soli tre mesi dalla nascita, il babbo. Ma il dolore è raddolcito dall'amore e dalle cure che la mam­ma gli prodiga eseguendo l'estrema volontà del genitore che veglia dal Cielo.

Dalla mamma apprende presto il santo timor di Dio e una devozione filiale alla Vergine Santa, un delicato amore alla purezza.

Ancora bambino, in chiesa fissava con i vispi oc­chietti il S. Tabernacolo, traendo profondi sospiri, quasi vedesse, con la fede cosciente dell'adulto, la presenza di Gesù in Sacramento e anelasse a Lui.

 

PRIMAVERA DI VITA

Fin dalla fanciullezza si rivela l'orientamento del­l'uomo. Nel nostro Fanciullo è evidente l'inclinazione al sacerdozio.

Infatti si appartava spesso per pregare e leggere la vita dei Santi; si univa ai compagni perchè non com­mettessero monellerie e non pronunciassero parole scon­ce, ma principalmente, per condurli in Chiesa a pregare.

Amava i poveri fino a privarsi del cibo; il salvada­naio era sempre vuoto perchè quando gli capitava qual­che soldo lo dava in elemosina.

Frequentava la scuola con entusiasmo e con ottimi successi; con particolare applicazione studiava il Cate­chismo infiammandosi di amore verso Gesù che nel Van­gelo svelava al piccolo serafino le tenerezze del suo Cuore.

Era assiduo alla Dottrina Cristiana e trascinava con l'esempio altri.

Le mamme del paese lo additavano a modella ai loro figliuoli.

GRANDE INVITO

A 9 anni di età fu ammesso alla prima comunione, amministratagli da S. E. Mons. Girolamo Verzieri, Ve­scovo Diocesano.

L'incontro con Gesù Eucaristia segna nell'animo del nostro Fanciullo una trasformazione fondamentale. Che cosa gli avrà detto Gesù?...

Il segreto è presto svelato, quando pieno di santa le­tizia dirà alla mamma che il Signore lo chiama a se­guirlo.

Mamma Francesca commossa partecipa alla gioia del figlio e dice a Dio la sua profonda riconoscenza per questa predilezione così singolare: la vocazione al Sa­cerdozio.

Quale contrasto con le famiglie moderne!

Purtroppo oggi si cerca di travisare e soffocare il sentimento della Vocazione Religiosa, e non si consi­dera la vita come un impegno, quello supremo, di cui dovremo rispondere davanti al Sommo Giudice.

 

SOLDATO DI CRISTO

Nel giorno del nostro battesimo, come su Gesù nelle rive del fiume Giordano, scende sopra di noi lo Spirito Santo, per infonderci la grazia che ci fa figli di Dio e la Carità che ci fa amare il Padre celeste sopra ogni cosa.

Nel Sacramento della Cresima o Confermazione, lo Spirito Santo discende una seconda volta in noi per per­fezionare la nostra anima con i suoi doni e attrezzarci pienamente alla vita soprannaturale.

Era naturale che il nostro Giovanni desiderasse rice­vere questo Sacramento, ma per circostanze varie, seb­bene preparato, non gli fu possibile se non il 3 otto­bre 1861, per mano dello stesso Vescovo Diocesana, S. E. Mons. Verzieri.

Divenuto «soldato di Gesù Cristo» il nostro giova­notto si sentì ripieno di santo ardore nel praticare sen­za riguardo alcuno i suoi doveri cristiani e combattere per il trionfo del Regno di Dio.

Se n'ebbe prova nella fermezza con cui mantenne il virile proposito di progredire nella santità e nel co­raggio mostrato nel difendere i sacrosanti diritti della Chiesa come sacerdote.

Lo Spirito Santo è l'ospite divino della nostra anima, la sorgente di ogni energia spirituale, la potenza divina che opera in noi.

 

VERSO IL SACERDOZIO­

Prima tappa è il « Collegio Marinoni di Lovere. retto dal rev.o Don Andrea prof. Marinoni, veneranda figura di educatore e di sacerdote.

Agli inizi della sua nuova vita Giovanni si trovò un po' disorientato, ma ricordando le parole della mamma nell'ultimo addio: « Sii buono, Giovannino, tuo padre ti guarda dal Cielo», e desiderando la dolcezza di poter salire un giorno all'Altare, si rasserena e si sente spro­nato a superare ogni ostacolo.

Il nostro Studente rimase nel . Collegio Marinoni . 5 anni superando con lode il ginnasio, dopo di che, passa al Seminario Diocesano per completarvi gli studi.

Anzitutto è commovente il suo deciso orientarsi verso il Tabernacolo, e per meglio corrispondere alla grazia della Santa Vocazione si pone sotto lo sguardo della Vergine Immacolata, come un giorno fece il buon Cu­rato d'Ars.

Narrano i suoi biografi che egli fosse instancabile nella preghiera e nello studio: e cercasse di approfon­dire la sua pietà e la sua cultura per divenire un vero apostolo e recare la luce nel mondo.

Fu ordinato Suddiacono il 23 dicembre 1865; Diaco­no il 26 maggio 1866.

Il pensiero d'essere presto sacerdote lo confortava e insieme lo riempiva di sacro terrore; egli se ne sentiva indegno; forse si sarebbe tenuto lontano dall'altare, per timore di profanarlo, se il suo direttore spirituale non l'avesse spinto assumendone la responsabilità sopra se stesso.

Probabilmente gli tornava alla mente l'episodio di S. Francesco d'Assisi che in procinto di salire al sa­cerdozio, si era visto comparire un Angelo con un'ampol­la d'acqua limpidissima dicendogli: « Francesco, chi vuol essere sacerdote, deve essere puro come quest'acqua.

 

SACERDOTE DI CRISTO

Il 2 giugno 1867, a 23 anni di età, Don Giovanni Scal­vinoni, per le mani di S. E. Mons. Girolamo Verzieri, nella Cattedrale di Brescia ricevette l'Ordinazione sa­cerdotale.

Nelle mani del Vescovo promise di adempiere tutto il suo dovere, di accettare la volontà dei Superiori co­me espressa volontà di Dio, di attendere a costo dei più duri sacrifici sempre e solo alla gloria del Signore e al bene delle anime.

Al sacro rito sono presenti la mamma e molti be­nefattori.

Berzo inferiore, che lo aveva seguito dal primo giorno del suo ingresso in Seminario, prepara al Novello Le­vita accoglienze sorprendenti.

Alla sua Prima Messa partecipa l'intero paese, desi­deroso di ricevere dal suo Don Giovanni la prima be­nedizione.

La mamma in un amplesso d'amore abbraccia il a­glio e insieme elevano gli occhi al Cielo, certi d'incon­trarsi con quelli giubilanti del padre.

Il mondo apprezza coloro che conquistano una lau­rea, un diploma, un brevetto qualsiasi; che è tutto que­sto di fronte agli studi sacri che fa il sacerdote, e al suo potere di rendere presente Gesù sull'Altare, di darlo alle anime?

Benedetti i genitori ai quali è concesso l'alto onore di donare al Signore un figlio sacerdote!

Benedetti tutti coloro che con la preghiera, il sacri­ficio e le opere contribuiscono alla formazione di santi sacerdoti!

 

DIGNITA' DEL SACERDOZIO

La sua dignità è incommensurabile, per la sua po­testà sul Corpo reale di Gesù Cristo che rende pre­sente nell'Eucaristia, e sul corpo mistico di Lui: la Chie­sa, che governa, con la missione sublime di condurre gli uomini alla santità e alla beatitudine eterna.

In forza del suo «carattere» è mediatore fra Dio e gli uomini.

Accoglie i fanciulli, come faceva un giorno Gesù stesso, per insegnar loro la via del Paradiso e aiutarli nelle prime esperienze che decidono della vita.

I benefici di cui le anime, le famiglie, la società, le nazioni vanno debitrici al Sacerdote Cattolico, sono im­mensi e inestimabili.

Il Sacerdote smaschera i falsi profeti, che in veste d'agnello trafficano la parola di Dio, speculano sulla ignoranza, facendosi gioco della pietà dell'umile gente.

Egli è luce che illumina, verità che libera, fede che salva, amore che unisce.

Ogni cristiano ha il sacrosanto dovere di amare e di rispettare il Sacerdote; difenderlo da coloro che lo denigrano e lo calunniano; far conoscere a tutti le ope­re e le sue altissime benemerenze!

Così pure ha il dovere di aiutarlo nelle sue neces­sità ed essere docile ai suoi insegnamenti.

 

PASTORE DI ANIME

Don Giovanni inizia il suo ministero pastorale a Cevo, piccolo paese di montagna dell'alta Val Camonica. Autorità e fedeli accolgono il Novello Levita con una dimostrazione piena di vibrante affetto; espressione schietta e spontanea dell'anima cristiana di un popolo che vuole essere e vivere unito al suo Clero.

Il parroco, Don Codenatti, s'avvede di aver a che fa­re con un Angelo e nel darne relazione alla Curia dirà: «Il Signore mi ha benedetto, mandandomi questo pio e zelante Coadiutore».

Come più tardi il confratello, P. Leopoldo da Castel­nuovo d'Istria, il centro del suo ministero è il confes­sionale: Don Giovanni sapeva bene penetrare nelle ani­me, con quella bontà e affabilità, che sono le medicine migliori per guarire le anime e condurle a Dio.

Molti andavano a lui come da un santo; parecchi, an­che peccatori, ostinati, partivano convertiti.

Imitava così il «Buon Pastore» che con gioia e te­nerezza accoglieva le pecorelle smarrite, nè le lasciava prima d'averle ricondotte all'ovile.

La sua persona era in benedizione in tutta la Val Camonica; i parroci se lo contendevano per la sacra predicazione, perchè la sua parola vibrante di dottrina, di unzione e di grazia proveniva da un cuore ardente di fede e di amore, piaceva a tutti e tutti edificava.

CARITA' SENZA LIMITI

Se la Fede porta e innalza la ragione umana alla co­noscenza dell'Invisibile, la Carità induce a non mettere limiti all'azione. Da ciò, la grande fiducia nella Prov­videnza e l'opera caritativa del nostro Don Giovanni. Egli nel prossimo non vedeva che i poveri da soccor­rere e anime da salvare.

Per i bisognosi si privava del necessario; spesso sot­traeva dalla pentola il cibo per portarlo a chi pensava più bisognoso di lui.

Un giorno la mamma fa per prendere la carne dalla pentola, ma non la trova. Chiede ragione al figlio, ed egli postosi in ginocchio dice: « Perdonatemi, l'ho distri­buito io a dei poveri infermi ».

R Benedetto figlio, devo chiudere a chiave anche le pentole!...

Un mattino la mamma scende a precipizio le scale, era salita a rassettare la stanza, raggiunge il figlio sul­la soglia: . Don Giovanni, ho una domanda da rivolger­vi: dove avete dormito questa notte?

Egli finge di non capire... «Dove posso aver dormito se non nella mia camera »!

.Intendo dire, su che cosa avete dormito questa not­te, perchè nella vostra stanza non c'è più neanche l'ulti­mo materasso che con tanti sacrifici vi avevo procurato l'altra settimana ..

Ah, mi ero scordato di dirvelo... Fu ieri, durante la vostra assenza ». E aggiunse in tono dolce: «Se voi ave­ste veduto quella casa, quell'ammalata da sette anni!... E poi credetemi, mamma, a me fa meglio dormir così ». Nella stanza, al posto del materasso, la madre aveva trovato un fascio di legna.

Un giorno a Berzo, si reca a visitare un povero infermo bisognoso di tutto; dopo averlo confortato con argomenti spirituali, ritorna frettoloso a casa.

La Madre è assente, tutto è chiuso a chiave; sul fo­colare però sta bollendo un pollo.

Oh Provvidenza!

Senza punto esitare lo prende, e via di corsa alla casa di quell'infelice.

Ritorna la madre, senza accorgersene, aggiunge legna al fuoco, onde affrettarne la cottura, solo nel togliere il coperchio della pentola s'accorge che il pollo... se n'era volato via.

Allora seria seria rivolta al figlio: «Anche oggi, Don Giovanni, una delle vostre! che mangeremo noi ades­so?... Mi sento condannata a non uscire di casa neppure un momento!

Ed egli amorevolmente: «Lo aveste visto, mamma, quell'infelice! Era così sfinito che voi stessa sareste cor­sa in suo aiuto. Noi siamo sani, polenta e minestra non ci mancano... I poveri ci ottengono le benedizioni di Dio! »

E' lo stile dei Santi!

Le follie sapienti, secondo S. Paolo.

FUOCO EUCARISTICO

Chi avesse voluto vedere o trovare Don Giovanni, ba­stava entrasse in chiesa.

L'amore verso Gesù Eucaristia era sì grande da te­nerlo assorto, per ore e ore, davanti al S. Tabernacolo. Sua preghiera particolare era l'invocazione al Sangue Preziosissimo di Gesù perché fecondasse la Chiesa arric­chendola di anime angeliche, che come fiori nel giar­dino del Padre celeste spandessero la loro fragranza in tutto il mondo e che tutti i cristiani partecipassero agli infiniti doni che la Presenza Divina largisce ai credenti. Agli immemori ricordava spesso che l'Eucaristia è mi­stero di amore e di vita; mentre le vie polverose e fangose del mondo sono la rovina e la morte.

Come il cibo alimenta e accresce le forze del corpo, così il Pane Eucaristico aumenta e rinvigorisce lo spi­rito e mette l'anima in comunione con Dio.

Il suo cuore non era mai sazio di pietà eucaristica. Qualche volta sfinito dal digiuno e dagli stenti sve­niva.

Un giorno la mamma non vedendolo tornare per il desinare, allarmata corre in chiesa, e, vede il figlio bocconi sul pavimento, quasi privo di vita. Prestatigli i soccorsi del caso a stento rinvenne. Nonostante ciò, il giorno seguente eccolo ancora in ginocchio davanti al­l'oggetto del suo amore.

Anima semplice, chiara, buona quella di Don Gio­vanni: si dice che invidiasse persino la lampada che ardeva ai lati dell'altare.

 

VICE-RETTORE

Avendo, Don Giovanni, dimostrato a Cevo, una par-, titolare attitudine verso la gioventù, S. E. Mons. Vesco­vo, sollecitato da Mons. Pietro Bertazzoli, rettore del Seminario di S. Angelo, lo chiama in 'città per assume­re l'incarico di Vice-Rettore.

Cevo, che per due anni aveva beneficiato dello zelo e della pietà di Don Giovanni, non lo avrebbe lasciato, ma davanti al volere di Sua Eccellenza chinò il capo. L'ufficio di Vice-Rettore è impegnativo e delicato.

I chierici del seminario corrispondono nel migliore dei modi alle sollecitudini del nuovo Superiore; ma dopo un po' di tempo egli deve rinunciare.

Durante la sua permanenza in Seminario fu attore e protagonista di un nobile atto di carità.

Un mattino d'inverno egli ritornava al seminario. svoltando per. una via, si vide dinanzi un povero vec­chio, malvestito, che batteva i denti dal freddo, cam­minava a piedi nudi, Don Giovanni si frugò nelle ta­sche, ma come al solito, non aveva neppure l'ombra di un centesimo. Si guardò intorno, lesto si levò le scarpe e le porse al poveretta.

Giunto in Seminario usò ogni tattica per non essere veduto, ma non lo potè; e presto corse di bocca in bocca tra i chierici e i professori che quella mattina il Vice. Rettore s'era dimenticate le scarpe...

No! Non se l'era dimenticate; se n'era soltanto pri­vato per soccorrere,.. il Signore. che gliele aveva doman­date sotto la veste di un povero.

Da Brescia passa a Berzo Inferiore.

Al venerando arciprete, Don Ceresetti, non par vero di aver ottenuto dai Superiori Don Giovanni a suo Coadiutore e ne ringrazia il Signore.

Anche qui: prudenza nei rapporti col prossimo; zelo nel compiere il sacro ministero, sono il suo programma apostolico.

Il discepolo del S. Giovanni M. Vianney non si smen­tiva mai!

SULLE ORME DI S. FRANCESCO

Pochi chilometri da Berzo Inferiore, dal lato oppo­sto della valle sopra un monte scosceso vi è l'antico convento della SS. Annunziata; soppresso nel 1810, ri­sorse nel 1838 per opera dei Frati Minori Cappuccini del­la Provincia Lombarda.

Don Giovanni amava questo luogo solitario fondato nel 1475, al quale è legata la memoria del nobile por­toghese, il Beato Amedeo da Silva; soggiorno di uomini illustri per sapere e santità. Sovente aspirava d'entrarvi per meglio estirpare le radici d'elle sue imperfezioni e addestrarsi nell'intimità con Dio.

Dopo lunghe istanze, a Dio piacendo, vennero le testimoniali della Curia Vescovile di Brescia e la conseguente accettazione da parte del Superiore Province.

E la Mamma?... Abbandonarla proprio quando aveva bisogno di lui?.,.

Con una forza e con un coraggio, che solo Iddio sa infondere ai suoi eroi, ascese al sacro monte.

 

VESTIZIONE

Il nostro Don Giovanni, vesti l'abito cappuccino il 16 aprile 1874, assumendo il nome di Padre Innocenzo. In pari data iniziò il Noviziato.

P. Innocenzo era già tutto di Dio; l'umile concetto che aveva di sè stesso gli nascondeva quel che egli era davanti a Lui. Infatti, quanto più un'anima è assorta dall'amore del Signore, tanto più sente il bisogno di cre­scere in questo.

Era ovvio che nella Comunità apparisse, non un'ani­ma da iniziare, nè da perfezionare nell'esercizio dei sa­cri voti, ma modello luminoso da imitare.

Il demonio, ancora una volta, conoscendo le aspira­zioni del santo frate, fa sorgere nella sua coscienza, tanto delicata e sensibile, mille rimorsi. Il combattimen­to è duro, ma con l'aiuto di Dio e l'ausilio della Vergine Santa trova la pace dell'anima umilmente ancorata a Dio.

PROFESSIONE RELIGIOSA

La professione religiosa ebbe luogo la mattina del 29 aprile 1875, uno dei presenti così lo vide: «Sembrava si dovesse vederlo volare dalla contentezza,..».

P. Innocenzo rimane nel convento della SS. Annun­ziata per altri due mesi, perchè il Padre Maestro dei Novizi non volle ch'esso fosse di punto privato d'un religioso tanto esemplare.

L'obbedienza poi lo assegna al Professorio di Albino. Nell'ottobre 1876 i Superiori lo vogliono nuovamente alla S. Annunciata quale Vice-Maestro de' novizi.

Come in seminario un giorno, qui, trascina i novizi con i suoi esempi di profonda umiltà, di con­tinua preghiera e di rigidissima disciplina.

 

FECONDI PELLEGRINAGGI

Nell'ottobre 1886 è destinato al Convento del S. Cuore in Milano per collaborare nell redazione degli R Annali Francescani.

In questo incarico diede il meglio del suo sapere, at­tirando l'attenzione di molti per il tono di altissima spi­ritualità, d'intensa orazione, di annientamento di sè. Clero e laicato andavano a lui per consigli. Dinanzi a loro, P. Innocenzo, modestamente, limitavasi a dire: si, no, ma lasciava l'impressione di aver parlato con un santo, con perfetta analisi dei problemi che gli venivano sottoposti.

Da Milano passa al Convento di Crema a sostituire il curato, P. Fulgenzio da Gambara, ammalatosi.

Vi rimane solo pochi giorni, bastanti perchè i fedeli approfittassero del suo zelo apostolico e ne rimanessero ammirati.

 

RITORNO ALLA SS. ANNUNZIATA

La gioia più grande provata da P. Innocenzo, dopo il suo incontro con Gesù fu certamente quella del ritorno al Convento della SS. Annunziata.

Ed è comprensibile, perchè in questo aveva abbracciato la Croce del Martire Crocifisso; qui, sotto l’azione dello Spirito Santo, trovò l'ambiente atto a conquistare le più alte vette della contemplazione.

Il Padre Provinciale per il bene dei gi ani studenti nel settembre 1883, lo nomina precettore.

Anche in questo delicato compito che lo tenne per due anni, lasciò sorpresi e meravigliati per i frutti ot­tenuti, Superiori e discepoli.

Terminato l'incarico rimane ancora alla SS. Annun­ziata, e sebbene esonerato d qualsiasi ufficio, stante la sua malferma salute, lo troviamo fra i confratelli a compiere i lavori più umili.

Stretto alla Croce, n l'osservanza della S. Regola. ogni giorno si purifica per il Cielo.

 

RIGIDEZZA

P. Innocenzo, fino dal suo ingresso in seminario si mostrò austero contro il suo corpo; non gli concedeva mai nessuna soddisfazione; lo sferzò senza pietà; teme­va che predominasse sullo spirito.

A quarant'anni si ridusse ad uno stato di debolezza da far compassione; era così curvo nella persona da sembrare decrepito; le ginocchia gli tremavano, e spes­so barcollavano.

Era il ritratto della penitenza e della mortificazione! Ogni occasione era buona per esercitarle: d'inverno immergeva i piedi e le mani nell'acqua gelida; d'estate si esponeva ai raggi cocenti del sole e tollerava insetti noiosi, quali le mosche, le zanzare, i tafani.

Disciplinava il corpo con flagelli e cilizi; testimoni af­fermano che quando lasciava il letto le lenzuola erano chiazzate di sangue.

Aveva ridotto il povero corpo uno scheletro.

 

SERENO TRANSITO

Ormai il corpo era consunto, il male che da lungo tempo l'affliggeva si era aggravato, perciò i Superiori credettero bene di portarlo a Bergamo, dove avrebbe avuto migliore assistenza.

Troppo tardi!

Fratello corpo non reagiva più alle cure e sorella morte si avvicinava di ora in ora.

P. Innocenzo davanti a tanta bontà e carità dimo­strata verso la sua persona, fa atto di riconoscenza e offre a Dio tutte le sue sofferenze, tutti i suoi dolori per il bene dell'Ordine che con tanta bontà lo ha accolto.

Negli ultimi istanti gli fu vicino il confratello S. E. Mons. Celestino Cattaneo, amico ed ammiratore. Dopo di averlo confessato, lo predispone a ricevere Gesù Eu­caristia. P. Innocenzo avrebbe voluto ricevere il S. Via­tico inginocchiato sul pavimento, ma non gli fu con­cesso.

Riceve sorella morte lodando il Signore.

Prima di spirare gli fu amministrata l'Estrema Un­zione, il Sacramento istituito da Gesù a sollievo spiri­tuale e corporale degli infermi.

Egli lo ricevette con pietà coscienza, invocando dal Salvatore l'energia e la virtù di vincere la battaglia de­cisiva di tutta la vita.

Fu l'ultima volta che P. Innocenzo venne unto con l'unzione sacra dopo il Battesimo, la Cresima e l'Ordine Sacro.

Il Signore ormai lo voleva con sè; stringendo il Cro­cifisso, con la tranquillità dei Giusti ritornò alla Casa del Padre, lasciando nei suoi confratelli addolorati la serenità della rassegnazione cristiana.

Erano le ore 23 del 3 marzo 1890.

 

PLEBISCITO D'AMORE

La salma, come è costume dei Frati Minori Cappuc­cini, viene esposta al pubblico in una cappella attigua alla chiesa; aveva il volto sorridente come un angelo, Mons. Cattaneo dice: «Bisognava fare un atto di fede per crederlo morto!».

Tutti volevano ricordi di lui.

Nonostante la vigilanza rigida dei confratelli e dei vigili urbani, gli furono tagliati capelli, barba e abi­to; quest'ultimo gli si dovette cambiare per ben tre volte.

I funerali ebbero luogo secondo la regola cappuccina, ma per le alte Autorità e il gran numero di gente che vi presero parte, assunsero il carattere di trionfo.

Il suo corpo venne deposto nella Cappella del Clero cittadino nel cimitero di S. Maurizio in Bergamo, ma sette mesi, dopo, per unanime volere dei confratelli e dei buoni villeggiani, fu trasportato nel camposanto di Berzo Inferiore.

Il rito funebre, ancora una volta, prese forma di so­lennità, e si avverò il detto evangelico: « Chi si umilia sarà esaltato.

Mons. Luigi Marinoni, suo insegnante nel Collegio di Lovere, nel primo anniversario del suo beato transito, che coincideva col centenario della morte di S. Luigi Gonzaga, dettava questa epigrafe.

 

«NEL CENTENARIO DI S. LUIGI - IDDIO PROVVIDEN­TISSIMO - OFFRE ALLA CATTOLICA VALCAMONICA - UN IMITATORE FEDELE - DELLE ANGELICHE VIRTU' DI QUEL GRANDE - NELL'UMILE SEGUACE - DEL POVE­RELLO D'ASSISI - IL QUALE INNOCENZO DI NOME - IN­NOCENTE DI FATTI - SEMPLICE SEVERO AFFABILE SEM­PRE - CARO A TUTTI IN VITA - AMMIRATO PER IN­CROLLABIL PAZIENZA IN MORTE - E' ORA VENERATO QUAL SANTO - NELL'ARDENTE DESIDERIO - CHE LA SUA TOMBA - SIA PRESTO CONVERSA IN ALTARE.».

 

IL TAUMATURGO

Antonio Giudici, di sette anni, colpito da atroci do­lori viscerali, il 25 gennaio 1951, subì una operazione chirurgica per appendicite acuta.

Dopo pochi giorni si constatò che Antonio, il quale già versava in fin di vita, era affetto da una occlusione intestinale con perforazione e peritonite settica mortale. Lo stesso esperto chirurgo, considerate le condizioni dell'ammalato e la gravità dell'eseguita operazione, non nutriva alcuna speranza di salvarlo, anzi prevedeva che il fanciullo sarebbe morto in breve tempo.

Allora il padre del malato e altri congiunti con fer­vida fede e saldissima speranza implorarono l'aiuto del Venerabile Innocenzo.

Non invano; infatti, il fanciullo, il quale si credeva che morisse da un momento all'altro, il giorno dopo si senti perfettamente guarito.

Il medico chirurgo e altri testimoni attestarono che la guarigione avvenne oltre le forze della natura. Un'altra prodigiosa guarigione è questa: Lorenzo Bellotti, bambino di quattro anni, mentre dimagriva a vista d'occhio, apparve affetto da tumore maligno nella parte cervicale destra. Fatta la biopsia, i medici chiamati in causa, espressero una prognosi le­tale a breve scadenza dichiarando che nessuna cura o intervento operatorio sarebbe giovato, per cui venne dimesso dall'ospedale e rimandato a casa, condannato a restare immobile a, letto fra atroci sofferenze.

I parenti perduta la speranza nei rimedi della me­dicina, si rivolsero con fervente preghiera alla inter­cessione del servo di Dio.

Queste preghiere non furono senza effetto: il morbo lo lasciò e in pochi giorni il bambino guarì.

Medici e parenti testimoniarono e giudicarono che Dio intervenne compieno il miracolo.

Tutti coloro che durante la vita si rivolgevano al buon P. Innocenzo da Berzo, si sentivano rasserenati dalla sua dolcezza, sorretti dalla sua carità.

Si dice che al solo segno di Croce gli ammalati gua­rissero.

Ancor oggi è un accorrere di anime afflitte al suo se­polcro; provengono da tutte le Regioni d'Italia e dal­l'estero; e il Beato conforta ed esaudisce con la mede­sima benevolenza e generosità.

La Chiesa approvando le virtù eroiche e i miracoli proposti per la sua beatificazione conferma che il P. Innocenzo da Berzo è il servo buono e fedele costituito da Dio dispensatore delle sue grazie.

Ora non sono più i soli Frati Minori Cappuccini a rallegrarsi e giubilare per la elevazione fra i Beati, di questo umile figlio del S. Poverello d'Assisi, ma l'intera Diocesi di Brescia che lo ebbe tra il suo clero, e quan­ti pregando attesero ansiosamente la sua glorificazione. Pax et bonum !

 

ORAZIONE

O Beato Innocenzo, voi che foste obbedientissimo ai vostri Superiori, modello di illibati costumi, fedele custode della povertà più stretta, esimio cultore della regolare disciplina, tanto umile da fuggire anche l'ombra di ogni onore, pazientissimo nelle ingiurie e avversità, che assoggettaste il vostro corpo ad a­sprissime penitenze, tutto ripieno dello spirito di Dio; otteneteci dal Signore che, dopo aver imitato le vo­stre virtù, possiamo meritare il premio che Dio ha promesso a coloro che lo servono con fedeltà ed amore. Così sia.

(Tab. nn. 314-27) Romae 24 junii a. 1961

Nihil obstat.

Nicolaus Ferraro, S.R.C. Adessor

Fidei Sub-Promotor Generalis.