BAMBINE SANTE

L’analisi dei santini di Giacinta e Francisco Marto, due dei tre piccoli veggenti di Fatima, ci ha portati alla constatazione che i fanciulli riconosciuti santi dalla Chiesa sono pochissimi nonostante l'impressionante numero di vite stroncate in tenera età in duemila anni di storia del cristianesimo. È per questo motivo che il ricorso ai santini dei bambini santi tratti dalla collezione del Museo del Paesaggio di Verbania è illuminante, per le informazioni che offrono sulle circostanze che indussero la Chiesa a portare sugli altari proprio quei fanciulli, e come conferma della funzione catechistica delle piccole immagini di devozione popolare.

 

Escludendo i piccoli martiri dei primi secoli del cristianesimo, alcuni dei quali famosissimi - un esempio per tutti la dodicenne sant'A­gnese che costituiscono un capitolo a parte nel panorama agiografico rien­trando a pieno titolo tra i martiri della persecuzione romana, ho contato una dozzina di maschi e otto femmine. Solo alcuni tuttavia sono già stati dichiarati santi; altri per il momento sono ancora solo beati, la maggior parte venerabili. Vediamo per ora le bambine: la più famosa è santa Maria Goretti, morta a undici anni dopo aver perdonato il suo assassino, volendolo con lei in paradi­so. In un santino si precisa che Maria Goretti "non è un'etichetta: il suo è un itinerario di crescita umana e cristiana di servizio e di amore di Dio e dei fra­telli. Non è la "Santa dei cinque minu­ti" incoscienti, ma la testimone di una quotidianità vissuta alla luce di Dio...". Questa excusatio non petita nella pic­cola biografia rispondeva alle critiche da molti sollevate circa l'utilizzo della bambina da parte delle alte sfere eccle­siastiche come una specie, oggi direm­mo di spot pubblicitario sulla castità, non scorgendo nella storia di Maria Goretti altro che un triste e squallido fattaccio di cronaca nera.

 

La beata Laura Vicuna, contempo­ranea di Maria Goretti, "riceve a dieci anni la prima Comunione... giungen­do in breve tempo ai vertici di eroismo cristiano. A dodici anni ottiene dal Confessore di poter offrire la vita per il ravvedimento della madre (...) che nel giorno stesso del funerale di Laura (...) ritorna ai sacramenti e cambia vita".

 

Dobbiamo a Nellie, "la piccola vio­letta del SS. Sacramento", nata l'anno successivo alla morte di Laura Vicuna il "miracolo di ispirare al Sommo Pontefice di concedere a tutti i bambi­ni del mondo il favore della 1a Comunione". Nellie era una piccola irlande­se. Nata nel 1903, a quattro anni fu condotta ammalata al Convento del Buon Pastore di Kork. "Un istinto misterioso di grazia l'attirava verso la SS. Eucaristia e la Passione di Gesù. (...) Ben presto ella cominciò a recla­mare con insistenza anche per sé la felicità di ricevere il "Dio Santo", come ella soleva chiamare Gesù Euca­ristia".

Dopo che il vescovo di Kork le ebbe somministrata la Confermazione, all'età di quattro anni e tre mesi Nellie ricevette la sua prima Comunione. Intanto le sue condizioni di salute pre­cipitavano, ma "la bambina sopportò con eroica pazienza e senza un lamento le sofferenze più atroci, immobile nel suo lettuccio, stringendo sempre il crocifisso al suo cuore". Nellie muore due mesi dopo avendo assunto trentadue volte la santa parti­cola e consolava quanti le stavano intorno, dicendo loro che Gesù aveva sofferto ben più di lei.

Una novena a Nellie fatta dalle alunne della scuola l'anno seguente la sua morte, ottenne da Pio X, come si diceva, il decreto "Quam singulari", che prevedeva la Comunione a tutti i bambini giunti all'uso della ragione. Il nostro santino riporta una preghiera del Pontefice che ci illumina sulla par­te avuta dalla piccola irlandese nella sua decisione: "Iddio ricolmi di ogni benedizione tutti coloro i quali ai fan­ciulli raccomandano la comunione frequente, proponendo loro come esempio la piccola Nellie".

 

La serva di Dio Anfrosina Berardi, tredicenne "martire di pazienza e di rassegnazione" e "modello luminoso di fede, di pietà e di eroica fortezza" nasce a San Marco di Preturo (L'Aqui­la) nel 1920 e vivrà parte della sua bre­ve esistenza tra "spasimi atroci". Gli attributi con cui viene tratteggiata la sua figura nella biografia di un suo santino sono certamente datati: "giglio candido di purezza, rosa olezzante di celesti profumi, fiore delicato e gentile di terra d’Abruzzo presto trapiantato nei giardini eterni del Cielo...", ma al di là della retorica rimane la realtà del­le sue virtù attraverso le quali la picco­la "ha saputo corrispondere generosa­mente alla grazia divina, raggiungen­do altezze supreme di perfezione morale". Anfrosina ebbe il privilegio di vedere spesso la Madonna "con la qua­le intrecciava arcani colloqui". A lei chiedeva di soffrire sempre più "per sé, per i peccatori, per le anime purgan­ti". Ebbe il dono raro della bilocazione insieme ad altre grazie straordinarie. Secondo il nostro santino "il processo di Beatificazione è già in fase avanza­ta presso la Sacra Congregazione per le Cause dei Santi".

 

Dieci anni più tardi nasceva a Madrid Maria Del Carmen Gonzales Valerio, "la bambina che si è donata a Dio". Dalla biografia del santino apprendiamo che, ricevuto il sacra­mento della Cresima a due anni, "da quel momento si notarono in lei i sin­tomi di una vita interiore non spiega­bili alla sua età, se non per opera della Grazia". Ella si offrì come vittima per la salvezza di coloro che avevano fuci­lato suo padre il 29 agosto del 1936. Spirò tra "grandi sofferenze sopporta­te senza un lamento, obbediente a tut­ti e ripetendo il nome di Gesù, Maria e Giuseppe" dopo aver predetto il giorno della sua morte. Aveva nove anni. La sua Causa di beatificazione fu intro­dotta a Madrid l'l1 luglio 1961 e consegnata alla Sacra Congrega­zione il 10 mag­gio 1983.

 

Di Antonietta Meo, "Nennolina", una Beniamina di Azione Cattolica morta a sei anni nel 1937, l'unico santino che abbiamo non ne racconta la biografia,         perché è strutturato come Novena alla     SS.Trinità per ottenere grazie per intercessione della bambina. Tuttavia  attraverso le varie sup­pliche, qualcosa veniamo a sapere: nella prima leggiamo che "l'Eterno Divin Padre (...) si degnò di arricchire di una fortezza sconosciuta al mondo la piccola Antonietta nel sopportare col sorriso sul labbro, i più intensi dolori del suo tenero corpic­ciuolo (...) per salvare molte anime di peccatori". Proseguendo nelle suppli­che, apprendiamo che ella voleva "essere la lampada che arde vicino al tabernacolo, (...) il giglio che adorna l'altare" e che alla sua morte avrebbe fatto "discendere sulla Chiesa e su tut­ta l'umanità una pioggia di gigli".

 

Invece il santino di Adelaide Ron­calli delle Ghiaie di Bonate (Bergamo) è misteriosissimo. Esso ci mostra il ritratto fotografico di una bimba di sette anni dal viso triste e un po' spa­ventato, ripreso nel giorno della prima apparizione il 13 maggio 1944 e non aggiunge altro. Allora probabilmente quell'apparizione era nota a tutti e non valeva la pena ricordare di cosa si stes­se parlando, o forse sono io che non riesco a mettere a fuoco di quale avve­nimento si tratti, ma sono certa che qualcuno saprà aiutarmi a rico­struire i fatti. Forse Adelaide è ancora viva avrebbe sessan­totto anni e in questo caso non si tratterebbe più di una santa bambina.

 

 

L'ultima nostra giovanis­sima Serva di Dio è Angela Jacobellis, nata a Roma nel 1948 e morta di leuce­mia a dodici anni. Nel santino si racconta che "soffrì con pazienza i dolori atroci della malattia e con altrettanto eroismo si staccò gradata­mente da tutto quello che aveva immensamente amato, mentre il Rosario l'accompagnò in tutto il breve pellegrinaggio terrestre". Ebbe piena consapevolezza di quanto offriva e "predicò tacendo e con l'esempio". Nel santino vengono riportate alcune riflessioni tratte dai suoi scritti e dai suoi discorsi tra cui una mi pare parti­colarmente profonda e attuale: "Ognu­no esamini la propria coscienza e tro­verà la risposta che merita".