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Messaggio da Medjugorie 25/1/2010 "Cari figli, questo tempo sia per voi il tempo della preghiera personale affinchè nei vostri cuori cresca il seme della fede e che cresca nella gioiosa testimonianza agli altri. Io sono con voi e vi voglio esortare tutti: crescete e rallegratevi nel Signore che vi ha creati. Grazie per aver risposto alla mia chiamata" scarica tutti i messaggi 

http://www.whynotpriest.org/index.phtml  SENTIERI NUOVI Volontari dello SPIRITO SANTO

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NOVENA AL VOLTO SANTO 2° giorno 9-2-2010

O Gesù, che nella Tua crudele Passione divenisti "l'obbrobrio degli uomini e l'uomo dei dolori", io venero il Tuo Volto divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della divinità e che ora è divenuto per me come il volto di un lebbroso... Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il Tuo infinito amore, e mi consumo dal desiderio di amarTi e di farTi amare da tutti gli uomini. Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi Tuoi sono come perle preziose che mi è caro raccogliere per riscattare con il loro infinito valore le anime dei poveri peccatori. O Gesù, il tuo Volto adorabile rapisce il mio cuore. Ti supplico di imprimere in me la Tua somiglianza divina e di infiammarmi del Tuo amore, affinché possa giungere a contemplare in Cielo il Tuo Volto glorioso. Nella mia presente necessità accetta l'ardente desiderio del mio cuore accordandomi la grazia che Ti chiedo. Così sia. Con approvazione ecclesiastica FESTA del Volto Santo: martedì 16-2-2010scarica 

Gesù il 21-11-1938, le disse (alla Beata Pierina de Micheli): «Ve­di come soffro, eppure da pochissimi so­no compreso, quanta ingratitudine anche da par­te di quelli che dicono di amarmi. Ho dato il mio cuore come oggetto sensibile del mio grande amore per gli uomini e il mio Volto lo dò, come oggetto sensibile del mio dolore per i peccati degli uomini e voglio sia onorato con una festa particolare il Martedì di Quinquagesima, (il martedì prima delle Ceneri) festa preceduta da una novena in cui tutti i fedeli uniti nella partecipa­zione al mio dolore con Me riparino.» (…) “Voglio che il mio Volto sia onorato in modo particolare il martedì!”

Se hai deciso di abortire, prima di procedere, guarda qui: http://digilander.libero.it/avemaria78/aborto__il_grido_silenzioso.htm

NO ALLA LEGGE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO   scarica

STORIA DI SHAZIA 12 ANNI CRISTIANA

Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore. Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti”. Dunque la triste storia di Shazia Bashir, 12 anni, cristiana, non può far notizia. Come non fa notizia che proprio i cristiani siano il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Nemmeno i credenti lo sanno e si fanno semmai bersagliare dalle accuse opposte. L’Avvenire di Dino Boffo aveva mostrato una certa sensibilità per il dramma dei cristiani oppressi, in decine di paesi del mondo (250 milioni di cristiani ogni giorno a rischio e migliaia di vittime ogni anno): era un forte incentivo ad aprire gli occhi. Ma di recente Boffo è stato ingiustamente indotto alle dimissioni dopo un’assurda polemica. Detto questo la storia di questa ragazzina cristiana, Shazia Bashir, non si può tacere. Oltretutto è solo la punta dell’iceberg. L’ha fatta emergere dal silenzio, una settimana fa, l’agenzia missionaria Asianews (del Pontificio istituto missioni estere), che fa un lavoro eccezionale, ma come una voce che grida nel deserto. Ha lanciato la notizia così, dal Pakistan: “Lahore, domestica cristiana 12enne torturata e uccisa”. L’agenzia riferisce che viene accusato il padrone musulmano: “La giovane lavorava presso la famiglia di un potente avvocato della città, dove era soggetta a violenze sessuali, fisiche e psicologiche. La morte della ragazza ha scatenato le proteste della comunità cristiana, che chiede giustizia. Attivista per i diritti umani: il 99 per cento delle giovani cristiane che lavorano per musulmani sono vittime di violenze e abusi”. Vedremo se e come le autorità arriveranno a individuare e punire il o i colpevoli. Ma non ci si possono fare illusioni sulla tutela dei cristiani in un paese come il Pakistan. L’agenzia Asianews aggiunge: “ ‘I genitori di Shazia non hanno potuto vedere la figlia’ denuncia Razia Bibi, 44 anni, zia della vittima. La 12enne è morta il 22 gennaio scorso in ospedale a causa delle ferite subite. Sohail Johnson, (attivista per i diritti umani, nda) conferma che il cadavere presentava i segni delle torture in 12 punti diversi del corpo ed è stata ricoverata ‘con la mandibola fratturata’. In un primo momento la famiglia dell’avvocato ha proposto un risarcimento di 250 dollari ai genitori per non sporgere denuncia; poi si sono dati alla fuga. La polizia li ha arrestati dietro pressioni del governo federale”. Il giorno dopo la morte di Shazia i cristiani hanno manifestato di fronte agli uffici dell’Assemblea provinciale del Punjab. “L’associazione dei legali di Lahore, invece, si è schierata a difesa del potente avvocato musulmano. La minoranza cristiana” scrive ancora Asianews “esprime dubbi sull’indipendenza e l’efficacia delle indagini avviate dalla polizia”. Va detto che non stiamo parlando di un paese marginale: il Pakistan ha 180 milioni di abitanti, è addirittura una potenza nucleare e si trova in una posizione geopolitica strategica, fondamentale nella lotta occidentale al terrorismo islamico. Ma gli Stati Uniti sbagliano profondamente se si illudono di potere vincere quella guerra solo tramite la via militare, in alleanza col regime pakistano. Anche perché il Pakistan, che dovrebbe essere un pilastro di questa lotta al terrorismo, è uno dei paesi più integralisti, quello dove è stata inventata ed è tuttora in vigore la vergognosa “legge sulla blasfemia” che dà praticamente diritto di vita o di morte sui cristiani o su chi non si riconosca nel credo coranico. I cristiani lì sono una minoranza ridotta alla miseria, vessata in ogni modo. Le famiglia cristiane sono così povere che per sopravvivere sono costrette a mandare le figlie a lavorare già da bambine e in genere l’unico lavoro che possono fare è quello delle serve presso le ricche famiglia musulmane. Dove però – scrive Asianews – “sono sovente vittime di abusi e violenze fisiche, sessuali e psicologiche”. Secondo un’organizzazione per i diritti umani “in alcuni casi i loro padroni le danno in spose a domestici musulmani, obbligandole a convertirsi all’islam”. In sostanza “queste vulnerabili ragazze cristiane non godono di alcuna protezione”. La Chiesa italiana e il Vaticano si sono spesso (anche in queste ore) pronunciati in difesa degli immigrati. Giustamente. Ma chi si occupa dei poveri cristiani di quei paesi, così poveri da non poter neanche tentare di emigrare? Ragazzine come Shazia sono costrette a subire una vita infernale per una paga di 12 dollari al mese, a volte neanche corrisposta: perché la Chiesa, tramite le parrocchie, la Caritas o tante altre organizzazioni, non lancia una grande campagna per le “adozioni a distanza” di queste ragazzine cristiane? Io credo che tantissimi sarebbero disposti a dare 12 dollari al mese, cioè 8 euro al mese, per salvare queste povere fanciulle da un simile inferno. La vita di una fanciulla cristiana di dodici anni vale almeno 8 euro? Mi chiedo perché gli stessi cattolici, che nei primi secoli onoravano e veneravano le giovani cristiane martirizzate dai pagani, ignorano la sorte terribile e il martirio di tante fanciulle in molti paesi. Nei primi secoli addirittura i padri della Chiesa scrivevano pagine immortali in onore di queste fanciulle: penso al caso di sant’Agnese, martire a 16 anni. Sant’Ambrogio, san Girolamo e san Damaso esaltarono il suo esempio, la Chiesa la venera da 1700 anni, a lei ha dedicato chiese e memorie liturgiche. Mentre noi cristiani del XXI secolo neanche conosciamo i nomi dei martiri di oggi. Nel tempo dell’informazione planetaria globale i cattolici stessi ignorano la vastità e la crudeltà dell’odio anticristiano e delle persecuzioni nel mondo. Così nessuno ha mai pensato di aiutare le povere famiglie cristiane di questi paesi, né di realizzare un qualche osservatorio internazionale o un’agenzia di difesa sul modello dell’ “Anti defamation league” o di Amnesty international. Non si potrebbe sostenere di più il lavoro di associazioni come “L’Aiuto alla Chiesa che soffre”? Non si potrebbero moltiplicare gli sforzi e le organizzazioni di questo tipo? Non  potrebbero i cattolici e il Vaticano, anche in accordo con le organizzazioni cristiane protestanti (questo sarebbe il vero ecumenismo), creare ad esempio un’équipe di avvocati specializzati con la missione di fornire assistenza legale gratuita a livello internazionale, per patrocinare le cause dei cristiani perseguitati in ogni sede giuridica, politica o amministrativa? Sono domande che personalmente pongo da anni, con articoli, libri e conferenze. Ma non ho mai avuto il barlume di una risposta. Forse perché i molti uffici del Vaticano sono impegnati con tanti altri problemi delicati. Ma siamo sicuri che la tragedia dei cristiani perseguitati sia una questioncella secondaria? Siamo sicuri che non si possa fare di più? Quando leggo articoli come quello apparso ieri sul Foglio, dove Vittorio Feltri rivela che è stato “un informatore attendibile, direi insospettabile” che, riassume il Foglio, “ha spacciato per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, creando il caso” e portando alle sue dimissioni, e che tutto questo è nato quando – aggiunge Feltri – “una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato”, viene da chiedersi con amarezza: veramente ci sono “personalità della chiesa” che si dedicano a questo? Si deve sperare che si faccia chiarezza assoluta. E che i cattolici dedichino le loro energie ai poveretti che, nel mondo, soffrono a causa della loro fede cristiana e aspettano aiuto. (31 gennaio 2010  Antonio Socci da Libero, 31 gennaio 2010)

COMUNIONE SULLA MANO

VANGELO COMMENTATO 9-02-2010  

 (Marco 7,1-13) Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

COMMENTO ... il Suo cuore è lontano da me - Nel Vangelo, Gesù denuncia l'at­teggiamento degli scribi e dei farisei che, per seguire i precetti della tradizione, trascurano il comandamento di Dio.

Meditazione - Il Vangelo di oggi sembra offrirci l'occasione di fare un bell'esa­me di coscienza, sia come singoli cristiani sia come comunità. Prendendo spunto dalla domanda dei farisei e degli scribi, Gesù non si sofferma tanto su ciò che è puro o impuro, ma sul fatto che queste categorie sono frutto di un'elaborazione tradiziona­le, sono, potremmo dire, "parole di uomini" che rischiano di oscurare la Parola di Dio. Gesù mette in discussione il valore della cosiddetta "legge orale", cioè di quell'insieme di interpre­tazioni trasmesse oralmente dai maestri, le "tradizioni degli an­tichi" la cui trasmissione, secondo i giudei, ha inizio già ai tempi di Mosè. Ma per Gesù tale tradizione non solo e incapa­ce di interpretare veramente la volontà di Dio, perché è sempli­ce parola di uomini, ma rischia di condurre chi la segue lonta­no da essa. Ciò non significa che come credenti e come comunità cristiana non dobbiamo impegnarci per cercare di concretizza­re la Parola di Dio nel nostro quotidiano, ma dobbiamo tener presente l'ammonimento del Signore per non rischiare di "ido­latrare" le nostre intuizioni mettendole in primo piano. Potreb­be sembrare banale e retorico, ma è vero che spesso le incom­prensioni presenti all'interno della comunità cristiana nascono nel momento in cui qualcuno cerca di imporre la "propria pa­rola", la propria interpretazione della volontà divina: impegna­ti in questa battaglia, smettiamo di cercare insieme la volontà del Signore, trascuriamo il comandamento di Dio per osserva­re la tradizione degli uomini. Una delle frasi che più spesso si sente circolare nelle nostre comunità parrocchiali sia: "si è sem­pre fatto così", "è tradizione fare così". Guai a toccare le tra­dizioni! Quando ci rendiamo conto che noi o la nostra comu­nità stiamo cadendo in questo tranello dovremmo avere il coraggio di rimettere al centro la Parola di Dio, di cercare in­sieme il confronto con essa perché ci purifichi e ci indichi la stra­da da percorrere.

Preghiera: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34b): chiedo a Dio la grazia di riuscire a mettere l'amore scambievole al primo posto.

Agire: Cercherò di vigilare per diventare cosciente di quando tendo ad imporre la mia volontà, la mia visione della vita.

NOVENA ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE DI LOURDES

8° giorno. Nostra Signora di Lourdes, sostegno materno di tutta la Chiesa, prega per noi. Nostra Signora di Lourdes, proteggi il nostro Papa e il nostro vescovo. Benedici tutto il clero e in modo par­ticolare i sacerdoti che ti fanno conoscere e amare. Ricordati di tutti i sacerdo­ti defunti che ci hanno tra­smesso la vita dell'anima. Proposito: Far celebrare una messa per le anime del pur­gatorio e comunicarsi con questa intenzione.

IMPARIAMO DAI SANTI: SANTA BERNADETTE 9-2-2010

Tratto da: “Santa Bernadette - La prediletta di Lourdes” A. M. Sicari e “Le apparizioni di Lourdes raccontate da Bernadette” da Spunti.

Era nata nel 1844 in un gruppetto di cinque mulini, distanziati tra loro qualche decina di metri: il penultimo era quello affidato a Francesco Soubirous e alla sua famiglia. I Soubirous sembravano perseguitati dalla sventura: quella che al principio era una dignitosa povertà si andava sempre più tramutando in miseria: i tempi erano brutti, scarsi i raccolti, cattivi gli affari, e i debiti si andavano accumulando. Quando Bernadette ha dieci anni, il papà non riesce più a pagare l'affitto del suo mulino e da padrone diventa manovale. L'anno dopo infuria il colera che colpisce anche la bambina; l'anno dopo ancora con la carestia si presenta lo spettro della fame. I Soubirous finiscono per alloggiare nel buio e fetido pianoterra di una antica prigione: un buco umido e malsano. A 12 anni Bernadette è mandata a servizio, gratuitamente, purché la sfamino (difatti i padroni, giorno dopo giorno, le danno una pasta di granturco che la piccola non riesce nemmeno a digerire). Non mancano i maltrattamenti che ella sopporta senza lamentarsi perché - dice - «quando si pensa che il Buon Dio lo permette, non ci si lamenta». Di catechismo nemmeno parlarne. A dire il vero la padrona ha promesso di insegnarglielo, ma ci rinuncia presto: «Sei troppo stupida. Non potrai mai fare la prima Comunione». Intanto, a casa, miseria produce miseria: spesso il papà è senza lavoro e, quando in paese rubano due sacchi di farina, il dito si punta su di lui, perché è il più povero. Così Francesco Soubirous finisce in prigione, solo per pochi giorni perché viene presto scagionato, ma intanto un po' di cattiva fama gli resta appiccicata addosso, e il cuore si intristisce. Bernadette torna a casa: il pensiero della prima Comunione non l'abbandona e il curato ha promesso di insegnarle almeno le nozioni più elementari (anche se poi dirà scandalizzato: «Non sa nemmeno che esiste il mistero della Trinità!»). Ecco il misero quadro, l'umile e triste frammento di storia e di mondo, cui la Vergine si rivolge quando decide di venire sulla terra. È cosi triste che sembra si voglia esagerare se si aggiunge che proprio in quell'anno la tubercolosi ha cominciato a distruggere il corpo di Bernadette. Certamente il gioco dei razionalisti qui è facile: basterà dire che tanta miseria ha provocato l'illusione del cielo che si apre sulla terra, che la frustrazione si compensa con la finzione, che la ragazzina miserabile gioca a fare la santa come le bimbe povere giocano a fare le principesse. Ed è infatti proprio quello che tutti dissero subito: all'osteria del paese e nei caffè parigini, appena la notizia si sparse. Dimenticando comunque l'essenziale: che la storia può veramente essere guardata anche dall'altra parte, esattamente dal punto da cui la guardò la Vergine santa quando scelse, come appunto farebbe una madre, una tra le sue figlioline più sofferenti della terra. E comunque l'obiezione degli «illuminati» (e le loro volgari allusioni) crolleranno sempre, come contro una pietra, di fronte alla statura morale, piena di dignità, di equilibrio, di incredibile forza e tenacia, di questa ragazzina: non accetterà mai né onori né tanto meno denaro: ogni volta che le offriranno soldi li rifiuterà duramente; se qualcuno le metterà improvvisamente tra le mani qualche moneta d'oro la lascerà subito cadere per terra esclamando: «Mi brucia!»; e quando personalità o vescovi insisteranno per vederla, farà dire loro che farebbero meglio a restare nelle loro diocesi; e quando qualcuno cercherà almeno di toccarla o di tagliarle qualche pezzetto di veste come reliquia, dirà con la sua spiccia sincerità contadina: «Quanto siete imbecilli!». Ma torniamo a quei primi mesi del 1858, quando Bernadette è appena quattordicenne.

LE APPARIZIONI DI LOURDES RACCONTATE DA BERNADETTE

Prima apparizione, 11 febbraio 1858

La prima volta che fui alla grotta era il giovedì 11 febbraio. Andavo a raccogliere la legna con due altre ragazzine. Quando fummo al mulino io domandai loro se volevano vedere dove l'acqua del canale andava a congiungersi col Gave. Esse mi risposero di sì. Di là noi seguimmo il canale e ci trovammo davanti a una grotta, non potendo andare più lontano. Le mie due compagne si misero in condizione di attraversare l'acqua che era davanti alla grotta. Esse attraversarono l'acqua. Si misero a piangere. Domandai loro perché piangessero. Mi dissero che l'acqua era fredda. Io le pregai di aiutarmi a gettare delle pietre nell'acqua per vedere se potessi passa­re senza scalzarmi. Mi dissero di fare come loro, se volevo. Io andai un po' più lontano a vedere se potevo pas­sare senza scalzarmi ma non potei. Allora ritornai davanti alla grotta e mi misi a scalzarmi. Avevo appena tolto la prima calza che sentii un rumore come se ci fosse stato un colpo di vento. Allora voltai la testa dalla parte del prato (dal lato opposto alla grotta). Vidi che gli alberi non si muovevano. Allora ho continuato a scalzarmi. Sentii ancora lo stesso rumore. Appena alzai la testa guardando la grotta, scorsi una signora in bianco. Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzur­ra e una rosa su ogni piede, del colore della cate­nella del suo rosario. Allora fui un po' impressio­nata. Credevo di sbagliarmi. Mi strofinai gli occhi. Guardai ancora e vidi sempre la stessa signora. Misi la mano in tasca; vi trovai il mio rosario. Volevo fare il segno della croce. Non potei arrivare con la mano fino alla fronte. La mano mi cadeva. Allora lo sbigottimento s'impadronì più forte­mente di me. La mia mano tremava. Tuttavia non fuggii. La signora prese il rosario che teneva tra le mani e fece il segno della croce. Allora provai una seconda volta a farlo e potei. Appena ebbi fatto il segno di croce scomparve il grande sbigottimen­to che provavo. Mi misi in ginocchio. Ho recitato il rosario in presenza di quella bella signora. La visione faceva scorrere i grani del suo, ma non muoveva le labbra. Quando ebbi finito il mio rosario, mi fece segno di avvicinarmi, ma non ho osato. Allora disparve all'improvviso. Mi misi a togliere l'altra calza per attraversare quel po' d'acqua che si tro­vava davanti alla grotta (per andare a raggiunge­re le mie compagne) e ci siamo ritirate. Cammin facendo ho domandato alle mie compagne se non avevano visto niente. No, mi risposero. L'ho domandato loro ancora. Mi dissero che non avevano visto niente. Allora aggiunsero: - E tu hai visto qualcosa? Allora dissi loro: - Se non avete visto niente, neppure io. Credevo di essermi sbaglia­ta. Ma ritornando, lungo la strada mi domandavano ciò che avevo visto. Ritornavano sempre su quello. Io non volevo dirlo loro, ma mi hanno talmente pregata che mi sono decisa a dirlo: ma a condizione che non ne parlassero a nessuno. Mi promisero di mantenere il segreto. Ma appena arrivate a casa, niente di più urgente che dire ciò che avevo visto. Ecco per la prima volta.

Seconda apparizione, 14 febbraio 1858.

La seconda volta era la domenica seguente. Ci ritornai perché mi sentivo spinta interiormen­te. Mia madre mi aveva proibito di andarci. Dopo la messa cantata, le altre due ragazzine e io fummo ancora a chiederlo a mia madre. Non voleva. Mi diceva che temeva che cadessi nell'acqua. Temeva che non sarei tornata per assistere ai vespri. Le pro­misi di sì. Mi diede allora il permesso di andare. Fui alla parrocchia a prendere una bottiglia d'acqua benedetta per gettarla alla visione quando fossi alla grotta, se la vedevo. Arrivate là, ciascuna prese il suo rosario e ci mettemmo in ginocchio per dirlo. Avevo appena detto la prima decina che scorsi la stessa signora. Allora mi misi a gettarle l'acqua benedetta dicendole, se veniva da parte di Dio di restare, se no di andarsene; e mi affrettavo sempre a gettar­gliene. Si mise a sorridere, a inchinarsi e più io annaffiavo, più sorrideva e piegava la testa e più la vedevo fare quei segni... e allora presa da timore mi affrettavo ad aspergerla e lo feci finché la botti­glia fu terminata. Quando ebbi finito di recitare il mio rosario, scomparve. Ecco per la seconda volta.

La Terza apparizione, 18 febbraio 1858.

La terza volta, il giove­dì seguente: vi furono alcune persone importan­ti che mi consigliarono di prendere della carta e del­l'inchiostro e di doman­darle, se aveva qualcosa da dirmi, di avere la bontà di metterlo per scritto. Ho detto le stesse paro­le alla signora. Si mise a sorridere e mi disse che ciò che aveva da dirmi non era necessario scriverlo, ma se volevo avere la compiacenza di andarci per quindici giorni. Le risposi di sì. Mi disse anche che non mi prometteva di farmi felice in questo mondo, ma nell'altro.

La quindicina, dal 19 febbraio al 4 marzo 1858

Vi ritornai quindici giorni. La visione apparve tutti i giorni ad eccezione di un lunedì e di un venerdì. Un giorno mi disse che dovevo andare a bere alla fontana. Non vedendola, andai al Gave. Mi disse che non era là. Mi fece segno col dito mostrandomi la fontana. Ci andai. Non vidi che un po' d'acqua che assomigliava a del fango. Vi portai la mano; non potei prenderne. Mi misi a scavare; poi potei prenderne. Per tre volte l'ho gettata. Alla quarta volta potei. Mi fece anche mangiare un'erba che si trovava dove io fui a bere (una volta solamente). Poi la visione scomparve e io mi ritirai.

Dal signor curato, 2 marzo 1858

Mi disse di andare a dire ai preti di far costruire là una cappella. Fui a trovare il signor cura­to per dirglielo. Mi guardò un momento e mi dis­se con un tono non molto gentile: - Chi è questa signora? Gli risposi che non lo sapevo. Poi m'in­caricò di domandarle il suo nome. Il giorno dopo glielo chiesi. Ma ella non faceva che sorridere. Al ritorno fui dal signor curato e gli dis­si che avevo fatto la commissione, ma che non avevo avuto altra risposta. Allora mi disse che si prendeva gioco di me e che avrei fatto bene a non ritornarci più; ma io non potevo impedirmi di andarci.

L'apparizione del 25 marzo 1858

Ella mi ripeté più volte che dovevo dire ai preti che lì si doveva fare una cappella e d'andare alla fontana per lavarmi e che dovevo pregare per la conversione dei peccatori. Nello spazio di questi quindici giorni mi diede tre segreti che mi proibì di dire. Sono stata fedele fino ad ora. Dopo i quindici giorni le ho domanda­to di nuovo chi fosse. Sorrideva sempre. Infine mi azzardai una quarta volta. Allora, tenendo le due braccia aperte, alzò gli occhi guar­dando il cielo, poi mi disse, giungendo le mani all'altezza del petto, che era l'Immacolata Conce­zione. Sono le ultime parole che mi ha rivolto. Aveva gli occhi azzurri...

CATECHESI SU LA SANTA MESSA don G. Tomaselli 9-2-2010

PROEMIO

I pellegrinaggi in Terra Santa sono fre­quenti. Molti vorrebbero visitare i luoghi santificati dalla presenza del Figlio di Dio, fatto Uomo, ma non ne hanno la possibilità. Altri invece, prendendo parte a qualche solenne pellegrinaggio, hanno la gioia di vedere i luoghi più rinomati della Palesti­na, di rivivere tante scene evangeliche e di gustare le dolci emozioni che sogliono pro­vare i veri amanti di Gesù. Quale gioia si ha nel visitare a Nazaret il Santuario costruito sul posto ove la Ma­donna ricevette l'annunzio dell'Angelo ed ove Gesù si fece Uomo! Quale emozione si prova nell'entrare nella grotta di Betlem, oggi trasformata in cappella! Ma le emozioni principali si hanno a Ge­rusalemme, nella città Santa, che poi fu la città deicida. Vi si vedono qua e là residui delle mura di cinta e si presentano allo sguardo campanili e moschee; si attraver­sa l'immensa spianata, selciata, ma deser­ta, ove prima sorgeva il magnifico Tempio di Salomone. E' meta dei pellegrini il Tem­pio del Cenacolo. Ma il cuore dei visitatori è rivolto al Calvario. Attraversata quasi per intero la città, ci si trova davanti al superbo edificio. E' il Tempio del Santa Sepolcro, di forma roton­da, alto, con sedici colonne imponenti é se­dici finestre corrispondenti, dalle invetriate ricoperte da veli neri, che danno al Tempio un tono di lutto. Nel centro c'è il Sepolcro, in un ricco mausoleo, sormontato da una cupola. Qui si suole sostare per mirare e medita­re: In questo sepolcro Gesù stette morto; qui Egli risuscitò gloriosamente!... Sotto lo stesso grande edificio, ma late­ralmente, si vede un alto muraglione, co­struito per impedire le frane del Calvario; per rendere facile l'accesso, ai lati stanno due scale, per le quali si va al luogo della Crocifissione. Sopra il muraglione l'ambiente è di for­ma rettangolare, molto lungo, mattonato a mosaico; vi regna la penombra; centinaia di piccole lampadine pendono dall'alto e ri­schiarando un poco il doloroso recinto. Parecchi altari ricordano per mezzo d'i­scrizioni i posti della Passione, cioè ove Ge­sù fu spogliato ed abbeverato di fiele, ove fu inchiodato alla Croce ed ove la Vergine Madre l'ebbe morto tra le braccia. L'Altare centrale, ove nessuno può cele­brare, è sul posto ove fu piantato il legno della Croce. A qualche palmo di distanza dall'Altare, in basso, c'è quella stessa pie­tra, nella cui fessura stette la Croce con Gesù agonizzante. La vera Croce è sparsa per il mondo, distribuita in mille reliquiari: Qui sul Calvario è collocata a ricordo una altra Croce, con l'immagine di Gesù, con a destra quella dell'Addolorata ed a sinistra quella di San Giovanni. Ai pellegrini è lecito baciare il sacro suo­lo; stendendo il braccio, attraverso il vuota della base dell'Altare, si può giungere a toc­care la storica roccia del Calvario. D'ordi­nario, per la calca dei visitatori, non è pos­sibile fermarsi a lungo in questo luogo, ma approfittando delle ore di tregua, si può stare a tutt'agio a pregare e meditare. Meditare sul Calvario!... Quale libro più prezioso? « In questo palmo di terra il Figlia di Dio compì l'opera della Redenzione. « Qui riparò i peccati dell'umanità; con la sua morte diede la vita alle anime, ab­battè le potenze infernali e riaprì il Para­diso! «Su questa pietra Gesù lasciò cadere il suo Sangue. Il Corpo Divino si dissanguava sotto lo sguardo della Madre Addolorata, la quale stava proprio qui, sotto la Croce! «Tu, o Gesù, offristi al Divin Padre il sa­crificio di tutto tu stesso e dicesti in questa posto: tutto è compiuto! - «Grazie, o Gesù, che sei morto per me! Grazie, o Vergine Addolorata, che versavi su questa terra lacrime di sangue per coo­perare alla Redenzione umana!...  L'anima meditabonda bacia ancora una volta il sacro suolo e, commossa e rinnova­ta nello spirito, rifà la scala del muraglione ed esce dal Tempio. Fortunato San Giovanni e fortunate le pie donne che assistettero al sacrificio del Figlio di Dio sulla Croce! Fortunati, in qualche modo, quelli che possono visitare il Calvario e far rivivere nella loro mente le scene dolorose della Passione! Ma fortunati possiamo dirci tutti, perchè tutti possiamo assistere al Sacrificio della Messa, il quale è la rinnovazione reale di quello della Croce. C'è questa differenza tra i due sacrifici: il primo si compì sul Calvario una sola volta con spargimento di Sangue; il secondo, il Sacrificio della Messa, si compie e si ripete in modo incruento, cioè senza spargimento di Sangue. La Messa non è un ricordo della Passione di Gesù, ma ne è la vera rinnovazione; per­ciò, come merita l'adorazione il sacrificio della Croce, così la merita il sacrificio del­la Messa. Quale tesoro è dunque la Messa! Ma è un tesoro nascosto, di cui tanti ignorano la preziosità; per questo da non pochi si ascol­ta da... analfabeti, cioè quasi con la sola presenza. La celebrazione del Santo Sacrificio è ac­compagnata da un complesso di preghiere divinamente ispirate ed è ben giusto che i fedeli conoscano e prendano parte a tali preghiere liturgiche. Questo scritto ha lo scopo di far conosce­re al popolo il significato della Messa, di suggerire la maniera pratica e fruttuosa di assistervi e d'invogliare ad ascoltare più Messe che sia possibile.

IL SACRIFICIO

Dio è tutto. Ha creato l'universo, lo con­serva nell'esistenza e lo governa. Ciò che esiste, visibile ed invisibile, tutto appartie­ne a Lui. Tra gli esseri creati ci sono quelli intel­ligenti, quali sono gli Angeli e le creature umane. Dagli esseri intelligenti Dio esige l'atto volontario d'amore, di adorazione e di sudditanza. Tutto ciò che i buoni gli offrono mentre sono nella vita mortale, gli è molto accetto, perchè ogni offerta, quantunque piccola, è sempre atto d'amore e di umile sudditanza. Tra le offerte il Creatore predilige i sacrifizi e benedice coloro che gliene offrono.

ABELE

Adamo ed Eva ebbero dei figli, Caino e Abele. Costui era pastore; per rendere o­maggio alla Divina Maestà, scelse le primi­zie del suo gregge, cioè gli agnelli primoge­niti e più grassi, li uccise e li bruciò in sa­crificio a Dio. Il Signore, dice la Sacra Scrittura, guar­dò benignamente Abele ed i suoi doni. Le benedizioni divine si riversarono sopra di Lui, tanto che il fratello Caino per gelosia l'uccise.

ABRAMO.

Il Patriarca Abramo aveva un unico fi­glio, Isacco, che amava tanto. Dio lo mise alla prova, dicendogli: Pren­di il tuo figliuolo unigenito, il tuo diletto Isacco, e vai nella terra della visione, ove lo offrirai in sacrificio sopra uno dei monti, che io ti dirò. - Abramo, alzatosi subito, sebbene di notte tempo, si avviò al monte indicato dal Si­gnore, conducendo seco il figliuolo; sull'asi­nello c'era la legna, che avrebbe dovuto ser­vire a consumare la vittima. Mentre stava per sacrificare il figlio, l'An­gelo del Signore gli gridò dal cielo: Abra­mo, non stendere la mano sopra il fanciullo e non fargli del male, perchè ho già cono­sciuto che temi Dio e non hai risparmiato il Tuo Figlio Unigenito! - Abramo alzò gli occhi e vide dietro di sè un montone; lo uccise e l'offerse in sacrifi­cio a Dio invece del figliuolo. Dopo l'Angelo gli disse: Dice il Signore: Lo giuro per me stesso! Siccome tu hai fat­to questo e per me non hai risparmiato il tuo figlio unico, io ti benedico e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come l'arena che è sul lido del mare... Nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della terra, perchè hai ubbidito alla mia voce. -

MOSE'.

Leggendo la Sacra Bibbia, si vede l'im­portanza che nell'Antico Testamento il Si­gnore dava ai sacrifici, indicandone la qua­lità, la maniera ed il tempo di compierli; preferiva i sacrifici di sangue, perchè sim­boleggiavano il Sangue che il Redentore avrebbe sparso.Quando infatti gli Ebrei erano nel deser­to, dopo l'uscita dall'Egitto, Dio disse a Mo­sè: Queste cose dirai ai figli d'Israele: Mi farete un altare di terra e sopra di esso of­frirete i vostri olocausti, le vostre vittime pacifiche, le vostre pecore ed i vostri buoi, in ogni luogo in cui sarà memoria del mio nome, ed io verrò a te e ti benedirò. - Gli disse ancora: Ecco quello che sacrifi­cherai sull'altare: due agnelli di un anno, ogni giorno, in perpetuo, una al mattino ed uno alla sera... Quando uno di voi vorrà offrirmi un sa­crificio di bestiame, cioè di buoi e di peco­re, se la sua offerta è un olocausto preso dal gregge, offrirà un maschio senza mac­chia alla porta del tabernacolo dell'Allean­za del Signore. Porrà la mano sul capo della vittima, che sarà così gradita e gioverà alla espiazione. Poi immolerà il vitello dinanzi al Signore; i Sacerdoti, figliuoli di Aronne, ne offriran­no il sangue, versandolo intorno all'altare; tratta la pelle alla vittima, ne taglieranno in pezzi le membra; poi metteranno il fuo­co sotto l'altare, dopo aver accomodate le legna, sopra le quali porranno con ordine le membra tagliate... Il Sacerdote le farà bru­ciare sopra l'altare in olocausto di soave odore al Signore. -

SALOMONE.

Gli Ebrei, per rendersi il Signore propizio, offrivano molti sacrifici e vi assistevano con devozione. E' bene ricordare ciò che avvenne allor­quando il re Salomone dedicò il Tempio di Gerusalemme. La festa della dedicazione si protrasse per sette giorni. Nelle ore stabili­te il popolo stava raccolto nel Tempio e nel grande atrio, mentre dai Sacerdoti e dai Leviti s'innalzavano canti accompagnati da strumenti musicali. Salomone in quella festa offrì in sacrifi­cio a Dio ventimila buoi e centoventimila arieti. Mentre le carni delle vittime erario sui vari altari, la Maestà del Signore riem­pi il Tempio ed ecco scendere dal cielo il fuoco che consumava le carni.  Il popolo vedeva il prodigio. Tutti i figli d'Israele, a vedere il fuoco misterioso, sta­vano prostrati a terra adorando e lodando Dio. Il Signore gradì quelle vittime e disse a Salomone: Ho eletto questo luogo come mia Casa di sacrificio. - - Non solo gli Ebrei, popolo eletto, ma an­che i pagani sentivano il bisogno di offrire sacrifici alle loro false divinità. Talvolta ta­luni arrivavano all'aberrazione, perchè, vo­lendo offrire al loro Dio qualche cosa di grande, invece di sacrificare animali, ucci­devano qualche bambino o fanciullo o gio­vinetta e dopo ne bruciavano le carni. Cer­tamente tali sacrifici non potevano essere accetti al Signore.

CATECHESI SULLE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI 8-2-10

4 - ALLOGGIARE I PELLEGRINI

Ero forestiero e mi avete ospitato

– “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché ero forestiero e mi avete ospitato”. – “Signore, quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato?”. – “In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25).

Gesù, tu hai detto:  “L’avete fatto a me”

È vero, Signore. Di fronte al problema dei migranti noi cristiani dobbiamo fare il nostro bel esame di coscienza. Tu hai difeso l’adultera dalle mani di coloro che volevano lapidarla, e hai portato con te, nello stesso giorno della tua morte in croce, il malfattore pentito che subìva la tua stessa sorte. Quando impareremo a non mostrare indifferenza né tanto meno freddezza, sospetto e ostilità, riguardo ai migranti, soprattutto se sono donne e bambini? Ci dobbiamo specchiare nel tuo Vangelo, caro Gesù. È giusto pensare con serietà alla conversione del nostro modo di pensare e di agire. Vogliamo ospitare, almeno nel nostro cuore, tanta povera gente che sbarca ogni giorno sulle nostre coste. Pensiamo ai nostri parenti e amici che hanno dovuto emigrare in condizioni di vera povertà. La Bibbia lo ricorda agli Ebrei: “Tu amerai il forestiero come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Lv 19,34). Come sei buono, Gesù, che accogli anche me, con amore, tutte le volte che mi allontano da te.  Tu mi consoli, asciughi le mie lacrime e fasci le mie ferite.

Abramo accoglie i tre forestieri.

“Il Signore apparve ad Abramo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide tre uomini. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo” (Gn 18).
Abramo e Sara offrirono ai forestieri acqua per lavarsi e prepararono per loro un pasto abbondante fatto di focacce di fior di farina, di latte acido e latte fresco insieme con un vitello tenero preparato per l’occasione.
Caro Gesù, i nostri antichi padri hanno visto in questi tre personaggi, ai quali Abramo si rivolse al singolare l’annuncio del mistero della Trinità. Già da allora, dunque, Dio ci comanda di vederlo e di accoglierlo nei viandanti che passano davanti alle nostre case, e riserva a coloro che praticano l’ospitalità dei grandi favori, come fu per Abramo e Sara che ebbero il dono di un figlio. Lazzaro e le sorelle Marta e Maria hanno sempre offerto la loro casa come rifugio e dimora sicura a te e per i tuoi discepoli, e tu li hai ricompensati con i tuoi bei colloqui, la tua amorosa simpatia, e nel momento più tragico ridonando la vita al fratello. Chi può misurare la tua tenerezza, Gesù, verso coloro che ti servono nei fratelli?  Per questo tu sei venuto e per questo sei morto sulla Croce: perché amiamo il Padre tuo con tutto il cuore e perché ci amiamo a vicenda non con le parole ma con i fatti. Grazie, Gesù. Donaci il tuo Santo Spirito perché ci dia la forza e il coraggio di accogliere e perdonare tutti. 

Tratto da: “L’Evangelo come mi è stato rivelato” di M. Valtorta Ed. CEV, Vol: IV Cap. 275

Albergare i pellegrini

unisce la carità alla fi­ducia e al benpensare del prossimo. É anche questa una virtù, sapete? Una virtù che denota, in chi la possiede, oltre che ca­rità, onestà. Perché chi è onesto agisce bene e, dato che come si agisce solitamente si pensa agiscano gli altri, ecco che la fidu­cia, la semplicità, che credono che le parole altrui siano vere, denotano che colui che le ascolta è uno che dice la verità nelle grandi e piccole cose, non giungendo perciò a diffidenze sui racconti altrui. Perché pensare, davanti al pellegrino che vi chiede ricovero: "E poi se è ladro e omicida?". Tanto tenete alle vostre ricchez­ze da tremare per esse di ogni estraneo che giunge? Tanto tene­te alla vostra vita da sentirvi raggricciare di orrore pensando di poterne essere privati? E che? Pensate che Dio non possa di­fendervi dai ladroni? E che? Temete nel passante un ladrone e non avete paura dell'ospite tenebroso che vi deruba di ciò che è insostituibile? Quanti ospitano il demonio nel cuore! Potrei dire: tutti ospitano il peccato capitale, eppure nessuno trema per questo. É dunque prezioso solo il bene delle ricchezze e della esistenza? E non sarà più preziosa l'eternità, che vi la­sciate rubare e uccidere dal peccato? Povere, povere anime de­rubate del loro tesoro, messe in mano agli assassini, così, come cose di poco conto, mentre si barricano le case, si mettono chiavistelli, cani e forzieri a difesa delle cose che se con noi non portiamo nell'altra vita! Perché voler vedere in ogni pellegrino un ladrone? Fratelli siamo. La casa si apre ai fratelli di passaggio. Non è del nostro sangue il pellegrino? Oh! sì! É sangue di Adamo e di Eva. Non è nostro fratello? E come no?! Il Padre è uno solo: Iddio che ci ha dato un'anima uguale, così come ai figli di un letto solo il padre dà un sangue uguale. É povero? Fate che non sia più po­vero di lui il vostro spirito privo di amicizia del Signore. Lace­ra è la sua veste? Fate che non sia più lacerata la vostra anima dal peccato. É fangoso o polveroso il suo piede? Fate che più del suo sandalo sporco per tanto cammino, rotto nel lungo an­dare, non sia il vostro io logorato da vizi. É brutto il suo aspet­to? Fate che non più brutto sia il vostro agli occhi di Dio. È straniero il suo parlare? Fate di non avere voi il linguaggio del cuore incomprensibile nella città di Dio. Vedete nel pellegrino un fratello. Tutti siamo pellegrini in cammino per il Cielo e tutti bussiamo alle porte che sono lungo la via che va al Cielo. E le porte sono i patriarchi e i giusti, gli angeli e gli arcangeli, ai quali ci raccomandiamo per avere aiu­to e protezione onde giungere alla mèta senza cadere esausti nel buio della notte, nel rigore del gelo, preda delle insidie dei lupi e sciacalli delle passioni malvagie, e dei demoni. Come vo­gliamo che angeli e santi ci aprano il loro amore per ospitarci e ridarci lena a proseguire la via, così facciamo noi per i pelle­grini della Terra. E per ogni volta che apriremo la casa e le braccia, salutando col dolce nome di fratello un ignoto, pen­sando a Dio che lo conosce, Io vi dico che saranno percorse molte miglia nel cammino che va ai Cieli

 

 LO SCAPOLARE DELLA MADONNA DEL CARMINE: Chi desiderasse portare, questo Sacramentale, prima "imposto" da un Sacerdote, può chiederlo a picap_55@yahoo.it verrà inviato gratuitamente e leggi bene anche il pieghevole: http://www.preghiereagesuemaria.it/devozioni/lo%20scapolare%20del%20carmelo%20in%20breve.htm

 

DALLA MAILING LIST DEI "DISCEPOLI DI GESU' E MARIA" PREGHIAMO CON LA SANTA CHIESA

LODI ORA MEDIA ANGELUS  dal 1 al 28/2/2010 scarica   VESPRI e COMPIETA dal 1 al 28/2/2010 scarica

ORE DI ADORAZIONE EUCARISTICA VIA CRICIS  ORA SANTA  S ROSARIO 

 

IL GRIDO SILENZIOSO vedi film - scarica film 32 MB

Ricordiamo che molte parti del video presentano immagini crude e impressionanti,
in quanto vengono mostrate le reali sequenze di un aborto effettuato in una clinica americana. 

LIBRO: Vivere o uccidere una vita - Testimonianza dettagliata di un aborto  scarica

 

Progetto GEMMA: http://www.bios.bologna.it/gemma.htm

 

Ricordo che l'Adorazione può essere seguita in diretta attraverso Radio Oreb (frequenza regionale 90.20 Mhz o via Internet in streaming al sito www.radioreb.org) ogni giovedì dalle ore 20.30 alle 21.40.
Chiedo gentilmente ai confratelli sacerdoti di pubblicizzare l'iniziativa nelle loro parrocchie attraverso gli avvisi parrocchiali - Ogni bene - don Emanuele

 

Tutte le Catechesi sono tratte dalla Lista: DISCEPOLI DI GESU E MARIA   ISCRIVITI !  


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QUESTO SITO E' CONSACRATO AI SACRATISSIMI CUORI DI GESU' E MARIA

Questo sito ha come unico scopo la maggior Gloria di Dio e la salvezza di tutte le anime attraverso la diffusione della Parola di Dio, degli Insegnamenti della Chiesa e dei suoi Santi e dei Messaggi della Madonna ai suoi veggenti, in totale obbedienza al Papa e alla Chiesa Cattolica