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VANGELO COMMENTATO 03-09-2010
San Gregorio Magno (Memoria)
(Luca 5,33-39) Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei
giorni digiuneranno.
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I
discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno
preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i
tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati
a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno
giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora
in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da
un vestito nuovo per metterlo su un vestito
vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al
vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi;
altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si
spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino
nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno
poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo,
perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
COMMENTO - Vino nuovo in otri nuovi! - San Paolo, di cui stiamo leggendo in questi giorni una delle lettere più appassionanti, quella ai Corinzi, esordisce in questo brano con le parole: "... ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio". Queste parole descrivono ammirevolmente il compito di ogni buon cristiano: essere portatori di una grazia che è a noi donata e che ci supera, essere "ministri" di Cristo. Che onore! Il Santo di oggi è uno dei pochi Papi della storia che ricevette l'appellativo di "Magno". In quattordici anni di pontificato svolse un'azione infaticabile al servizio di tutta la Chiesa in tempi molto difficili, nel disfacimento dell'antico impero e sotto la pressione delle invasioni dei popoli barbari. Seppe custodire tutti i suoi fedeli come autentico pastore e si dedicava con intensità alla preghiera, con gli scritti e con le opere. Egli stesso scriveva in una delle sue omelie: « "Figlio dell'uomo; ti ho posto come sentinella alla casa di Israele" (Ez 3,16). È da notare che quando il Signore manda uno a predicare lo chiama col nome di sentinella. La sentinella infatti sta sempre su un luogo elevato per scorgere da lontano quel che sta per accadere. Chiunque è posto come sentinella del popolo deve stare in alto con la sua vita, per poter giovare con la sua preveggenza. Come mi suonano dure queste parole che dico! Così parlando ferisco me stesso, perché né la mia lingua esercita come si conviene la predicazione, né la mia vita segue la lingua, anche quando questa fa quello che può... Che razza di sentinella sono dunque io che, invece di stare sulla montagna a lavorare, giaccio ancora nella valle della debolezza? Però il Creatore e Redentore del genere umano ha la capacità di donare a me indegno l'elevatezza della vita e l'efficienza della lingua perché, per suo amore, non risparmio me stesso nel parlare di Lui...» (Omelie su Ezechiele di San Gregorio Magno, L.1, 11,4-6). Questi sono gli uomini che hanno appreso la vera sapienza, quella della ricerca generosa e continua del volere di Dio in ogni stato di vita e in ogni situazione sociale. Sono gli otri nuovi che è necessario disporre per ricevere il vino nuovo della grazia. Quando Benedetto XVI iniziò il suo pontificato gli venne chiesto l'orientamento programmatico del suo ministero e lui disse con semplicità che il suo programma sarebbe stato quello che lo Spirito Santo gli avrebbe indicato. Un programma fecondo anche per ognuno di noi. Agire: Oggi cercherò di essere molto attento a quello che lo Spirito Santo vorrà indicarmi. (Tratto da: Messa Meditazioni Ed. Art 9/2010)
LEGGIAMO INSIEME LA SACRA BIBBIA 03-09-2010
COMMENTO AL VANGELO DI PADRE GIULIO MARIA SCOZZARO 2-9-2010
CATECHESI SULL'UMILTA' 3-9-2010
Da: L'ultimo di tutti - Formazione all'umiltà L. Beaudenom - © Marietti, Torino
La superbia consiste innanzitutto in una stima eccessiva di sé: è una vivace propensione a esaltarsi troppo, a sopravvalutarsi. Questa tendenza, spesso alleata con l'egoismo, rende duri ed esigenti: nei superiori produce l'autoritarismo e l'inflessibilità, negli inferiori la voglia di indipendenza e il fastidio per la sottomissione. Urge scoprire tutte le radici che questo tipo di superbia ha sviluppato in me. È così abile nel dissimulare, e ci si conosce tanto superficialmente! Quante facili illusioni provengono non solamente dal modo parziale o tendenzioso di esaminare e di valutare le nostre intenzioni e i nostri atti, ma anche dall'esterno: ad esempio, dal rispetto che ci viene testimoniato, dalle lodi che ci illudono di trovarci in una sfera superiore. Siamo così propensi ad attribuire a noi ciò che appartiene alla missione che Dio ci affida! Domani sonderò i recessi oscuri in cui si annida la mia superbia, la mia tendenza eccessiva e disordinata alla stima, constatando francamente: 1. l'esistenza di questa superbia; 2. le sue parzialità; 3. le sue contraddizioni; 4. i suoi pericoli. Riconosco, mio Dio, che le mie capacità investigative sono impotenti a scrutare queste tristi profondità; perciò ricorro alla tua luce: dalla tua Grazia aspetto il dono di penetrare in me.
1. Esiste una stima eccessiva di sé
Bisogna rendersi conto che la tendenza ad esagerare nella stima e nella valutazione di sé non è un fatto sporadico, ma ritorna e si presenta di continuo, sia pure con intensità variabile. Che sia volontaria e cosciente oppure no, nulla toglie al fatto che c'è. La testa è incessantemente al lavoro per scoprire qualcosa in noi che meriti stima. Simile alla forza dell'arbusto che affonda le radici in mezzo alle rocce, questa ricerca è istintiva e procede senza fatica, tanto è primitiva. Si orienta e si fissa l'attenzione sulle qualità che si presume di possedere: le contempliamo, ce ne compiacciamo, ce ne saziamo. La persistente ammirazione produce un convincimento radicato. Al contrario, non ci si ferma minimamente a considerare quanto si possiede di imperfetto, di spregevole, di umiliante; al massimo vi dedichiamo una occhiata di sfuggita, che sfuma in breve senza lasciar traccia. Dunque, nessuna contropartita: prende forza esclusivamente l'eccessiva stima di sé. La verità non esiste più: viene registrato un solo aspetto dell'indagine.
2. Parzialità di questa tendenza
Se abbiamo delle capacità pratiche anche banali, ci sembrano le più importanti. Se in noi sono prevalenti le doti intellettive, non esitiamo a ritenere spregevoli quelle pratiche. Se abbiamo più testa che cuore, ce ne gloriamo, compassionando coloro che, per troppa bontà, sono vittime dei più furbi. Se possediamo più sentimento che intelligenza, dichiariamo che la cultura è spregevole. Quanto alla nostra intelligenza, siamo portati a dare la massima importanza agli aspetti in cui meglio riesce. Se è disinvolta ma senza solidità, disprezziamo i cervelli analitici; se è più analitica che brillante, gridiamo contro la retorica. Se si è ottenuto un successo, è perché ci si è molto impegnati. Quando non si riesce, è perché si è stati trattati ingiustamente. Questo è il nostro sistema di ragionare. Quanto c'è da umiliarsi di tanta parzialità allo stesso tempo odiosa e ridicola!
3. Contraddizioni di questa tendenza
Certamente abbiamo spesso constatato la nostra inferiorità, talvolta anzi con sorprendente chiaroveggenza; e ne abbiamo sofferto. In questo caso la superbia comincia una specie di lavorìo di rimozione, perseguito instancabilmente, che arriva a restituire una certa aria di superiorità, congiunta talvolta al disprezzo per ciò che resta troppo alto per noi. Contraddizione apparente, identico difetto. Stimo maggiormente ciò che possiedo io: orgoglio soddisfatto. Apprezzo con dispetto e scoraggiamento quello che mi manca: orgoglio infastidito. Le contraddizioni della superbia possono riguardare lo stesso oggetto. Di fronte ad una persona più istruita, si dirà con convinzione che «la virtù è migliore». Se un istante dopo ci si trova di fronte ad una persona più virtuosa, ecco tornare improvvisa la stima per la scienza, presumendo di essere superiori in quel campo. C'è bisogno di esaminare attentamente i sentimenti e le azioni, per cogliere sul fatto gli eccessi e le contraddizioni desolanti dell'orgoglio, sempre abile nell'ingannare.
4. Pericoli di questa tendenza
Troppo facile lodare Dio di tutto quello che si è e dirgli: « E da te che mi vengono, mio Signore, le capacità e i successi». Sono parole che non dicono necessariamente umiltà e possono invece lasciar sopravvivere superbia pratica, vano compiacimento e sentimenti di orgoglio. Mentre si pensa di aver dato una botta all'orgoglio appariscente dello spirito, in realtà non si è tolto nulla all'eccessiva stima di sé. Fiducioso in se stesso, il superbo non è facile a domandare consiglio, sdegna gli avvertimenti, si irrigidisce contro gli insuccessi meritati e li aggrava. E così sbaglia nel comportamento. Chiuso nelle proprie idee, le sostiene aspramente, senza prestare attenzione alle ragioni degli altri. Di qui l'ostinazione. S'irrita contro le opposizioni, si lascia andare a parole graffianti e conserva un cuore ferito. E così perde la carità. Il superbo si tradisce con l'atteggiamento, col tono, con le espressioni e i gesti. Finisce per rendersi ridicolo. Lo si adulerà in maniera spinta, per vedere quanti complimenti riesce a sorbire; lo si lascerà prendere una strada sbagliata, per ridere del suo smarrimento; lo si spingerà a vantarsi, per prendersi gioco di lui. Tristi rappresaglie! O Signore, aprimi gli occhi ed ispirami una santa collera contro una tendenza tanto caparbia e sommersa e piena di insidie. Se in me non ho notato questi sintomi di superbia, non per questo mi posso sentire al sicuro, perché se sono pochi quelli che ne sono guasti in modo fatale, non c'è nessuno che possa ritenersi interamente esente. La verità è che non mi conosco ancora profondamente. Mi sono fatto delle idee più chiare e una coscienza più attenta circa un vizio pericoloso, così da averne ribrezzo e timore; ma sono ben lontano dal conoscere la realtà della mia superbia: ho bisogno che tu mi riveli a me stesso. La tua luce, o Spirito Santo, sarà la fiaccola che la preghiera incessante innalzerà nelle mie tenebre, e farà emergere in me uno che non conoscevo. Per non essere affatto superbo, occorre che io sia pienamente umile. E chi è pienamente umile? Posso dire di esserlo io?
CATECHESI SUI MESSAGGI DELLA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI 3-09-10
LO SCAPOLARE DELLA MADONNA DEL CARMINE: Chi desiderasse portare, questo Sacramentale, prima "imposto" da un Sacerdote, può chiederlo a picap_55@yahoo.it verrà inviato gratuitamente e leggi bene anche il pieghevole: http://www.preghiereagesuemaria.it/devozioni/lo%20scapolare%20del%20carmelo%20in%20breve.htm
DALLA MAILING LIST DEI "DISCEPOLI DI GESU' E MARIA" PREGHIAMO CON LA SANTA CHIESA
LODI ORA MEDIA ANGELUS dal 30-8 al 3-10-2010 scarica VESPRI e COMPIETA dal 30-8 al 3-10-2010 scarica
ORE DI ADORAZIONE EUCARISTICA VIA CRICIS ORA SANTA S ROSARIO
Se
hai deciso di abortire, prima
di procedere, guarda qui:
http://digilander.libero.it/avemaria78/aborto__il_grido_silenzioso.htm
IL GRIDO SILENZIOSO vedi film - scarica film 32 MB
Ricordiamo
che molte parti del video
presentano immagini crude e
impressionanti,
in quanto vengono mostrate le
reali sequenze di un aborto
effettuato in una clinica
americana.
LIBRO: Vivere o uccidere una vita - Testimonianza dettagliata di un aborto scarica
COMUNIONE SULLA MANO guardate che fine fa'!!
NOTIZIE DAL MONDO CATTOLICO dal 21 al 27-8-2010 scarica
PROGETTO GEMMA http://www.bios.bologna.it/gemma.htm
Tutte
le
Catechesi
sono
tratte
dalla
Lista:
DISCEPOLI
DI GESU E MARIA
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